I’m growing older ed essere trendsetter non fa proprio per me…

Accidenti sto proprio invecchiando !
Me ne accorgo non solo dalle parole di mia moglie e di mia figlia (21 anni) che questo mio “growing older” mi segnalano un giorno sì e l’altro pure, da qualche acciacchetto che comincia a farsi sentire, da malinconie e bilanci serali, dal fatto che sono trascorsi troppi anni dall’ultimo scudetto dell’Inter, ma dal fastidio e dalla vera e propria insofferenza che provo dinnanzi ad alcuni comunicati dal mondo del vino redatti all’insegna di uno scoperto giovanilismo.
Di un desiderio di coinvolgere e portare al vino un pubblico di giovani consumatori.

Capisco benissimo, anzi approvo per la sua simpatia e la sua spigliatezza – non potrei dire diversamente per la stima che nutro per questo studio di pubbliche relazioni (posso dirlo ? forse il migliore in attività oggi per vino e dintorni) –  il comunicato “Fichimori rinfresca i bollenti spiriti” che lo studio Grazia Lotti di Milano (valido riferimento comunicazionale della galassia Antinori – Montenisa – Tormaresca – Krug) mi ha recapitato, magnificando lo “stile di vita. Un modo di essere energetico e irresistibile. Contagioso” che il Salento rosso base Negro amaro Fichimori prodotto dalle cantine Tormaresca di San Pietro Vernotico nel brinidisino impersona e rappresenta.

Ma di fronte a questo testo scandito da parole d’ordine come “nuovi trendsetter”, “tendenze hot”, “locali di tendenza”, “sound mediterraneo rivisitato in chiave fusion”, “mood alternativo e glocal. Mix di tendenze underground globali e di ingredienti locali ed etnici”, getto la spugna e da quasi cinquantenne con tendenza anticipata al vecchionismo (alla Italo Svevo) mi arrendo e passo la mano.
Perché proporre freddo un rosso da uve Negro amaro in purezza sarà anche trendy, e coinvolgere il pubblico che ha l’età di mia figlia o qualche anno di più sarà anche giusto e doveroso, da un punto di vista commerciale e di marketing parlando, e opportuno quindi farlo coinvolgendo il Dj Miele, “il ritmo tribale della taranta”, “party privati Fichimori” rallegrati dal suono scatenato della taranta e annunciati da siti Internet con insopportabili animazioni flash.

Però io, che pure ho un pizzico di sangue pugliese (da parte dei genitori di mia madre, tarantini) e che il Salento l’ho amato e lo amo tantissimo e l’ho potuto conoscere, trascorrendo estati bellissime, oltre dieci anni fa, grazie ad amici veri e produttori come l’indimenticabile Cosimo Taurino, come Sandro Candido, Donato Lazzari, Beniamino D’Agostino, Severino Garofano, che il miglior Salento vinicolo l’hanno impersonato e proposto già negli anni Ottanta, non oggi che sembra essere diventato di moda, di fronte a queste cose, sarà l’età, rimango indifferente. E un pelo infastidito.

E non posso che pensare che anche se sarà vero che “Fichimori è un lifestyle, sintesi dei sapori e dei profumi autentici e contemporanei del Salento”, quella magnifica terra di Puglia continua ad avere per me altri profumi e altri ricordi.
Il gusto intenso e caldo e avvolgente di un Patriglione e di un Notarpanaro 1974 bevuti vent’anni dopo insieme al "boss", il magnifico mare di Porto Cesareo nel 1995, una fantastica notte di San Lorenzo in spiaggia con i fuochi e tanta allegria, la stretta di mano e l’abbraccio forte e sincero di un amico, Mimmo, che purtroppo ci ha lasciato troppo presto, le orecchiette fatte a mano con la ricotta forte, e poi terra rossa, profumi intensi, masserie, vecchi vigneti ad alberello di Negro amaro, il sole bollente ed una civiltà contadina antica.

Ricordi nostalgici di un tempo magico che nessuna taranta, nessun vino rosso servito freddo sul sushi ed il sashimi, nessun evento trendy “alternativo e glocal”, potrà mai restituirmi.
Come cantavano i Rolling Stones: “time waits for no one, and he won’t wait for me”…

0 pensieri su “I’m growing older ed essere trendsetter non fa proprio per me…

  1. Non è questione di età o meno. A qualsiasi non decerebrato mentale non può non far orrore quel tipo di comunicazione, ma evidentemente, se l’hanno ideata così, vorrà dire che a qualcuno piace ed il messaggio passa pure, e questa, se vuoi, è la cosa più agghiacciante.
    Mi ricordo un film di Nanno Moretti, Palombella Rossa, dove lui tira uno schiaffo alla giornalista che le parlava di “Trend positivo”. Qui non basterebbe una sequela di schiaffoni alla Bud Spencer e Terence Hill

  2. Caro Franco,
    tu parli di sentimenti, questi si che sono fuori moda.
    Oggi le cose sono molto diverse, non c’è tempo per vivere davvero ogni piccolo attimo della nostra vita attraverso le cose semplici, soffermandoci magari di fronte al rumore delle onde che portano via, per pochi istanti, i ciottoli dalla spiaggia per poi restituirli luccicanti ai nostri piedi. E magari notare, così, solo perché il nostro occhio è ancora curioso, che fra quei sassolini infinitamente diversi c’è un piccolo esserino che lotta per non essere risucchiato dalla prossima onda e guadagnare la terra ferma alla ricerca di cibo o di avventure.
    No no, adesso il sentimento è un fatto pubblico, è audience, è spettacolo osceno e impoverito.
    Proprio poche sere fa, mi pare venerdì notte, non riuscivo a prendere sonno e ho svogliatamente acceso il televisore e…caspita! C’era un bellissimo film in bianco e nero di uno dei fratelli Coen. Un film recentissimo ma volutamente in bianco e nero per ricalcare le atmosfere degli anni ’40.
    E allo stesso tempo ce n’era un altro su un’altra rete, forse turco, anch’esso interessantissimo e coinvolgente. Alle 2,30 di notte!
    Mentre alle 21, ora in cui gran parte delle famiglie si riunisce, cena, chiacchiera e magari vorrebbe vedersi un bel film niente! Però ci sono le isole dei famosi, le fattorie e mille altre idiozie pronte per noi (anzi per loro!).
    Non è certo per parlare di televisione, ma per dire che c’è davvero tanta, troppa imbecillità dilagante, e, cosa assai grave, ci si sta abituando…
    Questa è la realtà di oggi, poco c’entra con i tuoi prossimi cinquant’anni.

  3. Macchè sentimenti. Ecco cosa succede a dare in mano gli uffici stampa a chi giornalista non è. E se per caso lo è, sarebbe da radiare dall’ordine per incompetenza. Non si scrivono così i comunicati!! e lo dico da addetta stampa. Il comunicato è quanto di più tecnico e secco si possa immaginare. Va data la notizia nuda e cruda, ammesso che ci sia, mettendo in primo piano quello che può interessare al lettore e quindi al collega che riceverà il comunicato. Al di la’ del gergo giovalistico, mi dite cosa se ne fa un povero cristo di cronista di un comunicato dove si parla di trendsetting, “mood alternativo e glocal. Mix di tendenze underground globali e di ingredienti locali ed etnici” e via vaneggiando?? pezzi come questo sono dei capolavori di vuoto pneumatico. Primo premio assoluto al concorso “Kitch dell’anno”.

  4. Prendiamo atto che Lizzy boccia il lavoro di uno degli uffici stampa a mio avviso più validi e competenti che ci siano in circolazione !
    Da giornalista che si limita a fare il giornalista e non fa anche, come Lizzy dice di fare, l'”addetta stampa”, ho trovato il testo di questo comunicato troppo “giovanilistico” per i miei gusti e per la mia età. Ma non mi sono certo sognato, rispettando il lavoro, altamente professionale, dell’agenzia Grazia Lotti, di giudicarlo “kitsch” o esempio di “vuoto pneumatico”…

  5. Penso che il comunicato stampa sia stato redatto dietro a un brief preciso da parte del cliente e di chi ha studiato le varie iniziative di lancio del prodotto.
    Prodotto che, nelle intenzioni del produttore, ha come target di riferimento, come dicevo sul mio blog, la gente da chiringuito e da festa in spiaggia.
    Per questo sono stati usati quei toni, per comunicare in maniera giovanile (odiosissimo termine) un prodotto che si deve posizionare allo stesso livello di una cubalibre, anzi, sostituirlo, pur avendo alle spalle delle origini completamente diverse. Per farlo diventare “cool”. Per sdoganare il vino rosso dall’immagine (solo loro) di vino da pasto, o peggio ancora da osteria. Insomma, di prodotto vecchio.

    Pensandoci bene mi viene il sospetto che, forse, il produttore in questione ha la cantina un po’ troppo piena e ha bisogno di idee nuove per vendere un prodotto che in maniera tradizionale non comprerebbe nessuno.

  6. D’accordo, sarà anche l’agenzia più professionale che dici tu, Franco, non lo metto in dubbio. . Ma come cronista mi ribolle il sangue quando vedo certi scritti. E come giornalista mi rifiuto di piegarmi a certe richieste del cliente. Una volta ho quasi litigato col direttore di un’azienda che seguo come ufficio stampa perchè voleva che facessi un comunicato su un “qualcosa” che non aveva alcun rilievo giornalistico; avrei dovuto scrivere qualcosa di analogo al comunicato in questione, dove insomma, la notizia non c’era. Ho vinto io, e il comunicato non è uscito. E all’azienda ho evitato di fare una figura del…cavolo

  7. Più che “giovanilistico” il comunicato mi sembra costruito per attirare i (passatemi il termine un po’ giovanilistico) fighetti giovani e meno.

  8. Carissimi, mi rendo conto che l’età, la maturità, porta a vedere il mondo con occhi maliconici, a rileggere il passato in toni amarcordiani…
    Ma purtroppo (?!?!) il mondo cambia, evolve. A noi tutti, vecchie e nuove generazioni, il compito di farlo evolvere verso il meglio.
    Io sono salentino ma ho fatto un master a Boston e per lavoro vivo tra Londra e Ginevra, inutile dirvi che SCAPPO per quanto più possibile a casa. Inutile dirvi che il mio immaginario di SUD è contaminato da linguaggi altri fatti di globalizzazione e, perchè no, di musica elettronica. Forse solo per un un fatto generazionale sto vivendo il revival “tarantistico” di questi anni e non ho paura ad affermare che mentre da giovanissimi ci vergognavamo delle nostre origini contadine, oggi, in tempi di scambio globale, le nostre origini sembrano essere diventate le uniche monete di scambio valide (l’olio che produce mia zia è al momento il regalo più prestigioso che io possa fare a qualsiasi amico nel mondo) nel mercato globale.
    Questo per dire che è possibile mantenere il sapore dell’autenticità delle nostre tradizioni pur aggiornandone i linguaggi con cui esse si trasmettono alle nuove generazioni. Sono felicissimo che da qualche anno ai rave estivi i ragazzi preferiscono la pizzica e il vino alla musica trance e alle pasticche. Lo sono oggi ancora di più di avere un cd bellissimo (quello realizzato da DJ Miele) della musica popolare del sud contaminata con la musica elettronica. per tanti motivi. Il primo perchè “risuona” dei miei stati d’animo, delle serate e dei viaggi fatti con l’inseparabile amico Cosimo Ansaldi (che sono sicuramente sono diversi da quelli vissuti da Franco Ziliani con Cosimo Taurino); il secondo perchè in manifestazioni importanti di musica elettronica (dove di solito artisti del calibro di DJ Miele sono presenti) potremo ballare al ritmo della pizzica…
    Purtroppo (!??!) il tempo passa e dopo Mimmo, ci lasceranno altri amici, e poi altri ancora… Ed una generazione di Vine Lovers sarà finita. E forse allora sarò troppo tardi dedicarsi all’umiltà. All’umiltà di andare incontro ai linguaggi delle nuove generazioni.
    Tormaresca è un passo avanti e, come ogni avanguardia, forse questo disturba la “quite” dell’ovvio.
    Sicuramente proverò questo vino…

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