La grandezza del Nebbiolo di montagna. Verticale dello Sforzato di Domenico Triacca

Non ho potuto partecipare e mi dispiace molto, a questo evento enologico, ma sono ben lieto di pubblicare, redatta dall’amico Natale Contini, delegato A.I.S. di Sondrio, la cronaca di una magnifica degustazione verticale del Valtellina Sforzato di Domenico Triacca, tenutasi la settimana scorsa presso il bellissimo centro aziendale de La Gatta, in quel Bianzone a me caro anche per la Locanda Altavilla della brava sommelière e patronne Anna Bertola.

f.z.

E’ stato un evento raro e da ricordare a lungo la degustazione verticale di Sforzato Triacca che si è svolta il 18 maggio presso la Tenuta La Gatta di Bianzone, organizzata dalla delegazione di Sondrio dell’Associazione Italiana Sommeliers.
Ben sessanta tra sommelier e aspiranti (quanti ne poteva contenere l’accogliente sala dell’ex monastero) hanno così potuto apprezzare la grandezza del vero autentico Nebbiolo di montagna.

A fare gli onori di casa ovviamente il titolare Domenico Triacca, che prima della degustazione ci ha accompagnato nel vigneto della Tenuta (tredici ettari di filari accuratamente coltivati) per verificare in loco le geniali innovazioni introdotte negli ultimi vent’anni, tali da far conseguire brillanti risultati produttivi sia in vigna che in cantina.

Il clou è stato ovviamente la degustazione di 5 annate (1983 – 1995-97-99- 2001) di Valtellina Sforzato. Se c’erano ancora dei dubbi circa la tenuta nel tempo di certi vini (leggasi Sforzato prodotto con uve appassite naturalmente sui graticci e pigiate soltanto nel mese di gennaio successivo alla vendemmia) questi sono stati ampiamente fugati.

Il 1983 – alla faccia di coloro che ritengono che il colore del Nebbiolo debba essere per forza aranciato quando il vino viene affinato in botti grandi di rovere – presentava delle belle tonalità granato con qualche leggera sfumatura arancio e comunque una esemplare tenuta di colore nel tempo e una brillantezza davvero incredibili.

Un vino sorprendente, complesso, con note di confettura, una leggera mineralità, un ampia speziatura, ricordi di liquirizia, sottobosco,caffè e cioccolato. In bocca era nervoso, ancora incredibilmente fresco, sapido con un finale lungo ed equilibrato.

Eppure, come candidamente Triacca lo ha definito, è un vino di quelli cosiddetti “come viene viene”, ossia prodotto in un periodo dove le moderne tecniche di cantina erano quasi sconosciute. Ma, quando c’è la materia prima ed il terroir è quello degli eroici terrazzamenti retici i risultati sono questi. E lo si è visto e soprattutto gustato.

Diverso ovviamente il 1995, prima di una serie di annate felici dopo un decennio disastroso. Il colore è ancora di un bel rubino con nuance che accennano al granata. Un vino che nel bicchiere guizza nonostante la non più giovane età. Ampio lo spettro olfattivo caratterizzato da note fruttate di confettura di fragoline di bosco, florealità tipica del territorio circostante, e poi il cacao, la cannella e qualche nota animale che mi aspettavo nel 83 e che invece ho trovato qui. Di ottima beva, grande struttura, ancora giovane in bocca dove il finale conferma pienamente le sensazioni avvertite al naso.

Storia diversa per il 1997 – frutto di una vendemmia all’epoca definita “del secolo” – e che invece rivela qualche eccesso di valutazione, come peraltro confermato anche da questa degustazione. Intendiamoci, un grande vino ma nel già nel pieno della sua maturità! Da consumare entro i prossimi due, tre anni, a differenza del 1995 che sicuramente ha davanti a se almeno altri 10 – 15 anni se conservato correttamente in bottiglia.

In ogni caso un vino che esplode in bocca e che al naso rivela una intensità e una complessità davvero ragguardevoli.

A seguire gli altri due grandissimi (e giovanissimi) Sforzato del 1999 e 2001. Due prodotti di razza espressivi di una eccellenza che ha poco uguali. Vini veramente “baroleggianti”. Espressione di due annate differenti, ma entrambi da incorniciare con un punteggio ampiamente al di sopra dei 90 centesimi.

Giovani ma già equilibrati; armoniosi; un’autentica esplosione di aromi fruttati e floreali, balsamici, erbe aromatiche di montagna (timo, achillea) spezie dolci, carnosi, con un tannino mordente tuttavia già morbido che accarezza il palato, forniti di una ottima vena nervosa, grande freschezza e ottima sapidità. Ma soprattutto beverini nonostante un titolo alcolometrico che sfiora il 15%.  

E poi a cena, con un piatto di fumanti pizzoccheri e dell’ottimo casera, prima la Riserva La Gatta 2000 (forse il Valtellina Superiore dal miglior rapporto qualità – prezzo) e poi, a degno coronamento di una serata indimenticabile, lo Sforzato di Valtellina Docg S.Domenico 2002 in anteprima – poiché non ancora commercializzato – che ha confermato, irrobustendola, la convinzione di tutti i presenti circa la immensa grandezza del Nebbiolo nella sua espressione più pura. Un vino incredibile, da riprovare fra qualche mese ma a cui mi sento di attribuire fin da ora almeno 93/100mi. !
Natale Contini

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