Probabilmente: ipotesi sulla latitanza di Slow Food a Nebbiolo Grapes

Alla pagina 419 del volume XIV del Grande Dizionario della Lingua italiana curato da Salvatore Battaglia a proposito dell’avverbio “probabilmente” si possono leggere le seguenti definizioni: “secondo un’ipotesi abbastanza fondata o ragionevole o un’opinione attendibile sebbene priva di certezza;

sul fondamento di una considerazione logica, con una certa aderenza alla realtà o alla verità, con molta verosimiglianza;

in modo che non esclude il dubbio pur essendo fondato su premesse comunemente accettate;

con congetture filologicamente corrette;

con una logica previsione suscettibile di riscontro o di verifica in futuro”.

Alla luce di queste definizioni fornite dal più importante dizionario della lingua italiana andiamo ora a leggerci quale utilizzo dell’avverbio “probabilmente” è stato fatto, a pagina 106 di Specchio, supplemento settimanale del quotidiano torinese La Stampa, nell’ampia rubrica, ben sei pagine, “appaltata” alla nota associazione langhetta  denominata Slow Food.

Nell’introduzione alla scheda di degustazione di un Barolo 2001, l’ottimo Bricco Sarmassa di Brezza, si legge testualmente: “il vitigno Nebbiolo ha trovato probabilmente la sua zona di elezione negli undici comuni che rientrano nella Docg del Barolo”.

Alla luce delle chiarissime spiegazioni del significato di “probabilmente” fornite dal Battaglia scopriamo così che per Slow Food, associazione con sede a Bra in provincia di Cuneo, località che dista 17 chilometri da Alba, 13 da La Morra e una ventina da Barolo, che il vitigno Nebbiolo abbia trovato la sua “zona di elezione” negli undici comuni dell’area di produzione del Barolo non costituisce, com’é invece per noi comuni mortali innamorati del Barolo, un dogma o una certezza assoluta ed indiscutibile. Bensì solo una probabilità, oppure “un’opinione attendibile sebbene priva di certezza”, che “non esclude il dubbio pur essendo fondata su premesse comunemente accettate”.

Ora, preso atto che per i signori della Chiocciola, probabilmente esistono zone (dove: in Italia o nel mondo?), dove, probabilmente, il Nebbiolo potrà trovare un ambientamento migliore di quello che ha storicamente trovato nella zona del Barolo (nonché del Barbaresco e del Roero), arrivo a spiegarmi tante cose.

Capisco perché, in questi anni, in tandem con i loro amici e sodali del Gambero rosso, con i quali licenziano la guida Vini d’Italia, quelli di Slow Food nel trattare di vini di Langa abbiano spesso premiato vini nei quali, probabilmente, il Nebbiolo costituiva un optional. O che vedevano la presenza, ovviamente la mia è solo un’ipotesi, di altre uve le quali, probabilmente, in zona maturano meglio e servono a rendere più appealing e presentabile, secondo il loro gusto, il Nebbiolo (da Barolo e da Barbaresco).

E mi giunge chiaro anche il perché i vari capataz di Slow food, dal conducator Carlo Petrini ai vari luogotenenti, i Sardo, i Piumatti, i Barbero, e compagnia bella, non si siano fatti vedere, nemmeno per dire buonasera, come le più elementari norme di buona educazione avrebbero prescritto, alla cena di benvenuto tenutasi nientemeno che a casa loro, presso l’Agenzia di Pollenzo, sede dell’Università del Gusto, giovedì 9 marzo, in apertura della Convention Internazionale Nebbiolo Grapes.

Ecco perché i vertici di un associazione operante sul territorio albese e, così si dice, legata alle problematiche del vino come Slow food, sono stati inspiegabilmente assenti (con la sola eccezione di Gianni Fabrizio, chiamato a parlare sabato mattina) nei due giorni di lavori del convegno dedicato al Nebbiolo.

Probabilmente erano troppo impegnati per seguire, come hanno fatto tanti Nebbiolo fan provenienti da tutto il mondo, i lavori. O, molto più probabilmente, perché Nebbiolo Grapes, non essendo organizzata da loro, non li riguardava… 

Ma se non si appassionano ai destini del Nebbiolo, simbolo dell’economia agricola e vitivinicola albese, di cosa diavolo mai dovrebbero interessarsi i signori della Chiocciola ?

0 pensieri su “Probabilmente: ipotesi sulla latitanza di Slow Food a Nebbiolo Grapes

  1. “Denuncia della distilleria Romano Levi a Stefano Bonilli che nel suo blog mesi fa aveva criticato la qualità della grappa. Così Bonilli, per evitare ulteriori grane, ha ritirato dal suo blog la critica al prodotto, aggiungendo tuttavia una critica al comportamento del produttore di grappa che avrebbe usato la via giudiziaria per mettere il bavaglio alla libera informazione.”

    MA CI RENDIAMO CONTO????
    Non sarebbe il caso che qualche un pò meno pavido giornalista ci mettesse il naso nella querela di 500 mila euro fatta a NettaridiBacco per una satira sui paradossi delle guide??? Bonilli è il vero attore di questo sconcio ispirato ai metodi delle multinazionali anonime per zittire i giornalisti che in una forma o l’altra denunciano misfatti più o meno gravi.
    Ma quale credibilità può avere un individuo che fa causa ad una associazione culturale non assistita e non imbavagliata e poi accusa un produttore di “voler mettere il bavaglio all’informazione”? E’ scandaloso e grottesco e ringrazio quei miei colleghi (assai pochi) per la solidarietà concreta dimostrata nella vicenda GR Holding contro NettaridiBacco.

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