Vini mito del Vinitaly: i soliti noti per la consueta sagra dell’ovvio e del déja vu

Non ho partecipato, giustamente non inserito (perché considerato “avurso” come direbbe Carlo Verdone) tra i 2.350 professionisti di 66 Paesi (giornalisti, sommelier, ristoratori, trade internazionale, enoteche) che sono stati interpellati, al referendum mondiale, realizzato dalla premiata ditta Civiltà del Bere in collaborazione con l’Istituto Commercio con l’Estero (Ice) per il 40° Vinitaly, referendum che si proponeva di nominare i vini e le cantine mito dell’enologia italiana.
E poi i miti del Quarantennale, cioè legati da sempre a Vinitaly, ed i vini mito secondo le cinque categorie professionali coinvolte nel referendum.


Credo che questi esercizi siano puramente oziosi, fini a se stessi, scarsamente significativi e servano più che altro a ricordare che la palla è rotonda, l’acqua bagnata, l’ora di 60 minuti.
Una sagra dell’ovvio, del déja vu, del risaputo, che serve più che altro ai premiati per godere di quei cinque minuti di notorietà supplementare, per ribadire, più a se stessi che agli altri “visto come sono importante ?”, ma non racconta niente, non aggiunge niente a quel che già si sapeva, non comunica nulla, in altre parole non è non fa notizia.

E’ notizia secondo voi dichiarare il Sassicaia di Nicolò Incisa della Rocchetta il Mito dei Miti del vino italiano e la Cantina Mito nientemeno (ma avevate dei dubbi in merito?) quella di Monsù Angelo Gaja (per la somma dei punteggi ottenuti dal Sorì San Lorenzo, Sorì Tildin, Sperss) ? Ma nemmeno per sogno !
Si tratta solamente di un esercizio, sterile, di continuo riscaldamento della minestra, proprio come dichiarare miti del Quarantennale, cioè vini (e soprattutto aziende) legati da sempre a Vinitaly, il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1995 della Ferrari dei fratelli Lunelli (Trentino), il Trebbiano d’Abruzzo 1996 di Valentini (Abruzzo), il Vin Santo Occhio di Pernice 1994 di Avignonesi (Toscana), il Masseto 1997 della Tenuta dell’Ornellaia dei Frescobaldi (Toscana) ed il Tignanello 1997 della Marchesi Antinori (Toscana).
Quanto ai vini scelti dalle “categorie professionali”, qui c’è veramente da ridere (per non piangere), per gli involontari controsensi che queste nominations mettono in campo. Perché risulta davvero difficile pensare che Mito dei Sommelier possa essere il Barbera d’Asti Bricco dell’Uccellone 2003 di Braida, Mito dei Ristoratori il Barolo Monfortino Riserva 1998 di Giacomo Conterno, Mito dei giornalisti l’Amarone della Valpolicella 2000 di Masi (Veneto) e Mito delle Enoteche il Monte Lodoletta, Amarone della Valpolicella 2000 di Romano Dal Forno !
Nessuna difficoltà a credere che come Mito del Trade possa essere stato scelto l’Amarone della Valpolicella 2001 di Allegrini, uno dei vini più export oriented ed internazionali (e distribuiti da abili importatori che i rapporti con la stampa internazionale li sanno tenere, eccome !) che si producano nella bellissima zona veronese.
Già sembra incredibile che su cinque vini scelte dalle categorie ben tre possano essere degli Amarone, prodotti in quella Valpolicella terra vinicola simbolo di quella Verona che ospita il Vinitaly.
Ancora più incredibile è pensare che ci siano stati dei giornalisti (fuori i nomi please !) che abbiano pensato ad eleggere come “mito”, ma de che !, l’Amarone di Masi, un buon vino, niente da dire, prodotto da un’azienda mediatica che sa curare bene le pubbliche relazioni, ma non proprio un vino trascinante di quelli che accendono le fantasie e si accampano nella memoria come indimenticabili e paradigmatici…
Sarebbe bello credere, senza maliziose arrières pensées, che rispettivamente ristoratori ed enotecari abbiano effettivamente eletto a loro “campioni” due grandissimi vini come il Barolo Monfortino riserva Giacomo Conterno e l’Amarone Monte Lodoletta di Dal Forno, ma sono, purtroppo, scelte che appartengono al campo dei desiderata, delle speranze, perché, valore indiscutibile a parte, il loro prezzo li rende vini scarsamente scelti e stappati nella stragrande maggioranza dei ristoranti !
E quindi vini che, seppure figurino nelle carte di molti ristoranti, soprattutto quelli stellati, ben raramente, purtroppo, fanno bella figura di sé sui tavoli…
Ma poi, scusate, propiro nel 2006, quando é chiaro a tutti che le mitizzazioni, le spettacolarizzazioni, gli eccessi di blasone, l’elevazione agli altari, la sacralizzazione del vino e di certi vini in particolare, hanno finito con il fare danni, pesantissimi, al vino italiano e si avverte il bisogno di restituire una dimensione umana al vino, di restituirlo ai consumatori, di innescare una nuova confidenza tra vino e appassionati, che senso ha proclamare ancora, (sembra di sentire l’annuncio: the winner is…) dei vini “Mito”?
Ma chi sente mai il bisogno di una cosa del genere ?
Solo Civiltà del Bere, che tramite iniziative del genere, il suo collateralismo perfetto e assiduo con una certa parte del mondo produttivo, il suo essere funzionale ad un certo coté spettacolar mondano, tanto gradito dagli organizzatori del Vinitaly da qualche anno a questa parte, riesce a giustificare il fatto di esistere.
E di proporsi, ad ogni numero, non tanto agli appassionati di Bacco, ma proprio a quel sinedrio di produttori (avete capito bene, sinedrio), sempre i soliti, che la rivista di Pino Khail celebra, vezzeggia e coccola, con impareggiabile sussiego, da anni, in un clima di sinergie e di unità d’intenti di cui bisognerà pure decidersi a parlare, prima o poi… 

0 pensieri su “Vini mito del Vinitaly: i soliti noti per la consueta sagra dell’ovvio e del déja vu

  1. Queste classifiche lasciano sempre il tempo che trovano, ma sono anche divertenti.
    Da parte mia concordo con i MITI tipo Sassicaia, GAJA e Dal Forno.
    Infatti, in considerazione dei prezzi davvero inaccessibili, per me rimarranno prodotti inarrivabili, lontani e da sogno, appunto MITICI!!! ;-))
    (Certo che Masi-Mito è, anche per me, una vera sorpresa; non può essere un mito visto che ne ho comperata qualche bottiglia!!!).
    cari saluti a tutti.

  2. Più seriamente, vorrei dire che queste classifiche e votazioni spesso si rilevano come opportunità perse. Infatti, confermano l’ovvio, come detto dal sig. Ziliani, e perdono così l’occasione per far conoscere al grande pubblico realtà diverse del mondo del vino e, a ben guardare, ben più mitiche. Penso ai quei produttori di Maroggia o di Donnas mirabilmente descritti da Ziliani nel suo fantastico e catulliano articolo “odi et amo” (ancora grazie per l’emozioni!). Gente che davvero sfida la natura, vive di passione, sfida anche le dure leggi dell’economia e dei mercati, ma che ci regalano forti emozioni, passione vera, dedizione assoluta ad un sogno che diventa vino. Questa realtà, nascosta, eppure presente, è il vero MITO! E il Vinitaly dovrebbe dare il giusto e meritato spazio
    Saluti,Roberto.

  3. Ma quando la finiranno tutti con queste classifiche, graduatorie, pagelle varie e chi più ne ha più ne metta , spesso assurde, spesso trite e ritrite, spesso precotte, sempre ormai prive di qualsiasi senso per il consumatore e qualsiasi appeal. Ma basta non siamo più alla scuola elementare!!!!!!!
    Ciao
    Gregorio

  4. Due considerazioncine piccine picciò:
    1) perchè i vini “mito”? per far sognare. Sogni e ancora sogni, senza dietrologie di sorta. In un’epoca cinica,stanca e disincantata come l’attuale, in giro ce n’è un bisogno disperato. Dunque un’iniziativa come questa può avere una sua funzione “sociale”, mettiamola così, oltre a tutte le altre funzioni esplicitate da Franco e che però solo noi addetti ai lavori cogliamo. La gente comune, ovvero la massa, ha bisogno di pochi punti di riferimento, solidi,risaputi e ovvii, che non mettano in crisi la sua già traballantissima e approssimata cultura (in senso generale). Sono sempre gli stessi? Mi sorprenderei del contrario. Siamo nel campo dell’immaginario collettivo, come per le favole.
    2)”M” come mito e come…Masi? bah, anzi mah!!. 🙁 Qui ho oggettivamente alcune difficoltà. Avrei visto di più un Quintarelli, se proprio di Amarone vogliamo parlare. Però vige sempre la legge dei grandi numeri, e della notorietà, e della comunicazione, ecc. ecc. Iniziative come questa fanno parte del gioco, vanno prese per quello che sono – un gioco, appunto, come quando si discute del tempo o degli oroscopi – senza caricarle di significati che non hanno.
    Lizzy

  5. ciao,
    concordo con Lizzy.
    I tantissimi fruitori (bevitori) normali del V I N O ,non possono sapere tutto ed avere una conoscenza profonda come quelli che nel mondo del vino ci sguazzano dalla mattina alla sera. Perciò queste cazzatine servono per creare movimenti d’interesse, suggestioni, appeal, partecipazione . Chiaro poi che i GRANDI nomi hanno le persone giuste nei posti giusti. Come al solito.

    Se in cantina arrivano ancora tanti con le guide in mano, vuol dire che in giro di “orbi” ce ne sono ancora molti.
    A questi sotuttoio, bisogna dare questi risultati!!
    E … vadano a comprarsi l’amarone Masi alla coop

    Carlo

  6. …. è terribile per un polemista come me ammettere di essere “quasi completamente d’accordo” … rileggerò meglio per valutare qualche nascosto spunto di polemica e poi mi ripresento …

  7. … OK … sono da decenni abbonato a Civiltà del Bere ; oggi lo sono più per “tradizione” ed affetto che per scelta ponderata e condivisione della linea editoriale , oltre che dei contenuti (Tommasi Marchi era amico di famiglia) … ho sempre criticato la veste eccessivamente celebrativa e lo spazio esagerato perso su reportage “enofestaioli” . Inoltre l’opportunismo di estrapolare il lavoro di altri per ottenere delle “sintesi più oggettive incrociano i dati” ( vedi vini e ristoranti) … mah , oggi un pò di noia e tanta stanchezza … Venendo ai premi e ai vini mito : tutte stronzate . ‘Sti premi e classifiche stanno proliferando in una maniera abnorme , senza senso , facendo perdere ogni interesse o legittimazione a tutta la categoria dei “premiati” . Vino dell’anno , del mese , del giorno … l’instant wine , il vino intelligente , il Q/P , il monovitigno , l’alloctono , il premio per fascia di prezzo ( interessante quello over 1000 Euro) … il tutto moltiplicato per tutte le riviste , tutte le manifestazioni , tutti i giornalisti accreditati come “critici enologici” … mancano solo le classifiche delle agenzie pubblicitarie ( sovrapponibili a quelle di molte riviste) e il “circolo” ( o perversione) si chiuderebbe . Dei vini citati nell’articolo … beh qualche cosa buffa , qualche cosa legittima , qualche sciocchezza … niente di nuovo sotto il sole , quindi …

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