Blogger e giornalista: alternativa o complementarietà ?

Quello sul rapporto – non sempre facile e dialettico – tra i diversi modelli e stili di comunicazione, quello tradizionale svolto su giornali e riviste cartacee, quello dei web magazine e dei portali su Internet e infine quello proposto da forum e blog, sarà uno dei temi chiave del dibattito previsto all’interno della due giorni di iniziative del Blog Café ideato e coordinato da Luigi Cremona e dal sottoscritto in programma il 23 e 24 settembre nell’ambito della rassegna Squisito a San Patrignano.

Ci interrogheremo, coinvolgendo diversi interlocutori, su che cos’è e a cosa serve un wine o un food blog, quali regole di correttezza deve avere, quale modello d’informazione propongono i wine & food blog rispetto all’informazione in campo eno-gastronomico dominante: alternativa o complementarietà ?, cercando di fare il punto su quel che i blog possono oggi rappresentare in Italia nell’ambito della comunicazione sul vino e sul cibo.

Questo tema ed una sua particolare estensione, l’interrogativo cioè se il giornalista che si trasformi anche in blogger offra un tipo d’informazione più interessante o più banale rispetto a quella che è solito fornire nelle sue collaborazioni alle normale riviste cartacee o su Web che lo vedono come collaboratore, se continui a rivolgersi al lettore-consumatore o se invece indulga in autoreferenzialità, è però molto avvertito nelle discussioni sul Web.
Particolarmente in una realtà, quella degli Stati Uniti, dove, come ho già avuto modo di scrivere parecchi giornali importanti, specializzati come Wine Spectator o generalisti come il New York Times, hanno aperto nelle loro versioni su Internet delle sezioni blog affidate a firme importanti.

Molto interessante, in tal senso, la riflessione sui recenti approdi ai blog di parecchi giornalisti della carta stampata, proposta da Tom Wark sul suo eccellente wine blog Fermentation, che oltre a suggerirci una serie di esempi di wine writer che sono diventati anche blogger (con i link alle loro pagine), taglia corto e dice chiaramente che “spesso i blog di questi giornalisti sono persino più interessanti, perché sovente i post e le discussioni proposte sono più dettagliate e dotate di analisi più sottili rispetto alle storie scritte per il pubblico di massa” che legge le riviste tradizionali alle quali questi giornalisti collaborano.

Un bel tema, insomma, di quelli da far discutere, considerando come anche in Italia diversi giornalisti del vino e del food, da Paolo Marchi a Paolo Massobrio a Michele Marziani, a Stefano Bonilli a Elisabetta Tosi (e anche al sottoscritto) siano approdati al blog, avvertendo la novità e le grandi possibilità di dialogo con il pubblico degli appassionati che questo nuovo strumento consente…

 
 

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