Intervista a Chandra Kurt, wine writer e scrittrice

L’idea è stata geniale, prendere una giornalista che si occupa di vino, molto nota nei Paesi di lingua tedesca e collaboratrice d’importanti wine writers anglosassoni (da Jancis Robinson a Hugh Johnson a Tom Stevenson), e concederle la totale libertà di trasformarsi, da cronista di degustazioni, da autrice di reportage in zone vinicole di tutto il mondo, da intervistatrice di grandi produttori, in narratrice. Ovvero in scrittrice di 15 racconti, concepiti prendendo lo spunto da situazioni vinose.

 


Quindici storie per quindici grandi bottiglie, l’opportuno sottotitolo de I racconti del vino (titolo originale WineTales) opera della giornalista Chandra Kurt, nata nel 1968 a Colombo nello Sri Lanka, che accolti con grande successo in Svizzera nel 2004, affrontano oggi il giudizio del lettore italiano grazie ad un’edizione curata da Aliberti editore (125 pagg. 14 euro ).
Storie divertenti e ironiche quelle proposte dalla Kurt, che grazie alla propria esperienza di wine writer itinerante, (membro del Circle of Wine Writers di Londra), sa bene quali passioni possano scatenare grandi vini dal valore di centinaia e centinaia di euro e quali personaggi singolari, ricchi collezionisti annoiati in cerca d’emozioni, snob che scelgono la griffe nota per ostentare ricchezza e potere, incontentabili degustatori e stravaganti cultori di Bacco si aggirino nel variopinto panorama del vino.

Storie ambientate in contesti vinosi, ma anche scorci, aneddoti e divagazioni, che prendono pretesto da una bottiglia, dalle emozioni donate da un grande vino, per raccontarci, con fantasia e delicatezza, esperienze personali, vicende dove il vino entra solo marginalmente ed è l’elemento scatenante, il lievito che consente a tic, manie, umane debolezze, (come quella dell’uomo d’affari che al duty free dell’aeroporto acquista due bottiglie di Champagne, per berne una con la moglie e una con l’amante…), e passioni di salire al proscenio.
Un bel libro, piacevole da leggere, divertente e ben scritto, questo Racconti del vino.
E poi, scusatemi, dove sta scritto che un giornalista del vino non possa raccontare storie e situazioni con la stessa sensibilità e la capacità descrittiva di un grande romanziere ?

Incuriosito da questo inedito modello di narrativa applicata al vino, ho chiesto a Chandra Kurt di raccontarci la genesi di questi racconti, di spiegare come si destreggi tra il lavoro di giornalista del vino e la sua passione di narratrice, che ha posto il mondo del vino, in tutte le sue sfaccettature al centro dei suoi racconti e della sua attività di wine writer. Ecco quanto mi ha risposto nel corso di un piacevole incontro conviviale che abbiamo avuto recentemente, in quell’ottima enclave della cucina parmigiana in terra milanese che è l’Osteria Artidoro, a Milano.

D Che differenze di scrittura e di linguaggio ci sono quando lei scrive, da cronista del vino, per una rivista e quando ha scritto i suoi Wine tales ?
R Quando scrivo da wine writer per delle riviste o dei giornali é la testa che lavora. Voglio che i lettori ricevano tutte le informazioni utili che io posso fornire loro sui vini. Con i miei Racconti del vino é tutta un altra cosa. Lì é il mio stomaco che parla e che vuole che i lettori dimentichino quell’enorme fenomeno di mercato che oggi il vino rappresenta. Desidero che possano viaggiare nella loro fantasia, accompagnati da un bicchiere di vino.

D E’ nata prima la narratrice, la scrittrice Chandra Kurt o la wine writer ?
R Da bambina ho spesso scritto dei racconti e volevo sempre diventare una scrittrice che accende la fantasie dei lettori con delle storie. Forse ha a fare con il fatto che sono nata nella giungla come Mogli, ho un papa svizzero che addestra gli elefanti in India e avevo un nonno italiano che insegnava alle galline a cantare l’Aida. Delle volte penso anche che sono nata nel mezzo di un favola…

D Come é nata l’idea dei Wine Tales ? E’ stato davvero l’assaggio di un vino, in una situazione particolare, a generare l’idea del racconto ?
R Grazie al mio lavoro relativo al vino viaggio molto e sempre in posti magnifici. Ho anche l’abitudine di viaggiare sempre con del vino che offro come regalo e propongo di bere insieme alle persone che incontro, per vedere le differenze delle culture, dei terreni e dei vitigni. Direi che la presenza dei vini nei racconti mi hanno spinto a vivere le storie. Con I WineTales volevo anche fare vedere che nelle nostre culture il vino fa parte della vita quotidiana ed é apprezzato in modi diversi.

D Che percorso ha compiuto per diventare wine writer e come ha deciso di iniziare ad occuparsi di vino ?
R Ho iniziato scrivendo per dei giornali svizzeri e il primo reportage è stato sul Lambrusco prodotto dai vicini dei miei nonni di Reggio Emilia. Erano anche loro che mi hanno aperto la strada al mondo dei sapori e della buona cucina. Mi sono subito innamorata del mondo del vino perché mi ha fatto viaggiare in posti bellissimi, mi ha fatto incontrare tanta gente interessante/artistica/matta e perché il vino ha la magia di creare delle famiglie di amatori di vino. Sono attirata delle sue dimensioni.

D Le sue origini, la nascita in Sri Lanka, i nonni emiliani, la residenza in Svizzera, la collaborazione con noti wine writers inglesi, dimostrano che oggi il vino é un fenomeno internazionale. Come giudica questa situazione dove persone provenienti da culture non tradizionalmente interessate al vino, e da Paesi non produttori e non consumatori di vino in passato, si occupano di vino a vario titolo ? E’ un arricchimento culturale, o c’é il rischio di una perdita dell’identità dei vini, che in molti casi perdono le loro radici e la loro identità ?
R Al momento ci troviamo proprio in un periodo di follia del vino. Le vecchie parole d’ordine non valgono più, nuovi vini nascono ogni giorno e con ogni vendemmia nuovi Paesi imbottigliano i loro prodotti. Siamo già al punto che i “vini esotici” non sono più quelli del Cile, dell’Argentina o dell’Australia, ma quelli della Cina, dell’India o del Brasile.
La fame dell’industria per dei prodotti nuovi, a prezzo basso con un bel design é grande. Grande e anche la discrepanza tra i prodotti artigianali e industriali. I vini fatti in modo tradizionale e quelli fatti in laboratorio. Per il consumatore si tratta di un momento bello e difficile allo stesso momento. I prezzi calano, la qualità si é alzata, ma l’identità sparisce…come in tanti altri settori. Io credo nel movimento «azione..reazione» che vuole dire che ogni movimento fa nascere un contro movimento. Sono sicura che questa moda durerà un po’, ma dopo gli amatori di vino riscopriranno le vere qualità e si accorgeranno delle differenze. Perché anche se un vino industriale é fatto in maniera perfetta, non avrà mai un anima come quella di un vino artigianale.
Quei vini nuovi non fanno sognare e non raccontano le stesse storie. Però trovo molto positivo che aprano la porta ad una nuova generazione nel mondo del vino che forse altrimenti non avrebbe bevuto vino.

D Quali sono gli aspetti più interessanti e appassionanti del suo lavoro di wine writer globe trotter e quali invece quelli più insopportabili ?
R Bello é il viaggiare e verificare i contrasti che vedo. Sia il vino fatto da un piccolo produttore appassionato che produce 10000 bottiglie sia l’industria rappresentata da una firma come Mondavi che produce milioni di bottiglie. La gente che incontro é affascinante: varia da un produttore di una zona classica che produce da molte generazioni il vino sino al vino prodotto da attori come Gerard Dépardieu che ha deciso di diventare produttore di vino.
Si incontrano anche dei Top-Manager che da un giorno al altro decidono di cambiare vita e attività e di iniziare a produrre vino. Il mondo del vino é un mondo d’Arte. Insopportabile per me e il fatto che spendo molto tempo in aereo, dove non mi sento troppo a casa. Ci vuole sempre un pò di whisky per convincermi a volare… Difficili sono anche quelle giornate nelle quali mi trovo a degustare 60-70 vini, perché dopo quelle degustazioni non ho proprio più voglia di vino, ma solo di una birra fresca.

D Quali sono i vini e le zone vinicole di cui si occupa più volentieri e che ama di più? Tra queste zone e questi vini c’é posto per l’Italia ?
R Ho grande rispetto per le zone classiche d’Europa. Sto seguendo molto gli sviluppi in Austria, in Portogallo, in Germania e nella Svizzera. Molto interessante al momento é anche la Francia: soffrono dappertutto, ma in genere le crisi sono necessarie per conseguire uno sviluppo. In Italia mi sento a casa in Piemonte, in Toscana…e nell’Emilia. L’Italia e il posto più emozionale per il vino.

D Che influenza hanno le sue origini familiari, ovvero i nonni emiliani, nel suo rapporto con il vino italiano ?
R Tutto é iniziato con loro, perché ho imparato lì che un bicchiere di vino a pranzo é normale. In Svizzera la gente (anche se con 40 litri di consumo pro capite bevono molto) considera il vino una bevanda speciale che si beve durante il week-end e mai da soli. I miei nonni erano anche la mia base in Italia quando partivo a fare dei reportage di vino.

D Cosa pensa dei vini italiani di oggi ? Quali aspetti ama e quali invece trova negativi e fa fatica a spiegare ai lettori non italiani che  leggono i suoi articoli ?
R Mi dispiace che il Lambrusco abbia una vita talmente difficile. E’ un vino che va benissimo con della cucina saporita e ragionata. Amo la cultura Italiana e il movimento di sviluppo che riscontro un pò dappertutto. Mi fa molto piacere che molti vini del sud d’Italia acquistino come consumatori persone che prima compravano i vini del Nuovo Mondo.
Pero é difficile spiegare che anche in Italia si trovano dei vini industriali che non hanno niente a che fare con la cultura del vino. Sembra più facile accettare l’ìdea che i “Design-wines”, i vini costruiti a tavolino, vengano solo da fuori d’Europa. L’aspetto prezzo é anche un tema importante. So che si dice che i vini del Piemonte sono troppo cari.
Onestamente non sono più tanto sicura. Un esempio: due settimane fa ero in California (Napa) e nei wineshops era proprio difficile trovare un vino sotto ai 50 dollari. Se adesso giudico la qualità di un vino piemontese a quel livello di prezzo, i vini Italiani sono molto più interessanti. Anche se le due regioni fanno dei prodotti totalmente diversi, la relazione prezzo/qualità in Italia é molto più valida.

D Pensa che ci sarà un seguito ai suoi Wine Tales, una nuova raccolta di racconti dedicati al vino ?
R Spero proprio di si. Perché storie ce ne sono tante ed io divento una persona impossibile, se non posso raccontare tutte le storie che sono dentro di me…

0 pensieri su “Intervista a Chandra Kurt, wine writer e scrittrice

  1. Bello il libro e bella l’intervista. Sono contento di aver segnalato a Franco il libro ma soprattutto di aver fatto incontrare due persone che a mio parere di vino capiscono come pochi (soprattutto per quanto il vino riesce a dare in termini emozionali).
    Aspetto però il libro di Franco!
    Luciano

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