Giancarlo Aneri: un mago del marketing, ma su vino e cucina ripassi a settembre

Divertente intervista del sagace Claudio Sabelli Fioretti all’imprenditore dell’olio e del vino Giancarlo Aneri, pubblicata sul Corriere della Sera Magazine di questa settimana.
L’ex (formidabile) vice presidente e direttore generale delle Cantine Ferrari di Trento, racconta la genesi del premio giornalistico “E’ giornalismo”, creato coinvolgendo tre firme del calibro di Biagi, Bocca e Montanelli, dispensa qualche battuta, inevitabile in piena campagna elettorale, sui politici italiani, risponde abilmente alle domande, spesso insidiose, dell’intervistatore, ma quando viene spinto a parlare di cibo, di cucina e di vino, argomenti su cui dovrebbe essere preparato, si becca una bella insufficienza.


La prima disattenzione, sorprendente in un personaggio attento all’immagine come lui é, la troviamo quando racconta a Sabelli Fioretti che durante le riunioni dell’attuale giuria del suo premio, che si svolgono a casa di Giorgio Bocca, “c’è sempre un po’ di competizione fra il Grignolino prodotto dalla figlia di Bocca e il mio Amarone. Oltre naturalmente al mio Prosecco”.
Errore dottor Aneri: a casa Bocca se gustate i vini della figlia del grande giornalista di Cuneo, voi non bevete Grignolino (vitigno peraltro quasi assente in Langa), bensì Dolcetto, il Dolcetto di Dogliani che Nicoletta Bocca produce, con alterne fortune, nella sua tenuta nella bella località resa celeberrima dall’azione dapprima di Luigi Einaudi, e poi di Quinto Chionetti.

Secondo errore. Spararla un po’ grossa, e fare la figura del vantator che vanta se stesso, mentre sarebbe meglio lo facessero gli altri, quando parlando della sua azienda che produce Prosecco, Amarone, caffè e olio (vedi www.aneri.it) e dichiarando en passant che il fatturato di dieci miliardi di lire “non mi interessa” perché è un “imprenditore di nicchia”, sembra assumere le sembianze di un Briatore qualsiasi, affermando di essere “nei posti giusti” e che “tutti i grandi del mondo, al di fuori dei cinesi, hanno bevuto i miei prodotti”.
Ecco facilmente spiegato perché, non essendo un vip, e non frequentando il “migliore albergo di New York”, non ho mai avuto il privilegio, ma di notte riesco a dormire ugualmente, di gustare i prodotti griffati Aneri…

Il terzo peccato è di banalità (venata di un filo di snobismo radical chic) e lo compie, Aneri, quando alla richiesta di indicare agli italiani quale sia “il vino più buono” (ma che domanda del tubo, Sabelli Fioretti !), ti piazza lì un “Solaia di Antinori” quale migliore rosso, ed il suo vino, tra i bianchi.
E poi di disinformazione, quando fattogli notare che non è elegante autoelogiarsi, pensa di passare per un grande esperto indicando “il Soave di Anselmi”.
Errore da matita rossa, dottor Aneri, perché anche un buon conoscitore quale lei si picca di essere sa che i vini prodotti da Roberto Anselmi non sono più, dal 2000, né Soave, né Recioto di Soave, dopo la decisione di Anselmi di uscire dalla Doc (ora anche Docg) Soave.

Sorvoliamo poi sulla scarsa sensibilità dimostrata dall’ex vice presidente della Ferrari nel definire “il miglior ristorante italiano nel mondo”Le Cirque" di Sirio Maccioni a New York, oppure il Four Seasons, “il club più esclusivo del mondo (scommettiamo che ha i prodotti di Aneri ?) dove il titolare è un toscano”, come se in Italia mancassero i buoni ristoranti e per trovare ottima cucina tricolore fosse indispensabile prendere l’aereo e andare nella Grande Mela

Dove invece Aneri toppa, e di brutto, dopo aver già inanellato una serie di errorini che un top manager blasonato e con uso di mondo come lui dovrebbe dribblare elegantemente, è nella risposta all’invito di Sabelli Fioretti di suggerire un “governo gastronomico”.
Un governo in qualche modo bipartisan, il suo, ma molto primo piatto dipendente, dove presidente del Consiglio è Fini, Vittorio, quello dei tortellini e della azienda alimentare modenese, e non l’algido, e ci scommetterei inappetente Gianfranco Fini, bolognese, attuale ministro degli Esteri e vice presidente del Consiglio.
E poi, che fantasia, agli Esteri Giovanni Rana, altro tortellinaro, questa volta veronese, poi all’Economia il re della pasta e delle merendine del Mulino Bianco, alias Guido Barilla, in rappresentanza della Food Valley, e quindi due ministre, alla Comunicazione la grappaiola friulana Giannola Nonino e allo Spettacolo la burrosa e debordante Antonella Clerici.
Infine la ciliegina sulla torta: Ministro dello Sviluppo, “per come mette in risalto prodotti sconosciuti”, Edoardo Raspelli, l’ex Savonarola della buona tavola, l’ex critico gastronomico più temuto dello Stivale, l’ex “garante”, che non ha saputo garantire i suoi collaboratori (che attendono ancora di essere pagati per il lavoro fatto) né attirare un numero sufficiente di lettori (e d’investitori pubblicitari), utili a garantire la sopravvivenza di Buffet.
Ma se lo Sviluppo è quello che Raspelli ha assicurato alla rivista che solo dopo quattro numeri chiuse i battenti e la capacità di mettere in risalto prodotti sconosciuti è proprio quella che il conduttore di Melaverde ha dimostrato nel concentrare l’attenzione e accendere i riflettori (diciamo così) sulla sua fragile e impalpabile creaturina di carta, allora siamo a proprio a posto !

A proposito, egregio dottor Aneri, perché non pensare seriamente a Raspelli, visto il clamoroso successo di Buffet, come il più serio candidato per la vittoria nella prossima edizione del suo premio “E’ Giornalismo” ?

p.s. a proposito del premio E’ giornalismo segnalo un interessante commento di Mario Cervi, pubblicato sul quotidiano milanese Il Giornale di oggi:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=77355

0 pensieri su “Giancarlo Aneri: un mago del marketing, ma su vino e cucina ripassi a settembre

  1. Aneri fa il markettaro (Chiambretti docet); Raspelli non fa i numeri e qui si fa i pedanti.
    A proposito del miglior ristorante del mondo mi pare giusto non citare i taliani.
    “Errore da matita rossa, dottor Aneri, perché anche un buon conoscitore quale lei si picca di essere”… mi pare, nello spirito del chiosator cortese, che ci sia un anche di troppo.

    Prendete le mie parole nel significato buono che é nelle mie intenzioni, poiché il mio senno risiede cinque volte nella mia intenzione prima che una sola volta nei miei cinque sensi… cito a memoria da Shakespeare

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