Nebbioli di montagna: ma sono sempre i vini più internazionali ad imporsi…

Secondo numero accattivante, elegante, graficamente intrigante come il primo, e ricco di pubblicità (una ventina di pagine su un totale di 160) della nuova serie di Sapori e Piaceri. Itinerari del gusto & life style, organo della U.I.R., Unione Italiana Ristoratori (Riccardo Morandotti editore).

Il consueto mix di itinerari golosi, ricette, articoli di costume, impaginato benissimo, illustrato da belle foto, impreziosito da una cura grafica davvero di grande piacevolezza.

Il tema forte, da quel punto di vista del vino che a me particolarmente interessa, è un articolo di 12 pagine, curato dal direttore responsabile Alberto Zaccone, già collaboratore della guida Vini d’Italia targata Gambero rosso – Slow Food, dal titolo Valtellina: i Nebbioli di montagna.

Una introduzione al territorio, ai vitigni, ai vini, corredata da bellissime immagini di vigneti terrazzati e da una serie di opinioni dei produttori, che culmina in un Banco d’assaggio di ventisei vini, Sforzato e Valtellina superiore delle varie sottozone.

Le valutazioni vanno da un minimo di un asterisco – “buono nell’ambito della sua categoria” – passando a due, “interessante, merita attenzione”, tre, “bel vino, da non perdere”, quattro, “tanto di cappello”, sino ad un massimo di cinque, ovvero “beato chi lo beve”.

Si parla di Nebbioli (ma perché non chiamarlo con il suo vero nome, Nebbiolo, indeclinabile) di montagna, ma vedi caso, i vini che maggiormente rendono omaggio e rispettano le caratteristiche e l’identità del Nebbiolo che nasce e matura in questo peculiare microclima, in questi terroir unici, e soprattutto vengono prodotti con il metodo tradizionale (che non prevede il ricorso alla barrique) sono puntualmente quelli che, a livello di punteggio, vengono penalizzati.

Trionfano invece (caso Triacca a parte, il cui indubbio primato in terra valtellinese è giustamente riconosciuto, sia con il Valtellina Superiore Prestigio che con lo Sforzato San Domenico) con due squillanti cinque asterischi ed i consueti giudizi iperbolici per lo Sfursat 5 Stelle definito “pregiatissimo e ricercatissimo” (ma non sarà che i degustatori si fanno condizionare nel loro giudizio proprio da questo nome che sembra quasi un invito ad un obbligato super apprezzamento?) e per il Vigneto Fracia, i vini della Nino Negri, la più grande azienda valtellinese, appartenente alla galassia del potentissimo e mediatico, e sempre molto generoso in materia di inserzioni pubblicitarie su riviste cartacee, Gruppo Italiano Vini.

Una riflessione s’impone: ma siamo proprio certi che il fatto che Presidente del Consorzio vini Valtellina sia proprio l’enologo della Nino Negri Casimiro Maule (mentre l’amministratore delegato del GIV, l’enologo Emilio Pedron, è presidente del Consorzio Vini Valpolicella…), pur con tutto il doveroso rispetto che si deve a Maule, per i vini della Valtellina costituisca un vantaggio e non un problema ?
Siamo davvero sicuri che l’idea e l’interpretazione dei vini valtellinesi proposta in questi anni dalla Nino Negri (e prontamente seguita e fatta propria anche da altre aziende attente a conquistarsi il favore delle guide) costituisca il modello vincente ?
In altre l’esempio da seguire anche in futuro, per fare in modo che i vini di Valtellina non appaiano come vini, più o meno buoni, simili a molti altri prodotti nelle più svariate zone vinicole del mondo, ma risplendano, diversi dagli altri, unici ed inimitabili, come elegantissimi e sapidi Nebbiolo di montagna inconfondibilmente targati Valtellina ?  

0 pensieri su “Nebbioli di montagna: ma sono sempre i vini più internazionali ad imporsi…

  1. Come hai ragione … triste riprova la premiazione dei 5 grappoli AIS dove, personalmente, ho trovato vini troppo ammorbiditi e profumati di vaniglia. Un vino che personalmente avevo trovato interessante, l’Inferno 97 riserva di Rainoldi, lì invece mi ha colpito per una svolta decisamente in controtendenza su quelli che sono i miei gusti: vini poco accattivanti ed eccessivamente morbidi (se non ricordo male il produttore stesso mi disse 100% barrique nuove).
    Un produttore mi ha detto “la clientela vuole i vini morbidi” che, ahimè, fa il paio con “lo spettatore vuole il grande fratello”.

  2. Ho avuto l’onore e il piacere di assaggiare i vini dell’Ar.Pe.Pe in quel del Vinitaly:saro’ anche un novellino di assaggiatore,ma tutti i miei colleghi neo assaggiatori che mi hanno tenuto compagnia sono stati della mia stessa idea:FAVOLOSI!!!
    La cosa che mi ha piu’ entusuiasmato e’ stato il fatto che SAPEVANO DI VINO,ovvero lunghi affinamenti,ma solo di botte grande e bottiglia,e niente aromi da botte!!!!
    Un Grazie a Isabella e al grande papa’ Arturo per darci ancora vini veri!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *