Gaja denuncia l’incerta composizione varietale di molti vini Doc e Docg

Vi segnalo questo intervento, pienamente condivisibile e chiarissimo nella sostanza, di un importantissimo produttore di vino italiano, il quale ha dichiarato:

“Bisogna accelerare la ricerca sul Dna dei nostri vitigni, a cominciare dai vini più importanti, per definire la vera autenticità, prima che lo facciano in laboratori stranieri scoprendo che molti nostri vini Doc o Docg hanno composizione varietale in contrasto con quanto previsto dal disciplinare. Metodi di accertamento seri taglierebbero le gambe a chi si lascia attirare dalle lusinghe della mescolanza, fiduciosi di farla franca perché i controlli non esistono”.

La domanda che vi giro è: chi è l’autore di queste dichiarazioni, di questo autentico grido d’allarme su moltissimi vini, Doc e anche Docg, italiani, che, basta vederne il colore, basta sentirne i profumi stravaganti, basta assaggiarli, dimostrano chiaramente di essere taroccati, di non rispettare la “composizione varietale” prevista dai loro disciplinari di produzione, e di essere platealmente arrangiati, composti come un puzzle a seconda delle mode enologiche del momento ?

Chi sta invitando, proprio come il sottoscritto fa quasi in solitudine da anni, autorità, organi competenti, consorzi, uffici repressione frodi, Nas, a fare la loro parte, a vigilare, intervenire e punire severamente, quando necessario, affinché la credibilità di molti nostri vini, ed i più importanti e noti del mondo, sia adeguatamente salvaguardata ?  

Incredibile, ma vero, l’autore di questa dichiarazione pesantissima, che non si potrà fingere di non aver letto, non è Gianfranco Soldera o Franco Biondi Santi a Montalcino, e nemmeno Beppe Rinaldi, Teobaldo Cappellano, Maria Teresa Mascarello, Roberto Conterno a Barolo e dintorni, oppure Paolo De Marchi o Giovanni Manetti o Giuseppe Mazzocolin o Martino Manetti in Chianti Classico, ma nientemeno che Angelo Gaja.
Ovvero il celebre produttore di Barbaresco, l’uomo che alcuni anni fa, non convincendo nessuno circa le reali motivazioni della sua scelta, scelse a sorpresa di declassare a Langhe Nebbiolo i suoi pregiati cru di Barolo e Barbaresco Sperss, Sorì Tildin, Sorì San Lorenzo, Costa Russi, intervenendo oggi sulle pagine regionali de La Stampa e rispondendo ad una precisa sollecitazione del collega Sergio Miravalle sul tema delle tecniche enologiche e della ricerca.

Così parlò, con encomiabile chiarezza e fuori dai denti Angelo Gaja.
Vogliamo discuterne, vogliamo aprire un dibattito serio e sincero, senza ipocrisie e code di paglia ?

0 pensieri su “Gaja denuncia l’incerta composizione varietale di molti vini Doc e Docg

  1. Per quanto riguarda Gaja, ho l’impressione che sappia bene che questi controlli continueranno a non essere fatti, almeno fino a che tutte, ma proprio tutte le doc e docg non saranno state “adeguate”, come già si sta facendo con quelle meno note.

  2. Premesso che il DNA dei vitigni non c’entra una mazza con la legalità e con la presenza di uve non ammesse in vini DOC o peggio DOCG, l’esternazione non può che essere condivisibile.
    Il concetto del ‘facciamolo noi prima che lo faccia qualcun altro’ potrebbe addirittura essere di lungimirante sagacia.
    Che lo dica Gaja – che quantomeno non fascetta di rosa bottiglie piene di uve internazionali – potrebbe fare alzare un sopracciglio ma, se il concetto è condivisibile – e credo lo sia – non mi sembra sia il caso di fare i puristi, anzi, mettiamoci il ‘carico’ !

    Bravo lui e bravo Franco

  3. Non è vero che il DNA non c’entra una mazza, anzi, Gaja tira fuori un argomento, secondo me, centrale.
    Non entro nella polemica pro o contro Gaja, perché poco mi interessa, ma se si parla del merito della proposta, allora ha ragione da vendere.
    Mentre tutti, ma proprio tutti, si spendono e spandono per aumentare i controlli, anche mettendo di mezzo i Consorzi con leggi “erga omnes”, con fascette, cartacce e burocrazia varia, nessuno fa un passo verso l’adozione di tecnologie che potrebbero essere risolutive della questione e dagli esiti indiscutibili. Una cosa è che un vino venga bocciato in commissione di degustazione alla camera di commercio senza motivazioni chiare, o a volte ridicole e contradditorie (ad un amico hanno fatto un vino rivedibile con la dizione “contiene difetti congentiti”, come se fosse uno malato di asma), un’altro paio di maniche se viene bocciato perché il profilo genetico di quel vino non è compatibile col disciplinare di produzione.
    Eh sì, perché il vino naturalmente contiene DNA delle uve dal quale proviene. Fino ad ora motivi tecnici – prevalentemente lo stato di degradazione del DNA dovuto al mezzo in cui si trova (acido e alcolico) – hanno ostacolato questo tipo di analisi, ma sono più che certo che se si volesse veramente – ed infatti recentemente ho sentito che il problema non è più tecnico, ma di costi – si potrebbe fare.
    Il problema non è la tecnica di biologia molecolare, visti i progressi assolutamente incredibili che si compiono costantemente di anno in anno, ma è se questo va bene a tutti quei soloni campioni della moralità del vino, a parole.

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