Style, supplemento del Corriere della Sera per ricchi e potenti

Devono proprio avere un’idea strana di chi siano mai i lettori del Corriere della Sera o essere obnubilati dalla mission che si sono dati di diventare una sorta di Capital dei tempi nostri (come se i tempi, dagli anni Ottanta, non fossero cambiati…), i redattori di Style, il mensile che al costo modesto di 30 centesimi viene abbinato una volta ogni trenta giorni al celebre quotidiano di via Solferino.

Il direttore Carlo Montanaro ed il suo staff pensano difatti che ad acquistare “el curierun” e di conseguenza a portarsi a casa questo patinato supplemento a target maschile siano soltanto persone dal conto in banca a svariati zeri, impegnati a dividere il proprio tempo tra Saint Moritz e la California, tra Capalbio e chissà quale spiaggia dorata ed esclusiva, se finiscono, come regolarmente fanno, per realizzare un giornale che sembra essere il manifesto e l’organo ufficiale del radical chic, dello snob multimiliardario e non, invece, un supplemento che possa indirizzarsi alla stragrande maggioranza di quei lettori della media borghesia che costituiscono lo storico bacino d’utenza del Corriere.

Basta scorrere, come ho fatto io, il numero doppio di luglio-agosto, per percepire in maniera palpabile ed evidente come sia ad un pubblico di happy few e non alla stragrande maggioranza dei lettori del quotidiano milanese che quelli di Style vogliono rivolgersi.


Qualche esempio ? Presto fatto.
Si parte, per la serie “ritratti di Style” con un incontro con Tom Barrack, un “americano con radici mediorientali”, uno dei più grandi investitori immobiliari del mondo, padrone di mezza Costa Smeralda, per passare ad un’intervista ad un’altra business woman dal cognome altisonante, Marina Marzotto, figlia del conte Pietro Marzotto, che ci magnifica, sottolineando che si tratta di marketing e non di volgari markette, la sua attività di managing director di una società di “product placement” (dirlo in italiano no, vero, è troppo difficile e non fa fino…), che consiste nel “piazzare prodotti nei film, in tv o nei libri, ricavandone un ritorno pubblicitario”. In altre parole nel trovare modo di inserire, pagando il giusto, un automobile, con il marchio ed il nome in bellavista, in un film, un modello di cellulare in uno sceneggiato televisivo, un oggetto griffato in una serie tv, o addirittura la citazione di un’acqua minerale e di un vino, perché no, in un romanzo.

Ma non è finita, perché per la serie giovani, ricche e famose (e ovviamente con il cuore a sinistra, ça va sans dire…), ecco un’intervista, con tanto di fotografie che la ritraggono con abiti firmati, a Ilaria Visconti di Modrone, ex modella ora iscritta a psicologia, che racconta all’ottimo Aldo Cazzullo, (finito non si sa come ad occuparsi di queste nugae…) la sua complicata famiglia altolocata, imparentata con Luchino Visconti, i suoi progetti, a dire il vero abbastanza banalotti…

Slalomando poi tra pagine e pagine di pubblicità, ovviamente tutta di griffe importanti, come si addice al contesto, si arriva, perché anche una rivista come questa ha il suo bravo spazio gastronomico, alla rubrica Andar per cena, firmata dal più glamour, elegante e dotato di uso di mondo dei cronisti del settore, il sempre abbronzantissimo Davide Paolini, che scegliendo di parlare non dei soliti rifugi, ma di veri ristoranti in quota, ci porta, “per viziare il palato” e alleggerire il portafoglio, in uno dei ristoranti più stravaganti e glamour italiani, La Stua di Michil di Corvara in Val Badia, dove Michil Costa “ha dato vita ad una cantina sotterranea di ben 27 mila bottiglie”, un “locale spettacolare dove i più atletici possono entrare anche calandosi da una pertica attaccata al soffitto” e dove “il vino ha una sua strepitosa cornice, a cominciare da una sala dedicata a uno dei rossi italiani più prestigiosi, il Sassicaia, conservato in un “tempio” dove, in sottofondo, altoparlanti nascosti declamano Davanti San Guido, la famosa poesia di Giosué Carducci sui cipressi di Bolgheri” e dove nella “stanza degli Champagne le bottiglie “ballano” al ritmo di Singing in the rain” e altre stravaganze…

Se il tempio del Sassicaia non fa per voi magari, sempre seguendo i consigli di Paolini, vorreste ripiegare sul barbecue, sulla grigliata, come la chiamiamo noi comuni mortali, ma attenzione, come ci dice Style, “dimenticate campeggi e scampagnate a bordo strada. Il barbecue è tornato nei giardini più eleganti. Con gli “attrezzi” giusti e i consigli dei migliori chef”. Ed eccoci prontamente servito, un bel box sulla “carbonella chic”, con una serie di barbecue, di raffinato/cervellotico design, firmati ed il consiglio, immancabile, di un altro prezzemolino dell’ambiente culinario, il macellaio Dario Cecchini di Panzano in Chianti.

La vera perla, però, a dimostrare lo snobismo becero di Style, il suo rivolgersi ad un audience formate da palazzinari, finanzieri, politici, banchieri, capitani d’industria, la troviamo nel servizio compreso nella sezione In società, che vede una signora cronista come Marisa Fumagalli magnificarci l’ultima moda, quella del Bateau Gourmand, ovvero delle grandi barche da milioni di euro che si fanno notare e alimentano il chiacchiericcio gossiparo per il loro design, le tecnologie modernissime tipo “scafi in carbonio, organi a canne e linee da racer”, ma perché a bordo, in cucine attrezzatissime degne di un ristorante, vedono agire chef blasonati.

Ed eccoci, aperto da un occhiello che recita “a fare la differenza, prima, era la lunghezza della barca. Ora è avere lo chef giusto. Per cene in rada indimenticabili ma anche per farsi invidiare dai vicini di pontile. Ecco come cucinano i veri principi dell’estate”, l’ampio articolo, che ci racconta ricette, i 1500 al giorno per la spesa, gli aneddoti riguardanti vip e presunti vip e loro predilezioni gastronomiche e amenità e stupidaggini varie.

Infine, in un tale trionfo di vanità, ostentazioni e arroganza del potere (del portafoglio), il finale, il premio, dato da una giuria di “celebri architetti, imprenditori e campioni di eleganza, tutti illustri ospiti”, alle barche più belle del Mediterraneo. Scafi esagerati proprietà di personaggi celebri, ricchi e potenti, come Marco Tronchetti Provera, Leonardo Ferravamo, Renzo Piano, il re dei divani Pasquale Natuzzi, Leonardo Del Vecchio, Roberto Cavalli, Diego della Valle, Renzo Rosso o Dolce & Gabbana.

Datemi pure del populista, ma di fronte ad un giornale del genere, ad uno Style secondo il quale lo stile si esaurisce nell’ostentazione della ricchezza, non posso che esclamare, alla lombarda: “ma va a scuà l mar cun vert l’umbrela” !  

0 pensieri su “Style, supplemento del Corriere della Sera per ricchi e potenti

  1. D’accordissimo! Ho letto anch’io l’ultimo numero di style ed non sapevo se indignarmi o mettermi a ridere quando ho letto il ritratto della tipa che poteva pure scegliere di non lavorare ma ha optato per il product placement nei film perchè lei ama “fare, fare, fare”.
    roba da matti
    style è proprio una caduta di stile del corriere sono d’accordo

  2. mah mi limitero’ a citarla…

    prima di parlare (a vanvera) la prossima volta si informi…
    Franco Ziliani

    non mi riferisco alla polemica rigaurdo alla rivista ma alle sentenze che da sugli intervistati, gente che probabilmente non ha mai visto in vita sua e di cui non conosce l’ effettivo stato di vita.

    Buona giornata

  3. ha ragione Guglielmo, non li ho mai visti in vita mia questi personaggi intervistati e celebrati da Style, e non ambisco in alcun modo né a conoscerli né a frequentarli… Glieli lascio tutti, buon divertimento !

  4. non so quanto interesse desterà il mio commento, volevo far sapere che ho solo 23 anni ma una capacità critica che mi permette di giudicare STYLE mensile accattivante ed elegante. Non credo che gli argomenti o i toni degli articoli debbano per forza “rispettare” (perdoni il termine) il target; mi auguro che nel 2006 i lettori siano sufficientemente interessati a tutto, non solo a ciò che possono materialmente permettersi. Complimenti al direttore quindi. Benvenuto Style! Alessia B.

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