La Baresani se la cava anche come stroncatrice di ristoranti. Ma come letterata-gourmet ci piace di più

Sorprendente l’uscita del 25 giugno del consueto elegantissimo, colto (forse persino troppo colto) supplemento culturale Domenica del Sole 24 ore.

Nella sua rubrica Diario di una golosa (che non si capisce bene perché sia confinata solo all’ultima domenica del mese) la raffinatissima letterata gourmet Camilla Baresani nel raccontarci le sue esperienze gastronomiche in due ristoranti di Alghero ha assunto a sorpresa le vesti della stroncatrice. Di un locale, che aveva scelto perché segnalato su Osterie d’Italia edito da Slow Food, ci dice difatti che “la lettura del menu è stata sconfortante” e che “con un simile menu, tempestato dagli asterischi dei prodotti congelati e con piatti da pizzeria napoletana di Vipiteno, vien voglia di scappare e di rivolgersi altrove”.

Ma non è finita, perché anche scegliendo “qualcosa di semplice, con cui si suppone sia meno facile sbagliare”, l’autrice de L’imperfezione dell’amore casca male, perché “la zuppa di cozze e vongole che ho scelto è stata una delle peggiori della mia vita: scaldate e rinsecchite le cozze, con un retrogusto di fango le vongole”, la verdure alla griglia “erano incistate di aglio e prezzemolo da risultare inamovibili” ed “il filetto di manzo unto e amarognolo, probabilmente perché cotto su una piatta incrostata di olio bruciato”.

L’autrice, dinnanzi a tanto sfacelo, non può che chiedersi “quale sia stata la preoccupazione dei curatori della guida: lasciare scoperta una località ? Non aver nulla da segnalare ad Alghero ?” concludendo, ed è una botta niente male arrecata a chi crede ancora all’effettiva utilità delle guide e ai criteri con cui vengono compilate, che “se proprio bisogna mangiar male si preferirebbe farlo non “guidati” “. Va ricordato a questo proposito, come suggerisce Bonilli, che per scegliere il secondo ristorante provato ad Alghero, dove a differenza dal primo, si é trovata bene, Camilla Baresani aveva consultato, con soddisfazione, la guida Ristoranti d’Italia del Gambero rosso, che in questo caso ha svolto egregiamente la propria funzione…

Interessante questo approdo, per me inconsueto, dell’attività di gastrorecensore, seppure con stile personalissimo e una qualità della scrittura che la maggior parte degli autori di schede di ristoranti si sognano, della scrittrice bresciana, a tal punto che mi verrebbe voglia di accreditarla come uno dei candidati maggiormente dotati per esercitare quel ruolo di recensore severo e anche cattivo quando serve, per anni esercitata da Edoardo Raspelli, ma che oggi, dopo il clamoroso tonfo di Buffet e la pessima figura fatta dal cosiddetto “garante” dei lettori e la sua perdita di credibilità, vede ruolo e sedia vacanti.

Potrebbe fare benissimo Camilla e sicuramente evitare, anche se dovesse recensire un ristorante per settimana e non due al mese (la Baresani ci racconta a modo suo un locale anche sul supplemento mensile Ventiquattro), la prosa noiosa e un po’ sciatta, le banalità, l’assenza di brio e di vivacità che, nel tempo, hanno finito con il caratterizzare le recensioni gastronomiche, ospitate sulla Stampa, di Raspelli.

Cionostante, auspico che Camilla continui a scrivere bellissimi romanzi e non disperda il proprio talento finendo con il raccontare, come altri per anni hanno fatto, di servizi dei ristoranti non impeccabili, tovaglie rammendate, bicchieri sbrecciati, tovaglioli non sostituiti a tempo di record, e che di volta in volta, quando l’estro glielo raccomanda e questa sua rubrica episodica le consente, torni a raccontarci non tanto come si mangi in quel determinato locale, bensì la sua atmosfera, il suo spirito, i personaggi che lo frequentano.

Volete mettere una banale recensione riferita alla qualità (che è sempre una percezione soggettiva) di tot piatti più o meno piacevolmente gustati in un ristorante, con la descrizione, da scrittrice e non da semplice cronista, che la Baresani in chiusura dell’articolo citato, parlando del secondo ristorante messo alla prova, ci regala riferendosi alla cameriera indimenticabile “che fa la spola tra i tavoli e il famigerato cestellone che tiene nel ghiaccio le bottiglie della sala “ ?

Quale Raspelli o altre normale autore di schede di guide avrebbe mai saputo dipingerla, come fa Camilla, “veloce e fluida come pattinasse, sottilissima, e con una coda di cavallo che curiosamente sta orizzontale: più che un essere reale pare una figurina disegnata in fuga” ?

0 pensieri su “La Baresani se la cava anche come stroncatrice di ristoranti. Ma come letterata-gourmet ci piace di più

  1. I ristoranti di cui parla Camilla Baresani sono due: uno preso da Osterie d’Italia viene stroncato. E l’altro? L’altro è un indirizzo e un ristorante che non tradiscono recensione e aspettativa. Stando all’articolo, quindi, almeno per Alghero, la guida ha funzionato. E qual è questa guida? E’ Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso… perchè non dirlo, caro Ziliani? Certo, io sono parte in causa ma fa piacere vedere che il lavoro di una guida viene apprezzato. Specialmente se si è l’editore della guida in questione 🙂

  2. Come giustamente richiesto da Bonilli ho corretto il testo e riportato che per scegliere il secondo ristorante provato ad Alghero la Baresani aveva consultato, con soddisfazione, la guida Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso. Che a differenza da Osterie d’Italia aveva svolto egregiamente la propria funzione e scelto con cognizione di causa di segnalare ed inserire in guida questo locale.

  3. Peraltro andrebbe segnalato che il locale in Alghero, che propone la zuppa di cozze e vongole, non è più presente su Guida Osterie 2006, uscita ormai da otto mesi.

  4. Mi è capitato di utilizzare la Guida alle Osterie d’Italia di Slow Food e accanto a segnalazioni davvero utili e in qualche caso davvero ottime, qualche volta è capitato di incappare inOsterie o Enoteche non all’altezza, che però sono state tempestivamente eliminate nella edizione successiva. Certo la bravissima Camilla dovrebbe viaggiare con una edizione aggiornata della Guida se poi vuole dare giudizi.
    Luciano

  5. ciao sono ippazio cuoco e appasionato di enologia,non mi meraviglio se un ristoraNTE RECENSITO DA SLOW FOOD SIA PESSIMO,TANTO DI CAPPELLO AI VERTICI,MA NELLE PICCOLE PROVINCE SONO UNA BEND DI TARALLUCI E VINO.

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