Villa Favorita e Villa Mattarana filosofie e prassi diverse per un’unica sensibilità

Ho già descritto (e decantato) i pregi e l’originalità del popolo del vino (produttori e visitatori) che ha affollato domenica e lunedì Villa Favorita e che senza alcun dubbio (e solo i singolari casi della vita mi hanno impedito di verificarlo di persona) hanno animato la rassegna, parallela, ma non concorrente di Villa Mattarana.

Entrambe manifestazioni dedicate ai vini naturali, biologici o biodinamici, ma rese diverse tra loro da sfumature filosofiche e da differenti prassi ed impostazioni sulle quali penso valga la pena spendere qualche parola.


Per cogliere meglio queste differenze cercherò di entrare in toto nei panni del consumatore, in altre parole quella figura di appassionato che i vini compra e che si reca a manifestazioni e degustazioni varie anche con lo scopo di ricavare informazioni utili a guidarlo negli acquisti per la propria cantina.
Nelle mie riflessioni chiamerò dunque in causa due fattori chiave, che per comodità definirò reperibilità e commercio.

A Villa Favorita, salvo un mannello ristretto di vini distribuiti dalla Flute di Delphine Veissière (Raymond Boulard, Château St. Anne, Binner) e a qualcuno (solo qualcuno non certo il 70% come afferma, erroneamente, Giovanna nel suo commento al mio precedente post sulla rassegna) distribuito da Angiolino Maule, la stragrande maggioranza dei produttori stranieri presenti non contavano su una regolare distribuzione in Italia.

L’appassionato che partecipando alla manifestazione avesse scoperto dei vini che desiderasse avere in cantina, per procurarseli avrebbe una sola chance: ordinarli direttamente, magari facendo un gruppo d’acquisto con altri amici, dal produttore.
Lo stesso sito Internet di Vin Natur testimonia in maniera chiara, con la sua nuda elencazione dei nomi delle aziende (che sono invece in genere ben presentate, con numero di telefono e di fax nel catalogo cartaceo consegnato ai visitatori) la natura di pura occasione d’assaggio e di conoscenza della manifestazione.
Una due giorni alla quale hanno partecipato, a larga maggioranza, aziende francesi, (ben 42), contro 25 italiane, con l’unica eccezione di Valentini ben poco note al grande pubblico. E spesso ignorate dalle varie guide.

A Villa Mattarana, invece, si è pensato a realizzare una manifestazione che abbinasse occasione di conoscenza a dichiarati e rispettabilissimi scopi commerciali.

Un aspetto, questo, confermato e sottolineato dalla presenza di un foltissimo gruppo di aziende, italiane ed estere, appartenenti a quel movimento Renaissance Triple A e Renaissance Italia la cui longa manus distributiva e commerciale in Italia è notoriamente la società Velier di Genova, di cui basta visitare il sito Internet per ricavare l’intero portafoglio di prodotti e aziende. Moltissime delle quali presenti a Villa Mattarana.
Diversa, e più ricca, anche la composizione delle aziende partecipanti, che dalle francesi Domaine Weinbach, Fleury, Domaine Richaud, Domaine Valette, Clos de la Coulée de Serrant, Domaine Rouge Garance (per citarne solo alcune) si estendeva, costituendo un nucleo forte, anche ad un folto numero di aziende italiane molto più note di quelle presenti a Villa Favorita (Cappellano, Giuseppe Rinaldi, Radikon, Zidarich, Princic, Radikon, Le Boncie, Oasi degli Angeli, Massa Vecchia) ed in genere ben trattate dalle varie guide.

Se poi si visita il sito Internet dell’Associazione Vini Veri che ha organizzato la rassegna è facile notare come sia gli associati sia le “aziende ospiti” dotate del marchio Renaissance Triple A dispongano ognuno di una scheda di presentazione con tutti i dati utili perché gli interessati, anche i potenziali acquirenti, possano avere un contatto diretto.

Due rassegne di pari dignità e grande valore ed interesse le due, entrambe dedicate a vignerons e vignaioli che sono egualmente Agricoltori Artigiani Artisti, ma con una sostanziale differenza: che la rassegna di Villa Mattarana ha privilegiato, già nella scelta delle aziende chiamate a partecipare, fattori come la reperibilità dei vini e l’attenzione agli aspetti commerciali che non vanno in alcun modo demonizzati e costituiscono un plus per il visitatore – appassionato.

Fattori la cui esistenza ed il cui peso nessuno può negare, ma che si spera rimangano accessori e non sostanziali e non costituiscano, seppure sottotraccia, il filo rosso di un’associazione che non è di certo nata solo per vendere vino (o per costituire il volto nobile di un abile distributore e commerciante), ma per diffondere un’idea e una cultura del vino ben diverse e antagoniste rispetto a quelle dominanti.

Presentarsi sulla home page del sito Internet, dove pure il manifesto e la presentazione del gruppo forniscono rassicurazioni sulla natura di Vini Veri, come ”una realtà che sta lentamente conquistando il mercato mondiale con i suoi prodotti legati alla natura” non può non generare qualche inquietudine…

 
 

0 pensieri su “Villa Favorita e Villa Mattarana filosofie e prassi diverse per un’unica sensibilità

  1. Molto facilmente qualcuno che sparla di noi esiste e anche con te Franco ha fatto “centro”.
    Non so chi disse ( o almeno faccio finta di non saperlo) che una bugia, quanto grande fosse, detta SETTE volte diviene realtà. I nostri libri di storia sono colmi di queste “imprecisioni”.
    Ma mi piace ricordare anche Pirandello che ha fatto un magnifico ritratto di un personaggio che aveva fatto un prestito ad un amico. Dopo anni, senza che nessun fatto fosse intervenuto, dopo aver perso, per quei soldi, anche la possibilità di colloquio finalmente l’amico torna a rivolgergli parola, non per scusarsi del “ritardo” nel pagamento, ma per chiedergli, invertendo le parti, la cifra oggetto del suo debito vantando d’avergliela “prestata” ormai da troppo tempo. Subito fatto e con gioia perché questo metteva fine ad una penosa storia e riapriva un “amicizia” perduta.
    Ecco cosa fa a volte il tempo, ribalta i ruoli e rende, nella comune “immorale” oggi regnante, vincente “chi e senza coscienza, chi passa sopra tutti, chi se ne “frega” . Per me che ho forse i piedi nell’ottocentesca cultura borghese ha vinto, ha dimostrato maggior “forza”, è chi ha pagato due volte.
    Ma torniamo al fatto, mi tocca precisare anche se so che le ritrattazioni non servono ad altro che a rafforzare ed alimentare la “bugia” iniziale, quella delle 7 volte. Pazienza, mi tocca è un obbligo di chi “rappresenta” un gruppo. Lo faccio soprattutto e solo per chi ha ancora capacità critica, chi è in malafede ha tutta la mia comprensione e pena. Il sapere orientale, quello vecchio di 3.000.000 di anni, insegna che la maggior sofferenza è di chi si lascia attrarre e si nutre dalla parte nostra peggiore. La delazione, il turpiloquio, la denigrazione sono forse le punte più alta delle nostre sofferenze, chi di queste si nutre ha la mia pena e comprensione.
    Ma bando al “pensare” veniamo ai fatti. L’anno scorso con noi aveva partecipato il gruppo Velier, non fummo allora tacciati di essere “commerciali”. Quest’anno avevamo più presenze di italiani dell’anno scorso, molte di più ( 50 piccoli produttori rigorosamente biologici ) 10-15 di questi commercializzati da Luca Gargano, come l’anno scorso.
    Il sito non lo abbiamo fatto per “commerciare” ma per comunicare ed anche perché da quello, visionato on line ed in tempi virtuali dai produttori ( non tutti purtroppo lo hanno fatto ), era poi semplice estrarre le schede che avevamo sui nostri “tavoli”. Quindi una semplice opportunità che anche noi “contadini” dovremmo imparare ad utilizzare.
    Franco, ci conosciamo da anni, sai che nella mia azienda sono un “conservatore” perché ritengo che mio padre era una persona molto intelligente, lui così pensava del suo e così via, quindi se loro avevano fatto alcune scelte una ragione doveva esservi. Non butto via l’acqua sporca con il bambino dentro. Sono un “progressista” ( Berlusconi avrebbe detto un c……………. ) talmente curioso da non aver mai ostacolato “la conoscenza”. Bartolo che mi onorava della sua amicizia ( sai che non è millanteria ) mi aveva una volta pubblicata un mio scritto del 17 marzo 2000, in rima ( le poesie sono tutt’altra cosa ) ed era dedicata a mio padre, come scrivo: che quel giorno ebbe natale. In questa scrivevo:
    Detesto: la tecnica, se non schiava al creato
    :l’egoismo del più avere, per non possedere
    :un mondo così corrotto da essere massificato
    Sogno: per amare, sperare, credere. Per vivere.
    Ecco perché amo la conoscenza e la tecnica ( se schiava al creato ). Tradurre questo come un’azione commerciale è veramente fatica. Ci si lamenta che nella nostra c’erano i commercianti di vino? In tutte le manifestazioni vi sono i rappresentanti, per questo vengono fatte ( non dimentichiamo che gli importatori sono commercianti di vino ) da noi ve ne uno che è grosso, nulla più.
    Le schede tecniche? Sono informazione, pura e semplice con gli indirizzi le superfici ettaro, la produzione, in queste non sono riportate le “agenzie” ed i punti vendita come avrebbe dovuto essere se era un’ operazione commerciale. Abbiamo messo tutti questi dati perché il curioso si può rivolgere direttamente al produttore, noi, come gruppo vini veri, non abbiamo intenzione di “mediare” alcunché. Vedi la medaglia ha sempre due facce.
    Per quello della dichiarazione della prima pagina, scusami non è mia me la sono fatta scrivere da un comune amico giornalista per avere un “comunicato” stampa “professionale”, la seconda pagina è mia, quelle cose non le trovi più. Hai ragione non rispecchia il nostro carattere la farò levare, ma ti prego concedi anche a me qualche errore, soprattutto perché fatto in buona fede.
    Io spero che questo tuo “attacco” alla nostra manifestazione sia solo perché conoscendomi da anni sai che “rispondo” e tante più “polemiche” alimentano un Blog tanto più viene letto un ed apprezzato.
    Una caro saluto Baldo
    Cappellano Teobaldo Vini Veri

  2. Sig. Ziliani,
    scrivo questo mio commento al suo articolo a titolo puramente personale. Non ho la finezza intellettuale di Baldo Cappellano per cui vengo subito al sodo.
    E’ tutta la vita che vivo, ho mangiato, mi sono vestito, ho fatto studiare i figlioli. Negli ultimi 5 o 6 anni ho comprato una macchina nuova ( Renault Kangoo ), siamo andati anche qualche volta in ferie (due o tre volte da quando siamo sposati). Tutto questo, che non è poco, l’ho fatto con tre / quattro ettari di vigna, un po’ di olivi e qualche animale senza avere una lira in più di quanto mi desse la vendita del vino. Quindi capirà quanto sia importante per me l’aspetto “COMMERCIALE” . Lo stesso farà anche il Sig. Maule e chiunque altro produttore serio che vive con il proprio lavoro. Il vino bisogna che lo venda perchè “senza lilleri ‘un si lallera” e i figlioli chi li mantiene? Quindi mi lasci vivere senza elogi ma con la mia dignità che già si soffre parecchio il freddo pungente e il caldo torrido in vigna e si spreca tante energie della mente per spremere da queste nostre terracce di Maremma qualche grande vino.E smettiamola per favore di fare i paladini dei nobili ideali di purezza altrui.

  3. Caro Franco,
    è stato un po’ troppo duro con gli amici di Vini Veri.
    Ho partecipato a Villa Mattarana e, purtroppo non a Villa Favorita, con un caro amico ristoratore che, anche con un pizzico di coraggio, sta inserendo in carta vini diciamo non omologati. Questo grazie ANCHE alla passione che credo stia dietro alla Velier, che disribuisce anche a bottiglia singola, produttori altrimenti difficilmente raggiungibili/acquistabili. Gargano di certo non ha bisogno per campare di vendere qualche bottiglia di vino triple A, ma i produttori si. Sicuramente per noi è stata una bella occasione di conoscenza, scoperta e magari qualche piccola delusione. A proposito, visto che è intervenuto, vorrei ringraziare Niccolaini. Per aver potuto finalmente degustare i suoi ottimi vini ma soprattutto per aver tirato fuori e versato quell’autentico fuoriclasse che è il suo Vin Santo.
    Degli incontri con i produttori ho ricordi bellissimi, la passione in quello che fanno sprizza da tutti i pori, e non mi scandalizzo se la loro presenza era sicuramente anche per motivi ‘commerciali’. Anzi, per coloro che più ho apprezzato, nel mio piccolo sarò divulgatore e chissà che non riesca a far loro vendere qualche bottiglia in più, ne sarei felice.
    Non conosco i motivi di questa divisione e francamente non mi interessa più di tanto, avessi potuto sarei andato a degustare anche i vini presenti a VIlla Favorita.
    Vini Veri, VinNatur, Rennaisance, Triple A, mah sono sempre stato refrattario alle etichette, l’importante è che il vino mi piaccia, sia buono, il più sano e naturale possibile. Da degustatore in costruzione, sto sempre più apprezzando quelli legati alla tradizione, i vini dei vignaioli. Ecco casco anch’io nella trappola delle etichette.
    Forse quanto detto da Duke Ellington per la musica potrebbe avere un senso anche per il vino: ‘esistono solo due tipi di musica: quella buona e quella cattiva’.
    Un caro saluto mentro sto preparando il palato per i Dolcetti del 19 aprile.
    Alessandro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *