Una vittoria dal sapore speciale

Beh, nonostante tutto, nonostante un uomo in più per la squadra avversaria, Totti, nonostante Lippi e la sua testardaggine ed il suo assurdo ostracismo nei confronti di Inzaghi, che non fa mai entrare e non si sa perché, ce l’abbiamo fatta e l’Italia disputerà domenica la finale dei mondiali di calcio.
E’ stato bello battere proprio la Germania, dove proprio a proposito degli italiani erano state dette e scritte le solite infamie (Italia Paese di pizzaioli, camerieri, mandolinari, parassiti, di "mammoni, vanitosi, inconcludenti e viscidi", come aveva scritto Der Spiegel…) ed é stato bello, una volta tanto, nel nome di un pallone e di undici maglie azzurre che lo rincorrevano, ritrovare questo Paese sempre lacerato, diviso in campanili, partiti, fazioni, unito.
Unito nel soffrire davanti al televisore durante la partita, unito nell’urlare la propria gioia nel momento dei gol di Grosso e di Del Piero, unito, anche se sempre un pò troppo caciarone, nel festeggiare per strade e piazze, dopo la vittoria.
Penso sia giusto e doveroso dedicare questa vittoria della fatica e della tenacia conquistata da italiani provenienti da ogni regione (la Calabria di Gattuso e Perrotta, la Lombardia di Pirlo e Zambrotta, il Veneto di Del Piero, la Campania di Cannavaro, la Toscana di Buffon, il Lazio di Grosso, il Piemonte di Gilardino, l’Emilia Romagna di Toni, l’Umbria del mitico "Matrix" Materazzi) agli italiani che vivono e lavorano all’estero, italiani che spesso devono subire umiliazioni, pesanti ironie, scherni, discriminazioni.
Una vittoria che farà sicuramente bene e darà orgoglio a due categorie di italiani all’estero in particolare, quelli che vivono in Germania, che hanno goduto vedere la propria nazionale eliminare proprio i padroni di casa, e quelli che vivono in Alto Adige, dove essere italiani, in un mondo totalmente tedesco, anche se si tratta, amministrativamente parlando, di territorio italiano, sta diventando sempre più difficile.
Siamo tutti felici e ci sentiamo un pò più italiani, oggi, ma questi nostri connazionali, che idealmente abbracciamo, lo sono ancora di più. E a ragione…

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