Colpito e forse sentitosi toccato nel vivo da quanto ho scritto rapidamente, riferendo le prime impressioni di una maxi degustazione di Bardolino di diverse tipologie, Gianni Piccoli, personaggio storico del mondo del vino di quella bella area posta sulle colline moreniche sud-orientali del Garda che si esprime in denominazioni quali Bianco di Custoza, Garda e Bardolino, riflettendo soprattutto su quanto avevo detto, a muso duro, nel corso dell’incontro con i produttori, mi ha dapprima telefonato e poi mi ha scritto inviandomi questa sua interessantissima riflessione.
Il patron di Corte Gardoni, bella e storia azienda di Valeggio sul Mincio e produttore, tra l’altro, di un Bardolino Superiore, uno dei pochissimi, 3 o 4 massimo, che mi sono piaciuti dei 16 che ho avuto modo di degustare martedì, mi contesta orgogliosamente il giudizio negativo che ho dato della tipologia Superiore, giudicata, alla luce dei risultati del mio assaggio, superiore solo nei prezzi, nella presunzione e nei costi di produzione dei vini, ma decisamente inferiore, in quanto ad equilibrio, piacevolezza, capacità di farsi bere, rispetto ai migliori Bardolino che ho degustato.
Che non sono stati pochi e che non considero affatto, come dice Piccoli chiedendosi se sia la mia idea di Bardolino, “un vinello di facile beva e che costa poco”, ma un vino, di territorio, di antica e nobile storia, veronese, gardesano e veneto, che deve avere una personalità precisa e uno stile apprezzabile e nitido.
E che se aggiunge la G alla Doc non è per scimmiottare altri tipi di vino fatti, con più o meno successo, in Valpolicella o in altre parti d’Italia (qualche Superiore da me degustato aveva l’allure e la boria dei peggiori toscani o di qualche Igt veneta fatta pour épater les guides…), ma per enfatizzare, come dice Piccoli, un’idea nobile e importante di Bardolino, “che considero Superiore perché scaturisce dalle uve migliori di corvina, rondinella e molinara, vinificate nel modo migliore che io e i miei figli conosciamo”.
Caro e simpatico Piccoli, così mi è parso nel corso del breve incontro di martedì sera e della telefonata di venerdì sera e così credo, leggendola così tenace nel difendere le sue ragioni, che sia, il fatto è e l’incontro con voi produttori lo ha confermato, che il Bardolino Superiore, come si è sviluppato in questi primi anni di vita, non funziona, non piace, non è sentito bene nemmeno da voi produttori, figuriamoci dai consumatori. Non funziona perché si è mostrato, al pubblico, con troppe facce diverse, spesso posticce, perché non ha mantenuto le pro(e)messe, quelle di essere non un Super Bardolino sullo stile dei Super Tuscan (concentrazione, colore, uve bordolesi aggiunte e tanto legno), ma un’essenza di Bardolino, un Bardolino fatto con le migliori uve che sottolineasse le specificità, in quanto a terroir, microclimi, carattere di quel bel vino che è e deve essere, o tornare ad essere il Bardolino.
Così sinora, salvo rare eccezioni, ho già citato il suo vino, ma rendo omaggio anche al Campi Regi 2006 di Poggi, al Santa Lucia della Cavalchina, al 2006 di Valetti e qui mi fermo, non è stato. E non per colpa mia, ma dei produttori che in larga parte sul Superiore sono andati fuori strada e ci credono sempre meno, visto che il numero di aziende che producono Superiore è in calo.
Quanto alla sua affermazione “da un critico come lei ci si aspetta che faccia una scelta, non che respinga esperienze divergenti senza fare neanche un distinguo. C’è un dibattito, implicito in questo tipo di vino, e lei ha rifiutato di parteciparvi”, mi pare proprio di non essermi sottratto al dibattito, dicendo francamente come la pensi sul Superiore sia martedì, sia in questa introduzione alle sue opinioni, che rispetto, ma alle quali ho risposto, sia sui diversi articoli che come ho già detto scriverò sulla degustazione di martedì e sui vini di Bardolino.
Articoli dove, com’è mio costume, farò scelte chiare e dirò, come ho già cominciato a fare, cosa mi piaccia dell’universo bardolinista e cosa invece no. Con cordialità e stima al piacere di proseguire i discorsi in azienda da lei davanti ad uno o più bicchieri di Bardolino, ovviamente Superiore…
Gianni Piccoli difende il Bardolino Superiore
“Gentile Ziliani, forse farei bene a star zitto, accontentandomi degli elogi che globalmente lei ha riservato ai Bardolino assaggiati, tra i quali c’erano anche i miei. Ma poiché una parte consistente dell’immagine di cui fruisce la mia azienda la debbo al Bardolino Superiore che produco, non posso tacerle il mio disappunto per la drastica condanna di questa tipologia (condanna in toto e senza appello), che lei ha espresso nelle sue riflessioni. sulla giornata a Monte del Frà.. Forse i vini che è stato costretto ad assaggiare erano davvero troppi: e a essere penalizzato da questo eccesso era fatale fosse quello più ambizioso, che, è vero, non ha ancora trovato la sua strada, si presenta in versioni molto diverse tra loro e quindi è il più difficile da analizzare, soprattutto in tempi così ristretti. Mi scusi la franchezza, però: da un critico come lei ci si aspetta che faccia una scelta, non che respinga esperienze divergenti senza fare neanche un distinguo. C’è un dibattito, implicito in questo tipo di vino, e lei ha rifiutato di parteciparvi.
Spero di sbagliarmi, ma un dubbio mi tormenta: la sua battuta (Bardolino Superiore – in cosa non si sa bene) vuol forse dire che il Bardolino per lei è Bardolino solo quando è un vinello di facile beva e che costa poco? Se è così, alzo le mani e mi arrendo: non abbiamo niente di cui discutere. Ma se così non è, vorrei dirle che per me il Bardolino Superiore, mutatis mutandi, dovrebbe diventare quel che è stato il Barbera superiore inventato da Giacomo Bologna, cioè un vino che senza tradire le caratteristiche varietali e di territorio del Barbera, ha fatto fare un balzo epocale a quella che fino al giorno prima era considerata una bevanda da carrettieri.
Quello che faccio io è un Bardolino che considero Superiore perché scaturisce dalle uve migliori di corvina, rondinella e molinara, vinificate nel modo migliore che io e i miei figli conosciamo. Nessun trucco: non facciamo passire le uve per fare un simil-Amarone, non pratichiamo iniezioni di Merlot per imitare gli enologi di tendenza: cerchiamo semplicemente di far esprimere al meglio la miglior materia prima di cui disponiamo.
Non ci illudiamo di far concorrenza né a Bordeaux né alla Borgogna (che conosciamo bene, sia detto senza iattanza, per esserci stati parecchie volte per studiarne la vitivinicoltura), ma abbiamo un obiettivo che non manca di ambizioni: vorremmo fare un vino originale, pur nella sua fedeltà a una tipologia storica, con elevate caratteristiche di piacevolezza e di qualità. Perseguendo questo obiettivo possiamo anche sbagliare, naturalmente, ma ci fa un po’ rabbia sapere che potremmo anche realizzarlo in pieno ma nessuna guida ci darà mai i tre bicchieri, i cinque grappoli, più di 90/100. Continuiamo a essere premiati per il miglior rapporto qualità/prezzo, e ne siamo un po’ stufi.
Mi scusi se sono stato sincero fino alla brutalità: Ero convinto che avrei fatto bene a stare zitto, ma mi ha convinto a scriverle un amico, Cesare Pillon, dicendomi che lei è il polemista provocatore più sincero e onesto che abbia mai conosciuto. Spero non mi abbia raccontato una balla. Con l’auspicio di ritrovarci insieme a discutere davanti un bicchiere del mio Bardolino Superiore, le invio i più cordiali saluti Gianni Piccoli, Corte Gardoni”.
