Cantine Riunite Cirò e Melissa: soggetto “nuovo” logiche assistenziali antiche

Clamoroso megaspot del numero di giugno di Terre del Vino, mensile dell’Associazione Nazionale Città del Vino. Annunciata in copertina da un titolo – “Occasione di riscatto” – a metà tra tardo neorealismo rosselliniano e realismo socialista stile Urss anni Sessanta, e ricostruita, in tutti i suoi dettagli, in nove pagine nove, viene raccontata al lettore l’edificante vicenda di due cantine sociali della zona di Cirò in Calabria, le quali, reduci da due clamorosi (e assai costosi per il contribuente) fallimenti, oggi “rinascono, accorpate in un unico organismo e in una sola ragione sociale”, quella di Cantine Riunite di Cirò e Melissa.

Perbacco, signori miei, ben nove pagine, con tanto di ritratto benedicente del Sindaco di Melissa artefice – “con un paziente lavoro di cucitura e mano morbida di un consumato diplomatico” di questo “miracolo” – di enfatico proclama dell’agronomo della Cantina, di serioso intervento dell’Assessore alle Attività Produttive della Provincia di Crotone, ma per raccontarci che cosa ?

In definitiva per dirci, sebbene si parli di nuovi ambiziosi programmi, di “sfida del proprio futuro”, di uomo “fattore più importante della produzione” che “ va aiutato nella sua crescita culturale” con una “maggiore imprenditorialità”, e poi di “sviluppo del settore vitivinicolo attraverso la valorizzazione del patrimonio storico-culturale del territorio” e così via, svariando dal politichese al sociale, con la mozione degli affetti rappresentata dal ricordo delle “dure lotte fatte per l’occupazione delle terre che oggi sono, per la gran parte, destinate anche alla coltivazione della vite”, che la ricetta adottata resta sempre la stessa.

In soldoni (è il caso di dirlo) che il "progetto imprenditoriale", ovvero la creazione di un nuovo soggetto produttivo, il coordinamento e l’associazione dei soci conferitori di uve, la gestione dei vigneti, la fase enologica, e quindi la conquista di spazi di mercato, non potrà passare, com’è accaduto in maniera disastrosa nel recente passato, visti i fallimenti delle due Cantine sociali, che tramite “la ricerca degli enti sostenitori”.


In altre parole, accanto al Comune di Melissa, “che nel 2004 ha acquistato la struttura, affidandone poi la conduzione alla Cooperativa”, ad un’ampia cordata di enti pubblici comprendente i comuni di Cirò e Cirò Marina, di San Nicola dell’Alto, la Comunità Montana Alto Crotonese ed infine la Banca del Credito Cooperativo Crotonese. Mentre alle porte, ci rassicura questo articolo celebrativo, “bussano anche i Comuni di Crucoli e di Strongoli”, pronti a versare e spendere denaro pubblico.
Come pubblico denaro, e molto, era stato versato, in passato, dapprima dall’Esac, Ente Sviluppo Agricolo Calabrese, e quindi dall’Arssa, Agenzia regionale di sviluppo agricolo, non impedendo però che le due Cantine sociali, quella di Cirò e di Torre Melissa, fallissero.
Di fatto facendo sparire dal mercato, per anni e anni, sino a pochi anni fa, la Doc Melissa.

Nell’articolo, che ci assicura che “il progetto di ristrutturazione – che prevede l’adeguamento degli impianti a norma e l’integrazione dei macchinari con quelli di più recente tecnologia – è in partenza”, trionfalismo stile realismo socialista a parte, non ci viene detto granché sulle cose più importanti.
Nessun accenno su quali siano le condizioni del patrimonio viticolo degli ettari controllati dai novanta soci produttori, su come siano coltivati i vigneti, quali le rese, quale la gestione agronomica e in cosa consista il progetto imprenditoriale, quali vini si intendano produrre e per quali mercati, quali siano le capacità manageriali coinvolte, quali la conoscenza dei mercati (intendendo con mercato possibilmente qualcosa di più ampio, di più qualificato e soddisfacente che non sia il solo areale di Melissa, Cirò, Crucoli, Strongoli e dintorni), quale la volontà di essere un soggetto produttivo serio e ben organizzato.

Ci viene solo detto che “la Cantina già opera a pieno ritmo e l’anno scorso ha vinificato per tremila ettolitri”, e che “non sono mancati i primi riconoscimenti”, e che riconoscimenti perbacco, “il primo premio per il miglior rosato alla fiera di Lametia”, nonché “consensi nelle varie Conventions presso i vari Centri Sociali di Reggio Emilia, Parma e Mantova”. Roba che al confronto i tre bicchieri, i Decanter Award, i 95/100 di Wine Spectator, la crescita dei fatturati (ovviamente in attivo), la presenza in negozi, ristoranti, enoteche di tutto il mondo sono bazzecole…

Nell’articolo vengono fatte tante promesse (come se a parlare fosse un politico ed i lettori della rivista persone che dovessero recarsi alle urne…) vengono spese tante parolone – “la struttura sarà dotata di una cantina storica, di una nuova cantina sperimentale di microvinificazione, di un laboratorio per la ricerca, di una sala di degustazione con annesso laboratorio sensoriale e di una sala polifunzionale attrezzata con sofisticate tecnologie avanzate da utilizzare per corsi di formazione a distanza, workshop, convention, momenti d’incontro che potranno essere organizzati dalla Cantina, ma anche da altri” – e delineato un futuro radioso di modernità e progresso.
Il tutto finanziato, ovviamente, da Pantalone, ovvero dai soldi degli Enti Pubblici coinvolti in questa joint venture, pardon, “occasione di riscatto”.

Morale conclusiva. Possibile che guardandosi intorno, ad esempio nella poco distante Cirò marina, dove qualcuno, tanto per non fare nomi, Librandi (azienda che non si sa perché è clamorosamente ignorata nell’articolo, quasi non esistesse…), ha tenuto alta nel mondo la bandiera del Cirò dando lavoro a centinaia di persone e realizzando fatturati a molti zeri, e da qualche anno ha salvato dall’oblio la Doc Melissa (i dati 2004 parlano di 4481 ettolitri e di 148 ettari, contro 48.000 ettolitri e 1300 ettari per la Doc Cirò)  producendo i Melissa Asylia rosso e bianco, non si riesca ad individuare un modello imprenditoriale diverso ?
Ovvero un concetto di sviluppo libero ed indipendente, una capacità di rischiare in proprio di essere protagonisti sui mercati, che non si risolva, come in questo caso, nella consueta pubblica richiesta di sovvenzioni da parte degli Enti Pubblici ?

Perché mai in Calabria (vedi dati sulla produzione di vini Doc Download file ) non si riesce ad andare oltre al modello della Cantina sociale vecchio stile che quando le cose non vanno bene prevede interventi (ovviamente finanziari e pubblici) a sostegno ogniqualvolta i bilanci (in rosso) lo richiedano ?
E possibile che Città del Vino e Terre del Vino trovino giusto esaltare, dedicando loro nove pagine del mensile dell’Associazione, un’operazione che ben lungi dal rappresentare la “nuova imprenditoria” promessa dai titoli non ripropone altro che antiche formule e soluzioni ?

Come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, ma non sarà mica che al di là degli auguri per il futuro delle Cantine Riunite di Cirò e Melissa, che condividiamo, l‘Associazione Città del Vino sia spinta a salutare con tutti gli onori la nascita di questo nuovo unico organismo, anche da altri motivi, che ne so, magari da qualche suo coinvolgimento, come ispiratore del progetto o consulente esterno, in questa… calabrian connection ?

0 pensieri su “Cantine Riunite Cirò e Melissa: soggetto “nuovo” logiche assistenziali antiche

  1. Vuoi sapere secondo me qual’e’ la cosa più grave: nessuno si indigna, anzi tutti trovano la cosa normale. Di più, la trovano addirittura lodevole, tanto da farne una celebrazione, come tu riporti, di 9 pagine.

    Sarebbe bene tenere a mente queste pagine quando si sentono le solite ramanzine sul vino del nuovo mondo che fa concorrenza sleale a noi bravi produttori italiani, tenendo i prezzi artificialmente bassi (e nessuno mai spiega il come).

    O forse ci sbagliamo noi, magari esiste la cantina cooperativa della Barossa Valley che è finanziata dal denaro del contribuente australiano. Chissà, tutto è possibile…

  2. Egregio Dr. Ziliani, solo oggi (07/12/06) ho avuto modo, certamente per colpa mia che non uso navigare nei siti, di leggere le sue osservazioni sull’articolo apparso su Terre del Vino di Giugno ’06 relative alle Cantine Riunite del Cirò e del Melissa. l’articolo mi è stato segnalato da un conoscente e penso che leggerò spesso la sua rubrica in futuro in quanto molte osservazioni mi trovano consenziente. rimango stupefatto quando Lei, parlando della Calabria e dei suoi amici Librandi, a cui va la mia stima, cade nella banalità e ostenta ingenuità. La invito ad andare in fondo alle cose che afferma ed accertarsi se i fondi della regione siano stati o meno utilizzati anche per l’iniziativa di settembre a cui lei fa riferimento, all’ospitalità e vitto di decine e decine di ospiti partecipanti. Nulla di male, perbacco!! ma solo per ricordarLe che Pantalone c’è, purtroppo sempre ed anche nelle buone famiglie dove i papabili regionali sono sempre stati e sono di casa.
    veniamo all’articolo su Terre del Vino: non v’e dubbio che l’articolista ha abbondato nell’esaltare l’iniziativa. probabilmente colpito dalla passione e volontà riscontrata tra i protagonisti dell’iniziativa a cominciare dal sottoscritto. dalla determinazione di noi tutti ad evitare che un patrimonio di piccoli e piccolissimi viticoltori rimanessero in balia di un mercato viziato dal mancato rispetto del disciplinare e da insufficiente disponibilità di cantine comprare le uve. Credo certamente anche dalla volontà di dare un aiuto in più all’iniziativa, disinteressata da parte dell’Associazione Città del Vino e dell’articolista. un’Associazione che ci è sempre stata vicina senza nulla chiedere. gli argomenti da lei toccati meritano un’approfondita discussione ed al proposito La invito a dare la disponibilità ad un possibile incontro pubblico a Melissa, ospite del piccolo pantalone: Comune di Melissa e senza i soldi della regione, per intavolare un confronto libero e non condizionato dalle possibili informazioni fornite da qualche amico, purtroppo non è la prima volta e non il solo.
    La vecchia cantina sociale per decenni è stata utile alla politica ed autoreferenziale ad essa. E’ stata gestita in malo modo con le conseguenze disastrose a tutti note. non ve alcun dubbio. ma noi cosa c’entriamo? che colpa abbiamo noi giovani amministratori? il Comune di Melissa ha deciso di acquistare ad una pubblica asta, presso il tribunale, la struttura dell’ex cantina sociale ad un prezzo concorrenziale e, quindi, arricchendo il proprio patrimonio (nessuno spreco dei soldi dei cittadini di Melissa). La struttura è stata affidata ad una cooperativa di circa 100 soci per una capacità di 10.000 q.li d’uva Cirò e Melissa. i soci sovventori della cooperativa hanno versato non più di 20.000 €, più un fatto di solidarietà verso la categoria che rimane nella zona di Cirò sempre e comunque bistrattata da tutti, soprattutto da quelli che sono appiccicati quotidianamente alla mammella degli euro regionali. I soci hanno interamente versato circa 200.000 €. attualmente tutti i componenti del Cda della cooperativa lavorano gratuitamente nella struttura con il solo obiettivo di partire e bene, perché li maltratta invece di apprezzare questi giovani che lavorano per il riscatto??
    Noi siamo coscienti che oggi il mercato impone nuove strategie e produzione di qualità. strategie che dovrebbero essere affrontate in un’ottica di sistema soprattutto per un’area come quella del Cirò oggettivamente limitata e quindi ipoteticamente di nicchia. eppure questo è un sogno e la colpa non è dei giovani produttori che hanno deciso di andare avanti in questa sfida delle Riunite. dovrebbero dare conto di ciò le cantine storiche di Cirò che non dialogano tra loro e nemmeno mettono a frutto i risultati di ricerca quasi sempre finanziati dalla Regione-pantalone. ognuno si sente il primo della classe in una classe squinternata che non riesce a tenere sul posto le uve di pregio prodotte (da 50 ad 80 q.li per ettaro e non 120/150). Le potenzialità ci sono.
    Egregio Dr. Ziliani, dai suoi articoli apprendo il suo stile libero nell’affrontare le varie questioni, ma La prego non si accanisca su un’iniziativa che ha il solo torto di essere malversata ed osteggiata da chi dovrebbe invece favorire il superamento delle difficoltà in cui oggettivamente si trova il nostro territorio. altrimenti Lei assumerebbe, inconsapevolmente il ruolo di quei molestatori che nel FarWest creavano disturbo ai poveri contadini limitrofi ai padroni e mandarini, ed a soldo di questi, affinchè sti poveretti abbandonassero i fondi vendendoli per quattro cent ai padroni tracotanti e prepotenti. A proposito della Doc Melissa la informo che fui io stesso a suggerire e supplicare i Librandi a produrre il Melissa impegnandomi ad ottenere la modifica del disciplinare presso il Ministero che miopiamente limitava l’imbottigliamento nella sola area del Melissa e non del Cirò. in una prima fase Librandi non era d’accordo poi si convinse. Oggi quasi tutte le cantine di Cirò lo fanno. Questo è la dimostrazione dell’apertura e del riconoscimento delle sinergie e non visione statica sovietica delle cose.
    La Regione Calabria si è impegnata a finanziare la ristrutturazione della cantina per € 1.500.000,00 il resto lo mette il proprietario che è il Comune. cosa c’è di male? si informi invece quante decine di milioni di € sono arrivate alle cantine di Cirò negli ultimi anni e quanto questo abbia contribuito ad una effettiva crescita del settore.
    Le confermo l’invito ad averLa a Melissa, in quella Torre che ha già visitato insieme ai Librandi, che il Comune di Melissa ha acqustato e restaurata, nel museo del Vino di prossima apertura nel centro storico, per discutere sereni e senza pregiudizi.
    Cordialmente Giuseppe Bonessi
    Sindaco di Melissa

  3. Come spesso accade nei vari “bar sport” o “saloni da barbiere” con frequentatori giornalieri o domenicali, anche nel nostro caso si è perso un po’ l’oggetto del discorso e si è passati a parlare di altro, ma non si tratta, purtroppo, di un problema di concentrazione. E’ piuttosto una questione morale vera e propria quella che si solleva (gran cosa!), e di questo bisogna ringraziare i veloci riflessi etici del puntuale sindaco di Melissa, sempre pronto, financo quando non c’entra niente, a schierarsi contro l’ipocrisia, le ingiustizie e gli usurpatori della cosa pubblica.
    Bisogna però, per essere precisi e trasparenti fino in fondo, fare alcune precisazioni, che si riteneva a torto non essere necessarie. Dobbiamo distinguere quindi, prima di sfiorare il merito, alcune categorie:

    1) “Conoscenza”, dei fatti, ed “Ignoranza”, dei fatti
    2) “Allusione” ed “Affermazione”
    3) “Baggianate” e “Veridicità” (il vero non è forse di questo mondo)

    Conoscere un fatto significa sapere come si è svolto, sapere gli elementi che lo compongono, le dinamiche che lo descrivono. Nel mondo delle conversazioni serie riporta un fatto, normalmente, chi lo conosce, soddisfacendo in questo modo una condizione necessaria, anche se purtroppo non sufficiente del parlare con cognizione di causa. Per inciso si distingue in parte così anche il “parlare a vanvera” dal “parlare a ragion veduta”.
    L’allusione potrebbe essere invece distinta dall’affermazione, senza volere scrivere un trattato di filologia, per l’elemento intenzionale e soggettivo che sottende allo sforzo comunicativo. Affermare vuol dire infatti dire con decisione, scoprire le carte, essere colui che crede in ciò che ha appena detto come se fosse vero. Alludere invece, è come indicare, accennare, è come dire: “il mio pensiero è lì, se vuoi puoi trovarlo, ma sarai solo tu responsabile di ciò che troverai, io intanto, avrò già preso vantaggio sufficiente all’indietro per ritrattare o negare in qualche modo ciò che tu troverai”. La differenza principale fra le due cose sta allora nella responsabilità. Chi afferma si pone come pienamente responsabile di ciò che dice, distinguendosi così da chi allude, che si lascia aperta una scappatoia.
    Per quanto riguarda la differenza tra baggianate e veridicità, possiamo dire che la baggianata è una cosa falsa, riportata anche in modo goffo e poco serio, quella veridica è quella che coincide con la verità del fatto stesso in senso pratico e logico e rappresenta il lato serio della comunicazione.
    Riguardo quindi alle parole del sindaco di Melissa circa i fondi utilizzati dai Librandi per il convegno di Settembre, di matrice assolutamente privata ed interna all’azienda e circa la relazione degli stessi con il giornalista Ziliani, possiamo, alla luce delle premesse, concludere con semplicità:
    Il sindaco Bonessi ha, nella totale ignoranza dei fatti, alluso a delle baggianate. Gran bel colpo.
    Noi, nella conoscenza dei fatti, affermiamo invece la veridicità di quanto appena esposto e siamo pronti a riaffermarlo e difenderlo in tutte le sedi più opportune.

  4. E meraviglioso leggere che finalmente a Torre Melissa,
    qualcuno abbia preso delle iniziative per quanto riguado la nostra vecchia (Cantina Sociale).
    Io che da parecchi anni che vendo vino,in Germania e in Svizzera,ho sempre sperato,un giorno di vendere il vino dell mio paese.Spero che il Sindaco, che lo saluto da vecchio Amico, non abbia fatto il passo pui lungo della gamba,in vestendo soldi ge sono di tutti
    e che questi giovani Soci, non siano i
    “Lupi travestiti da Pecore”.

    Distinti Saluti
    E buone Feste ci vediamo a Torre Melissa

    Ps. scusate il mio Italiano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *