E ora mi potete leggere anche sul Sommelier italiano…

E’ sempre piacevole, per chi, come me, vive della sua attività di giornalista free lance, ovvero non dipendente o redattore di un singolo giornale, ma libero battitore, collaboratore di diversi organi d’informazione, salutare l’avvio di una nuova collaborazione.

C’è sempre molto entusiasmo quando accade, una disponibilità a darsi da fare perché il giornale possa, con il nostro contributo, essere ancora migliore. Oggi questo entusiasmo è ancora maggiore, in questo specifico caso, perché la testata che ospita per la prima volta un mio articolo è la pubblicazione ufficiale di un’associazione particolarmente benemerita alla quale mi sento molto vicino e per la quale nutro il massimo rispetto, ed è quindi il Sommelier italiano, bimestrale dell’A.I.S. Associazione Italiana Sommelier.

Da anni collaboro con l’A.I.S. in Lombardia, come inviato speciale e collaboratore regolare, dal primo numero, di A.I.S. Lombardia news, e collaborando alla realizzazione di serate e banchi d’assaggio, e tenendo lezioni per il secondo corso, insieme alla delegazioni di Como, Sondrio, Milano, Cremona, Lecco.

Ho molti amici nell’ambito della sommellerie e credo che l’A.I.S. rivesta un ruolo fondamentale nell’ambito della diffusione di quella cultura del vino, e di quella informazione sul vino che rientra tra i suoi compiti istituzionali e che vede il sommelier, quando preparato, aggiornato, dinamico, come un comunicatore ideale.

Iniziare oggi a collaborare alla rivista nazionale, con una cronaca del convegno internazionale Nebbiolo grapes, svoltosi lo scorso marzo ad Alba e con riflessioni sulle degustazioni di Barolo 2002 e Barbaresco e Roero 2003 fatte in maggio nell’ambito di Alba Wines Exhibition, è un’esperienza importante, perché significa aprire un dialogo e rivolgermi idealmente a tutti loro con i 38 mila associati A.I.S. che ricevono la rivista e si attendono da questa informazioni utili e aggiornate, occasioni per accrescere il loro patrimonio culturale, spunti per capire meglio quel che accade non solo nella loro associazione, ma nell’ambito del vino italiano e internazionale.

In questo, secondo me, che dell’A.I.S. sono solo un collaboratore esterno, dovrebbe difatti consistere la “mission” di questa rivista, alla quale, è giusto ricordarlo anche in questo momento, in passato non ho lesinato critiche, da amico, quando ho riscontrato che l’impostazione e determinate scelte non sembravano andare dalla parte del lettore, ovvero dell’associato A.I.S.

Non ho la presunzione di pensare che il mio arrivo, come collaboratore spero assiduo (ho già scritto un altro articolo e un altro ho concordato con la redazione), possa migliorare una qualità che è già migliorata, rispetto al passato, ma che è ancora, come è normale che sia, ancora migliorabile. Io cercherò di fare del mio meglio, come é mio costume nel concepire le collaborazioni alle varie riviste su cui scrivo, e di scrivere con la consueta passione e volontà di mettermi in gioco.

Mi conforta però il vedere, nel comitato di redazione, ad affiancare il presidente nazionale Terenzio Medri, che ha assunto la carica di direttore editoriale e responsabile, nomi di sicuro affidamento, preparazione e cultura eroica, e di lunga esperienza sommelieresca, come Luigi Bortolotti, Antonello Maietta, Roberto Gardini, Lorenzo Giuliani, Rossella Romani, Salvatore Collura, Gianni Ottogalli e Vincenzo Ricciardi, che sono certo sapranno ancor più, in futuro, assicurare al Sommelier italiano, contenuti all’altezza della situazione.

Articoli come quelli di Bruno Piccioni & Christine Mayr dedicati ad un panorama dei vini portoghesi oltre il Porto, la degustazione verticale di Timorasso firmata da Danilo Tavecchio, l’articolo, con degustazione di una buona scelta di vini, su un Primitivo meno noto, quello di Gioia del Colle, l’excursus di Lucio Villani sull’Asprinio di Aversa e soprattutto lo splendido articolo, La Spagna “in bianco”, dedicata agli amatissimi vini bianchi base Albariño della Galizia, espressioni delle D.O. Rias Baixas, Ribeiro e Valdeorras, scritto, con grande competenza, dall’amico Alessandro Franceschini, mi sembrano garanzie di una strada imboccata con sicurezza e chiarezza di obiettivi, per fare del Sommelier italiano quella rivista che tutti gli associati A.I.S. e gli amici dell’Associazione Italiana Sommelier si aspettano. E credo si meritino.

0 pensieri su “E ora mi potete leggere anche sul Sommelier italiano…

  1. Complimenti! Ho apprezzato i tuoi interventi su Lombardia News che ha sempre avuto una marcia in più rispetto alla rivista nazionale. Spero che ora anche la rivista nazionale possa fare un bel salto di qualità.

  2. Lieta che la nostra rivista “Il Sommelier Italiano” s’arricchisca della tua prestigiosa penna! Non vedo l’ora che mi arrivi il bimestrale per leggere l’articolo! Complimenti sinceri,
    Barbara.

  3. contento per te, ma mi sembri eccessivamente buono (cosa che non è da te) con l’AIS.

    Nelle Marche sono una accozzaglia inquietante di nani e ballerine…

  4. Francesco, avrai i tuoi elementi per affermare quello che affermi e di cui sei responsabile, ma io nelle Marche conosco almeno un paio di personaggi influenti nell’Associazione che sono delle persone impeccabili di cui non si può parlare che bene…
    Io credo nell’Associazione, poi, in ogni realtà locale ci possono essere pecore nere e personaggi che non funzionano…
    Ma vedrai che prima o poi salterà su qualche pirla che dirà che se non parlo male dell’A.I.S. é solo perché… mi hanno “comprato”… Scommettiamo ?

  5. La tua onestà professionale, il tuo coraggio di dire quanto pensi, sarà sicuramente un valore aggiunto importante anche per la nostra rivista.
    Un caro saluto
    Luigi

  6. il fatto è che due o tre persone (che ci sono), in una Associazione che in tutta la Regione conta migliaia di iscritti, sono molto meno dell’1%.

    la stragrande maggioranza sono mezze figure che con una giacca blu addosso mettono su una supponenza degna di un sommelier di un tre stelle francese di vecchia data.

    Quando non sono buoni di distinguere un Kerner della valle Isarco dallo Chardonnay di Planeta.

    Salvo poi mettere da parte chi ne sa più di loro, con una metodologia “bulgaro-provincial-familistica”

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