Dibattito sul Primitivo al Vinitaly: per quello di Manduria in arrivo la Docg ?

Interessante dibattito, sabato mattina al Vinitaly, nel bellissimo nuovo padiglione 10 che ospitava, finalmente in maniera degna dell’importanza e delle tradizioni di questa regione, la Puglia del vino.
Nel suggestivo spazio Eventi, posto al centro del padiglione, non v’è stata, come prevedeva il programma, la presentazione del territorio “Le Terre del Primitivo” con proposte di itinerari lungo le Strade del Vino e dell’Olio ed i presidenti delle Strade del Vino ed i rappresentanti dei Consorzi di tutela non si sono fatti vedere. O quantomeno non sono intervenuti nella discussione.

L’incontro é però stato una valida occasione per parlare di come vadano le cose vinicole in Puglia, grazie all’intervento del giornalista Francesco D’Agostino e di chi scrive, e per presentare il nuovo numero di AIS Puglia, rivista dell’Associazione Italiana Sommeliers Puglia, e di assistere all’incoronazione, da parte di Terenzio Medri, Presidente Nazionale A.I.S., del professor Mario Fregoni, docente universitario e studioso di chiara fama, a sommelier onorario.

Una scelta, quella di Fregoni, meritatissima, che premia uno dei più capaci ed intelligenti e attivi studiosi di viticoltura ed enologia attivi in Italia ed un uomo, dalla contagiosa simpatia e cordialità, che per il vino italiano ha fatto e continua a fare davvero tanto.

Nel corso dell’incontro, che ha visto la presenza di altre figure di spicco della sommellerie e della comunicazione sul vino in Puglia, dal delegato A.I.S. di Taranto Salvatore Tatullo a Malinda Sassu, oggi impegnata a Washington a diffondere il verbo del vino italiano di qualità e a tessere rapporti con la sommellerie statunitense, sino a Vittoria Cisonno, direttore responsabile ed editore, con la Tirso srl della rivista A.IS. Puglia e presidente del Movimento del Turismo del Vino in terra pugliese, ho ribadito alcune evidenze che avevo già sottolineato sia in articoli che partecipando nel dicembre 2004 ad un dibattito a Francavilla Fontana.

Interrogato sulla situazione attuale e sulle possibilità future dei vini pugliesi, ho risposto che tutto dipende dalla volontà di fare “squadra” dei produttori della terra dei trulli e delle orecchiette, che sino ad ora, come dimostra anche il mancato decollo (eufemismo) di talune esperienze associative, hanno testimoniato un tenace individualismo e un’endemica incapacità di ragionare insieme e di dare vita ad iniziative di respiro ed interesse comune.

E’ solo al Vinitaly difatti, nel partecipare (non tutti, molti produttori hanno preferito mantenere la loro tradizionale collocazione nei rispettivi padiglioni, dove figuravano insieme ad aziende di regioni ben diverse dalla Puglia) allo stand collettivo, che mostrano una disponibilità a fare cartello che altrimenti rimane un desiderata.

Al dibattito ho poi sottolineato come i vini pugliesi, che traggono vantaggio da una piattaforma ampelografica ricca di varietà autoctone (dal Negroamaro al Primitivo, dall’Uva o Nero di Troia al Bombino, al Sussumaniello per citarne solo alcuni) abbiano grandissime possibilità di piacere e di affermarsi.

A patto che si ricordino di essere pugliesi e rivendichino orgogliosamente le proprie radici, la propria eno-diversità, senza correre dietro a modelli di stampo internazionale che mostrano la corda e a patto che mantengano una correttezza, non dico una moderazione, sui prezzi, e guardino ad un valido rapporto prezzo qualità come il parametro di riferimento.

Insistere piantando Cabernet, Merlot, Syrah, Chardonnay, Sauvignon, creare inspiegabili uvaggi dove i vitigni autoctoni vengano in qualche modo de-localizzati (e banalizzati) dalla robusta iniezione di uve internazionali che impongono il loro carattere dominante, rincorrere un’opulenza e un’importanza appariscente da vini da guide e non da bere, esagerare,come alcuni produttori hanno fatto e stanno facendo, con i prezzi, ecco, in pillole, cosa fare per andare, inevitabilmente, incontro all’insuccesso.

Tornando al Primitivo, visto che di vini delle Terre del Primitivo si stava parlando, costituisce sicuramente una grande notizia l’avvio delle procedure per arrivare all’assegnazione della Docg al Primitivo di Manduria, (procedura che vedrà il professor Fregoni, grande amante e conoscitore dei vini pugliesi, coinvolto in prima persona come consulente scientifico), scelta fatta non per penalizzare gli altri Primitivo pugliesi, ma per assegnare a quello di Manduria un ruolo storico e trainante di lievito per la crescita di altre denominazioni e aree di produzione.

Nelle potenzialità del Primitivo pugliese, cosa ben diversa dallo Zinfandel californiano, occorre crederci.
Ma non lo si farà di certo scegliendo di commercializzare Primitivo pugliesi, come qualcuno, con discutibile scelta di marketing ha fatto, presentandoli in etichetta come Zinfandel

0 pensieri su “Dibattito sul Primitivo al Vinitaly: per quello di Manduria in arrivo la Docg ?

  1. Devo dire che le sue riflessioni sono molto significative, l’incapacità di ragionare insieme è uno dei principali problemi che attanaglia l’economia di Manduria,ognuno va per la sua strada dimenticando che il vero obbiettivo non’è solo produrre e vendere Primitivo, il vero obbiettivo e quello di dare degli ottimi prodotti con un ottimo rapporto qualità prezzo,garantendo a chi ci viene a trovare nella nostra un adeguato rispetto e un ospitalità da farci invidiare, cosa che cosi’ non è,la ringrazio molto per quello che ha scritto sul primitivo di Manduria, LA BOTTE DA LANDI

  2. Il problema é anche dipeso dal fatto che i tanto blasonati produttori manduriani hanno profuso più energia nelle azioni di marketing e molto meno nel lavoro in vigna e nella fatica vera per otenere un prodotto che rispettasse la tradizione.Per fortuna c’é al momento un discreto risveglio di alcune coraggiose leve che hanno imparato la lezione e brillano per iniziative assolutamente rispettose della ricerca dell’alta qualità…

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