Ancora a proposito delle Cantine Riunite di Cirò e Melissa. Replica di Corbini e mia nuova precisazione

Ho ricevuto da Paolo Corbini, direttore di Terre del Vino mensile dell’Associazione Nazionale Città del Vino, queste osservazioni in merito al mio commento sull’articolo pubblicato sul numero di giugno di Terre del Vino dedicato alle Cantine Riunite di Cirò e Melissa. Le pubblico molto volentieri, facendole seguire da mie ulteriori e conclusive precisazioni.

“Caro Ziliani, prima di entrare nel merito, vorrei fare alcune considerazioni. La Calabria è una Regione difficile, molto difficile. Dal punto di vista vitivinicolo, rischia molto. O si verifica uno scatto in avanti, che consenta di sviluppare una buona viticoltura, oppure è destinata a ricoprire un ruolo sempre più marginale (purtroppo non solo in campo vitivinicolo). Se guardiamo a quali sono le aziende regionali più rappresentative, il loro numero non raggiunge la ventina. A differenza di quanto accaduto in altre regioni del Sud, come la Sicilia, la Basilicata, la Puglia… qui non si sono concretizzate – ad esempio – esperienze imprenditoriali in forma di joint venture che avrebbero potuto significare molto in termini di accrescimento qualitativo e quantitativo, con positive ricadute anche occupazionali.

Anche l’Amministrazione regionale – almeno fino al recente passato – ha privilegiato più le singole aziende che non la filiera produttiva nel suo complesso, determinando un sostanziale isolamento in termini economici. A questo si aggiungano anche le difficoltà ambientali che rendono, in questa terra, tutto un po’ più difficile.


Invece la viticoltura in Calabria potrebbe svolgere un ruolo strategico, sia di tutela ambientale sia di presidio del territorio e di offerta lavorativa per molti giovani. Insomma, è mancata una strategia complessiva, si è proceduto solo privilegiando l’esistente senza mai progettare innovazione. Non mi sembra siano state realizzate azioni forti a sostengo dello sviluppo del territorio, della salvaguardia di questa viticoltura antica, di tutela di specifiche produzioni – pur di nicchia – ma di straordinario valore qualitativo, di dotare le imprese di strumenti di conoscenza, di risorse per la ricerca, in grado di mantenere tradizioni produttive e fruibilità magari a livello locale, a sostegno di quel turismo rurale che oggi ricerca sempre nuove occasioni di conoscenza.
La Locride, tanto per fare un esempio, custodisce un patrimonio di vitigni autoctoni che ne fa un luogo della biodiversità di importanza europea.

La storia del movimento cooperativo, poi, è ricca di esempi fulgidi; ha prodotto anche in campo vitivinicolo risultati eccezionali, ha contribuito alla crescita qualitativa di tante aree e offerto nuove opportunità occupazionali. Gli esempi, in questo ambito, si sprecano.
La Calabria del vino ha bisogno di aiuto concreto e non di demagogia; di una strategia che veda coinvolte tutte le forze buone e disponibili, e non soltanto coloro che possono vantare – sicuramente per meriti acquisiti sul campo – una notorietà che non è al servizio del territorio ma solo della propria egoistica rendita di posizione.
Quello che sta facendo l’amministrazione comunale di Melissa va dunque incoraggiato e non stroncato sul nascere agitando il comodo – e un po’ scontato – tema del “paga Pantalone”…. Sarebbe interessante andare a vedere quanti soldi pubblici sono stati investiti in Calabria nel corso degli ultimi anni e chi ne ha beneficiato…

Non entriamo nel merito della conduzione tecnica e imprenditoriale della Cantina, non è il nostro mestiere. Possiamo condividere la necessità che un progetto del genere debba essere supportato da scelte tecniche appropriate (qualità dei vigneti, assistenza ai produttori, gestione agronomica, ecc.) ma questo fa parte della capacità dell’impresa di sapersi gestire nelle sue molteplici attività e non possiamo certo sostituirci ai presidenti di una cantina né tanto meno al loro direttore.

Resta l’importanza di un cambiamento di mentalità, di un tentativo di innovare che abbiamo colto in quanto sta facendo l’Amministrazione Comunale di Melissa, e quello volevamo far sapere a chi ci legge, e molti nostri lettori sono, giustappunto, amministratori pubblici.

Quanto alla consulenza esterna dell’Associazione, che tu accenni in forma di insinuazione, c’è poco da dire, salvo avere un certo senso di fastidio quando citi la “calabrian connection”. Se questa regione vive la crisi profonda – sociale, politica ed economica – che tutti conosciamo è proprio in virtù di quei condizionamenti ambientali (tanto per usare una metafora elegante) che l’Associazione combatte da sempre sostenendo proprio quei sindaci che per impegno civico e politico, mettono la propria esperienza al servizio della collettività, talvolta rischiando di persona. Oltretutto, a Melissa non si votava neppure.
Un caro saluto Paolo Corbini”

Caro Corbini, prendo atto della tua precisazione, che sarà forse soddisfacente e rassicurante per quegli “amministratori pubblici” che tu asserisci costituire gran parte dei lettori di Terre del Vino, ma che a mio parere non inficia né può contestare quello che ho sostenuto e sostengo, ovvero che l’operazione che la tua rivista ha incredibilmente esaltato è un’operazione in perfetto stile Prima Repubblica, che ancora una volta sarà sostenuta da denaro pubblico (con Pantalone sempre a pagare) e non manifesta in alcun modo segno di quel “cambiamento di mentalità, di un tentativo di innovare” che tu continui, chissà come, a vedere.

Tu lamenti che “anche l’amministrazione regionale – almeno fino al recente passato – ha privilegiato più le singole aziende che non la filiera produttiva nel suo complesso”, in tal modo, osservi, ma non capisco proprio cosa tu intenda dire, “determinando un sostanziale isolamento in termini economici” e sostieni che “la Calabria del vino ha bisogno di aiuto concreto e non di demagogia; di una strategia che veda coinvolte tutte le forze buone e disponibili, e non soltanto coloro che possono vantare – sicuramente per meriti acquisiti sul campo – una notorietà che non è al servizio del territorio ma solo della propria egoistica rendita di posizione”.

A me sembra e mi rafforzo in questa convinzione laddove dici che “non mi sembra siano state realizzate azioni forti a sostengo dello sviluppo del territorio, della salvaguardia di questa viticoltura antica, di tutela di specifiche produzioni – pur di nicchia – ma di straordinario valore qualitativo, di dotare le imprese di strumenti di conoscenza, di risorse per la ricerca”, che tu, per motivi che non riesco a capire, sia profondamente ingeneroso nei confronti di chi, in questi anni, ha tenuto alta, praticamente in solitudine, la bandiera del vino calabrese di qualità.
Ed inoltre che tu ti ostini, non so bene perché, a negare una solare evidenza, ovvero che tutte le varie e confuse operazioni, progetti, che stanno nascendo, in ordine sparso in Calabria ultimamente, non fanno altro che ispirarsi, spesso senza citare la fonte d’ispirazione (l’ingratitudine é una peculiarità tutta italiana), a quanto da almeno una diecina d’anni, e tu lo sai bene per aver ben conosciuto e visitato questa azienda, il produttore più illuminato e aperto del mondo vinicolo calabrese, Librandi, di cui mi onoro di essere amico da molti anni, sta facendo.
Pagando di tasca propria (altro che buttare lì, come fai tu, la frecciatina “sarebbe interessante andare a vedere quanti soldi pubblici sono stati investiti in Calabria nel corso degli ultimi anni e chi ne ha beneficiato…”), rischiando, investendo, progettando, coinvolgendo esperti e studiosi di fama internazionale, creando campi sperimentali, instaurando collaborazioni con Istituti universitari, restituendo alla vita produttiva vitigni come il Magliocco ed il Mantonico e dando il là a quel movimento di riscoperta dello straordinario patrimonio ampelografico calabrese che oggi, deo gratias!, ha contagiato anche amministratori pubblici e produttori calabresi per anni colpevolmente bloccati da inerzia e immobilismo. Un movimento che si è esteso anche alla Locride, che,come dici, “custodisce un patrimonio di vitigni autoctoni che ne fa un luogo della biodiversità di importanza europea”, ma che è partito dal crotonese, da Cirò, da un’intuizione di Nicodemo Librandi e dell’allora suo consulente Attilio Scienza, in un progetto che ha coinvolto la Calabria tutta.

Rispetto il tuo entusiasmo, che spero sincero, per l’operazione Cantine Riunite di Cirò e Melissa ma perdonami se non riesco a farmene contagiare continuando a pensare che debbano essere la concretezza, lo spirito imprenditoriale, la voglia di rischiare, la fantasia e la testardaggine di aziende come Librandi a costituire l’esempio e a tracciare la via per il futuro della viticoltura calabrese e non operazioni vecchio stile e déja vu come la fusione e l’ennesimo tentativo di rianimazione (con soldi di noi tutti) di cantine sociali reduci da plurimi e poco esaltanti e costosi fallimenti.

0 pensieri su “Ancora a proposito delle Cantine Riunite di Cirò e Melissa. Replica di Corbini e mia nuova precisazione

  1. Ritenere che la strada giusta per lo sviluppo del sud sia, ancora una volta, l’assistenzialismo pubblico, vuol dire non aver compreso nulla degli errori del passato.
    Se lo stesso direttore ammette che nel passato i soldi pubblici sono stati usati inutilmente, allora per quale straordinaria evenienza quei soldi oggi dovrebbero dare luogo a sviluppo.
    Da sempre penso che sia compito dello stato il creare le occasioni di sviluppo, investendo in infrastrutture, scuole, controllo della criminalità (trovo piuttosto nauseabondo che si sia fatto tutto un giro di parole per evitare il convitato di pietra: la n’drangheta calabrese, pensando invece di essere “eleganti” utlizzando il termine “condizionamento ambientale”. Ma a chi vogliamo far ridere?).
    Ogni qualvolta lo stato interviene condizionando il cambiamento, persino quando pensa di farlo a fin di bene e in qualche caso con obiettivi condivisibili (vedi la costante forzatura verso l’adozione del biologico), è il disastro.
    Nulla può sostituire l’incentivo imprenditoriale che è dato dal rischio d’impresa. Nulla può rendere l’imprenditore più vigile, più voglioso di migliorare, di innovare, che la prospettiva del rischio personale.
    Ed è qui che, secondo il mio parere non molto condiviso da tutti, che l’agricoltura da sempre soffre.

  2. C’è da dire che non tutti hanno la forza imprenditoriale di Librandi. La realtà calabrese, ma anche la realtà di altre zone più o meno depresse del centro-sud Italia, è composta spesso da piccoli proprietari terrieri che spesso hanno solo la “macchina”, ma non hanno i soldi per pagarsi la “benzina”. Per questo motivo nascono momenti di associazionismo e cooperativismo, volte appunto a rendere possibile che la “macchina” funzioni. L’alternativa sarebbe altrimenti, quella di cedere i propri beni immobiliari a realtà che hanno la possibilità di far funzionare la macchina. Però qui purtroppo (e non voglio farlo), si sfocia nella politica… Assecondare il potere capitalistico, oppure aiutare (anche economicamente) realtà meno fortunate?
    Io non ho intenzione di dare una risposta, ognuno darà la sua.
    In ogni caso posso dire: lode a Librandi, grande imprenditore e grande produttore di vini. Ma allo stesso tempo lode anche a chi vuol fare forza comune per chi ama il poco che ha.
    E allo stesso tempo mi sembra di poter dire sia a Ziliani, sia a Corbini,che ci vorrebbe più moderazione e rispetto reciproco, senza esaltare in modo altisonante processi tuttaltro che nuovi, e senza denigrare dall’altra parte iniziative che, credo e spero, sono nate con fini diversi da quelli di mungere Pantalone.
    Ciao.
    Alea

  3. Alea, concediamo che questa inizitiva possa essere nata, come lei dice, con “fini diversi da quelli di mungere Pantalone”. Però, accidenti, é sempre con finanziamenti pubblici che nasce, e quindi ancora con Pantalone a pagare…

  4. Sì, ma non dimentichiamoci che una parte del denaro pubblico è destinato anche a risollevare zone depresse.
    Se ognuno se ne frega del prossimo e pensa solo al suo, allora il concetto stesso di Stato non ha più ragione di esistere. Che poi i soldi vengano destinati chissà dove questo è un altro discorso.
    Personalmente se questa iniziativa porterà a qualcosa di buono, io ne sono ben contento. Poi sono perfettamente d’accordo che decantarne le lodi in 9 pagine di rivista sia assolutamente eccessivo.

  5. Egregio Dr. Ziliani, solo oggi (07/12/06) ho avuto modo, certamente per colpa mia che non uso navigare nei siti, di leggere le sue osservazioni sull’articolo apparso su Terre del Vino di Giugno ’06 relative alle Cantine Riunite del Cirò e del Melissa. l’articolo mi è stato segnalato da un conoscente e penso che leggerò spesso la sua rubrica in futuro in quanto molte osservazioni mi trovano consenziente. rimango stupefatto quando Lei, parlando della Calabria e dei suoi amici Librandi, a cui va la mia stima, cade nella banalità e ostenta ingenuità. La invito ad andare in fondo alle cose che afferma ed accertarsi se i fondi della regione siano stati o meno utilizzati anche per l’iniziativa di settembre a cui lei fa riferimento, all’ospitalità e vitto di decine e decine di ospiti partecipanti. Nulla di male, perbacco!! ma solo per ricordarLe che Pantalone c’è, purtroppo sempre ed anche nelle buone famiglie dove i papabili regionali sono sempre stati e sono di casa.
    veniamo all’articolo su Terre del Vino: non v’e dubbio che l’articolista ha abbondato nell’esaltare l’iniziativa. probabilmente colpito dalla passione e volontà riscontrata tra i protagonisti dell’iniziativa a cominciare dal sottoscritto. dalla determinazione di noi tutti ad evitare che un patrimonio di piccoli e piccolissimi viticoltori rimanessero in balia di un mercato viziato dal mancato rispetto del disciplinare e da insufficiente disponibilità di cantine comprare le uve. Credo certamente anche dalla volontà di dare un aiuto in più all’iniziativa, disinteressata da parte dell’Associazione Città del Vino e dell’articolista. un’Associazione che ci è sempre stata vicina senza nulla chiedere. gli argomenti da lei toccati meritano un’approfondita discussione ed al proposito La invito a dare la disponibilità ad un possibile incontro pubblico a Melissa, ospite del piccolo pantalone: Comune di Melissa e senza i soldi della regione, per intavolare un confronto libero e non condizionato dalle possibili informazioni fornite da qualche amico, purtroppo non è la prima volta e non il solo.
    La vecchia cantina sociale per decenni è stata utile alla politica ed autoreferenziale ad essa. E’ stata gestita in malo modo con le conseguenze disastrose a tutti note. non ve alcun dubbio. ma noi cosa c’entriamo? che colpa abbiamo noi giovani amministratori? il Comune di Melissa ha deciso di acquistare ad una pubblica asta, presso il tribunale, la struttura dell’ex cantina sociale ad un prezzo concorrenziale e, quindi, arricchendo il proprio patrimonio (nessuno spreco dei soldi dei cittadini di Melissa). La struttura è stata affidata ad una cooperativa di circa 100 soci per una capacità di 10.000 q.li d’uva Cirò e Melissa. i soci sovventori della cooperativa hanno versato non più di 20.000 €, più un fatto di solidarietà verso la categoria che rimane nella zona di Cirò sempre e comunque bistrattata da tutti, soprattutto da quelli che sono appiccicati quotidianamente alla mammella degli euro regionali. I soci hanno interamente versato circa 200.000 €. attualmente tutti i componenti del Cda della cooperativa lavorano gratuitamente nella struttura con il solo obiettivo di partire e bene, perché li maltratta invece di apprezzare questi giovani che lavorano per il riscatto??
    Noi siamo coscienti che oggi il mercato impone nuove strategie e produzione di qualità. strategie che dovrebbero essere affrontate in un’ottica di sistema soprattutto per un’area come quella del Cirò oggettivamente limitata e quindi ipoteticamente di nicchia. eppure questo è un sogno e la colpa non è dei giovani produttori che hanno deciso di andare avanti in questa sfida delle Riunite. dovrebbero dare conto di ciò le cantine storiche di Cirò che non dialogano tra loro e nemmeno mettono a frutto i risultati di ricerca quasi sempre finanziati dalla Regione-pantalone. ognuno si sente il primo della classe in una classe squinternata che non riesce a tenere sul posto le uve di pregio prodotte (da 50 ad 80 q.li per ettaro e non 120/150). Le potenzialità ci sono.
    Egregio Dr. Ziliani, dai suoi articoli apprendo il suo stile libero nell’affrontare le varie questioni, ma La prego non si accanisca su un’iniziativa che ha il solo torto di essere malversata ed osteggiata da chi dovrebbe invece favorire il superamento delle difficoltà in cui oggettivamente si trova il nostro territorio. altrimenti Lei assumerebbe, inconsapevolmente il ruolo di quei molestatori che nel FarWest creavano disturbo ai poveri contadini limitrofi ai padroni e mandarini, ed a soldo di questi, affinchè sti poveretti abbandonassero i fondi vendendoli per quattro cent ai padroni tracotanti e prepotenti. A proposito della Doc Melissa la informo che fui io stesso a suggerire e supplicare i Librandi a produrre il Melissa impegnandomi ad ottenere la modifica del disciplinare presso il Ministero che miopiamente limitava l’imbottigliamento nella sola area del Melissa e non del Cirò. in una prima fase Librandi non era d’accordo poi si convinse. Oggi quasi tutte le cantine di Cirò lo fanno. Questo è la dimostrazione dell’apertura e del riconoscimento delle sinergie e non visione statica sovietica delle cose.
    La Regione Calabria si è impegnata a finanziare la ristrutturazione della cantina per € 1.500.000,00 il resto lo mette il proprietario che è il Comune. cosa c’è di male? si informi invece quante decine di milioni di € sono arrivate alle cantine di Cirò negli ultimi anni e quanto questo abbia contribuito ad una effettiva crescita del settore.
    Le confermo l’invito ad averLa a Melissa, in quella Torre che ha già visitato insieme ai Librandi, che il Comune di Melissa ha acqustato e restaurata, nel museo del Vino di prossima apertura nel centro storico, per discutere sereni e senza pregiudizi.
    Cordialmente Giuseppe Bonessi
    Sindaco di Melissa

  6. Sono un appassionato di vini,sto scrivendo un libro sui vini della Calabria,se possibile avere notizie sui vitigni autoctoni tipo mondonico, greco di Bianco e sul vitigno con cui è fatto il moscato di Saracena.

  7. sono un appassionato di vini vorrei sapere qual cosa in più del nerello calabrese,se è calabrese o siciliano di qwuale zona

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