Cuore puro ed entusiasmo per il popolo del vino di Villa Favorita

Non v’è modo migliore, credo, per uscire dai veleni, dalla stanchezza (nonché dalle delusioni e dagli entusiasmi eccessivi) di questa competizione elettorale che, comunque la si osservi, ha complicato, invece di risolvere, la già complessa situazione italiana, che prendere una boccata d’aria fresca e rendere conto della bellissima giornata, quella di domenica 9, da me trascorsa a Villa Favorita.

Ci sarà tempo e modo per sollevare una questione centrale, che altri già si sono posti e sulla quale occorrerà fare luce, ovvero il perché vignaioli e vignerons che si trovano sulla stessa lunghezza d’onda e che condividono l’identica esigenza di produrre vini naturali agendo “nel pieno rispetto del territorio, della vite e dei cicli naturali, limitando l’utilizzo di agenti invasivi e tossici di natura chimica e tecnologica” sia in vigna che in cantina, abbiano dovuto “dividersi” e animare due rassegne ben distinte, quella di Villa Favorita e l’altra, che l’ha preceduta, a Villa Mattarana.

E “schierarsi”, dover quasi fare una “scelta di campo” aderendo alla "fazione" dei “vinoveristi” oppure a quella dei “vinNaturisti”.

In attesa di interrogarsi e di tentare di capire e di spiegare, sviscerando, se esistono, le differenze tra l’una e l’altra sensibilità e non fermandosi a pettegolezzi e cattiverie che non onorano nessuno, avendo partecipato solo alla rassegna di Villa Favorita e non anche all’altra, dov’erano presenti altrettanti formidabili vignaioli, voglio limitarmi ad alcune osservazioni sul bel popolo del vino che ho incontrato domenica.

Non parlerò, rimandando la cosa ad un momento di maggiore lucidità, dei produttori, in larga parte francesi, alcuni dei quali ho avuto la fortuna di poter conoscere già la sera di sabato, complice l’amico borgognone Gianni Pillon, nel corso di un simpaticissimo incontro conviviale nel ristorante dell’albergo che ci ospitava.

Molti dei vini dei vini che ho avuto occasione di assaggiare, la sera stessa o nel corso delle molteplici degustazioni fatte domenica, sono state autentiche “découvertes” e grazie alla loro diversità, ad un autentico magico e alchemico mariage “cépage/terroir” mi hanno regalato emozioni e sensazioni di una intensità che da tempo non provavo bevendo vini italiani.

Voglio citare, en passant, ma ci ritornerò presto più puntualmente e diffusamente, gli Arbois rouges, base Ploussard e Trousseau, del Domaine de la Tourelle, gli incredibili Fleur de Marnes da vieilles vignes di Chardonnay di 60 e 100 anni del Domaine Labet, lo Chambolle-Musigny 2001 del Domaine Amiot-Servelle, i grandi Bandol dello Château S.te Anne, i fantasmagorici Condrieu e Saint Joseph del Domaine François Villard, i Vermentino ed il Bianco Gentile di Antoine Arena in Corsica, i purissimi Riesling alsaziani di Kientzler, i Baux de Provence del Domaine Hauvette.

Quel che m’interessa più sottolineare, però, a parte la perfetta organizzazione della manifestazione e lo splendore della cornice, è la qualità del pubblico presente, un insieme di appassionati che al vino, a questi vini “naturali” dimostravano di accostarsi con una purezza d’animo e un entusiasmo incredibili.

Ragazze e ragazzi desiderosi di assaggiare, di dialogare con i produttori, di capire, di saperne di più, di cogliere quell’anima del vino che invece a Verona, nella kermesse strapaesana del Vinitaly, dove le parole d’ordine sembravano essere diventate il marketing e la spettacolarizzazione, l’enfatizzazione degli aspetti commerciali che si traduce in banalizzazione e perdita di senso, sembrava essersi persa.

O essere affidata ad una minoranza di donne e uomini del vino letteralmente “assediati” da chi il verbo del vino pensa di diffondere a colpi di trovate pubblicitarie, furbesche pubbliche relazioni, commistioni perverse tra mondo degli affari, dello spettacolo, della moda e se è ancora lecito definirlo tale, vino.

C’era tanta gente, perbacco, domenica a Villa Favorita, e tantissimi giovani, che meritano di essere trattati da chi organizza simili eventi con altrettanta purezza rifuggendo da tentazioni e derive commerciali, ma una confusione viva, operosa, che favoriva un salutare confronto e circolazione di idee e palesava una voglia di tornare a guardare nel vino, fatto rispettando l’uva, il lavoro e la dignità del produttore, come ad un prodotto non contaminato dagli imbastardimenti del business.

Ad un qualcosa, insomma, che deve essere piacevole, buono e naturale, ma che sappia anche parlare al cuore e al cervello con la verità e la forza rivoluzionaria della poesia…

 

0 pensieri su “Cuore puro ed entusiasmo per il popolo del vino di Villa Favorita

  1. Sono assolutamente d’accordo. Quello che a mio parere differenzia il tuo parlare di vino da quello di tanti altri, come te esperti e bravi, è una grande sensibilità (unita ad una indipendenza di giudizio che tutti ti riconoscono).
    Personalmente è da circa un anno che non partecipo alle kermesse tipo Wine Festival o Vinitaly, che hanno smesso per l’appasionato, data la confusione e gli interessi commerciali che regnano, di essere appuntamenti da non perdere. Diventano invece sempre più importanti quegli incontri proposti dalle associazioni (forse troppe) che si ispirano alla naturalità, alla coltivazione biologica e alla biodinamica. I vini sono sorprendenti e affascinanti (non tutti ovviamente ma molti) ed il modo di produrli tante volte sempra una storia di altri tempi. Come consumatore, senza esasperazioni eccessive, sono sempre più orientato a questo genere di vino che una volta “capito” rende quello normale (con le dovute eccezioni) quasi banale.
    Luciano

  2. Al riguardo consiglierei una gita a Parigi dove bar a vin che hanno in carta prodotti biologici/biodinamici/naturali continuano a aumentare di giorno in giorno.

    Sebbene molto puzzettosi in alcuni casi si trovano davvero delle gemme.

    Per alcuni indirizzi guardate il mio post su Post sul forum di Porthos o Winesnob.it dal titolo Paris Mon Amour.

    Una nota per gli appassionati di Champagne Rose’: Boulard presente alla manifestazione di Villa Favorita, ha appena imbottigliato un Les Rachais rose’…

    Thanks for listening

    FiloBianco

  3. Caro Ziliani, seguo spesso le Tue opinioni, che sltrettanto spesso condivido ed apprezzo per la diretta lucidità
    Qusta volta però dissento. Ho anc’io visitato Villa Favorita nella medesima giornata di domenica, ma io non l’ho vissuta come te l’hai descritta. Una delusione ed un livello qualitativo appena sufficiente, ma questa comunque è una mi sempice opinione. Mi interesserebbe sapere invece cosa ne pensi sul fatto che ANGIOLINO MAULE inporta circa il 70% delle ditte francesi e slovene che erano presenti nella manifestazione. Io era andata con grande entusiasmo, ma sia per l’ambiente squallido e retrò (assolutamente spento rispetto alle precedenti due edizioni), che per questo cruda (quanto occulta) venale verità di un Angiolino che con la scusa di coler apparire produttore sull’onda dell’entusiasmo per i vini naturali, fà i suoi affari da puro commerciante.
    Giovanna

  4. Pingback: Vino al vino

  5. Sui 6 vignaioli Francese che parla Franco, nessuno è importato da Angiolino in Italia. le aziende di cui parla Franco sono considerati di primo piano in Francia. Il Saint Joseph “Les reflets 2004” di François Villard sono per lui la sua più bella bottiglia cha ha fatto in Saint Joseph. Il Saint Joseph “Les reflets 1996” è stato eletto, migliori Syrah del mondo.

    “Amicalement”
    Gianni

  6. ciao Franco.Cosa ne dici invece dei prodotti della BIANCARA (azienda del “capo” di VillaFavorita) praticamente imbevibili????Sassaia 2005 prelevato dalle vasche di un color rosastro e di una stra-acidita’ in bocca, e di un PICO 2004 inodore,insapore in fase di assestamento,I think……..non era meglio portare il 2004 del primo e il 2003 del secondo?????

  7. non sono grande frequentatore di blog, anzi… però mi da fastidio la malafede, e quando leggo Giovanna che scrive quello che scrive mi girano quelle cose là. Preferisco chi scrive, precisando il perchè, che certi vini non gli sono piaciuti. Il mondo è bello perchè è vario, ma allora non andate alle rassegne di vini veri se quei vini non vi piacciono, tanto c’è il Vinitaly. Invece chi riferisce notizie false (Maule non importa il 70% dei vini presenti – su più di 80 produttori ne importa meno di una decina e solo i vini di fascia bassa di prezzo per scelta commerciale). L’atmosfera è stata splendida e l’affiatamento tra produttori era ottimo, così come il rapporto con i visitatori. L’atmosfera retrò dove l’ha vista? Non è che mentre vedeva Maule fare affari (ma dove?), lei era invece prezzolata da qualcun altro per scrivere quello che ha scritto? Se non è così, si levi le fette di prosciutto dagli occhi.

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