Anche Wine Spectator approda al blog: accessibile, però, solo agli abbonati

Com’era naturale e prevedibile, al blog, questo moderno strumento di comunicazione che s’impone sempre più per l’immediatezza che consente e la facilità di dialogo tra chi scrive e chi legge, è finita con l’approdare anche una rivista importante e nota come Wine Spectator.
Testata il cui articolatissimo sito Web offre già contenuti particolari e l’accesso a speciali sezioni di news, oltre che al ricchissimo database di articoli e degustazioni, esclusivamente a chi alla rivista è abbonato.
Proprio quello che aveva fatto, nel 2003, quel piccolo ma agguerritissimo sito wine web magazine che era WineReport. Il WineReport d’antan, ovviamente …

Wine Spectator ha varato il proprio blog, che presenta gli interventi di quattro columnist come James Laube, James Suckling, Harvey Steiman, James Molesworth, oltre che di Marvin Shanken, chairman della M. Shanken Communications, Inc. editor and publisher di Wine Spectator, da circa un mese, ed il bilancio, come osserva soddisfatto in un recente post mister Shanken, è straordinario: 40000 visitatori e 100000 pagine visitate.

Un blog particolare, quello di Wine Spectator, accessibile a tutti solo nella pagina d’apertura, ovvero l’indice, ma poi, nei contenuti, ovvero l’accesso ai post dei vari columnist, e la possibilità di commentare e dialogare con loro, riservato esclusivamente agli abbonati alla rivista.

Nella presentazione dell’iniziativa Shanken ha sottolineato il carattere profondamente diverso di questi blog condotti dai columnist di Wine Spectator, rispetto al forum, esistente da anni sul sito della rivista e aperto a tutti gli appassionati di vino, sul quale i collaboratori di Wine Spectator avevano qualche riserva ad intervenire, visto che chiunque poteva intervenire anche celandosi dietro a nomi di fantasia. E consentendosi le consuete licenze, anche verbali, consentite dall’anonimato.

Con la formula del blog riservato ai soli abbonati della rivista, il dialogo avviene invece a carte scoperte, con ben dichiarato e chiaro il nome sia di chi posta opinioni, i vari columnist che propongono un tema e dicono la loro, sia di chi interviene, il quale, come abbonato a Wine Spectator porta un nome ben chiaro e riconoscibile.

Come non dare ragione, visto che in questo modo il contraddittorio e lo scambio di idee e opinioni sul mondo del vino avviene in maniera limpida e specchiata, senza quegli strani giochi di nomi falsi e di cloni che è invece prassi (pessima prassi, a mio avviso) dei più importanti e diffusi forum sul vino, alla scelta del proprietario di Wine Spectator e dei suoi collaboratori di strutturare in questo modo il loro spazio blog?

Le uniche, possibili, obiezioni, riguardano solo un paio di dubbi: un blog riservato agli abbonati ad una rivista è ancora in sintonia con la filosofia dei blog o è qualcosa di diverso?

E ancora: in quale rapporto si porrà il tipo di informazione-comunicazione sul vino rappresentato e veicolato dagli interventi nei blog dei cinque columnist (domanda: perché manca all’appello il più libero e più vicino allo spirito del blog dei collaboratori di Wine Spectator, ovvero il bravissimo oregoniano Matt Kramer ?) con il tipo di informazione sul vino, spesso troppo attenta agli aspetti legati al marketing e agli interessi di distributori ed importatori attivi negli States, fornita regolarmente, anzi, rappresentata dalla rivista ?

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