L’Assessore Beccalossi “testimonial” di MiWine su Lombardia a Tavola

Intendiamoci, ognuno, in occasione di un evento (o cosiddetto tale) schiera i grandi calibri che può, fa riferimento, per comunicare, per creare l’attesa, per catturare l’interesse del pubblico, i media su cui può contare.
Per quanto e l’ho già detto, non pensi che MiWine, che si aprirà, giusto tra una settimana, presso il nuovo quartiere fieristico milanese di Rho, e che proseguirà sino al 14 giugno, possa essere un evento da non mancare, non pensavo proprio che per provare a “lanciarlo” i responsabili di Fiera Milano e della Sifa Spa (ente organizzatore della manifestazione) pensassero, come giornale “ufficiale”, proprio a Lombardia a Tavola, rivista bergamasca edita dalle Edizioni Contatto di Mozzo, che assicura essere il “collegamento diretto tra la redazione ed oltre 40.000 operatori dell’Ho.re.ca.”.

Pensavo che oltre al sostegno, già previsto, di Civiltà del Bere e delle altre testate, più o meno conosciute ed influenti, che un occhio di riguardo verso MiWine dovranno pure averlo, non fosse altro per essere stati scelti dagli organizzatori per ospitare pagine pubblicitarie o redazionali pubblicitari sulla rassegna, MiWine potesse contare su qualcosa di più appealing di questa rivista che conta su 22 pagine pubblicitarie su un totale di 80 e ha come volti noti e “opinion leader” due cronisti dell’Eco di Bergamo, il bonario Roberto Vitali, già direttore della rivista, e l’attuale direttore responsabile Alberto Lupini, che conosco dai tempi del liceo Lussana, quando era esponente del movimento giovanile della DC e che poi ho visto per anni redattore. Ovviamente all’Eco di Bergamo, il giornale della Curia bergamasca.

Invece, ecco che sul numero di giugno di Lombardia a Tavola ti trovo dedicate a MiWine e alla sua presentazione ben cinque pagine, compreso l’editoriale di Lupini, titolo “La sfida lombarda del MiWine per l’alleanza vino-ristorazione”, dove della rassegna di Rho si dice che “Milano (e la Regione Lombardia ancor di più) si gioca il tutto per tutto per affermarsi come una delle nuove capitali mondiali del vino” (bum !!!!) e, ancora, che MiWine è evento “per il quale si istituzioni e mondo dell’ospitalità si sono mossi come mai era successo per coinvolgere la città e creare interesse attorno alla tre giorni che a Rho richiamerà ristoratori, enotecari e buyers dall’Italia e dal mondo”.

Meraviglia però e sorprende non positivamente che nello stesso numero della rivista, accanto ad un’assoluta chicca da non perdere, un servizio sugli spumanti trentini marcati Trento Doc introdotto da questo titolo: “Trento Doc: nasce in Alto Adige il 40% delle bollicine italiane” (consiglio al titolista: prego, ripassi a settembre e si studi storia e geografia !), accanto alle dichiarazioni, quest’anno un po’ meno trionfalistiche rispetto a due anni fa, di Ezio Rivella, presidente di Sifa (ed ex, se Bacco vuole, presidente dell’Unione Italiana Vini) e di Piergiacomo Ferrari, amministratore delegato di Fiera Milano, facciano spicco alcune dichiarazioni relative all’Assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia Viviana Beccalossi.

Dichiarazioni secondo le quali “la manifestazione (ovvero MiWine) è fortemente voluta dalla vice presidente della Regione Lombardia e assessore all’agricoltura Viviana Beccalossi”, la quale, sguardo fisso verso l’obiettivo, non ha problema alcuno, anzi, a comparire addirittura in copertina su questo numero di Lombardia a Tavola, come fosse un autentico testimonial e garante della manifestazione, con tanto di logo di MiWine in bella mostra ed il claim, molto presuntuoso, che lo definisce “business top event”.

Libera, l’Assessore Beccalossi, di affermare, se n’è convinta, che “la Regione Lombardia si presenta all’esposizione professionale dei vini e dei distillati con la consapevolezza di vivere una realtà fieristica particolarmente qualificata e in grado di offrire certezze assolute”. Ovvero, e qui fa seguito una tipica dichiarazione che l’Assessore non manca di ripetere in ogni occasione, da politico esperto, “certezze che sono eccellenza, tradizione, territorio e passione che in Lombardia (dove si producono 80 milioni di bottiglie di vino all’anno) rappresentano un biglietto da visita di assoluto livello”.

Altrettanto liberi però, noi osservatori e commentatori di cose vinicole, di pensare e di dire in maniera chiara che la Regione Lombardia ed il suo Assessorato all’Agricoltura farebbero meglio a legare l’immagine e la credibilità di un Ente pubblico come la Regione ad iniziative un po’ più qualificate (anche nella scelta dei giornali su cui diffondere propagandisticamente proclami e programmi), ed in grado di avere davvero successo, non a parole, ma nei fatti.

E dire che un politico dovrebbe pur saperlo che è gran bel azzardo legare la propria immagine ad una manifestazione che alla sua prima edizione, due anni fa, fece un clamoroso, rumorosissimo flop e che quest’anno si espone pesantemente al rischio di replicarlo !

post scriptum:

L’Assessore Beccalossi oggi ha evidentemente cambiato radicalmente idea nei confronti di MiWine, perché due anni fa, come si legge in una cronaca a firma Elisabetta Tosi pubblicata sul quotidiano L’Arena di Verona ed intitolato La Regione Lombardia “scarica” MiWine, dichiarava: “La Regione Lombardia non sarà presente in veste istituzionale al prossimo MiWine, perché per noi il Vinitaly resta l’unica fiera di settore importante”.
Così Viviana Beccalossi, vicepresidente della giunta regionale lombarda ed assessore all’agricoltura, in risposta ad un’uscita polemica del giornalista Luigi Veronelli, che a proposito della prossima fiera vinicola MiWine, in programma a Milano il prossimo giugno, aveva chiamato in causa anche le istituzioni pubbliche . L’occasione per tornare a parlare di quello che lo stesso Veronelli considera uno “scippo” nei confronti di Verona è venuta dalla presentazione ufficiale delle Guide Veronelli 2004 (ai vini, ai ristoranti e agli alberghi d’Italia e del Canton Ticino), tenutasi in questi giorni al Circolo della stampa di Milano.
“Gli industriali del vino – ha detto Veronelli – stanno cercando di recuperare mercato, per questo si sono inventati MiWine, ma non s’illudano: non riusciranno nell’intento, perché i contadini hanno imparato a difendersi e a scegliere dove andare”.
E di scelta “strategica” ha parlato anche l’assessore Beccalossi, negando che la Regione Lombardia sia stata coinvolta nell’iniziativa: “Per sei mesi abbiamo letto di MiWine su tutti i giornali d’Italia, senza che nessuno c’interpellasse, e solo di recente sono venuti a parlarmene di persona – ha raccontato – Sono convinta che i produttori e i consorzi lombardi meritino molto più spazio e attenzione, per questo stiamo investendo ancora di più sul Vinitaly e non credo proprio che questo sarà l’ultimo anno che lo faremo. Pensiamo sia nostro dovere sostenere i produttori e indirizzarli verso quella che riteniamo essere la vetrina migliore per i loro vini”.
Nessuna preclusione tuttavia nei confronti di MiWine: “La concorrenza non può che migliorare l’offerta”.

0 pensieri su “L’Assessore Beccalossi “testimonial” di MiWine su Lombardia a Tavola

  1. Forse, nel cambio, possiamo considerarci fortunati. Alla presentazione di MiWine (www.miwine.it/docfile/Comunicato_ 7Un_brindisi_per_MiWine_2006.pdf ), ottobre 2005, praticamente padrino della manifestazione era …. Luca Maroni. egidiocalloni

  2. “Come si cambia/per non morire/Come si cambia/per ricominciare…”
    Così recita una delle mie canzoni preferite. Come cittadina italiana e giornalista ho sempre ammirato molto le persone coerenti. E siccome – da giornalista – ho un’ottima memoria, ricordo perfettamente l’assessore Beccalossi alla presentazione delle Guide Veronelli (Circolo della Stampa di Mi), due anni fa: qualcuno tirò fuori il discorso Miwine, e lei lanciò una bordata calibro massimo alla manifestazione ai suoi organizzatori, la Fiera di Milano, insomma a tutti. Per lei, per la Regione Lombardia, l’unica e sola fiera del vino era Vinitaly. Al punto che tornai a Verona e scrissi un bel pezzo per il mio giornale, l’Arena, dal titolo: “la Regione Lombardia scarica Miwine”. Tempo due anni e l’assessore cambia casacca. Logico, no? Miwine è stato un successo, eccetera eccetera. O no?? forse mi sbaglio. Beh, comunque ha cambiato casacca. Poteva starsene zitta e buona, in omaggio alla propria coerenza personale e politica. Era un suo diritto anche quello. “Come si cambia…!” Eccetera.
    Lizzy

  3. Davvero, Lizzy, dovremmo stupirci dei cambiamenti d’opinione di un politico, italiano? Anche per motivi decisamente prosaici rispetto quelli riportati nel testo della canzone interpretata dalla Mannoia? Il contrario sarebbe una gradevole anomalia. Come lo è leggere uno scritto di un giornalista che stigmatizza il comportamento di un politico in carica, di affine area politica. egidiocalloni

  4. Veramente la sottoscritta ha smesso di stupirsi ormai da un pezzo. Solo, gradirebbe un po’ più di coerenza (di pensiero, azione, espressione) da parte di chi ha responsabilità, piccole o grandi, di governo. Se quelli che non cambiano mai idea vengono definiti stupidi, quelli che la cambiano in continuazione cosa sono?
    Lizzy

    ps: Mi giunge ora via mail l’invito per l’inaugurazione di Miwine. Ma io sono pigra, taaanto pigra…come certo vino.

  5. Gentile Franco,
    faccio solo una piccola riflessione. E credo che la farò anche sul mio prossimo articolo su La Provincia. Mi chiedo: come si fa a cercare di “competere” con Vinitaly (4200 espositori) con due padiglioni e circa 600 espositori? Come si fa se poi molti nomi illustri hanno deciso di non partecipare? C’è poi qualche produttore che porta il suo stand, ma che poi se ne resta a casa e che magari fa altre iniziative di promozione nella sua azienda?
    Per quanto riguarda l’assessore Beccalossi, il ragionamento è semplicissimo. Fiera Milano, quella nuova intendo, è costata un sacco di soldi e ora, un altro flop di una fiera, avrebbe effetti molto negativi. La Beccalossi, a livello politico, deve difendere i nuovi padiglioni di Rho-Pero e, che gli piaccia o meno, deve trasformarsi in paladina di Miwine.
    Ultima annotazione: la mia impressione è che possa fare un altro flop. La speranza, comunque, soprattutto per chi verrà a Milano come espositore e che per questo investe soldi, è che possa andare bene.
    Raffaele da Como

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