Cesare e le Alte Langhe: ritratto di un protagonista

Ci voleva una non comune dose d’intelligenza, e un’indubbia originalità, per decidere di dedicare un libro – e che libro, grande formato, splendide foto e raffinata eleganza grafica, merito dell’Artistica di Savigliano – ad un grande cuoco, uno dei più bravi, e famosi, di tutto l’albese, limitandosi a raccontare il personaggio e soprattutto scegliendo di non pubblicarne una sola ricetta.
Questo anche se alcuni suoi piatti sono diventati dei veri e propri classici.

 

Cesare e le Alte Langhe, magnificamente curato dal bravo Luciano Bertello, (attivo presidente dell’Enoteca regionale del Roero) e affidato alla penna del giornalista della Stampa Luigi Sugliano e alle evocative immagini, quasi tutte in bianco e nero, del noto fotografo albese Bruno Murialdo, non é difatti, né poteva essere, il consueto ricettario di un cuoco, più o meno bravo, come ne esistono a bizzeffe in circolazione.

Il personaggio raccontato, Cesare Giaccone, classe 1946, che ha portato la località di Albaretto Torre nell’Alta Langa agli onori della cronaca per aver scelto, dopo molteplici esperienze maturate in giro per il mondo, di aprire proprio qui, nel 1981, su queste colline appartate, (22 chilometri di curve e controcurve da Alba), il proprio ristorante, meglio, la propria raffinata osteria, meta di gourmet provenienti da ogni dove, non é un cuoco qualsiasi.

E’ piuttosto, come lo definisce splendidamente Bruno Quaranta, in una delle calde e partecipate testimonianze di amici (Giorgio Bocca, Padre Eligio, Gianni Rivera, Massimo Martinelli, Gianni Gallo, Nico Orengo, colleghi ristoratori come Antonio Santini, Davide Palluda, Mario Buffone, enogastronomi come Enzo Vizzari, Johann Wilsberger e Cesare Pillon, ecc.) che rendono vivo e palpitante questo magnifico libro, un “acrobata fra i sapori”, un “avventuriero metafisico”, “un’anima libera fino alla genialità”.

Un uomo estroso e misterioso, che anche se autore di piatti leggendari, dal mitico capretto cotto sopra il caminetto alle acciughe profumate alla lavanda, alle cipolle al sale, non poteva essere ridotto al, seppur sublime, creatore e inventore di accostamenti geniali. Ma doveva piuttosto essere invece raccontato, come fa con grande sensibilità Sugliano, ma anche Luciano Bertello, nell’introduzione e nell’epilogo che aprono e chiudono il libro, come un artista (quale lo definisce, da “collega”, Gino Paoli), un poeta, un sognatore. Come una sorta di folletto, o di personaggio chagalliano, che aleggia in quell’Alta Langa magica di cui Cesare é uno dei più alti cantori, uno dei personaggi più veri. 

Perché il libro è sicuramente una commossa narrazione a più voci di un uomo di genio (ed il ricordo di un grande amico di Giaccone che oggi non c’è più: l’indimenticabile patriarca del Barolo, Bartolo Mascarello), con “i suoi baffi, lo sguardo ridente, l’astuzia di ciò che non è semplice”, il suo animo d’artista, il suo spirito libero, la sua capacità, improvvisando un risotto di mare, di “trascinare in Langa il profumo del mare ligure”.

Ma è soprattutto, è non poteva essere diversamente, e non solo attraverso le fotografie di Murialdo che ne ritraggono scorci incantati o streganti, una celebrazione di quella terra unica, immersa “nei nebbioli e nei dolcetti, nei mattoni di Grinzane e Serralunga, nei sentieri che portano a colline ora dolci, ora trapuntate di viti, ora spente dal cemento”, dove, grazie alla cucina di Cesare Giaccone, come per miracolo “i profumi dell’universo della Langa” si sciolgono “nei colori del cielo e delle albe sui vigneti”.

Cesare e le Alte Langhe
di Luigi Sugliano e Bruno Murialdo
a cura di Luciano Bertello
130 pagine 25 euro
Sorì Edizioni via Roma 41 Piobesi d’Alba CN
tel. e fax 0173 619941
informazioni@enotecadelroero.it
distribuzione Book Service di Torino

0 pensieri su “Cesare e le Alte Langhe: ritratto di un protagonista

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *