Una cucina da sogno: Miramonti l’altro a Concesio

Se non ci siete mai stati, o se mancavate, com’era nel mio caso, da troppo tempo, bene, non indugiate, e in automobile, in bicicletta, a piedi, con lo skateboard o in autostop, o come diavolo volete, andateci, senza esitazioni.
Concesio, paese posto alla periferia di Brescia all’imbocco della Val Trompia, anche se è universalmente noto per aver dato i natali, alle ore 22 del 26 settembre 1897 a Giovan Battista Montini, il futuro papa Paolo VI, per noi golosi merita imperitura fama soprattutto perché da anni ospita quello che oggi è diventato, a parere personale (anche se confortato, e chi se ne frega, io me ne frego, da quello delle varie guide…) uno dei migliori ristoranti italiani.
Sto parlando del Miramonti l’altro che la famiglia Piscini, Mauro e la sorella Daniela in primis, hanno condotto con assoluta professionalità sino all’empireo dell’italica ristorazione di "grande classe".

Non è casuale il francese, parlando del Miramonti, perché accanto ad un anima “terragna” e bresciana testimoniata da classici quali Risotto ai funghi e formaggi dolci di montagna, farfalle con frattaglie di capretto e tartufo nero, ravioli di coniglio al burro di salvia e origano, galletto nostrano alla griglia con agretto all’aglio e prezzemolo, rane saltate al burro, prezzemolo e aglio, Stracotto di cappello del prete di manzo al vino rosso e scalogno confit, si respira un’aria intelligentemente e moderatamente europea grazie alla genialità di un francese ormai naturalizzato “bresà”, Philippe Leveillé, di cui ricordo fantasmagoriche creazioni, accanto a Vittorio Fusari, in quelle Maschere di Iseo di cui non rimpiangeremo mai abbastanza la prematura chiusura.

Philippe, possiamo fare un pizzico di gossip ?, marito di Daniela Piscini e cognato del bravissimo Mauro (un solo grosso difetto: é juventino…), ha portato ad una cucina che era già conosciuta e celebrata, le frisson di una genialità tutta sua, che oggi si traduce in una carta, vastissima, originale, multitentatrice, ricchissima delle suggestioni più disparate (mare, collina, fattoria, montagna) dove grazie a materie prime veramente di primissima scelta si possono gustare, macché, divorare, piatti da assoluta libidine, da emozioni sublimi.

Una carta che comprende menu diversi, per composizione, ispirazione, numero di piatti, tutti all’insegna (posso dirlo, avendo cenato la sera prima di un inspiegabilmente blasonatissimo ristorante stellato milanese dove i prezzi sono davvero eccessivi ed i pregi, diciamo da ricercare…) di uno straordinario e autentico rapporto prezzo qualità, visto che accanto a menu da 95 euro (vini esclusi), come quello, da 9 portate, “del goloso curioso”, ce ne sono altri, altrettanti appealing, da 80 e da 65 euro.
E persino, accanto ad un menu per i bambini (segno di grande sensibilità verso gli ospiti più piccoli), ce n’è persino uno di lavoro, servito solo a pranzo nei giorni feriali, con scelta tra due primi e due secondi proposti e dolci di stagione, ad euro 40.
E questo nella cornice, elegante il giusto, raffinata, luminosa e ariosa del Miramonti, mica nella trattoriaccia da fuori porta.

Ieri sera, complice un carissimo e antico amico, goloso quanto me, e anche lui prossimo, in questo 2006, a festeggiare “i nostri primi cinquant’anni”, e, beato lui, deus ex machina e anima di una delle più belle aziende vinicole non solo italiane, ma mondiali, sono tornato al Miramonti, trovandomi in una condizione di totale e assoluto imbarazzo (e incazzatura solenne per non potermi moltiplicare in tre e provare tutto) di fronte ad una carta che proponeva mirabilie a ripetizione.

Cosa scegliere (e dunque cosa non prendere, ahimé) tra i classici sopra citati oppure insalata di quaglia al miele in salsa agra di timo e maggiorana, noci di capesante alle piccole verdure di primavera e pomodori confit, tortelli di scampi interi e ristretto di scampi all’olio extravergine, lavagnetta di astice, asparagi e patate, salsa di asparagi e astice confit, zuppetta di fagioli bianchi, pancetta croccante, tartufo nero e fegato d’oca, Composta di astice e piccoli totani mediterranei al basilico, olive e capperi, Scaloppa di merluzzo e baccalà mantecato ai sapori mediterranei, confit di coscia d’anatra al pepe, aceto balsamico tradizionale e miele, piccione laccato al profumo di aglio dolce, mele campanine ed erbe, Antipasto – primo – secondo” di maiale fra tradizione e novità, nocette di vitello, polpette di ripieno alla bresciana, puré di patate e patatine croccanti, oppure Filetto di bue “Marchant de vin al modo di Gino Giribardi” e cipolline glassate ?

Non sapendo come, infine ho scelto, orientandomi dopo alcuni stuzzichini e appetizer fuori ordinanza, tutti squisiti, arrivati dalla cucina, su degli spettacolosi Spaghetti alla chitarra con ragù di calamari, salsa di frutti di mare e calamaretti spillo fritti (piatto gustosissimo, da bis, leggero, digeribile, profumato, colorato, pieno di allegria) e su consiglio del mio amico su uno dei piatti più buoni che abbia mai mangiato in vita mia.
Vi piace, come a me, l’agnello ?

Bene, venite al Miramonti e lasciando uno spazio per il gelato di crema, che da solo varrebbe un pellegrinaggio a piedi, e per i carrelli dei formaggi (i perché sono ben due, un bengodi, una casearia apoteosi, una lussuriosa proposta per tutti coloro che, come si dice a Bergamo, pensano che “la bocca l’è mia straca, se la sa mia da vaca” (ovvero non la bocca non è soddisfatta se non si finisce con il formaggio), orientatevi sul Crescendo di agnello con finale di suo carrè (standing ovation, please!), ovvero, quando dell’agnello non si butta via, ma si utilizza sapientemente tutto.

Come dice il nome, il centro del piatto è il carré (e che carré celestiale, con una leggera salsina di senape), ma attorno, provenienti da sei minuscole pentoline, ti arrivano, cucinati in maniera diversa, ognuna con la sua cottura, la sua consistenza, i suoi profumi, un ragù di animelle, una piccola trippa in umido, il rognone, la lingua in umido, quindi la parte diciamo così più grassa ed infine, trionfale, il piedino, tutti rigorosamente di agnello.
Ineffabili bontà, delicatezze, capolavori di misura, leggerezza, saporite, ma fresche e leggere, che si sciolgono in bocca e ti portano, gastronomicamente parlando, al sublime godimento.
Signori miei che piatto e che cucina (abbinata ad una carta dei vini all’altezza del locale, ben organizzata e ben esposta) !
Cosa fate: siete ancora lì e non avete ancora telefonato per prenotare o meglio non vi siete ancora messi in viaggio alla volta di Costorio di Concesio ?

Ristorante Miramonti l’Altro
Via Crosette 34
Costorio di Concesio BS
Tel. 030 2751063

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0 pensieri su “Una cucina da sogno: Miramonti l’altro a Concesio

  1. Caro Franco, quanto ti invidio!

    Ci sono stato 3 volte ed è senza il minimo dubbio uno dei 2-3 locali migliori che conosca.

    Molto meglio ad es. di Perbellini e Calandre.

    Una cucina di grandiosa e golosa pienezza.

    E poi il prezzo è davvero super!

  2. Meglio delle Calandre?
    Cavolo, io non sono stato nè qui nè lì…ma se potessi fare una pazzia avrei scelto forse le Calandre.
    Quindi siamo al livello di il Sorisso e il Pescatore?

  3. mai stato né al Sorriso né al Pescatore, ma rispetto alle Calandre (che mi è piaciuto meno di Perbellini, e anche del Desco) e Perbellini ha più “concretezza”. Ripeto: una cucina letteralmente da sogno, a prezzi tra l’altro ragionevolissimi.

    certo, ti devono piacere le cucine di sostanza, se invece ami le lasagnette, gli sformatini, le giapponesate, evita.

  4. Non vedo l’ora di provarlo !! Sono stato dal Pescatore alcuni giorni fa e di grande c’e’ stato solo il conto !
    Mentre invece ho trovato s-t-r-e-p-i-t-o-s-o Ciccio Sultano al Duomo di Ragusa Ibla , notevole anche il Cuciniere del Katane Palace di Catania…..Carmelo chiaromonte oltre a essere un grande interprete della cucina mediterranea e’ una persona dal grande spessore culturale….

  5. L’ho provato insieme a dei carissimi amici che non finiro’ mai di ringraziare per avermi fatto provare l’imbarazzo della scelta davanti a tanti e tali piatti inseriti in menù .Tutto meraviglioso e squisito(che vini e che carrello di formaggi) piatti ed ospitalità.I l sorridere della Gent.Sig.ra Daniela e la gentile semplicità della accoglienza che ti riservano è rara soprattutto in locali di tale livello. Una serata in paradiso!!!!!!

  6. Pingback: Vino al vino

  7. gentili amici adoro la Sicilia e spesso guardo sul gambero Rosso il simpaticissimo e bravissimo Carmelo Chiaramonte. Il mio piu’ grande desiderio e’ poterlo incontrare. Penso non sia impossibile visto che mi da l’impressione che sia un uomo davvero speciale ma profondamente semplice e disponibile a differenza di tanti altri chef pieni di prosopopea. Vi prego, se potete, realizzare questo mio desiderio. Un caro saluto.
    Sabina Miriani
    Porto San Giorgio (AP)

  8. Nulla da dire, inneccepibile, il Miramonti è il numero 1 d’europa, ma che dico, molto meglio, le tagliatelle alla crema che ho assaggiato sono fantastiche, una delizia al palato, poi i cannoli di cioccolata portati da mauro in persona mi facevo venire una voglia, fantastico! un locale da provare, andateci ragazzi, a costorio c’e’ il locale del nuovo millennio, ringrazio stefano piscini che mi ha fatto entrare a casa sua e offerto alcuni biscotti.
    ciao!

  9. io ci sono stata sabato scorso..veramente super, mangiato bene, tanto e con un tocco francese che si sente davvero!!ambiente informale ci si sente a proprio agio e i camerieri carini e simpatici
    unica cosa? forse due stelle michelin sono un pò troppe…

  10. Una sola parola per descrivere il mio locale in assoluto preferito….Emozianante.
    Sono incredibili le sensazioni di gusto e di piacere che mi pervadono ogni qualvolta mi accingo a degustare i piatti di una cucina sempre e costantemente rivisitata con altissimo senso dell’equlibro e della qualità.
    Non ha mai tradito le mie aspettative da oltre 20 anni e decine di frequentazioni.

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