New Zealand screwcap wine seal iniziative: quando il tappo a vite diventa prassi

Oggi per moltissimi produttori di vino la vera priorità, il problema urgente da risolvere (va da sé, dopo l’attuale, preoccupante, contrazione degli acquisti) si sta, sempre di più, dimostrando l’individuazione di un affidabile, pratico sistema di chiusura delle bottiglie che possa realmente configurarsi come una reale alternativa al tappo di sughero.
Una chiusura classica che forse, da un punto di vista coreografico, continua ad essere insuperabile, per un certo tipo di pubblico refrattario ad accettare il nuovo, ma che per molti mercati e per larghi strati di consumatori recentemente approdati al vino, visti i problemi che il famigerato TCA o gusto di tappo spesso presenta, rischia di apparire anacronistico o di funzionare come un deterrente ad un regolare consumo.

Per alcuni dei più attivi e pragmatici e dinamici Paesi produttori del Nuovo Mondo, Australia e Nuova Zelanda in primis, la risposta sembra sempre più diffusamente essere rappresentata dal cosiddetto “screwcap” o tappo a vite, che fior di aziende utilizzano non solo sulle linee base ma sulle linee top e sui cosiddetti premium wines che anche Down under vengono prodotti.

Per capire la filosofia di questo approccio, convinto, al tappo alternativo è estremamente istruttiva la consultazione del bellissimo, esaustivo, illuminante sito Internet, che illustra la New Zealand screwcap wine seal iniziative, un progetto organico nato alla fine del 1999 dalla crescente frustrazione provata dalle aziende e dagli enologi di fronte alle problematiche causate dall’uso dei tappi di sughero.

Nacque così l’idea, dapprima in Australia, con un gruppo di produttori di Riesling della Clare Valley, poi seguita e allargata da una serie di enologi della Marlborough region in Nuova Zelanda, di studiare alternative serie al sughero. Il progetto si è sviluppato e articolato, attraverso studi, sperimentazioni, convegni e soprattutto l’utilizzo concreto, e la conseguente registrazione della risposta dei consumatori e dei mercati, e oggi, come racconta il sito, conta sull’adesione di qualcosa come 40 aziende di primario livello, di differenti dimensioni, delle zone di Auckland, Hawkes Bay, Martinborough, Nelson, Marlborough, Canterbury and Central Otago. 

Il sito Internet vuole essere la vetrina, il laboratorio aperto all’osservazione e al commento di tutti di questo work in progress, intende promuovere l’uso degli screwcaps, fornire supporto tecnico ed informazioni utili riguardo l’uso del tappo a vite e quindi educare la stampa, il trade ed i consumatori sui pregi che l’utilizzo degli screwcaps presenta.
Il risultato è un compendio completo, ricchissimo di notizie, di approfondimenti, di punti di vista, sull’universo dei tappi a vite applicati al vino, informazioni tecniche sulla costruzione del tappo e vite della bottiglia e sulla modalità di applicazione, dati sulla maturazione in bottiglia, risultati delle ricerche, risultati di degustazioni comparative di vini con screwcap e con tappo sughero, indicazioni per la vinificazione di vini destinati al tappo a vite, l’elenco dei fornitori di screwcap.

Non mancano poi l’esame dei problemi di riciclaggio dei tappi a vite, l’elenco delle aziende partecipanti al progetto screwcap e dei vini che utilizzano il tappo a vite, critiche e commenti tecnici, la rassegna stampa, l’elenco dei vini con screwcap premiati in concorsi enologici, i links alle aziende che hanno aderito al progetto, un feedback che offre la possibilità di commentare quanto appare sul sito.
Un ottimo lavoro ed un sito di riferimento per qualsiasi produttore (anche italiano) avesse intenzione di sperimentare lo screwcap.

0 pensieri su “New Zealand screwcap wine seal iniziative: quando il tappo a vite diventa prassi

  1. i tappi di sughero, sono un problema, se scadenti.Tutto sta nel mercato del sughero. il sughero pregiato va usato per il vino, quello scadente, per l’edilizia. Se avviene il contrari, è perchè non si raccoglie il tappo usato da destinare all’edilizia.
    Coraggio, raccogliamo il sughero ! Via i tappi di plastica.
    grazie

  2. io sono per i tappi di sughero purtroppo so di certo che la lobby dei tappi sintetici e a vite è molto forte…e ha alle sue dipendenze giornalisti che definire parziali è un eufenismo…il sughero= natura tappo sintetico…

  3. La diminuzione delle sugherete, il tempo minimo tra due decortiche ( 9 anni ), l’aumento della quantità di bottiglie commercializzate, ha portato lentamente, ma purtroppo sempre più, all’utilizzo nella produzione dei tappi anche di materia prima non ottimale, data pure la tendenza delle Aziende a contenere i costi ed essere “un po’ sorde” ai consigli dei sugherai e trovando molte volte più comodo scaricare sugli stessi responsabilità non sempre imputabili a loro.
    E’ovvio, però, che i produttori si siano interessati a chiusure alternative al tappo in sughero naturale, cercando anche di sfruttare commercialmente l’eco della novità. Il rischio è che prodotti sintetici o gli screwcaps, che creano ambienti riduttivi rispetto al sughero, rendano difficile conoscere l’evoluzione che il prodotto avrà dopo l’imbottigliamento ( anche in termini di gestione della solforosa ). Reputo che i sugherifici si debbano attivare per proporre sul mercato, con una forte spinta conoscitiva verso le Cantine, le chiusure di sughero naturale che già esistono e che permettono di utilizzare sugheri validi, ma normalmente non utilizzati per la produzione di tappi, come il sughero sottile, che incollato e munito di testine permette di ottenere tappi non solo ottimi da un punto di vista organolettico, ma anche fisico; come, in alternativa, la colmatatura di tappi esteticamente poco piacevoli ( basse classifiche ) che oggi hanno un mercato ridotto e che, dopo la colmatatura, assumerebbero validità estetica con tutte le qualità e la tradizione del sughero naturale.

  4. Anch’io sono per i tappi di sughero. La mia terra la Sardegna è ricca di sugherete nelle quali si sviluppa un sughero di ottima qualità.Ma non per questo vorrei sembrare di parte. So che i sugherifici sul ns. territorio stanno facendo molto per migliorare gli aspetti tecnici qualitativi dei tappi e neutralizzare i proloblemi ad essi riconducibili. Hanno fatto passi da gigante anche in virtù del fatto che le tappature alternative (con tutti i loro pro e contro) stavano diventando una problema serio. Certamente i miglioramenti apportati e le novità sul campo non sono per niente pubblicizzati al contrario di quanto accade per le chiusure alternative. So di cantine che hanno optato per tappi diversi da quelli di sughero e poi abbiano fatto marcia indietro dopo aver riscontrato più problemi. E’ inutile “NATURA & NATURA” “TAPPO DI SUGHERO & VINO” saranno sempre un binomio perfetto.

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