Vino al vino

il blog di Franco Ziliani

25 Luglio 2008

Saluti from Cirò marina

Cari amici, qui il mare é un olio, lo scenario di vigneti e oliveti circostante é magnifico, gli amici splendidi come sempre, la cucina… “nu babà”. Ma come farò a tornare, solo tra pochi giorni, a Bergamo, in uno scenario, ahimé, che di mediterraneo ha ben poco?
Consiglio a tutti di fare un salto in questo angolo di Calabria affascinante, di venire a vedere e toccare con mano quello che un’azienda orgoglio non solo regionale ma di tutto il Sud e dell’Italia tutta, ha fatto in questi anni e sta continuando a fare. Vedere quei vigneti, sanissimi, tenuti come giardini, ordinati, pieni di vita, e poi andare a vedere altri vigneti, sempre della zona, di aziende che si ostinano a non capire e pensano di risolvere le cose ingaggiando l’enologo “mago e stregone” di grido, come alcune hanno fatto, vigneti disordinati, tenuti così così, troppo carichi di uva, é desolante…
Basterebbe tentare di imitare quello che sta facendo, con successo, personalità, coraggio, voglia di fare, questa azienda. Ma si sa bene che… nemo propheta in patria est, e anche qui nella bellissima, selvaggia, antica Calabria… Un solare abbraccio a tutti!

Nessun Commento »

WineWebNews: sette giorni di notizie sul vino pescate su Internet (siti e blog)

Nuova uscita delle WineWebNews, la rassegna stampa settimanale delle notizie più interessanti su vino ed enologia apparse negli ultimi sette giorni sul Web (siti Internet e wine blog).
Nel numero del 23 luglio, pubblicato qui sul sito Internet dell’A.I.S. e diffuso via news letter inviata gratuitamente ad un indirizzario di oltre 20 mila iscritti (se volete riceverla anche voi, lasciate i vostri dati qui, in questa pagina) molte le cose a mio avviso interessanti, l’emergenza idrica nel Chianti Classico, avvocati del diavolo, pompieri, giustificazionisti sempre in azione a Montalcino, la Franciacorta che va bene ma non deve strafare, i vini “marginali” baluardi contro l’omologazione del gusto secondo Eric Asimov, perplessità sulla possibilità del tappo a vite (screwcap) di salvaguardare la freschezza dei vini e poi, per un pizzico di eno-gossip, David Beckham che regala una tenuta in Napa Valley alla moglie Victoria (la Posh Spice Girl), ecc.
La cosa più interessante, quella che invita a riflettere, credo sia il post tratto dall’eccellente blog I numeri del vino dove l’autore Marco Baccaglio, dimostra con chiarezza, con parole e diagrammi, che il mondo del vino si sta orientando verso una produzione dove Chardonnay, Pinot Noir, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah e Sauvignon fanno la parte del leone, lasciando alle altre varietà locali le briciole. In Nuova Zelanda queste poche cultivar internazionali totalizzano il 79%, il 71% in Australia, rispettivamente il 65 ed il 62% in Cile e California, il 46% in Sud Africa.
In Italia la quota è “solo” del 9 per cento, ma a furia di piantare anche qui i soliti vitigni ”migliorativi” resterà spazio per i nostri autoctoni ? Buona lettura delle WineWebNews!

5 Commenti »

24 Luglio 2008

Parentesi a Cirò marina, per dire ancora con più purezza sì al mondo…

Basterebbero cartina e foto per dirvi che da questo pomeriggio e sino alla mattina del 28 luglio saranno questi lo scenario ed i panorami che mi godrò per alcuni giorni.
La zona, vinicola ovviamente, di Cirò marina, Strongoli e della splendida Val di Neto, lo Jonio limpido e cristallino di Punta Alice, e poi la boscosa e verde Sila, dove ho gustato alcuni dei funghi porcini più buoni e profumati che ricordi.
Scenderò nell’amatissima terra di Calabria per lavoro, per fare visita a carissimi amici come i Librandi, il cui invito, lo scorso maggio a partecipare alla presentazione del fantastico volume “Il Gaglioppo e i suoi fratelli. I vitigni autoctoni calabresi”, frutto di un complesso lavoro di studio, ricerca e sperimentazione viticola intrapreso ben 15 anni fa, e al convegno che venne organizzato in quella occasione, non potei accogliere, perché impegnato ad Alba nella degustazione delle nuove annate di Barolo e Barbaresco.
Sarà una bella occasione, oltre che per vedere com’è cresciuta la magnifica tenuta Rosaneti, oggi un centinaio di ettari vitati, che ricordo di aver visitato con Nicodemo Librandi molti anni fa, subito dopo l’acquisto, quando di vigneti non ce n’era nemmeno l’ombra, ma sì, ricordo bene, colture di pomodori, angurie e meloni, e per degustare le nuove annate dei vini di questa azienda leader della viticoltura e dell’enologia calabrese e tra le più importanti di tutto il Sud, per staccare per qualche giorno la spina e dimenticare, se ci riuscirò, ma mi impegnerò sicuramente a farlo, Internet, la rete di e-mail e contatti quotidiani e questo blog, che pertanto potrebbe essere non aggiornato, con buona pace di tutti, sino al mio ritorno, il 29 luglio.
Magari non resisterò a non postare e finirò per raccontarvi, con parole e immagini, come vadano le cose, quali belle esperienze, umane, di tranquillità, silenzio, stia facendo, ma la mia intenzione è quella di occuparmi un po’ di me e di ascoltarmi dentro lasciando da parte per un po’ quel ruolo di cronista del vino “provocatore” per natura e un po’ Don Chisciotte che un po’ ho voluto e mi sono “cucito addosso” e un po’ mi viene attribuito, forse anche come forma di elogio alla diversità di quel che scrivo, dai miei lettori.
Prendendo lo spunto da questo magnifico articolo scritto da uno dei più acuti intellettuali e pensatori di oggi, il francese Alain de Benoist (che in passato ho avuto il piacere di conoscere e per cui, in un’altra vita, scrissi qualche articolo, che non trattava di vino ma di musica e di cultura, per le sue riviste Eléments e Nouvelle Ecole) e pubblicato, nella limpida traduzione dell’amico Maurizio Cabona, su Il Giornale, trovandomi nel cuore della Calabria, in quel profondo sud croce e delizia, magia e disperazione voglio riflettere sul fatto che, come scrive Alain, “è grazie al sud che si potrebbe resistere meglio a ciò che la modernità ha prodotto di più contestabile. Far del Mediterraneo un tema di pensiero sarebbe innanzitutto pensare il sud alla luce della modernità, di cui troppo spesso il nord è stato vettore. Significherebbe partire dallo spirito mediterraneo per ritrovare un margine d’autonomia dalla megamacchina senza pilota che trascina il pianeta in una folle corsa”.
In questa mia breve parentesi calabrese - ma al Sud tornerò, più brevemente, anche in agosto, il 7-8 nell’amatissimo Salento, per fare cosa ve lo dirò più oltre - cercherò di fare tesoro dell’invito di de Benoist a trovare “nel sud il modo di ”pensar camminando”, cioè prendendosi il tempo necessario.
”Andar piano significa rispettare i cani, dar un nome agli alberi, agli angoli, ai pali della luce, trovare una panchina, portar con sé i pensieri, lasciando che affiorino come càpita, bolle emergenti che, quando scoppiano, si confondono col cielo. Significa vivere a un’altra velocità, più vicino agli inizi e alle fini, per il maggior esperimento del mondo. Andar piano è ringraziare il mondo, farsene colmare”.
Questo ricordandomi, da milanese trapiantato a Bergamo che si sente piemontese, anzi, langhetto, nell’anima, che “il Mediterraneo è dove si è potuto dire con più purezza sì al mondo”.
E’ proprio quello che cercherò di fare, stando in compagnia di qualche vecchio fidato amico, conversando, ma soprattutto riposando, stando in silenzio, osservando il mare, affidandomi e facendomi accogliere dal mare, trovando nel mare, nel contatto con l’elemento liquido, una sorta di balsamo che lenisca le malinconie e le ferite che ognuno di noi, e quindi anch’io, si porta dentro o che scopre essersi procurato nella dura lotta con la quotidianità, con un presente che non sempre è quello che avremmo desiderato…

10 Commenti »

23 Luglio 2008

Montepulciano Cerasuolo l’Usignolo 2007 Feudo D’Ugni

Non dispongo dell’etichetta ma penso che il modo migliore di illustrare con immagini il Montepulciano Cerasuolo “L’usignolo” 2007 non possa essere che riprodurre una fotografia della sua artefice, la giovane vignaiola abruzzese Cristiana Galasso, alias Feudo d’Ugni, talmente impegnata da non aggiornare ormai da mesi il suo simpatico blog.
Anche se la foto è quella che è – ma prometto d’impegnarmi, complice una nuova fotocamera digitale in arrivo – come rendere meglio l’idea di quell’incredibile, delicato color cerasuolo petalo di rosa, corallo, sangue di pesce, pesca bianca e pastello che presenta il vino se non ricorrere  al volto acqua e sapone, tutto timidezza, e pomelli delle guance leggermente arrossate di questa vignaiola che si schermisce quando le fai i complimenti e le dici, e lo ripeti anche a sua madre, che è bravissima?
E’ un vino purtroppo virtuale, anche se assolutamente virtuoso e pieno di estri, carattere, intensità, questo Cerasuolo 2007, prodotto in soli 600 (diconsi seicento) esemplari, quantitativi che Cristiana supera, deo gratias!, con il suo Montepulciano d’Abruzzo (aggiudicarsi, please, il 2005 e l’ancor giovanissimo 2006!) e con il Trebbiano il cui riassaggio, domenica 13 al raduno dei Sovversivi del Gusto, ho confermato tutti gli entusiasmi che avevo già espresso per il 2005, oltre che con il Lama bianca, vino “gravneriano” ottenuto con una leggera macerazione sulle bucce, il cui 2007 mi è sembrato calibratissimo.
Eppure, se riuscirete, come ho fatto io, pagandole una cifra ridicola, cinque euro, ad aggiudicarvi qualche bottiglia, troverete che questo Montepulciano Cerasuolo merita pienamente di aggiungersi alla lista dei migliori Cerasuolo abruzzesi, per il colore, da sogno, rilucente di sfumature e mezzetinte, ma soprattutto per la perfetta corrispondenza, roba da produttori con i controfiocchi e di grande sensibilità, naso-bocca. Naso che parte compatto, fitto, ma elegante e soave, profumato di piccoli frutti rossi, lampone, mirtillo, accenno di fragola di bosco, per poi aprirsi aereo fragrante sciorinando sfumature di rosa, accenni di geranio e di pepe, una spruzzatina di mazzetto odoroso, un ricordo di ratafià, a comporre un insieme carnoso ed intenso.
E poi la bocca, ricca, piena, succosa, rotonda, avvolgente, all’insegna di una delicata ed elegante decisione, di un’espansività e larghezza d’espressione, di una polpa succosa, eppure fresca, tenera, carezzevole, con quell’acidità spiccata e quel nerbo sapido che equilibrano mirabilmente una materia ricca e un alcol (intorno ai 14 gradi) da vino d’impegno. Non è da tutti, lasciatelo dire da me che i rosati li bevo, li amo, credo di conoscerli, inventarsi un Cerasuolo così che dal Montepulciano tira fuori il carattere, il calore, la carne, quella rotonda godibilità del frutto, ma a tutto vantaggio di una fragranza, di un equilibrio, di una misura, direi quasi di un pudore e di una discrezione che rendono il vino un piccolo gioiello.
Coraggioso e tenero, timido ma determinato, poche parole e tanta sostanza proprio come Cristiana Galasso, esempio di quella generazione di giovani vignaioli e vignaiole che riscattano, con il loro candore e la loro “purezza”, la prevedibilità e lo squallore, la sciatteria di un mondo del vino dominato da marpioni e furbetti di ogni tipo…

13 Commenti »

22 Luglio 2008

Ma io nel Bardolino Superiore ci credo eccome! Parla Gianni Piccoli, alias Corte Gardoni

Colpito e forse sentitosi toccato nel vivo da quanto ho scritto rapidamente, riferendo le prime impressioni di una maxi degustazione di Bardolino di diverse tipologie, Gianni Piccoli, personaggio storico del mondo del vino di quella bella area posta sulle colline moreniche sud-orientali del Garda che si esprime in denominazioni quali Bianco di Custoza, Garda e Bardolino, riflettendo soprattutto su quanto avevo detto, a muso duro, nel corso dell’incontro con i produttori, mi ha dapprima telefonato e poi mi ha scritto inviandomi questa sua interessantissima riflessione.
Il patron di Corte Gardoni, bella e storia azienda di Valeggio sul Mincio e produttore, tra l’altro, di un Bardolino Superiore, uno dei pochissimi, 3 o 4 massimo, che mi sono piaciuti dei 16 che ho avuto modo di degustare martedì, mi contesta orgogliosamente il giudizio negativo che ho dato della tipologia Superiore, giudicata, alla luce dei risultati del mio assaggio, superiore solo nei prezzi, nella presunzione e nei costi di produzione dei vini, ma decisamente inferiore, in quanto ad equilibrio, piacevolezza, capacità di farsi bere, rispetto ai migliori Bardolino che ho degustato.
Che non sono stati pochi e che non considero affatto, come dice Piccoli chiedendosi se sia la mia idea di Bardolino, “un vinello di facile beva e che costa poco”, ma un vino, di territorio, di antica e nobile storia, veronese, gardesano e veneto, che deve avere una personalità precisa e uno stile apprezzabile e nitido.
E che se aggiunge la G alla Doc non è per scimmiottare altri tipi di vino fatti, con più o meno successo, in Valpolicella o in altre parti d’Italia (qualche Superiore da me degustato aveva l’allure e la boria dei peggiori toscani o di qualche Igt veneta fatta pour épater les guides…), ma per enfatizzare, come dice Piccoli, un’idea nobile e importante di Bardolino, “che considero Superiore perché scaturisce dalle uve migliori di corvina, rondinella e molinara, vinificate nel modo migliore che io e i miei figli conosciamo”.
Caro e simpatico Piccoli, così mi è parso nel corso del breve incontro di martedì sera e della telefonata di venerdì sera e così credo, leggendola così tenace nel difendere le sue ragioni, che sia, il fatto è e l’incontro con voi produttori lo ha confermato, che il Bardolino Superiore, come si è sviluppato in questi primi anni di vita, non funziona, non piace, non è sentito bene nemmeno da voi produttori, figuriamoci dai consumatori. Non funziona perché si è mostrato, al pubblico, con troppe facce diverse, spesso posticce, perché non ha mantenuto le pro(e)messe, quelle di essere non un Super Bardolino sullo stile dei Super Tuscan (concentrazione, colore, uve bordolesi aggiunte e tanto legno), ma un’essenza di Bardolino, un Bardolino fatto con le migliori uve che sottolineasse le specificità, in quanto a terroir, microclimi, carattere di quel bel vino che è e deve essere, o tornare ad essere il Bardolino.
Così sinora, salvo rare eccezioni, ho già citato il suo vino, ma rendo omaggio anche al Campi Regi 2006 di Poggi, al Santa Lucia della Cavalchina, al 2006 di Valetti e qui mi fermo, non è stato. E non per colpa mia, ma dei produttori che in larga parte sul Superiore sono andati fuori strada e ci credono sempre meno, visto che il numero di aziende che producono Superiore è in calo.
Quanto alla sua affermazione “da un critico come lei ci si aspetta che faccia una scelta, non che respinga esperienze divergenti senza fare neanche un distinguo. C’è un dibattito, implicito in questo tipo di vino, e lei ha rifiutato di parteciparvi”, mi pare proprio di non essermi sottratto al dibattito, dicendo francamente come la pensi sul Superiore sia martedì, sia in questa introduzione alle sue opinioni, che rispetto, ma alle quali ho risposto, sia sui diversi articoli che come ho già detto scriverò sulla degustazione di martedì e sui vini di Bardolino.
Articoli dove, com’è mio costume, farò scelte chiare e dirò, come ho già cominciato a fare, cosa mi piaccia dell’universo bardolinista e cosa invece no. Con cordialità e stima al piacere di proseguire i discorsi in azienda da lei davanti ad uno o più bicchieri di Bardolino, ovviamente Superiore…

Gianni Piccoli difende il Bardolino Superiore

“Gentile Ziliani, forse farei bene a star zitto, accontentandomi degli elogi che globalmente lei ha riservato ai Bardolino assaggiati, tra i quali c’erano anche i miei. Ma poiché una parte consistente dell’immagine di cui fruisce la mia azienda la debbo al Bardolino Superiore che produco, non posso tacerle il mio disappunto per la drastica condanna di questa tipologia (condanna in toto e senza appello), che lei ha espresso nelle sue riflessioni. sulla giornata a Monte del Frà.. Forse i vini che è stato costretto ad assaggiare erano davvero troppi: e a essere penalizzato da questo eccesso era fatale fosse quello più ambizioso, che, è vero, non ha ancora trovato la sua strada, si presenta in versioni molto diverse tra loro e quindi è il più difficile da analizzare, soprattutto in tempi così ristretti. Mi scusi la franchezza, però: da un critico come lei ci si aspetta che faccia una scelta, non che respinga esperienze divergenti senza fare neanche un distinguo. C’è un dibattito, implicito in questo tipo di vino, e lei ha rifiutato di parteciparvi.
Spero di sbagliarmi, ma un dubbio mi tormenta: la sua battuta (Bardolino Superiore – in cosa non si sa bene) vuol forse dire che il Bardolino per lei è Bardolino solo quando è un vinello di facile beva e che costa poco? Se è così, alzo le mani e mi arrendo: non abbiamo niente di cui discutere. Ma se così non è, vorrei dirle che per me il Bardolino Superiore, mutatis mutandi, dovrebbe diventare quel che è stato il Barbera superiore inventato da Giacomo Bologna, cioè un vino che senza tradire le caratteristiche varietali e di territorio del Barbera, ha fatto fare un balzo epocale a quella che fino al giorno prima era considerata una bevanda da carrettieri.
Quello che faccio io è un Bardolino che considero Superiore perché scaturisce dalle uve migliori di corvina, rondinella e molinara, vinificate nel modo migliore che io e i miei figli conosciamo. Nessun trucco: non facciamo passire le uve per fare un simil-Amarone, non pratichiamo iniezioni di Merlot per imitare gli enologi di tendenza: cerchiamo semplicemente di far esprimere al meglio la miglior materia prima di cui disponiamo.
Non ci illudiamo di far concorrenza né a Bordeaux né alla Borgogna (che conosciamo bene, sia detto senza iattanza, per esserci stati parecchie volte per studiarne la vitivinicoltura), ma abbiamo un obiettivo che non manca di ambizioni: vorremmo fare un vino originale, pur nella sua fedeltà a una tipologia storica, con elevate caratteristiche di piacevolezza e di qualità. Perseguendo questo obiettivo possiamo anche sbagliare, naturalmente, ma ci fa un po’ rabbia sapere che potremmo anche realizzarlo in pieno ma nessuna guida ci darà mai i tre bicchieri, i cinque grappoli, più di 90/100. Continuiamo a essere premiati per il miglior rapporto qualità/prezzo, e ne siamo un po’ stufi.
Mi scusi se sono stato sincero fino alla brutalità: Ero convinto che avrei fatto bene a stare zitto, ma mi ha convinto a scriverle un amico, Cesare Pillon, dicendomi che lei è il polemista provocatore più sincero e onesto che abbia mai conosciuto. Spero non mi abbia raccontato una balla. Con l’auspicio di ritrovarci insieme a discutere davanti un bicchiere del mio Bardolino Superiore, le invio i più cordiali saluti Gianni Piccoli, Corte Gardoni”.

 

3 Commenti »

21 Luglio 2008

Cara vecchia Vectra, adieu!

Si può provare un po’ di malinconia e di tristezza perché domani, dopo quasi otto anni di onorato servizio e 198 mila chilometri percorsi, dirò addio alla mia cara vecchia Opel Vectra Station wagon?
Sembra assurdo, soprattutto in un’epoca di diffuso consumismo come il nostro dove gli oggetti d’uso, come le autovetture, i telefonini, le fotocamere digitali, i p.c. ed i notebook, si cambiano con estrema facilità e sono soggetti a rapido “turn over” (quasi come gli allenatori ed i giocatori della Beneamata Inter…).
Eppure, pensando che domani pomeriggio saluterò la mia “vecchia gigia” e dopo tanta strada, tante avventure, tanti ore e giorni trascorsi insieme in giro per l’Italia e per l’Europa e quando certi percorsi, come quello da Bergamo alle Langhe, potevo farli quasi con il “pilota automatico”, sussurrandole semplicemente “portami a Barolo”, sarà un’altra autovettura ad accompagnarmi, bene, non posso non provare, anche se è solo una scatola con quattro ruote e un motore alimentata a benzina, una certa emozione per il nostro distacco.
Ecco perché, accompagnandole con questa fotografia scattata la scorsa settimana in zona Bardolino, in una delle ultime uscite insieme, voglio dedicare alla mia auto, che chissà dove andrà, dove finirà (e chissà se anche lei avrà un po’ di nostalgia di me come io ho già un po’ di nostalgia di lei e del nostro lungo sodalizio) queste parole. Un piccolo omaggio ed un grazie doveroso e sincero…
p.s.
salutata, con grande dispiacere, la “vecchia gigia”é già ora di quella nuova, che in famiglia non abbiamo ancora deciso come chiamare…

34 Commenti »

Diliberto dichiara guerra al Lambrusco: per lui, che preferisce il Sassicaia, “fa schifo”…

Me la potrei cavare, io che comunista non sono, non sono mai stato, non sarò mai, dicendo semplicemente e con il corredo di questa fotografia che secondo me dice già tutto (siamo nel 2008 non nel 1958…) é roba da comunisti e quindi non mi riguarda.
Ma poiché ho amici, anche lettori di questo blog, che misteriosamente, dal mio punto di vista, “comunisti” continuano a considerarsi ancora oggi, a quasi vent’anni dal crollo del muro di Berlino, e poiché so che tra i comunisti ci sono persone assolutamente serie e perbene e poiché sono consapevole che nella storia del movimento comunista, accanto a pagine tragiche e fosche e orribili, figurano anche pagine serie e importanti che meritano il rispetto anche di comunista non è, voglio dire la mia su questa storiella, che ho letto qui e che non penso si possa liquidare come l’ennesimo episodio di quella tendenza alla divisione e al frazionamento che caratterizza l’universo comunista italiano.
Cosa è successo? Semplicemente che in occasione del recente congresso del micropartito dei comunisti italiani o Pdci che lo ha confermato all’unanimità segretario, il compagno Oliviero Diliberto (nella foto con tanto di falce e martello), già (buon) ministro di Grazia e Giustizia nel governo D’Alema, ha scatenato una sua personalissima “guerra al rosso”.
Attenzione, non sto parlando di un avversario politico, del rappresentante di una componente di minoranza del Pdci, né tantomeno dell’attuale primo ministro, a proposito del quale Diliberto ebbe a pronunciare un celebre, “elegantissimo” giudizio – “
È indispensabile andare in tv anche se personalmente non ho una particolare predilezione ad apparire, per fare vedere che siamo diversi. Io sono diverso da Berlusconi, bisogna far vedere che ci fa schifo”, doppiando un’altra celeberrima uscita, quella su come andare, se proprio costretti, al Billionaire di Briatore, ma sto parlando, se mi è consentito, di un rosso antico e popolare, caro a milioni di militanti comunisti.
Quelli che affollavano e rendevano possibili, con il loro orgoglioso impegno di volontari, le feste dell’Unità di una volta, tutte “Bandiera rossa”, “Bella ciao”, cotechini, piadine, ballo liscio, dibattito un po’ palloso con il compagno parlamentare o con il delegato di fabbrica e soprattutto tanto vino rosso, di quello ruspante, magari leggermente frizzante e abboccato.
Un vino per tutti i gusti e per tutti i portafogli, il generoso, emilianissimo e quanto mai ortodosso, visto che viene in larga parte prodotto dalle cooperative rosse, quelle che (leggete qui) magari si fondono, nel nome del business, a formare “il maggiore polo vitivinicolo europeo, uno dei più significativi a livello internazionale”, Lambrusco.
E’ così successo che a sorpresa il Lambrusco venisse bandito dalle tavole dei delegati del congresso del Pdci, suscitando ovviamente il disappunto di tutti i commensali, sorpresi dell’assenza di questo vino simbolo.
I delegati hanno pensato di risolvere in proprio la questione, andando ad acquistare bottiglie di Lambrusco in un bar adiacente alla zona dove si svolgeva il congresso, ma la cosa è durata poco perché “gli ordini di partito”, ai quali notoriamente non si può disobbedire, hanno intimato al barista di interrompere la vendita del vino “proibito”.
Portato a conoscenza della querelle enoica, cosa ha fatto il segretario Diliberto (notoriamente un appassionato di Bacco e di bottiglie importanti, dai conterranei Turriga e Terre Brune al sempiterno Sassicaia) ? Ai giornalisti che gli chiedevano cosa fosse accaduto, il segretario del Pdci ha risposto con una battuta di uno snobismo e di una superficialità devastanti: “Hanno fatto bene. Il Lambrusco fa schifo“.
 
Dunque, non si chiede al compagno Diliberto - che poi ha corretto il tiro dichiarando “Il Lambrusco e’ un ottimo vino, ma il Cannonau e’ decisamente migliore” - di rinunciare alle sue legittime predilezioni per vini che buona parte dei militanti del suo partito e dei vari partitini comunisti non si possono permettere, per celebrare il proletarismo e la popolarità del Lambrusco (che sa essere anche un piccolo grande vino in talune interpretazioni, anche di grandi aziende).
Gli si chiede, molto più semplicemente, di riconoscere e portare rispetto per i gusti di tanti compagni che hanno formato e formano il tessuto connettivo del movimento comunista italiano, gente che di Super Tuscan e di vini di Bolgheri, Capalbio e dintorni magari sa poco, e di avere un pizzico di memoria e riconoscenza per i tempi, non lontani, quando le Cantine Riunite (importate negli USA da Banfi) versavano ingenti contributi nelle casse dell’allora PCI attraverso il loro presidente sen. Walter Sacchetti.
Tempi in cui, come racconta il cavalier Ezio Rivella nel suo imperdibile, interessantissimo libro Io e Brunello il Partito prendeva una bella commissione per ogni bottiglia esportata nella terra degli yankee e degli imperialisti, con i quali fare affari non faceva schifo, visto che pecunia non olet e business is business…
Altro che atteggiarsi a radical chic che preferisce il Sassicaia ed i vini da 50 euro e sputa sul Lambrusco caro al proletariato rosso emiliano! compagno Diliberto!
Ma questi, detto da uno che comunista non sarà mai, sono i comunisti di oggi, quelli capaci di dire “apriamo un dibattito compagni”, anche sul tema “quale vino ai congressi del Pdci” e che pure se si tratta di Lambrusco e Cannonau e non dell’opposizione al governo delle destre, riescono comunque a dividersi…
Quale malinconico declino per la sinistra: come stupirsi se, così facendo, riescono a fare stravincere persino un Berlusconi?

36 Commenti »

20 Luglio 2008

Berlusconi, il Brunello e Montalcino

Strepitosissima, come sempre, la vignetta di Emilio Giannelli pubblicata sul Corriere della Sera di ieri sabato 19 luglio.
Il riferimento, spassoso, è alla frase del presidente del Consiglio Berlusconi che venerdì all’assemblea nazionale di Coldiretti ha dichiarato: “Per me che sono vecchietto è una grande gioia vedere i ministri giovani che lavorano, ma io sono come il Brunello di Montalcino: con gli anni miglioro”.
Come mai Berlusconi, che non parla mai a caso – spesso parla invece a vanvera… - ha fatto questo riferimento al Brunello? Diverse le ipotesi possibili, una è che il Berlusca, che comunque la si pensi sul politico (io l’ho già detto più volte e per essendo dichiaratamente di destra, di una mia idea di destra, alle ultime elezioni non l’ho votato) è “animale” dalle antenne ben attente, abbia voluto rendere omaggio e dare una mano ad un vino celeberrimo che secondo un sito Internet vicino al potere e ai potenti “sarà anche sottoinchiesta, sarà che bene o male fa comunque parlare di sé, sarà che ultimamente è stato al centro dell’attenzione per un presunto mancato rispetto del disciplinare piuttosto che per le sue riconosciute virtù”.
Paragonarsi al Brunello in una conferenza stampa che avrebbe avuto sicuramente un’ampia eco è stata una trovata di marketing e di comunicazione ben superiore, e meglio congegnata rispetto a quelle (che in verità si sono fatte scarsamente notare…) della ben pagata agenzia e società di comunicazione che dovrebbe occuparsi dell’immagine del celeberrimo vino di Montalcino.
Fossi il Sindaco di Montalcino nominerei subito, per manifestargli gratitudine, Berlusconi cittadino onorario di Montalcino anche se politicamente i due sono agli antipodi…
Sono però convinto che quella di Berlusconi sul Brunello sia un’uscita che abbia altri significati e che il Berlusca, che solo cinque anni fa era stato sul punto di acquistare il Castello di Velona, ma che poi era stato costretto a rinunciare da un’accoglienza diciamo non proprio calorosissima, abbia ancora intenzione, i dané, e tanti, li ha, di acquistare una tenuta a Montalcino.
Per farne vino, ovviamente, si spera di quello vero, buono, pulito e giusto come direbbe il sor Petrini il profeta di Slow Food con il quale vorrebbe andare a cena il ministro Zaia, ma anche per disporre di una bella location situata in un posto bello, celebre e titolato.
Io allora credo che con questi chiari di luna, con quello che è successo e soprattutto quello che potrebbe succedere ancora a Montalcino e con i problemi arrecati all’immagine del Brunello, nel borgo toscano non dovrebbero fare tanto i sofisti ed i puri e duri della sinistra “incazzata” post comunista ma ancora tanto comunista (e un po’ stalinista) dentro, e pensare alle “barricate” se Berlusconi manifestasse ancora la propria volontà di diventare proprietario di una bella tenuta a Montalcino.
Primo perché sarebbe suo diritto, secondo perché l’arrivo del Berlusca e della sua corte (fatta anche di nani e ballerine, di giovani e belle ministre, di yes man e di varia umanità) sarebbe per Montalcino, come la battuta del premier di ieri, una grande trovata di marketing e fonte di tanta pubblicità.
E di possibili, attenti alla parola ricercata, “sinergie” per sviluppi che magari non mi piacerebbero, ma che magari non farebbero certo male al villaggio, al vino, all’economia, basata su vino e turismo, di questo bel villaggio. Volete mettere con un Berlusconi produttore di vino a Montalcino, quale magistrato si sognerebbe mai di indagare su vere o presunte irregolarità?
Poi magari ci saranno anche gli irriducibili, come il mio amico vignadelmar, che per ritorsione verso una Montalcino “berlusconizzata” (ma si tratterebbe solo dell’acquisto di una tenuta, non della conquista, mani al portafoglio, del villaggio…) magari smetterebbe di bere Brunello, anche se ne produce uno, di poca personalità e medio profilo, il suo idolo, il Giove Tonante dell’Enologia Italiana.
Ma poi ilcinesi carissimi nonostante tutto, signor Sindaco Buffi, nel mondo del Brunello di ilcinesi purosangue a 24 carati ne sono rimasti pochi, visto che in questo Eldorado del vino sono arrivati un po’ da ogni parte, e non sempre con risultati commendevoli o da portare ad esempio.
Che differenza farebbe se nella terra del Brunello, del Rosso e della magia antica di Sant’Antimo (parlo dell’Abbazia non del vino) se dopo danarosi americani, tedeschi, altoatesini, veneti, ecc arrivasse, mi consenta, anche il Berlusca?

19 Commenti »

19 Luglio 2008

Serata con Diana Krall, per dimenticare Montalcino e dintorni

Questa sera, grazie ad un caro amico di vecchia data, che ha avuto la squisita gentilezza di invitarmi, sarò a Brescia, in piazza della Loggia, per il concerto, molto atteso, di Diana Krall, la bionda fascinosa e talentuosissima jazz vocalist e pianista nativa della Columbia britannica, nel Canada.
Sarà, ne sono certo, una bella serata in relax, dopo una settimana passata tra scrittura, degustazioni e come sempre vino e ancora vino, parlato, scritto, bevuto.
E sarà un modo, ascoltando le jazz song di Diana, che spero tanto proponga anche un pezzo “vinicolo” come Peel me a grape, di dimenticarmi, ma solo lo spazio di un concerto, Montalcino (leggere la bella intervista a Sandro Chia, il pittore proprietario di Castello Romitorio, pubblicata oggi, qui, sulla Stampa) , i suoi pasticci, le sue bugie senza fine…

3 Commenti »

Vino al Vino primo blog italiano sul vino secondo BlogBabel

Se si fa una ricerca, con la parola chiave “vino” su BlogBabel, che ha ripreso in questi giorni (complimenti e auguri) il suo utilissimo lavoro  di scandaglio dell’universo blog, si ricava, vedete qui, questa paginata che posiziona i blog sul vino nell’ambito della più ampia classifica dei blog italiani più seguiti.
Beh, sono “solo” al 315° posto tra i blog italiani più consultati, ma tra quelli sul vino, per trovare il secondo in classifica, occorre scendere sino alla posizione n°729, mentre il Wineblog, che non è un blog ma un sito Internet, del collega napoletano Luciano Pignataro è al 648° posto.
Mi raccomando è una segnalazione tanto per ridere, non certo per autocelebrarmi, tanto per segnalare quello che tramite rilievi statistici, numeri, algoritmi e altre cose che non conosco e non so spiegare, risulta, in materia di abitudine di lettura e consultazione di blog, ai responsabili di BlogBabel.
In fondo qui si discute, ci si confronta, si esprimono le proprie idee, gusti e disgusti, su una cosa bella ma che non salverà il mondo come il mondo. Non si arringano le folle, non si fa demagogia spicciola, non si mandano affa… le persone, non ci si spaccia da politici, rimanendo sostanzialmente dei comici (e talvolta dei guitti), come fa il personaggio che si trova indisturbato al primo posto di questa blog-classifica…

9 Commenti »