Verticale Sassella e Grumello Pelizzatti: il “racconto” della degustazione

Come ho già scritto è stata davvero una verticale memorabile, di veri e propri grandi vini “di territorio”, vini che rivelano le loro origini di montagna, vini che celebrano le grandezza del Nebbiolo, quella dei Sassella del 1969 e del 1970, di Grumello del 1961, 1964, 1967, e ancora un Sassella del 1957, sino al culmine di due incredibili bottiglie, un Sassella ed un Grumello del 1949, tutti targati Pelizzatti, cui ho avuto la ventura di partecipare.

Senza indugiare ulteriormente sulle vicende, marginali tutto sommato, relative alle vicende familiari che hanno segnato questa grande casa valtellinese, ritengo valga la pena, anche se sono consapevole che tentare di “raccontare” vini tanto emozionanti sia un esercizio accademico, provare a descrivere queste vecchie annate di Sassella e Grumello “vini fini di Valtellina”, vini “superiori di Valtellina” ad “invecchiamento naturale” come recitavano le etichette.

Vini che solo ad uno sguardo distratto si sarebbero potute definire da collezione o da archivio storico enologico. Ma che invece, con le loro annate di 36, 40, 50 e quasi 60 anni orsono, hanno testimoniato la forza della viticoltura eroica valtellinese, capace di esprimere vini (prodotti in stile tradizionale, vinificazioni lunghe e affinamento in botti grandi, anche di castagno) che assaggiati dopo decenni non solo si rivelano ancora vivi, estremamente piacevoli da bere, ma hanno tesori di sfumature aromatiche e gustative da sciorinare.

Un viaggio nel tempo e in quella leggenda dei vini di Valtellina celebrata da grandi scrittori, prima che eccellenti cronisti di cose enogastronomiche, come Paolo Monelli e il Mario Soldati di Vino al vino, che ha nella azienda vinicola Pelizzatti, fondata da Giovanni Pelizzatti nel 1860, poi continuata, di padre in figlio, da Arturo, quindi dal figlio Guido e dal figlio “Arturino”, nipote di Arturo, uno delle interpreti più rappresentative.

Ecco dunque, vino per vino, procedendo dal più “giovane” (un 1970), le mie note di degustazione. Ad ogni vino, ispirandomi all rivista inglese Decanter, ho assegnato una valutazione, orientativa, da un minimo di una ad un massimo di cinque stelle, con la possibilità di punteggi intermedi.

Valtellina Superiore Doc Sassella 1970 12,5°

Colore rubino brillante luminoso, splendente, ancora di grande vivacità, con una leggera tendenza al granato. Al naso il vino mostra una fitta tessitura aromatica, una grande complessità d’espressione, con note speziate, carnose, animali, ricordi di cuoio, pelliccia, polvere da sparo a corredare un fruttato fresco nel quale prevalgono il lampone ed il ribes e una mineralità spiccata, con note di granito, di porfido, di rocce, rosse appunto, baciate dal sole.
In bocca grande equilibrio, essenzialità assoluta, una grande freschezza scandita da un’acidità perfettamente bilanciata e da un tannino che si fa ancora sentire in sottofondo.
Grande bevibilità. 4 stelle

Valtellina Superiore Doc Sassella 1969 12,5°

Colore rubino granato vivo brillante, ancora integro, naso compatto ancora molto in sé, misterioso, senza una netta definizione aromatica, con una prevalenza di note di caramello, ciliegia matura, prugna.
In bocca colpisce per la sua grande energia, per il carattere spiccatamente sapido e petroso, per l’incisività tagliente dell’attacco, con tannini che mordono ancora e un carattere nervoso, scattante, da inconfondibile vino di montagna. 3 stelle

Valtellina Superiore Doc Grumello 1967 12,5° “vino ad invecchiamento naturale”

Uno dei vertici di questa degustazione, grazie ad una magnifica tenuta e intensità di colore, rubino granato brillante, senza cedimenti e multiriflesso, ad un naso dolce, carnoso, fittissimo, di grande complessità e ricchezza, che varia dal ginepro ai fiori secchi, da note animali di pelliccia e di cuoio a sfumature mentolate sino alla frutta secca, al peperone scottato e alla ciliegia sotto spirito.
In bocca continua la sensazione di una estrema carnosità e densità di materia, di una stoffa calda e vellutata, corredata da un’estrema franchezza, da un frutto vivo e succoso, da un’acidità calibrata e da una delicata…aggressione dei tannini che regala persistenza, estrema lunghezza e una definizione e precisione stupefacenti. Grande vino 4 stelle e ½

Grumello 1964 12,5°

Forse il vino meno in forma della serie, il più evoluto, quello dove l’alcol prevale, sin dal primo momento su tutti gli altri aspetti. L’aspetto aromatico evidenzia un carattere a metà tra il Marsala ed un Porto Tawny, con profumi caldi, evoluti, molto dolci, di fichi, datteri, amaretto e amarena sotto spirito e singolari striature di talco.
In bocca manca un po’ di tensione ed è leggermente carente di freschezza e acidità, ma la stoffa, il calore, la larghezza, l’espansione del vino sono ancora lì, interi e sorprendenti. 3 stelle

Grumello 1961 12,5°

Colore rubino brillante ancora di una certa intensità, questo 1961 mostra subito un naso fitto, con una prevalenza del carattere floreale-vegetale (ricordi di geranio, di arachidi e frutta secca) a prevalere sul fruttato e una spiccata mineralità, scandita da note molto intense e leggermente pungenti di nafta e canfora, a completare gli aromi terziari di catrame, cuoio e pelliccia.
Al palato è ancora sorprendentemente vivo, petroso, dotato ancora di una certa tessitura e di un buon sostegno tannico, con un’acidità importante, nervosa, petrosa, insinuante, che innerva il vino dandogli grande lunghezza. Forse il vino che più degli altri denuncia, accanto al Nebbiolo, la presenza di percentuali significative del vitigno locale Prugnola, in passato assai presente nei vigneti accanto alla Chiavennasca.3 stelle e ½

Sassella 1957 12,5°

Un vino magnifico, ancora perfetto, vivo, integro nonostante i suoi quasi cinquant’anni. Colore rubino vivace, brillante, di bella intensità, si offre e si apre nel bicchiere con un naso compatto e variegato, con note di pelliccia, cuoio, viola, ginepro a completare la suadente eleganza carezzevole dei piccoli frutti rossi di montagna e la sapidità di un naso minerale e incisivo. Al palato sorprendente il frutto, ancora dolce, carnoso, integro, quasi cremoso nel suo porsi, e poi tannini ben sostenuti, scattanti, nervosi ma non aggressivi, un’acidità perfettamente bilanciata, una lunghezza e persistenza ed un carattere da grande vino ancora con buone possibilità di evoluzione. Fantastico ! 4 stelle e ½

Grumello 1949

Una meraviglia di freschezza e dolcezza calibrata, un vino di stupefacente eleganza, che ti solletica il naso e ti accarezza il palato. Colore rubino granato ancora vivace, sciorina subito tesori aromatici, in forma di lampone, rosa canina, cuoio, erbe aromatiche di montagna, e poi sfumature di catrame, di cuoio, accenni speziati e animali, ricordi di cioccolato, funghi porcini.
In bocca è suadente, carezzevole, morbido eppure ancora nervoso, con una perfetta circolarità, una classe aristocratica da grande Pinot noir o da Barolo vecchio stile. Ancora freschissimo, vivo, magnifico da bere. 5 stelle

Sassella 1949

Colore rubino brillante impeccabile, mostra subito una fragranza suadente nei profumi, vivacissimi, freschi, nitidi, di cacao, rosa canina, mirtillo, lampone, amaretto, leggera crosta di formaggio. In bocca tannini suadenti, un’acidità nervosa e senza stanchezza, un vino pulsante, nervoso, ancora pieno di energie, una carezza “nebbiolosa”, granitica, minerale. Un vino figlio della pietra e della montagna, ancora in splendida forma, godibilissimo, per la sua vena lunga, precisa, incisiva, per il suo calore e la stoffa vellutata al palato.
Un piccolo capolavoro. 5 stelle, senza esitazioni.

In conclusione vini incredibilmente freschi, vivi, scattanti, tutt’altro che morti, ma innervati da un vigore, chiamatela acidità, sapidità, complessità minerale, da un carattere petroso da lasciare senza fiato. Vini elegantissimi, suadenti, dall’equilibrio perfetto, vini testimonianza di una possibilità di grandezza, di una classicità dei vini di Valtellina, che ci auguriamo non costituisca solo l’aurea testimonianza di un glorioso passato, ma sia patrimonio e punto di riferimento, anche oggi, dell’intera viticoltura valtellinese.

0 pensieri su “Verticale Sassella e Grumello Pelizzatti: il “racconto” della degustazione

  1. Caro Franco,

    mi piace molto il concetto di classicità dei vini da te evocato con riferimento alle magnifiche bottiglie degustate in Valtellina. Peccato che classico nella testa di molti consumatori sia sinonimo di “fuori moda”, e così ragionando inducono molti produttori, ahimè anche in Valtellina, a ricercare uno stile tanto più trendy quanto più effimero. Perchè la classicità “non costituisca solo l’aurea testimonianza di un glorioso passato” è, a mio parere, sempre più urgente educare i consumatori alla ricerca di valore vero in ciò che consumano e spronare i produttori a recuperare la saggezza degli avi con umiltà, ma anche orgoglio.

  2. Caro Franco,
    reputo l’invidia un terribile sentimento, e di solito non la nutro per nessuno.
    Però in questo momento faccio uno strappo alla regola e pubblicamente lo ammetto, ti invidio da morire per l’evento a cui hai avuto la fortuna di assistere!
    A sabato
    M.

  3. Premesso che non ho degustato e quindi mi affido alle note trovare in questi vini “fruttato fresco” “grande freschezza” “estrema freschezza” “frutto” e poi di contro, per me sono difetti, “note animali di pelliccia” “sfumature di catrame” mi lascia molto perplesso e dubbioso molto dubbioso sono come San Tomaso.

  4. Angelo, il tuo essere un irridudibile seguace maroniano t’impedisce di cogliere la bellezza – altro che difetti ! – delle note terziarie di cuoio, pelliccia, sottobosco, catrame, tipiche di un vino base Nebbiolo molto vecchio e t’induce a pensare ad un frutto che non é di certo quello polposo e ridondante amato dal tuo guru, ma il frutto delicato, sottile, elegantissimo (lampone-ribes-accenno di prugna e ciliegia sotto spirito), di un vino base Nebbiolo, soprattutto se valtellinese…

  5. Mamma mia, quante cose ho imparato del Nebbiolo. Alcuni giorni fa, nella blogosfera spagnola sul vino (i links, da Franco stesso), ci sono stati diversi commentari a proposito di bottigilie di vino della Rioja quarantenne. Direi, da quello che abbiamo scritto lì, que se ci fosse una percentuale, non più di 4 di ogni 10 bottiglie aperte vechie da 40 o più anni, escono degustabili. Il qual vuol dire, secondo me, che i vini spagnoli della Rioja (no si trovano, lasciando certamente il mondo dei vini generosi di jerez e altrove, vini cosí vecchi in Spagna) NON sono mai vinificati pensando ad una lunga conservazione, cioè, se ne apriamo una bottigila dopo lungo tempo rischiamo di avere disgusti. Non è, mi sembra, il caso di questi nebbioli valtellinesi. Posso domandare, Franco e colleghi (scusatemi la mia ignoranza) se questi vini sono stati pensati e fatti pensando a questa lunga conservazione?
    Grazie mille! Joan

  6. Claro que sì Joan !
    Vinificando in maniera tradizionale, ovvero con lunghe fermentazioni e macerazioni e con affinamento in botti grandi e non in barrique, il Nebbiolo si ottengono, si possono ottenere ancora oggi, vini che se ben conservati sfidano il tempo. E ci regalano, stappati dopo 30-40-50 anni, tesori di eleganza, raffinatezze aromatiche e una vivacità incredibili !

  7. Io, confesso, oltre i vini di Jerez, non ho mai assaggiato un vino tipo Nebbiolo di 30-50 anni che possa essere qualificato come tu lo fai. Senz’altro, lo prendo come “lavoro da fare” quando mi capiterà (non so, certo, in quale rincarnazione!) di trovarne una bottiglia!
    Botti grandi; cioè tipo i grandi di Bordeaux, 5000 litri?
    Grazie, Franco, della risposta! Joan

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