Sul vino torna il sereno: dal “Vangelo” secondo Davide Paolini

Torna il “sereno sul vino”, la crisi è dietro alle spalle.

Chi afferma così, con irenica, beata sicurezza, è nientemeno che Davide Paolini, curatore di una rubrica sul Sole 24 Ore e di un programma radiofonico su Radio 24, emittente dello stesso quotidiano della Confindustria.

In un’intervista rilasciata a Fabrizio Carrera, apparsa su Santa Margherita News, vivace mensile online diffuso in forma di news letter dall’azienda veneta produttrice del celeberrimo Pinot grigio delle Venezie, il sempre abbronzato “gastronauta", da perfetto uomo di mondo, abile nel tenere ottimi rapporti con organizzatori e autorità varie, cerca di rassicurarci sostenendo che “il Vinitaly si chiude in modo positivo e una discreta tendenza alla crescita” e che tra padiglioni e stand, dove anche chi scrive si è aggirato, “si respirava un’aria migliore rispetto alle precedenti edizioni dove la crisi era molto più palpabile. Insomma qualcosa si è smosso".

Ma c’è di più, Paolini sostiene di avere avvistato "una numerosa e qualificata presenza di buyers stranieri: ho visto russi, giapponesi e soprattutto indiani“ e di aver netta “la sensazione che la crisi profonda è alle spalle. La corsa ai prezzi si è fermata anche per tamponare un calo di domanda che ha determinato lo stop per alcune cantine".

Benedetto gastronauta ! Forse io non avrò il termometro speciale di cui dispone lui e che gli consente di tastare il polso delle aziende, di coglierne gli umori, di radiografarne preoccupazioni e soprattutto ottimismi, eppure nelle mie perlustrazioni alla rassegna veronese edizione 2006 ho colto ben altro che la constatazione di fine tempesta e di previsione di “bel tempo” sereno che Paolini, bontà sua, ha “annusato”.

Certo, è vero che si fa strada, ma molto faticosamente e con fior di resistenze, una sorta di ritorno alla normalità; è vero che “c’è finalmente un uso minore del legno”, anche se dire tout court, come fa Paolini, “niente più vini che sanno troppo di barrique” appartiene al campo dei desiderata e non può di certo essere considerata una fotografia realistica della realtà, dove i vini “barricarati” o “vini del falegname” come con felice formula anni fa li definì pionieristicamente lo stesso giornalista, ancora dominano e fanno fior di danni.

Ma pur ottimisti, o tendenti a vedere il fatidico bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto che si possa essere, viene davvero difficile pensare realisticamente parlando, di poter sostenere che la “crisi profonda” del vino italiano sia alle spalle, quando tantissime cantine sono strapiene di scorte invendute e le sofferenze bancarie portano molti importanti Istituti di credito ad essere, di fatto, proprietari di un vastissimo numero di aziende agricole e vinicole. Aziende che sarebbero anche in vendita, eccome, se esistessero i compratori…

Da cosa è preoccupato piuttosto Paolini, che l’intervistatore definisce “uno degli opinion maker enogastronomici d’Italia più noti” ?

Da quello che dichiara a Santa Margherita news solo di “vedere cosa deciderà l’Unione europea che è pronta a varare nuove norme per la produzione del vino” e di capire se autorizzerà, oppure no, i trucioli, i famigerati "chips" sul vino, che permessi e utilizzati nel resto del mondo, in Italia non sono “una pratica consentita".

A parte il fatto che sebbene proibiti questi poco costosi e forse nocivi (interrogare il professor Mario Fregoni a proposito) trucioletti di legno hanno comunque trovato sotterranea diffusione in tante cantine italiane, fa davvero specie, ma non sorprende, che un osservatore di lungo pelo come Paolini non trovi il modo di manifestare preoccupazione per altre problematiche di ben più consistente caratura.

Mi riferisco, ad esempio, alla diffusione in tante cantine di una prassi enologica non consentita come l’osmosi inversa, oppure al disinvolto taglio con altre uve che, nel caso di vini quali Barolo e Brunello di Montalcino, che secondo il disciplinare vigente dovrebbero essere prodotti con Nebbiolo e Sangiovese al 100% vengono invece disinvoltamente addizionati, da ben noti e blasonati cialtroni, con vini provenienti dalle più disparate eroiche lande.

Su queste cose l’ottimista, il diplomatico, l’istituzionale, l’affidabile, il non polemico e l’assolutamente non “rompicoglioni” Davide Paolini, l’uomo che sa vedere il sereno oltre le nubi, preferisce defilarsi, tacere, non prendere posizione.

Naturale: come potrebbe essere, altrimenti, da uomo di pubbliche relazioni qual’è, il “gastronauta” di fiducia, il comunicatore prediletto da fior di grandi aziende, il rassicurante difensore e garante, insieme ad altri esponenti del sinedrio del giornalismo enogastronomico, dell’establishement vinicolo italico ?    

0 pensieri su “Sul vino torna il sereno: dal “Vangelo” secondo Davide Paolini

  1. Cito” oppure al disinvolto taglio con altre uve che, nel caso di vini quali Barolo e Brunello di Montalcino, che secondo il disciplinare vigente dovrebbero essere prodotti con Nebbiolo e Sangiovese al 100% vengono invece disinvoltamente addizionati, da ben noti e blasonati cialtroni, con vini provenienti dalle più disparate eroiche lande.”

    Chi sono questi ” ben noti e blasonati cialtroni” ?

    A me questo sembra uno scrivere che poco collima con il titolo del tuo blog
    caro Franco: VINO AL VINO. “Vino al Vino” ? piuttosto mi sembra un tirare
    il sasso in piccionaia, fare d’ ogni erba un fascio, un modo un po´qualunquista un po´dietrologo ed un po´da barsport. Ed in ogni caso offensivo di chi lavorando bene si sente accomunato con noti e blasonati cialtroni . Per non parlare dei lettori in cui viene insinuato un dubbio, su base di una citazione forse non gratuita ma anonima. Forse meritano, meritiamo, piu´ chiarezza e piu´ linearitá di comunicazione.

    Certo nessuno pretende che tu faccia da poliziotto e pubblichi liste di buoni e cattivi, ma mi sembra che da uno che sta “dentro le cose” come te ci si aspetti
    molta piu´ internetchiarezza. O perlomeno silenzio, se non hai voglia o tornaconto di citare per nome e cognome le ditte che – gratuitamente – accusi.

    Cosi´, come scrivi tu nel tuo post odierno , paga il giusto per il peccatore.

    O sbaglio completamente nella mia valutazione ?

  2. Merolli,
    ti cito un passo tratto dal Mensile VQ, di vari numeri fa, diretto da Costanza Fregoni, articolo di Mario Fregoni sul Brunello che ad un certo punto dice:

    “Ponendo a confronto due Brunello di Montalcino sicuramente a base sangiovese in purezza e due del commercio sospetti plurivarietale, il panel, composto dai partecipanti al Master Universitario di Analisi Sensoriale di Piacenza, ha rilevato che, come era da attendersi, il colore del sangiovese in purezza decade più rapidamente verso il granato e quindi visivamente è meno attraente per i consumatori non esperti. Sotto il profilo aromatico, il sangiovese in purezza presenta maggiore complessità, con note di confettura, speziate e balsamiche; al gusto presenta struttura più esile ma più morbida. I vini del commercio presentano frutta cotta, vaniglia, tostato o bruciato, dipendenti dall’uso prolungato della barrique, che copre il caratteristico aroma del sangiovese, ossia di carne (se giovane) o di cuoio (se invecchiato)”.

    Ti chiedo: questo tipo di comunicazione come la giudichi? Errata perchè non fa i nomi e fa di tutta l’erba un fascio o utile per i lettori?

  3. Uhmmm…bella domanda! se mi metti alle corde e vuoi una risposta aut-aut
    ti dico: sí, manchevole. Peró é giá un altro contesto. Siamo in campo didattico
    dove – credo – lo scopo é mettere in risalto le differenze tra “veri e taroccati”
    per dirla breve. Mario Fregoni mi sembra non tacci nessuno di cialtroneria, non insinua che i vini vengano da altre “eroiche lande”, né cita “ben noti e blasonati”
    nomi.

    Leggo nell’ articolo che stralci un desiderio di informazione: si dá al lettore un identikit per capire la differenza tra sangiovese in purezza e sangiovese palestrato o peggio “cantinato”. Non si dice che nel vino del commercio ci siano addizioni. Infatti , e qualche enotecnico mi corregga se sbaglio, il profilo
    del vino “cantinato” potrebbe benissimo essere ottento con solo pratiche enologiche legali ed ammesse (non le amo , ma é un’altra considerazione)
    come lieviti selezionati, osmosi inversa concentrazione e quanto altro senza necessariamente ricorrere alla addizione di vini di altre parti del mondo.

    Per questo il distinguo tra i due articoli mi sembra sostanziale e , secondo me, prima di accusare qualcuno o – peggio – tutta una categoria di “ben noti e blasonati cialtroni” bisogna avere le prove e se si gestisce un blog che si chiama “vino al Vino” non avere paura di mostrarle.

    Altrimenti é troppo facile scrivere scrivere e scrivere.

  4. Sempre questo dico-non dico, queste allusioni, questo offendere la persona
    invece di attenersi al merito della cosa… mah… non so: se ogni volta che ci si permette di rispondere ad un post, di criticare, di non essere d’accordo si viene insultati….

    Comunque per tornare al merito della cosa: il garantismo, caro Franco, non puo´,per definizione, mai essere troppo. Nessuno, tanto meno io, vuole giustificare nulla o essere miope. Tu hai accusato produttori “ben noti”, che mi sembrano essere noti solo a te, e li hai offesi definendoli “cialtroni”. Secondo me hai gettato il dubbio su tutta la categoria DOCG ed in ogni caso sei venuto meno a uno dei requisiti principali per chi scrive su internet: la chiarezza.

    Hai paura di essere querelato ? allora taci. Non hai prove, ma riporti solo sentiti dire e chiacchiere ? allora continua a tacere. Ne guadagnerai in credibilitá. Preferisci alludere ? dire e non dire ? gettare il sasso e nascondere la mano ? allora accetta di buon grado gli interventi di chi
    non é d’accordo con questo modo di fare da Italia che fu. Qui sei su internet
    e le cose si dicono chiare e comprensibili.

    A meno che non ti sia piu´congeniale continuare ad offendere chi non é d’accordo con te.

  5. Forgive a mere foreigner for intruding on this pissing contest–featuring particularly corrosive piss–since I do not quite understand the politico-socio-economic subtexts here. But I can say that, in the recent past, Franco has indeed named names and pointed fingers at specific individuals and firms who have, in some way, debased or betrayed the best qualities of Italian wine. All anyone needs to do is, in fact, read his many passionate, polemical and informative entries in the franco_tiratore blog.

    A blog he abandoned (correct me if I am wrong) in part because he grew weary of these very pissing contests.

    Criticism is one thing; malevolent attacks are something else. Exactly what is the agenda here?

    Avrei scritto in italiano ma ho voluto dire esattamente cio’ che occorreva dire, senza ambiguita’ o sbagli. Difficile “scrivere scrivere e scrivere,” lo so, in un Paese come l’Italia, corrotta com’e’ altrettanto che in America, anche corrotta e avvelenata nel suo discorso.

    Enough already.

  6. Dear Terry,

    There is no particular hidden agenda and nobody wishes to cast any shadows on anybody, least on Francos previous activities. The case in point is only his latest post. Nothing more, nothing less: his statement “Barolo e Brunello di Montalcino, che secondo il disciplinare vigente dovrebbero essere prodotti con Nebbiolo e Sangiovese al 100% vengono invece disinvoltamente addizionati, da ben noti e blasonati cialtroni, con vini provenienti dalle più disparate eroiche lande” is for all its vagueness and ambiguity quite offensive of two of the most prestigious Italian wines.

    It is my feeling that a journalist should choose a more solid ground for his/her accusations or refrain at all from them. Scandalism and sensation-seeking might attract some readers and some consensus, but they provide a bad service to the consumer at large . Sooner or later somebody will call the bluff.

    In fact if Franco is “in the know” and is informed of any illegal action being
    carried out at wine-production level, it is his duty to inform, if not his readers, the relevant authorities. They are a-plenty in Italy. If he, quite understandably, does not wishes to expose himself to legal retaliation or does not bother to come to grips with the Italian bureaucracy, then he should remain silent.

    I am only reacting because the way the accusations are made leaves me with an intellectual irritation. In the real life it should be the relevant wine Consorzi
    and professional associations that should react and call Franco to stand and give account of his allegations.

  7. Di fronte a qualcuno che scrive:
    a)”Secondo me hai gettato il dubbio su tutta la categoria DOCG ed in ogni caso sei venuto meno a uno dei requisiti principali per chi scrive su internet: la chiarezza”;
    b) “Vino al Vino ? piuttosto mi sembra un tirare
    il sasso in piccionaia, fare d’ ogni erba un fascio, un modo un po´qualunquista un po´dietrologo ed un po´da barsport. Ed in ogni caso offensivo di chi lavorando bene si sente accomunato con noti e blasonati cialtroni”;
    c)”I am only reacting because the way the accusations are made leaves me with an intellectual irritation. In the real life it should be the relevant wine Consorzi
    and professional associations that should react and call Franco to stand and give account of his allegations”
    di fronte a simili affermazioni, dicevo, io sono persuaso che l’unica reazione sarebbe un eloquente e non imbarazzato silenzio.
    Il mondo di Internet é pieno di tipi che pensano di farsi notare e di darsi importanza insultando gratuitamente.
    Di fronte però al voluto fraintendimento di quel che ho scritto e che scrivo da anni, e che tantissime persone hanno perfettamente capito, voglio dire a quel “signore” che solamente un cinese che non sappia leggere quello che viene scritto in arabo può pensare che io getti fango e sospetti su tutta la categoria (molto vasta) dei vini Docg.
    Io da anni, per informazioni chieda al suo amico Teobaldo Cappellano, di cui distribuisce i vini in DK, conduco una serrata battaglia in difesa del vero Barolo, e dei produttori seri, che per fortuna sono la maggioranza e dalla cui parte mi sono sempre schierato, contro la protervia di chi, contando su complicità e coperture varie, del vero Barolo ha fatto e fa ancora strame. E altrettanto sto facendo a Montalcino in difesa del vero Brunello.
    Dov’era, quel “signore”, quando io lottavo apertamente e quasi da solo, contribuendo a far ragionare i produttori e ad indurli ad esprimersi nel modo migliore, contro la proposta di modifica del disciplinare del Barbaresco (si partiva dal “fratello minore” per poi puntare al cuore del Barolo) portata avanti da Angelo Gaja ?
    Dov’era quel “signore” quando io scrivevo le decine di articoli in difesa del Barolo contro i vari taroccatori, peraltro spesso puntualmente premiati dalle guide?
    Dov’era quando Luigi Veronelli sull’Espresso a metà anni Novanta scriveva le stesse cose che oggi scrivo io, senza fare i nomi dei produttori incriminati, ma facendo chiaramente capire di conoscerli ?
    Non c’era, non pervenuto, non palesato, assente.
    Bene, quando avrà fatto in difesa del Barolo almeno la metà di quello che, in tutta coscienza, sento di aver fatto io (é anche merito mio se alcuni taroccatori di ieri oggi non taroccano più…), potrà parlare.
    Per il momento, invece di cercare di mettere in cattiva luce il mio lavoro di giornalista (un tentativo che se fossi cattivo direi che oggettivamente ci mostra il tizio nei panni del portatore di altrui interessi…) taccia. Farà una figura migliore. E con questo io ho chiuso, ho già sprecato abbastanza tempo con lui.

  8. Caro Franco,

    Cominciamo dalla fine e togliamo il dubbio a chi legge che io possa essere
    “nei panni del portatore di altrui interessi”: non riesco spesso neanche a fare i miei di interessi, figuriamoci quelli degli altri. Ma anche qui: se pensi a qualcosa di oggettivo abbandona la tattica della allusione e scrivi apertamente quello che pensi.

    Riportiamo la cosa nella carreggiata che ti piace abbandonare: hai accusato “ben noti” produttori” di essere cialtroni e di aggiungere chi a Brunello chi a Barolo vini di “altre eroiche lande”. Ci vuoi di grazia dire chi sono questi cialtroni ? e a chi sono ben noti ? e quali sono queste eroiche lande che forniscono vini a Brunello e Barolo. Non lo vuoi dire ? non osi ? non ti conviene ? pensi che sarai ostacolato nel tuo lavoro, se dai fastidio a qualcuno ? Giustissimo, comprensibile: ma allora taci fin dall’ inizio.

    A me sembra – posso sbagliare – che un blog non e´qualcosa che uno scrive per pochi intimi e poi possa scegliersi chi lo legge e chi non lo deve leggere. E come si deve rispondere e come non si deve rispondere. E neanche che il
    blogger possa usare questo spazio per imporre ai posters di tacere o per dire
    al mondo come deve andare.

    Dunque in mancanza di tua risposta precisa prendo atto che hai lanciato accuse – anche abbastanza gravi – che o non vuoi o non puoi sostanziare.
    Non sei il primo e non sarai neanche l’ ultimo, ma per me non é rispetto dei propri lettori. Poi vedi tu.

    PS
    Non mi sembra di aver mai messo in discussione o in dubbio quello che hai fatto finora nella tua vita di giornalista. Non solo perché non ne ho ragioni, ma anche perché non c’entra nulla con le mie domande e le tue non-risposte.

  9. Io che acquisto i vini fidandomi anche dei produttori che il Sig. Franco Ziliani cita sul Blog dopo questo articolo che Brunelli acquistare?? Nel dubbio non acquisto alcun Brunello e vado sul sicuro con nomi e cogmomi di produttori di cui il nostro parla bene..o no.

  10. Torno sul PC dopo qualche giorno in giro e scopro che il Blog di Ziliani è ormai diventato del sig.Merolli. Come cambia in fretta il Blog-mondo.
    saluti

  11. Caro Roberto, il blog resta mio anche se a volte viene purtroppo frequentato e “contaminato” da indesiderati e sgraditi visitatori…
    Ma questa é la legge di Internet e del blog: che farci ?

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