The World of Fine Wine, ovvero l’eleganza e la cultura del vino

Magnifica uscita, la numero 11, per The World of Fine Wine, una delle più belle e originali riviste sul vino che oggi siano pubblicate al mondo.

Una rivista che vale sempre la pena di leggere: se si conosce, ovviamente, la lingua inglese…

Per i lettori italiani questo, da poco uscito, é un numero di particolare interesse, che comprende svariati articoli dedicati ai nostri vini.
Innanzitutto un magnifico approfondimento di Kerin O’Keefe, wine writer americana che ben conosce il nostro Paese, e autrice di un bel libro dedicato a Franco Biondi Santi, concentrato sull’attuale situazione produttiva a Montalcino, quindi un saggio di Michèle Shah, altra wine writer che vive in Toscana, sulla magnifica collezione d’arte moderna che si può ammirare presso il Castello di Ama, uno dei più noti e validi produttori di Chianti Classico.

Ancora l’Italia di scena con due altri articoli, firmati da chi scrive, dedicati il primo al magico mondo di Castiglione Falletto, al suo terroir, ai suoi vini (Barolo in primis) e ai suoi protagonisti ed il secondo ad un dialogo con il celebre chef Gualtiero Marchesi che contesta, con la sua consueta verve e lo spirito critico che lo contraddistingue, la teoria che vede il vino come ideale accompagnamento ai piatti dell’alta cucina.

Molte altre cose spiccano però in questo numero di 145 pagine: la consueta ampia rubrica sulle aste dei vini internazionali affidata a Stuart George, un ritratto del fisico e premio Nobel per la Pace Andrej Sakharov, un’intervista di Sara Basra al curatore del Dipartimento di Antropologia dell’American Museum of Natural History di New York, un dotto studio di Katrina Alloway sulla presenza del vino nell’opera di Rabelais, un’introduzione ai migliori ristoranti e alle migliori cantine di San Sebastian in Spagna.

E come non citare, sul versante francese, uno stupendo articolo di Rosemary George (autrice di un impedibile libro sulla Toscana come Treading grapes) riservato al Languedoc (dove Rosemary vive in larga parte dell’anno), un ritratto firmato da quell’altro grande wine writer che é Stephen Brook dedicato a Pierre Lurton, impegnato in due Domaine da sogno come Château d’Yquem e Château Cheval Blanc, un’introduzione del geniale Andrew Jefford (corredata da una ricca scelta di note di degustazione di vini) all’annata 2004 in Borgogna e l’ampio wine tasting, di una settantina di campioni, di diverse annate, di quel classico che é lo Châteauneuf-du-Pape ?
Un grande vino giudicato, con parametri diversi, da due wine writer inglesi e da un giornalista italiano (il sottoscritto) innamorato di questa storica AOC francese.

Questo e molte altre cose ancora, intelligenti, curiose, tutte da leggere e da meditare in questa rivista che testimonia come si possa fare informazione sul vino con un impegno culturale e un’attenzione ai contenuti davvero importanti.



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