La trota ai tempi di Zorro: il romanzo rivelazione di Michele Marziani

Michele Marziani, La trota ai tempi di ZorroForse non sono la persona più adatta a scriverne, trattandosi anche di una sorta di piccolo album di famiglia di quella sinistra alla quale sono sempre stato (e credo rimarrò sempre) estraneo, ma voglio comunque dire la mia su La trota ai tempi di Zorro (DeriveApprodi mail sito Internet 96 pagg. 11 euro) romanzo d’esordio di quell’eccellente giornalista e blogger (leggi i suoi Appunti di viaggio) che è Michele Marziani.

La cosa più importante che voglio subito dire e che questa storia che non so e non m’interessa sapere se e quanto abbia di autobiografico (a segnare la crescita umana del protagonista, Stefano, è anche la sua passione per la pesca, alla trota appunto, che esercita sull’Agogna e Marziani è un grande appassionato di pesca, al punto di essere autore di guide alla pesca sportiva e collaboratore di riviste che si occupano di pesca) mi ha non solo appassionato, a tal punto che ho letteralmente divorato le poco meno di 100 pagine del libro, ma mi ha persino emozionato e commosso.

Con La trota ai tempi di Zorro (un titolo bellissimo, degno di competere con L’amore ai tempi del colera di Garcia Marquez e con L’insostenibile leggerezza dell’essere di Kundera) Michele ha scritto un romanzo di formazione (un bildungsroman, direbbero i critici laureati), una sorta di Dolori del giovane Werther o Confession d’un enfant du siècle dei nostri tempi.

Di tempi difficili, dove le vicende umane, l’adolescenza di un ragazzo, la sua scoperta dei temi, o meglio l’affinare la sensibilità per l’impegno civile, la crisi di una famiglia dovuta all’improvvisa scelta del padre, stimato insegnante di liceo e autore di libri di testo, di lasciare tutto e di vivere da clochard, vittima dell’alcolismo e di un vino diventato, da amico, nemico terribile, per ritrovare quell’identità, quel senso delle cose – se esiste – che aveva smarrito, s’intrecciano, e qui ritorno al tema dell’album di famiglia della sinistra, con le forti discussioni e diversificazioni sorte, dopo il Sessantotto, tra la sinistra ufficiale, quella rappresentata da Pci, parte del Psi e dai sindacati, e quella ribellista, extraparlamentare, larghi strati della quale avrebbe poi ceduto alle sirene del terrorismo. E fornito adepti a quella lotta armata che avrebbe sconvolto, in un clima da guerra civile, l’Italia per molti anni.

Marziani, con il quale ho la fortuna di condividere più di un amore, quello per il Barolo ed i vini base Nebbiolo delle Colline Novaresi (ed il romanzo è ambientato nel novarese), per le Langhe ed il Roero – e la famiglia del protagonista, Baldazzi Morra il cognome, proviene proprio da Priocca d’Alba – ma non gli orientamenti ideologici, ci racconta con grande delicatezza, squisita sensibilità, dicendo le parole giuste senza sprecarne mai una e con una grande sincerità d’espressione, l’adolescenza di un ragazzo. E la sua presa di coscienza del dolore e dell’assurdità di un mondo dove non sempre le cose, purtroppo, vanno come vorremmo. Dove sono la cattiveria, il cinismo, e non i buoni sentimenti e le alte idealità a dominare e gli idealisti rischiano di passare per degli ingenui, per gente che… non sa stare al mondo, finendo immancabilmente travolti dal vento della storia, con la s maiuscola o meno.

Non il solito, l’ennesimo, verrebbe voglia di dire, romanzo (o meglio ancora racconto lungo, in questo caso) su quegli anni di piombo che tutto furono tranne che… memorabili, ma un romanzo breve, e godibilissimo, che sa parlare anche a chi le vicende del Sessantotto non le ha vissute e gli estremismi, i furori ideologici, le parole d’ordine della sinistra negli anni Settanta e Ottanta (vorrei dire anche nei decenni successivi, per quanto mi compete), le ha sempre sentite molto ma molto lontane…

Basterebbe il ritratto di quel padre presente-assente, amato e forse un po’ odiato o quantomeno non compreso – perché farsi capire, spiegare i motivi della sua singolare scelta di vita, e tentare di farsi aiutare, per poi cercare di rientrare nella “normalità” a quel padre non interessava proprio – che Michele ci consegna, in pagine intense, palpitanti, vive, a tal punto che la storia di Stefano sembrerebbe riguardare ognuno di noi, far parte del nostro vissuto, a fare della Trota ai tempi di Zorro, uno dei libri più belli letti negli ultimi anni.
E la rivelazione che nel cuore del blogger, enogastronomo, giornalista a 360 gradi e chissà quant’altre cose ancora, batte un’autentica tempra di scrittore. E scusate se è poco…

0 pensieri su “La trota ai tempi di Zorro: il romanzo rivelazione di Michele Marziani

  1. Caro Franco, ho letto e riletto e… porca miseria, mica si viene recesiti tutti i giorni così. Grazie davvero.
    Visto che me lo stanno chiedendo in molti approfitto del tuo spazio per spendere due parole su quanto c’è di autobiografico nel libro: i luoghi, perché in molti ho vissuto e comunque li conosco bene e le passioni, a partire dalla pesca. Il resto è una storia inventata, costruita su personaggi che nascono dalla mescolanza di storie di vita, vere, che ho incontrato nel tempo. Di mio c’è bene poco nei personaggi: se avessi avuto un’adolescenza così sarei ancora qui a metterne insieme i cocci, ma soprattutto mio padre, Guido, fino alla pensione ha sì insegnato, ma era democristiano e quasi astemio. Insomma, dentro c’è tanta vita vera, ma di altri, raccolta per strada e raccontata in un’unica storia.

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