Guide che danno i numeri e nemici della legge 164: spigolando tra le riviste sul vino

Anche se esistere esclusivamente on line comincia a diventare una soluzione obbligata per molte riviste sul vino (ultimo caso Wine Surf dell’amico Carlo Macchi: auguri !), parecchie riviste di vino e di gastronomia continuano a scegliere di raggiungere i loro lettori nella tradizionale versione cartacea.

Per alcuni si tratta di una sorta di idiosincrasia (nonché di una mancata comprensione delle sue incredibili possibilità) verso Internet, per altri, invece, il ragionamento è molto più concreto e tiene debito conto del fatto che la stragrande maggioranza degli inserzionisti pubblicitari (aziende vinicole in primis) continua a preferire fare advertising su riviste tradizionali (anche se si tratta di samizdat, di riviste introvabili, dalla circolazione riservata ad una cerchia di amici e aficionado) che fare pubblicità su un wine web magazine.

Una rivista come la raspelliana Buffet, che notoriamente è morta, dopo solo 4 numeri, per la scarsità di utenti pubblicitari (e, diciamolo, perché la formula non ha incontrato, non è piaciuta, è apparsa vecchia), fa, ovviamente, caso a sé.

Spigolando tra il mare di carta che mi assedia (con gran dispetto di mia moglie che continua ad invitarmi a sottrarre la nostra casa a questa valanga !) ho pescato, dagli ultimi numeri di due riviste, un paio di articoli, che penso valga la pena segnalare.

Il primo l’ho trovato nel numero 13, primavera 2006, de L’Assaggio, organo ufficiale di un’associazione, il Centro Studi Assaggiatori, di cui confesso di non aver capito né la funzione né l’utilità e sull’operato dei cui responsabili, Luigi Odello in primis, ho scritto, qualche mese fa, un articolo che credo valga la pena rileggere.

Ciononostante, il dossier di ben 7 pagine, curato da Alberto Ugolini, dedicato a Le guide 2006: “c’è qualcosa di nuovo nell’aria, anzi di antico”, merita, per la meticolosità dell’analisi e per una simpatica serie di ruvide annotazioni riservate al teorico del vino frutto e ai 2-300 vini che assaggerebbe ogni giorno per compilare i suoi baedeker, un’attenta lettura. Quando i paragrafi portano titoli come “le guide che danno i numeri”, “il mondo enologico prossimo ad un regime di oligopolio ?”, oppure “le contraddizioni dell’uomo frutto”, ovvero evidenze che sono anni che ricordo al colto e all’inclita, il richiamo è troppo forte, ed il piatto troppo ricco per non ficcarvisi…

Quanto al resto della rivista, Speciale Barbera a parte, con i dati statistici e le analisi sempre acute del caro professor Mario Fregoni, preferisco lasciarlo, de gustibus, a chi riesce a destreggiarsi tra Big Sensory Test, Sensory Analysis, alberi degli aromi della grappa (con tanto di profili aromatici e ritratti di grappe di distillerie amiche), percezione in termini semantici, nonché diagrammi vari…

Vivace come sempre, originale, bastian contraria, divertente, l’ultima uscita, marzo aprile 2006, di Capita AL vino (sottotitolo ti arriva solo se lo meriti) creatura del collega bolognese, nonché editore, Andrea Dal Cero (telefono della redazione 051 6235204 mail).
Ironie, spigolature, una fantastica capacità di non prendersi troppo sul serio, il piatto forte della rivista, che dedica diverse pagine, in questa uscita, allo spinoso tema del metanolo, a vent’anni dallo scandalo che non solo mise in ginocchio il vino italiano, ma causò parecchi morti e fece perdere la vista e la salute ad un sacco di persone.
Bellissimo, intenso ed istruttivo, l’articolo di Andrea Dal Cero “Metanolo: a Carosello agli Uomini del Presidente”, doveroso il ricordo delle “vittime dimenticate” oggetto di un libro, Terrorismo acido, di Roberto Ferlicca, figlio di una delle vittime del metanolo.
Esemplare, da grande quotidiano, o da rivista ad ampia diffusione e non da rivistina cult, l’intervista di Dal Cero al professor Mario Fregoni, che racconta come venne coinvolto, su incarico della Procura di Repubblica di Piacenza, nelle indagini su questa truffa colossale che sfociò in tragedia. Fregoni racconta molte cose interessanti sulle modalità di reperimento del metanolo, sulle vie del metanolo, sulle centrali di produzione e smistamento.

Alcune stupefacenti, come quando il professore afferma che nella lista dei personaggi che “si dice” fossero coinvolti nello scandalo figurassero “anche tanti tecnici di cantina che lavoravano e lavorano ancora nel vino e di cui si sono fatti i nomi all’epoca, che non sono stati nemmeno inquisiti”, oppure quando ricorda “che la gran parte della differenza tra la quantità totale di vino prodotto in Italia negli anni Ottanta e quella prodotta oggi, parliamo di 35 milioni di ettolitri che esistono più, era a mio parere dovuta a sofisticazioni. Non si poteva controllare quasi nulla e quindi si faceva il vino più o meno come si voleva”.

Il botto però, e vale la pena contribuire a dargli maggiore eco, attraverso Vino al Vino, lo si raggiunge quando il professor Fregoni, già presidente dell’OIV e del Comitato nazionale vini a denominazioni d’origine, e tuttora docente presso l’Università di Piacenza, arriva a parlare della legge 164/92, quella che disciplina i vini a denominazione d’origine italiani. Racconta di come nacque e di come, oggi, qualcuno cerchi di depotenziarla.

Dice Fregoni: “per quanto mi riguarda, il metanolo è finito però, attenzione, noi abbiamo fatto una legge, la 164/92, con ancora nelle orecchie l’eco dello scandalo e alcuni riflessi sulle sanzioni ci sono stati. La legge è però presa di mira, soprattutto da certi gruppi di produttori, proprio perché le sanzioni che prevede sono molto forti”.

Al momento della sua creazione, ricorda Fregoni, la legge 164/92 “aveva solo amici. Quando cambiò il ministro cominciarono ad arrivare i siluri. Arrivano anche oggi ! Quelli che la silurano di più sono coloro che vogliono che cambino proprio le sanzioni. Chi vuole modificare la legge, non ha tanti problemi di contenuti: gli premono unicamente i controlli e soprattutto le sanzioni. La legge 930 del 1963, quella che ha preceduto la 164/92, non ne prevedeva, non c’era proprio il capitolo che le contemplasse. Quella sì che era accettata meglio da tutte le figure del comparto produttivo della nostra vitivinicoltura”.

Carissimo professor Fregoni, consideri questo wine blog a sua totale disposizione quando avrà voglia di essere ancora più chiaro, di fare nomi e cognomi di questi produttori con un gran pelo sullo stomaco, di farci conoscere chi vorrebbe avere mano libera, senza controlli, divieti e sanzioni per chi sgarra e fare strame, per curare ancor meglio i propri interessi, dello spirito della 164 !

0 pensieri su “Guide che danno i numeri e nemici della legge 164: spigolando tra le riviste sul vino

  1. Caro Ziliani,
    finisce il suo articolo evocando lo spirito della 164, quasi fossimo in presenza di una entità sovrannaturale ;-))
    Rischiando fortissimamente di essere tacciato di non volere i controlli, di voler aver le mani libere, ecc. ecc. mi espongo lo stesso al rischio di lapidazione dicendo queste parole: le leggi, tutte, non sono perfette ma perfettibili. La 164 certamente non fa eccezione.
    Sul tema dei controlli – tema spinoso è vero – c’e’ attualmente un dibattito acceso, che tocca argomenti di grande rilevanza, compresi temi fondamentali quali la certezza dell’applicazione di norme trasparenti e omogenee non dico solo in Italia, ma nel resto d’Europa.
    A nessun fa piacere lavorare con il cannone puntato addosso, o peggio con la presunzione di essere un deliquente e dover cercare di dimostrare il contrario. Certamente il mondo del vino non è immune a frodi, e a casi drammatici come quello del metanolo, ma questo può valere per tutte le professioni, compresa quella stimata del giornalista.
    Il tema è complesso e certamente difficile da affrontare nel breve spazio di un commento, spero solo che si resista alla tentazione di far passare per “maneggione” o peggio, chi osa alzare qualche voce critica nei confronti di leggi e normative, specie quando sono cosi’ complesse e contradditorie come quelle del vino (vedere ad es. il “libbricino” di 1899 pagine edito a cura della UIV: codice della vite e del vino”.
    Magari ne potremo discutere con maggiore ampiezza, con il contributo di altri attori, e senza necessariamente alzare di troppo i toni .
    Saluti
    Gianpaolo Paglia

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