Oscar del vino rosato: chiunque vinca ne sarò felice

Comunque vada, qualunque dei tre vini in nomination abbia alla fine ad imporsi, sarò contento.Sto parlando dei tre vini:
Grayasusi Etichetta Argento 2004 – Ceraudo – Marina di Strongoli (Crotone)
Salice Salentino Rosato Le Pozzelle 2004 – Candido – San Donaci (Brindisi)
Teres 2004 – Commendator G.B. Burlotto – Verduno (Cuneo)
in lizza per la categoria vino rosato nell’ambito degli Oscar del Vino assegnati da Bibenda Duemilavini. Ovverosia l’A.I.S. Roma che ha in Franco M. Ricci e nei suoi collaboratori il suo braccio operativo.

La registrazione televisiva dell’evento la vedremo su Rai Uno, domenica 11giugno alle 17.30, ma sarà proprio questo pomeriggio – sera, sulla magnifica terrazza del Campidoglio, che il premio ideato da Franco M. Ricci, giunto all’ottava edizione, celebrerà vincitori (alcuni molto annunciati e prevedibili) e vinti.

Per quanto riguarda i rosati che il vincitore sia il Grayasusi prodotto a Marina di Strongoli nel cirotano in Calabria da quel simpatico personaggio, conduttore di un bellissimo agriturismo e di un buon ristorante, grande produttore di olio extravergine e buon produttore di vini che è Roberto Ceraudo, oppure il Salice Salentino rosato Le Pozzelle, che conosco da una quindicina d’anni e di cui ho scritto tante volte, del buon amico Alessandro Candido, o ancora l’eccellente rosato Teres (base Nebbiolo, Pelaverga e Barbera) di quella splendida famiglia che sono i Burlotto (alias Marina, con il marito Giuseppe Alessandria ed il figlio Fabio) di Verduno, barolisti d’eccellenza e leader del Pelaverga verdunese, non potrò che stappare una bottiglia, ovviamente di rosato, e brindare alla loro salute.

Ho le mie preferenze e sono incerto tra il Teres e Le Pozzelle, due grandi rosati, profondamente diversi tra loro per origine, terroir, vitigni utilizzati, storia produttiva (il Teres 2004 è la prova d’esordio: riuscitissima), ma anche se vincesse Ceraudo, di cui preferisco il rosato normale, non quello, selezionato, affinato in legno, umanamente non potrei che essere felice.

In fondo, se me lo consentite, la vittoria di uno di loro è anche la vittoria di chi, come il sottoscritto, come il collega abruzzese Massimo Di Cinzio (che il 13 maggio nell’ambito di MiWine, condurrà una bella discussione-degustazione proprio sui vini rosati) e pochissimi altri, al rosato, come vino a pari dignità rispetto a bianchi, rossi, dolci e spumanti, ha sempre creduto. E ne ha cantato le lodi, quando per gli altri era solo un vino… da donne.

Vedere in nomination questi tre rosati e questi tre produttori, che conosco bene e so seri e appassionati e coscienziosi e seriamente appassionati (specie Fabio Alessandria, con cui spesso ci divertiamo a bere anche rosati vari, specie i fantastici francesi dell’AOC Tavel), del rosato.

E’ grazie a produttori come questi (ma penso anche ad altri, in Abruzzo, in Salento, nella Puglia del nord, in Basilicata, in Piemonte, in Campania, che lavorano con altrettanta intelligenza) che per il vino italiano la vie è davvero en rosé !

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