Baricco ed i barbari del vino

Non amo Alessandro Baricco, non mi piace il tipo di letteratura e la figura d’intellettuale "spettacolo" anche se sempre "engagé" che rappresenta, ma non posso che consigliarvi la lettura del capitolo odierno del libro che l’autore di Novecento, addirittura destinatario di siti Internet come questo, sta scrivendo, a puntate, per il sito Internet di Repubblica.

Parlando de I Barbari Baricco è naturalmente finito con il parlare anche dei “barbari” che imperversano, facendo grandissimi danni, nel mondo del vino. Leggete:

Cose intelligenti, quelle dette da Baricco, condivisibili: proprio quello che io ho scritto, per anni, su WineReport e che scrivo attualmente su Vino al Vino

0 pensieri su “Baricco ed i barbari del vino

  1. Magistrale! Non so se Baricco mi piaccia o no, non l’ho ancora capito/deciso avendo letto solo un suo libro, e per di più di critica musicale (nel titolo c’entravano le mucche del Wisconsin, il resto non lo ricordo) quando mi occupavo (ancora) molto di musica e poco di vino, però devo dire che sottoscrivo in pieno quello che dice. I barbari, temo, non sono solo gli americani, ma anche tutti quelli che ci vanno dietro, anche in quest’ultima provincia dell’impero statunitense che è il nostrano stivale…
    Lizzy

  2. Una sola frase poteva anche evitare, questa:
    “E ve lo dice uno che piuttosto di fare una vacanza enogastronomica si spara un villaggio vacanze alle Canarie ”

    L’articolo è scritto bene, come è il suo stile, che a me piace, nonchè il contenuto, ampiamente condivisibile, anche se non dice niente di nuovo.
    L’amaro in bocca me lo lascia quella frase, un po’ da uomo colto ed intellettuale (ed intellettualoide) che deve sempre guardare il mondo in modo distaccato e chiosa in quel modo quasi a voler, comunque, sottolineare la sua distanza dall’enogastronomia, materia secondaria in fondo. Per carità, no problem, peccato che appena sopra aveva detto in modo semplice e bello:

    “gustare il vino è un faccenda che non riguarda tanto il primo sorso, o gli istanti in cui lo bevete, ma tutto il tempo dopo, la storia che il vino vi racconta dopo.”

    Il vino, infatti, è, anche, cultura se non interpetato ed eseguito in modo barbaro, come lui stesso descrive bene.

  3. Io invece sono in totale disaccordo.
    Gli Americani hanno fatto con il vino quello che i Giapponesi hanno fatto con le moto e le macchine: sono venuti in Europa, hanno imparato, ed hanno prodotto le stesse macchine e moto “a modo loro”.
    Ma che dovevano fare? Hanno copiato il meglio dell’enologia mondiale, lo hanno adattato ai loro gusti perché intanto dovevano berselo loro, e piano piano hanno definito uno stile, discutibile se volete, ma diverso dagli standard europei.
    Poi su questa banale constatazione si è innestato un fenomeno di mercato: negli USA il consumo di vino cresce, a differenza che in Italia e Francia, e quindi i produttori che volevano/vogliono vendere là cercano di riprodurre quel tipo di vino. Non solo, ma quel tipo di vino alla fine ha successo anche qua! Piace! Agli enotrogloditi probabilmente, ma sono la maggioranza.
    Poi nel frattempo gli Amerikani sono anche scesi dall’albero e molti loro vini ormai mi sembra siano lontanissimi dallo stereotipo bariccato (da Baricco), come dimostra l’amore folle che nutrono (e gli sforzi che stanno mettendo in atto per produrlo) per il Pinot Nero.

    Per concludere: i barbari calavano in Italia ed imparavano il latino. Siamo stati noi invece ad andare in America ad imparare l’americano!

    Luk

  4. Bravissimo Luca Risso! Finalmente qualcuno che, oltre a Ziliani,esce dagli stereotipi e dall’insidia della facile critica! Bravo e concordo. Per alcuni gli americani sono l’unico e solo problema.
    In generale direi che un po’ di rispetto, anche lasciando intatto il diritto di critica, non guasta. Mi pare che tra gli americani ci siano anche personaggi come Terry Hughes (che non conosco), sempre simpatico, rispettoso delle tradizioni altrui e sempre pieno di voglia di imparare cose nuove in giro per il mondo (enogastronomico). Per lui, che forse legge tali facili (e superficiali) critiche, e per gli altri come lui ci vorrebbe un po’ di rispetto.
    Grazie e saluti

  5. Luca, dimentichi un piccolo insignificante particolare: l’anima!
    La storia e la ricchezza di una terra e di un popolo attraverso quel vino. Andare a copiare il vino americano ha una semplice finalità: vendere. Sono due linguaggi che non si parlano. Gli americani sono stati copiati solo perché hanno dato l’esempio di cosa per loro (e ora anche per noi) è un valore, il denaro come bene supremo. Poco importa tutto il resto. E noi copiamo perché siamo stati progressivamente denudati di tutto ciò che avevamo, molto più difficile da ottenere. E’ molto più semplice fare “Vacanze di Natale” che “Ladri di biciclette”, e’ molto più conveniente fare un vino siculo-americano che un vino complesso e con una sua personalità.
    Copiamo perché non abbiamo mai creduto nelle nostre risorse e nella nostra inimitabile storia.
    Gli americani ci hanno copiato ma il Barolo non riusciranno mai a farlo.

  6. RoVino
    Guarda che l’amore per la pecunia, che da sempre non olet, non ce l’hanno insegnato gli americani.
    Poi io sono d’accordo con te, le tradizioni sopra tutto, quando ci sono. Ma quanti altri vini italiani possono vantare una storia nobile quanto quella del barolo? Quando si è dovuto rifondare l’enologia in molte regioni italiane (quasi tutte), naturalmente ci si è rifatti al prodotto “che tira”. E’ anche logico in quanto i riferimenti tradizionali potevano solo portare a vini pessimi. Ora io ribadiscco (basta leggere un po’ di alt.food.wine) che quello del vino ciccio e grosso è uno stereotipo che agli americani oramai non calza più tanto.

    BTW, si parla sempre di rossi, ma si accorge qualcuno quanto stereotipali, omologati, a-tradizionali e banalmente perfettini sono diventati il 99% dei bianchi in Italia? E qui gli americani non c’entrano nulla. Semplicemente quando una tradizione non c’è, ci si rifà ai modelli che vuole il mercato. In questo caso vai di criomacerazione, lieviti bananosi ecc ecc.

    Luk

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *