Antica Casa Vinicola Scarpa: pubblica risposta ad un invito

Da Maria Piera Zola, amministratore delegato dell’Antica Casa Vinicola Scarpa di Nizza Monferrato, ho ricevuto un invito a partecipare, sabato 24 giugno, a “due eventi d’indubbio fascino, dedicati ai suoi Clienti e a tutti i suoi Estimatori”: una “eccezionale apertura agli ospiti della Cantina Scarpa” e ad un recital del “celebre tenore José Carreras”.
Ecco, qui di seguito, quello che ho risposto alla Signora Zola.

Gentile Signora Zola, desidero ringraziarla per il suo cortese invito a partecipare agli eventi organizzati da Casa Scarpa per sabato 24 giugno “per festeggiare degnamente i traguardi raggiunti e per guardare al futuro con la stessa ambizione di coniugare tradizione e innovazione”, che, mi consenta, considero una bella frase fatta che può essere tranquillamente essere utilizzata, come in questa occasione, per fare bella figura e cavarsela con poco.

Come ho avuto già modo di esprimere, temo che il presente e soprattutto il futuro dell’Antica Casa Vinicola Scarpa, un presente che la vede, come leggo sul sito Internet aziendale, impegnata, quale “consulente finanziaria di lunga esperienza, ha assunto con entusiasmo l’incarico di amministratore delegato dalla nuova proprietà, apportando nuove idee e programmi da realizzare nei prossimi anni”, abbiano ben poco a che spartire con quel passato, recente, di questa azienda che per anni me l’ha resa tanto cara.

Difatti, come ho scritto in passato e sento il dovere di scrivere ancora oggi, le cose sono molto chiare. E le esprimono chiaramente, ad esempio, i contenuti del sito Internet Scarpa, che dovrebbe essere la carta d’identità dell’azienda, dove la sezione “il passato e la storia” contiene solo le consuete inoffensive frasi di circostanza, ovvero che “pochi produttori piemontesi possono vantare a pieno titolo come l’Antica Casa Scarpa di aver contribuito, con un ruolo da protagonista, a scrivere la storia del vino piemontese di qualità da 150 anni a questa parte. L’attuale sede di via Montegrappa in Nizza Monferrato risale al 1854, ma la cantina era stata fondata anni prima dall’enologo di origine veneta Antonio Scarpa e si trovava nel cuore del centro storico della città, celebre oggi come all’epoca, per la produzione del vino Barbera più qualificato. Cinque famiglie nicesi legate alle vigne ed al vino, direttamente o indirettamente imparentate tra loro, si sono succedute per questo lungo periodo alla guida di una realtà che diventava nel tempo sempre più qualificata e conosciuta in Italia ed all’estero, per la grande e meticolosa cura nella produzione”.

Accanto a queste, se mi permette, inoffensive ovvietà, l’attuale management (le piace il termine Signora ?) aziendale, non ha ritenuto e continua a non ritenere doveroso spendere una parola e ricordare il grande lavoro di quel galantuomo, di quel grande signore, Mario Pesce, che l’Antica Casa Vinicola Scarpa ha guidato, con grande intelligenza, gusto e perizia, “dai primi anni ’50, dopo aver appreso, con lunghi soggiorni di studio in Francia, tutti i segreti per produrre grandi vini, dal vigneto alla cantina”.

So bene, come ricorda il paragrafo del sito dedicato a “il presente e il futuro”, che dal 2002, data della cessione dell’azienda ad una società di cui lei è portavoce e rappresentante, “la Casa Scarpa ha rivisto i propri piani aziendali, dal marketing alla produzione, mantenendo come obiettivo centrale la vinificazione di prodotti di alta qualità, riposizionando il marchio storico della società sul mercato nazionale ed internazionale, impegnandosi anche in una comunicazione rivolta ai giovani consumatori che hanno intenzione di avvicinarsi ai vini di qualità”.

Questa evidenza me la ricordano la nascita di vini nuovi come il RossoScarpa, “pensato e prodotto per essere proposto in particolare ai consumatori delle nuove generazioni, che ricercano sempre più frequentemente vini giovani ma di spiccata personalità”, oppure di un vino bianco, in una casa rossista per antonomasia, un Monferrato bianco mix di Trebbiano e Cortese, vini che non sarebbero mai entrati, nemmeno di sguincio, nell’orizzonte mentale di un vero tradizionalista e Signore, universalmente riconosciuto come autorità del mondo del vino piemontese, come Mario Pesce, di cui ho avuto il grande privilegio di essere amico e a cui ho voluto un gran bene.

Tante cose mi ha insegnato “il dottor Pesce” nei nostri incontri in cantina, nei magnifici momenti conviviali preparati meticolosamente e con autentica arte e perfetta signorilità, anche che la gratitudine, purtroppo, non è di questo mondo e che per alcuni il confronto con i grandi è talmente difficile, forse improponibile, che l’unica soluzione, per accettare questo confronto, è solo la rimozione…

Per questo motivo, assolutamente convinto che l’intenzione dell’attuale casa Scarpa di “guardare al futuro con la stessa ambizione di coniugare tradizione e innovazione” non sia altro che una frase elegante e non impegnativa, che si può citare in un comunicato o in un invito, e ritenendomi a mia volta parte di quel passato dell’azienda cui lei, forse ritenendolo un inutile e polveroso ciarpame e non un orgoglioso titolo di merito, non solo evita accuratamente di dare il giusto riconoscimento e non cita, ma di fatto rimuove, come se non facesse parte del passato glorioso di Casa Scarpa, o costituisse qualcosa d’imbarazzante per cui farsi perdonare, non posso proprio accogliere il suo invito.

Trovarmi in quella cantina, a me tanto cara, dove ho passato giornate bellissime con quel grande uomo che ha costruito il mito di Scarpa e dei suoi classici vini piemontesi, sarebbe doloroso e imbarazzante.

E ancora di più imbarazzante trovarmi in un contesto, fatto di modernità, marketing, vini pensati e prodotti per i giovani, in qualche modo un clima di omologazione, che con il caro amico Mario Pesce, quella grande persona alla quale il sito Internet si rifiuta di rendere pubblico omaggio, non ha nulla a che fare.
E nel quale mi sentirei totalmente a disagio, come un pesce fuor d’acqua, incapace di comprendere quel che è pure è completamente chiaro, che la nuova proprietà, di cui lei è portavoce, ha deciso (legittimamente) di voltare pagina in maniera sostanziale.
Un cambiamento radicale che so bene quanta amarezza abbia causato al caro vecchio “dottor Pesce”, ultimo dei mohicani in un mondo che faccio sempre più fatica a capire e che proprio non mi piace…

 

9 pensieri su “Antica Casa Vinicola Scarpa: pubblica risposta ad un invito

  1. Un altro esempio di quello che è diventato gran parte del mondo vinicolo italiano. Business prima di tutto. La qualità, se c’è, è solo conseguenza e non fine.
    Che tristezza…

  2. Grande intervento!
    Bello e sensibile (al contrario del biglietto di risposta da lei inviato all’azienda!!).
    Come sempre, quando lei parla di Piemonte e dei suoi prodotti migliori, sa dare il massimo e le sue sensazioni si espandono e riempiono di bei sentimenti i suoi interventi. E noi lettori ringraziamo!

  3. E’ la logica moderna. Il prodotto non conta niente : l’importante e’ confezionarlo per bene.
    Spero che i vini dell’Antica Casa Vinicola Scarpa siano ad un livello superiore di quello della voce dell’ex tenore Jose’ Carreras (ma non ne hanno mai abbastanza di danaro questa gente ?)che , ormai, e’ piu’ scoppiato di Luciano Pavarotti. Con tutto il rispetto per la persona che ha superato una gravissima malattia la sua voce non esiste letteralmente piu’. Il sistema della Star System gli fa macinare concerti su concerti ed i critici sciacquini non osano criticare (anche nel mondo della musica gli Ziliani sono pochi). Il mai sufficientemente compianto e rimpianto contrabbassista scaligero CARLO CAPRIATA (quarant’anni d’orchestra ) mi confidava che la voce del tenore spagnolo gli sembrava “lo scroscio dell’acqua di un canale bucato di una grondaia durante una pioggia estiva”.
    Complimenti agli Uffici di Pubbliche relazioni che hanno rifilato all’antica Casa Vinicola Scarpa una sola simile e voglio pensare con amarezza agli ascoltatori che fingeranno o penseranno di essere rapiti nei Campi Elisi udendo Carreras sorseggiando un bicchiere di Trebbiano che, come noto, sulle colline piemontesi ha trovato l’habitat ideale per esprimere tutte le potenzialita’ che gli sono proprie.
    Mario Pesce, Oreste Brezza, Giuseppe Rinaldi, Teobaldo Cappellano (cito a caso i primi che mi vengono alla mente) non hanno capito nulla : largo al restyling, al marketing, alle nuove tendenze, al giovanilismo e se una rivista (Il mio vino),
    che pure non e’ nelle mie corde, critica la Barbera “La Bogliona” della Casa vinicola Scarpa si minacciano azioni legali. Giustamente. Se un vino e’ sponsorizzato da Carreras deve essere per forza buono.

  4. Comunque c’e’ chi ha fatto di peggio dell’antica Casa Vinicola Scarpa. Acquistando non ricordo piu’ quante bottiglie di spumante della casa che ha sponsorizzato il concorso (vedi
    http://www.pubblicitaitalia.com/cocoon/pubit/ riviste/articolo.html) si aveva in omaggio il calendario dove si potevano ammirare tette al vento e chiappe all’aria esposte, non in un banale set cinematografico sotto la regia di Rocco Siffredi , ma tra i vigneti e le cantine del noto produttore friulano.
    Dopo il 2004 dove la nuova Coppa PittaroBrut modellata sul seno di una casalinga selezionata, tramite opportuno concorso ,il 2005 ci ha elargito un’altra serie di nudi ritratti in vigna ed in cantina.
    Io, che avevo sempre pensato che l’arte culinaria si riferisse solo alla cucina ho compreso che in realta’ questo termine si riferisce anche alla vigna ed alla cantina : basta interporre due spazi e culinaria diventa CUL IN ARIA. Il produttore friulano ed il fotografo Gianfranco Angelico Benvenuto che per l’occasione diventa il “maestro del bello e dell’armonia” ci dimostrano che i lieviti, il remuage,la sboccatura in cantina e la selezione clonale, la fittezza d’impianto,la produzione per ceppo, il diradamento in vigna servono a nulla : l’importante e’ che il bicchiere sia stato modellato sul seno giusto e che, mentre si brinda o si pasteggia sia bene in evidenza il calendario ottenuto tramite l’acquisto del vino. L’antica casa vinicola Scarpa che pensa di essere “in” utilizzando un tenore belante e sfiatato come promoter fa una ben misera figura. Anche Luca Maroni autore ed utilizzatore delle magiche espressioni “forza col frutto” e “sotto con il frutto” , sparse nella sua guida (si fa per dire) come Mike Bongiorno spargeva “Allegria” nei suoi programmi televisivi dovra’ aggiornarsi.
    Da questo momento : largo al nuovo che arriva : “forza con il gluteo” e “sotto con il pelo”!

    http://www.pubblicitaitalia.com/cocoon/pubit/ riviste/articolo.html

  5. Pur operando in un settore diverso sono tradizionalista e mi sento molto vicino al pensiero di Mario Pesce. Le ragioni di quest’invito declinato sono di quelle che scaldano il cuore di chi crede nell’eccellenza delle nostre produzioni e non nelle politiche di marketing.

  6. Penso che il mondo debba “andare avanti” … anche con il vino.

    P.S. Il vino degli antichi romani non era certo quello del Sig. Pesce …

    • Ma lei sa che gusto aveva il vino degli antichi romani? Si documenti, vedra’ che non le piace. E sicuramente non lo capirebbe. Un’altra risposta scritta nel solco della fiera dell’ovvieta’… Lasci perdere, mi dia retta.

  7. Pingback: Italica ingratitudine: inaudite critiche all’enoselezione targata Luca Maroni alle Olimpiadi… | Blog di Vino al Vino

  8. Grande messaggio del Sig. Franco; una lezione che serva a farci pensare come, in tutti i campi, i patrimoni di lavoro e ricerca debbano essere rispettati e preservati in quanto rappresentano una storia ed un ” avviamento ” a disposizione di tutta l’Italia.

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