Un Superministro per il Bello e il Buono dell’Italia? Belle parole, ma la realtà…

Ho letto solo ieri su Terre del Vino, benché si tratti del numero di aprile, (che “puntualmente”, come ogni mese, viene recapitato, colpa delle Poste ?, con clamoroso ritardo) l’appello per un “Superministro per il Bello e il Buono dell’Italia” lanciato in sede di editoriale dal direttore responsabile della rivista Paolo Corbini.

Demagogicamente parlando, quella lanciata dal mensile dell’Associazione Nazionale Città del Vino (stessa rivista e stessa associazione che lo scorso ottobre si “distinsero” lanciando e trovando puntualmente dei parlamentari pronti a farsene megafoni la singolare proposta di concedere degli “aiuti di stato alle riviste enogastronomiche in crisi”: vedi ) non è una cattiva idea.
E “prevedere l’istituzione di un nuovo super ministero, quello del Bello e del Buono d’Italia, che riunisca le competenze di agrolimentare, cultura e turismo, ovvero le eccellenze che rendono il “marchio Italia” noto in tutto il mondo” avrebbe anche un senso.


E forse sposterebbe davvero “il dibattito politico”, che nei prossimi giorni sarà monopolizzato dai temi caldi, ma non alti, della formazione del Governo Prodi, con la distribuzione di ministeri e sottosegretari a questa e quella componente della multiforme coalizione e della nomina del nuovo Presidente della Repubblica (con il tormentone D’Alema sì, D’Alema no, D’Alema forse…), “sul terreno delle cose concrete da fare per rilanciare l’economia italiana in un momento in cui s’intravedono timidi segnali di ripresa (ma la sinistra non aveva detto in campagna elettorale che tutto andava male e che cinque anni di governo del centro destra aveva ridotto l’Italia alla miseria e alla fame ? ndr) e per ottimizzare l’uso delle risorse finanziarie disponibili”.
Risorse che cominciano a scarseggiare, purtroppo…

E’ vero, come scrive Corbini, che l’agricoltura “intesa come produzioni tipiche di qualità (vini Doc e Docg, prodotti agroalimentari Dop e Igp, ecc.)”, il turismo “inteso come città d’arte, paesaggi, patrimonio monumentale” e la cultura “intesa sia come beni ambientali, monumentali e beni artistici, ma anche come artigianato artistico, innovazione e produzioni culturali, spettacoli” costituiscono davvero “i tre elementi che caratterizzano le migliori eccellenze del Made in Italy”.

E che visto che “rappresentano il più moderno sistema integrato di offerta che il nostro Paese è in grado di mettere in campo” per essere valorizzati questi atout necessitano “di un deciso salto di qualità, che deve essere fatto prima di tutto dalla politica”, coinvolgendo in modo trasversale tutte le migliori forze che il sistema Italia è in grado di attivare: capacità imprenditoriale, tradizioni forti, qualità dei prodotti, bellezza del territorio, qualità della vita dei cittadini”.

Fa bene Corbini a chiedersi “cosa sarebbero oggi Montefalco, o Montalcino o Marsala senza i loro grandi vini” e a sostenere che “il vino da solo non basta” e che “pur eccellente, ha bisogno di un ambiente tutelato, di un territorio ben tenuto, di città e monumenti salvati dal degrado, di cittadini coscienti della propria identità, di bravi produttori disposti ad investire non solo nella propria azienda, ma anche nella gestione stessa del territorio”.
E giustamente, dal suo punto di vista, ricorda che alcuni strumenti per attuare questo coordinamento, esistono, e si chiamano “strade del vino, distretti rurali, sistemi turistici locali” e “dovranno integrarsi e diventare un unico strumento di valorizzazione e di promozione delle qualità italiane, siano esse alimentari, vitivinicole, artigianali, culturali”.

Al di là di queste esercitazioni retoriche e di queste belle parole, che chiunque potrebbe condividere, in linea teorica, resta il fatto e Corbini, se vive in Italia come me lo sa bene, che una proposta del genere, ovvero creare un Superministero per il Bello e il Buono dell’Italia, unendo le competenze che attualmente toccano ai ministeri delle Politiche agricole e forestali, dei Beni Culturali, delle Attività Produttive, dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, e che in passato toccava ad un ministero che si definiva “del Turismo e dello Spettacolo”, è concretamente irrealizzabile.

E non solo perché le competenze dei diversi ministeri restano, oggettivamente, molto diverse tra loro e richiedono diverse competenze e professionalità, ma perché creare una super struttura renderebbe ancora più complicata e farraginosa e lenta la gestione delle mille problematiche che ministeri che debbano occuparsi di agricoltura, turismo e cultura devono quotidianamente affrontare.  

Un coordinamento operativo tra i diversi dicasteri, che mi risulta esserci già stato in alcuni momenti del precedente governo (che ha fatto un sacco di errori e di pasticci, ma un minimo di modernizzazione nella macchina amministrativa dello Stato l’ha introdotto) sarebbe giusto e fondamentale, ma non andiamo oltre, per favore, non creiamo moloch ingovernabili e pasticciati. Se vogliamo rimanere nell’ambito della razionalità e del buon senso e non fare, invece, facile demagogia

Invece di un “Superministro per il Bello e il Buono dell’Italia” auguriamoci piuttosto (più che augurare non possiamo, le decisioni sono in mano alle segreterie di partito e devono rispettare gli equilibri, peraltro piuttosto precari, di questa nuova maggioranza…) che nei diversi ministeri, Politiche agricole e forestali, Beni Culturali, Attività Produttive, Ambiente e Tutela del Territorio, approdino persone veramente capaci e competenti.
Una proposta per quanto riguarda il nuovo Ministro delle Politiche agricole e forestali io l’ho già fatta e la confermo. Vedremo nei prossimi giorni, non appena Romano Prodi avrà ricevuto l’incarico di formare il governo e quindi presenterà la sua squadra di governo, se il mio auspicio si esaudirà o se le Risorse agricole saranno appannaggio di… pecorini vari o di chissà quale altro carneade…

Conoscendo come vanno le cose in Italia sul ritorno di Paolo De Castro al ministero che fu di Giovanni Marcora e  Giovanni Goria, ma anche di Filippo Maria Pandolfi, Michele Pinto, Alfonso Pecoraro Scanio e Giovanni Alemanno, non scommetterei un penny…  

0 pensieri su “Un Superministro per il Bello e il Buono dell’Italia? Belle parole, ma la realtà…

  1. Ma siamo sicuri che De Castro, uomo fortemente sostenuto dal mondo industriale e dichiaratamente aperto all’ipotesi di introduzione degli OGM, sia l’uomo giusto per un ministero delicato come l’agricoltura per il nostro paese?

  2. Io sono sicuro che De Castro sia l’uomo giusto. Mille volte più adatto di pecorini vari e di più o meno illustri nesci…

  3. Se c’e’ una cosa che l’agricoltura italiana non ha bisogno ora è proprio un ministro dell’agricoltura ideologico, come Pecoraro Scanio.
    Il fatto che De Castro non sia ideologicamente contrario agli OGM me ne aumenta la stima.

  4. Gianpaolo scriveva: “Il fatto che De Castro non sia ideologicamente contrario agli OGM me ne aumenta la stima”.
    E perchè scusa?
    Se è lecito chiedere

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