I vincitori del Premio Luigi Veronelli: ma Gino avrebbe condiviso queste scelte ?

Per decidere quali dovessero essere i vincitori della prima edizione del “Premio Luigi Veronelli”, istituito da Class Editori e da Veronelli Editore, per onorare la memoria del più grande scrittore e critico italiano di enogastronomia, e il suo impegno per la ricerca della qualità, si sono messi in tanti, di ogni filosofia e orientamento e provenienza editoriale.
Hanno formato una mega giuria, di cui faceva praticamente parte tutto il Gotha dell’italica enogastronomia:
Paolo Panerai per Class Editori (anche presidente); Benedetta Veronelli (editore della casa fondata dal padre) e Gian Arturo Rota (direttore generale di Veronelli Editore e curatore della guida I Ristoranti), vicepresidenti.
Quindi Cesare Pillon, giornalista (anche segretario del Premio); Piero Antinori (vinattiere); Angelo Gaja (vinattiere); Daniele Cernilli (direttore della Guida del Gambero Rosso); Gianni Mura (scrittore e giornalista de La Repubblica); Donato Lanati (professore di Enologia all’Università di Torino); Franco Ricci (presidente Ais Lazio e direttore di Bibenda), Cino Tortorella, conduttore televisivo.
E poi, Francesco Arrigoni (giornalista del Corriere della Sera), Giannola Nonino (grappaiola); Gigi Brozzoni (curatore della Guida ai vini di Veronelli), Antonio Santini (ristoratore); Mauro Febbrari (endocrinologo), Gianni Veronelli (imprenditore); Giacomo Bersanetti (designer), Fausto Borella (sommelier dell’olio); Beppe Bigazzi (conduttore televisivo); Carlin Petrini (presidente Slow Food), Nichi Stefi (scrittore e regista); Attilio Scienza (professore di Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree presso l’Università di Milano); Padre Eligio (frate fondatore di Mondo X), Giorgio Pinchiorri (enotecaro/ristoratore) e Sirio Maccioni (ristoratore).
Insomma, c’erano proprio tutti…

Alla fine della fiera, però, nonostante tutto l’impegno, nonostante la multiforme, poliedrica composizione della giuria, cosa è successo quando si è trattato di scegliere i vincitori ?

Molto semplice, che in svariati casi la montagna ha letteralmente partorito il topolino e scelto la strada dell’ovvio e del prevedibile, scegliendo ad esempio come miglior giornalista di enogastronomia straniero, quando le alternative rappresentate dalle due altre nomination erano nettamente di ben altra caratura, ovvero Jens Priewe e Juancho Asenjo, nientemeno che mister James Suckling, il “fenomenale” editorialista di Wine Spectator, e poi come migliore giornalista di enogastronomia, premio alla carriera, Daniel Thomases, il collaboratore alla parte italiana del Wine Advocate di Robert Parker ed il co-curatore della Guida dei vini di Veronelli, e poi come miglior scrittore di enogastronomia “emergente”, come se non fosse già ampiamente emerso da anni e non fosse già un nome collaudato e già importante, con tanto di rubriche, collaborazioni, iniziative, Paolo Marchi.

E poi, in una sagra del conformismo, del déja vu, del “lo sapevamo già”, dell’andiamo sul tranquillo, del "perché rischiare?", miglior vignaiolo, alla carriera, Josko Gravner, (le alternative Elio Altare e Mariuccia Borio), ed emergente Rosetta Bosco (impostasi sui ben noti e già affermatissimi Andrea D’Ambra e Alessandro Dettori), Luca D’Attoma quale miglior winemaker emergente, Raffaele Alajmo delle Calandre, come miglior patron “emergente”, anche se il suo ristorante ha già da tempo tre stelle Michelin, miglior grappaiolo distillatore Romano Levi (piuttosto che Vittorio Capovilla e Jacopo Poli), miglior sito Internet di enogastronomia quello del Gambero rosso, miglior film o trasmissione tv a tema enogastronomico Eat Parade.

E così via, senza una sorpresa, senza una vera novità, senza una piccola volontà di proporre vie nuove, di uscire da un tranquillo rilassante mainstream fatto da valori consolidati molto rispettosi dell’establishement enogastronomico.

Istituito per onorare la memoria del più grande scrittore e critico italiano di enogastronomia, così dice la presentazione del Premio Veronelli, ma siamo davvero sicuri che Gino, da persona intellettualmente e profondamente libera qual’era, da anarchico quale amava definirsi, avrebbe apprezzato e condiviso gran parte di queste scelte, compiute all’insegna del più prudente conservatorismo, e di una sorta di Manuale Cancelli che regola il mondo del vino, della cucina e dell’informazione enogastronomica italiana ?

Miglior giornalista straniero di enogastronomia James Suckling? Ma dai, calatevi ‘sta maschera e suvvia, sbrigatevi a dirlo che siamo tutti su…Scherzi a parte !…

0 pensieri su “I vincitori del Premio Luigi Veronelli: ma Gino avrebbe condiviso queste scelte ?

  1. Più che premi questo genere di cose puzza di patetica autocelebrazione, di moggiana scampagnata tra vincitori e giurati. Suckling poi! Puzza più lui dei Barolo che ama tanto denigrare

  2. Che tristezza. Io ho avuto la fortuna di conoscere e lavorare con Gino, e dubito molto che sarebbe stato così poco…coraggioso e così tanto, troppo conformista.
    Ma quando si mette di mezzo l’universo mondo, per far andare tutti d’accordo senza che qualcuno salti su a dire “e questo chi è? chi lo conosce, cosa ha fatto?” è praticamente scontato che si cada sui soliti noti. Sinceramente, non è così che si dovrebbero pensare premi e riconoscimenti. Persino da un punto di vista giornalistico, una iniziativa così non è “notizia”, perchè di “novus” non c’è proprio nulla. Paolo Marchi giornalista emergente?? devo ridere?
    Lizzy

  3. Ciao Franco,

    mi trovi pienamente d’accordo sulla ovvietà e banalità delle scelte, vorrei però sottolineare l’unico riconoscimento “fuori dal coro” per Giulio Gambelli. Nel mondo degli attuali wine-maker superstar, una persona come Giulio con la sua discrezione e umiltà è cosa rara, spero piuttosto che qualche giovane enologo prenda esempio da lui.

    Antonio

  4. Caro Franco Ziliani, mi dispiace per la Sua delusione per il premio Veronelli. Vista la giuria, fatta in casa, non mi sarei aspettato di meglio siamo quasi al telegatto, io premio te, tu premi me ed io pubblico e guadagno.
    Ebbi modo di conoscere Luigi Veronelli ancora nel 1968, abbiamo sempre litigato, non riconosceva il Soave di Monteforte d’Alpone e disdegnava l’Amarone. A Sanremo affermò di conoscere il Pelara: era la prima bottiglia
    presentata in pubblico. Si ricorda del Pelara?
    Succesivamente cambiò idea ed allora? Avrei tanto da dire, ma non vorrei farle crollare un mito. I miei insegnanti erano: Claudio Boni, Franco Tomasi Marchi, Franco Ziliani, ( leggi Berlucchi) Prof. Mario Fregoni Università di Piacenza. Sono disponibile a qualsiasi colloquio, se ritiene opportuno le farò avere sia il num. telefonico, che il fax, senza rancore Enrico Bosco.

  5. Rileggendo il mio commento precedente mi sono accorto di essere stato poco chiaro. Le parrocchie laiche sono gli amici degli amici, il conformismo garantito, il gruppetto dei furbetti del quartierino, quelli che se scrivono una riga, o un libro, trovano una eco da rimanere assordati. Non gli “operai” del giornalismo e della letteratura che non essendo nati “trendy” non li cala nessuno e scrivono mille volte meglio dei “premiati”. Poi, nella giuria, si coinvolgono personaggi puri e di grande professionalità come Cesare Pillon, ma per dare lustro all’evento, perché funga da foglia di fico dietro cui nascondere giurati della levatura di cernilli o di … mi fermo qui per non dispiacre Luigi

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