Per uno “Champagne irpino”: Duble, lo spumante targato Feudi – Selosse

Lunedì 26 giugno a Roma, presso l’Hotel Parco dei Principi, per gli appassionati del genere si svolgerà un cosiddetto evento, ovverosia la presentazione, anzi, la “Anteprima internazionale” (come viene declamato nel programma) di Duble, lo spumante frutto di una singolare, stravagante joint venture tra un piccolo e celeberrimo produttore di Champagne, Anselme Selosse, autore, in stile biodinamico, di bollicine tra le più preziose e ricercate ottenute con il méthode champenoise, ed un produttore irpino, Enzo Ercolino, patron della Feudi di San Gregorio di Sorbo Serpico.

Nulla da dire su questa collaborazione e sul fatto che un vigneron champenoise possa trovare interessante avviare una collaborazione, sino al punto di curare per lui tre cuvée denominate “Corinne e Anselme Selosse in Irpinia”, con un produttore distante più di 1.500 chilometri dalla sua cave.

Trovo invece stravagante che la Feudi di San Gregorio, che con modestia e buongusto tipicamente ercoliniani si autodefinisce sul proprio sito Internet “azienda simbolo del rinascimento enologico del sud” e che si dichiara “alla ricerca di nuove scommesse da giocare. La stoffa di vitigni universalmente celebrati come chardonnay e pinot noir e l’orgoglio guascone di vini in cerca di gloria, falanghina, greco, fiano”, nel raccontare questo originale “incontro complesso che sembra scritto nel tempo e che si consuma nella selvaggia Irpinia, terra misteriosa come gli champagne di Selosse, generosa e forte come le sensazioni che essi regalano al naso e al palato”, ricorra ad una terminologia che non solo fa ridere, ed è poco corretta, ma che manifesta una sorta di megalomania.

Qual’è difatti il titolo del paragrafo inserito nella sezione “la cantina” del sito Internet aziendale che ci presenta il passaggio “dall’incontro al progetto, quello di uno spumante metodo classico e di una affascinante fusione fra un biodinamico francese, dei vitigni irpini e una grande azienda” ?

Nientemeno che “Per uno Champagne irpino” e “Progetto Champagne”, come se invece che in nella terra dei lupi irpini, dove Feudi qualche anno fa, magari pensando di essere nel Pomerol, aveva piantato e prodotto un vino base Merlot come il  Patrimo (anche quando non erano consentiti dalla legislazione vigente…) spiegando che era invece Aglianico, salvo poi dover ammettere che era Merlot, ci trovassimo tra Reims ed Epernay e non a Sorbo Serpico, provincia di Avellino, Irpinia, Campania, Italia.

Perbacco Ercolino, non penserà mica di spacciarci degli spumanti metodo classico irpini base Falanghina, Greco di Tufo, Aglianico di Taurasi e Fiano di Avellino, per degli Champagne ?

6 pensieri su “Per uno “Champagne irpino”: Duble, lo spumante targato Feudi – Selosse

  1. Sì, il linguaggio usato sarà anche un pò ridicolo ma perchè criticare a prioril’unica azienda del territorio che ha raggiunto una dimensione tale da potersi permettere di diversificare un pò e sprovincializzarsi? Se il know-how di Selosse può portare alla nascita di un buon spumante a base di uve autoctone, ben venga. Ho qualche dubbio sulla base Fiano ma l’acidità di Falanghina e Greco potrebbe seere addirittura più interessante di quella dei canonici pinot e chardonnay. Stiamo a vedere e poi esprimiamo un giudizio, no?
    Io personalmente non sono un supporter di Feudi, che per me non rappresenta più dovutamente il territorio di origine, avendo effettuato troppi compromessi, ma in questo caso l’esperimento può essere nuovo e valido…

  2. Nulla da obiettare sulla verifica delle possibilità di vitigni autoctoni come Fiano, Greco e Falanghina di esprimere validi spumanti metodo classico e sul fatto che l’azienda abbia trovato una collaborazione in uno champagnista come Selosse.
    Trovo ridicolo che per questi spumanti si tiri in ballo, impropriamente, la parola Champagne, che con l’Irpinia non ha proprio nulla a che fare…

  3. Dai Franco, stavolta sei veramente pretestuoso! Assaggiamoli, questi “champagne”, e poi decidiamo se bisogna mandarli a quel paese… sulla carta non mi pare una cosa da condannare a priori e anche il tono è solo enfatico, come sempre, e non mi pare che si cerchi di ingannare nessuno. non è la storia del merlot e del patrimo.

  4. Per caso impatto in uno scettico giudizio che, non voglio credere o pensare etichettato da pregiudizi, espresso in illo tempore sul Dubl dei Feudi di San Gregorio da un guru del calibro di Franco Ziliani. Onestamente sarà stata anche un’ttima trovata di marketing scegliere nel 2004 la consulenza di Anselme Selosse, il vigneron champenoise di Avize, l’uomo con la mano callosa costruita tale, anche e soprattutto per l’andar su e giù, lavorando, tra i suoi vigneti e che quando ti incontrava – haimè, posso dirlo! – , stringendo quella dell’interlocutore, inevitabilmente finiva per lasciarti il segno. Quello di una professionalità in materia granitica e per questo puntualmente celebrata e che lui in vari momenti in cui all’epoca del già Ad dei Feudi, Marco Gallone che saluto con affetto nel caso dovesse imbattersi in questa onesta mia considerazione, ha saputo trasferire anche grazie al vissuto in più fasi con i contadini della zona dellavellinese, in uno spumante che rispetto a tanti e pure blasonati che circolano sulle tavole degli italiani e non solo, possiede, sempre a mio modestissimo avviso, quella forza che è semplicemente prova provata delle enormi potenzialità di un territorio che soprattutto nella versione Greco di Tufo, tocca livelli altissimi. E’ un caso che Dubl + millesimo 2011 sia stato inserito da Bibenda tra le nomination degli Oscar del Vino 2015? Senza voler polemizzare, ci mancherebbe e me ne guarderei bene, credo che un brindisi con un perlage tutto irpino e di qualità, alla fine possa mettere tutti d’accordo su un prodotto decisamente intrigante e, lasciatemelo dire, con tocco glamour di eleganza internazionale. Tant’è. Alla prossima, mi auguro foriera di giudizi meno critici sui vini irpini che in fondo, e solo perché siamo al Sud, sono ambasciatori del buon bere italiano nel mondo.

  5. il mio punto di vista su quel vino lo espressi chiaramente all’epoca dopo averlo assaggiato.
    Un punto di vista che esprimevano in maniera perfetta e icastica i napoletani Tretre in questo video:
    https://www.youtube.com/watch?v=JCNO_ZAHfR8
    Il mio punto di vista su Feudi di San Gregorio, che sarà anche cambiata dall’epoca Ercolino (sempre in piedi, trova sempre qualcuno che gli dà da lavorare, incredibile…) l’ho espresso di recente in questo post:
    http://www.vinoalvino.org/blog/2015/03/feudi-di-san-gregorio-e-la-grande-cucina-di-alan-foglieni-lunedi-9-al-carroponte-a-bergamo.html

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