A Elio Archimede la prima edizione del trofeo “Troppo zelo Sant’Antonio !”

Forse non bisognerà arrivare al punto di riesumare l’aurea rubrica del “Lecchino d’oro” pubblicata per anni su Prima Comunicazione, però una sorta di richiamo, un cartellino giallo accompagnato da un perentorio “ma perché fai così?”, o un periodico trofeo “Troppo zelo Sant’Antonio !”, per certi giornalisti che eccedono con gli encomi e perdono decisamente la misura bisognerà pure istituirlo…

Per quanto sia in un certo qual modo “affezionato” a Barolo & co. perché ci ho scritto, perché ci scrive un amico carissimo come l’ottimo Salvatore Marchese, autore con Fornelli d’Italia di una rubrica di ristoranti “dal cuore umano”, perché vi compaiono le antiche cronache di Langa di Lorenzo Tablino, non posso esimermi dall’assegnare d’ufficio la prima nomination per il trofeo “Troppo zelo Sant’Antonio “ al direttore della rivista Elio Archimede, per un articolo, apparso sul numero di giugno, che già dal titolo è tutto un programma: “Slow Food iniziano altri vent’anni di successo”.


Poiché sono certo che ci sarà chi tirerà in ballo la mia notoria, e consolidata, poca simpatia (eufemismo) per l’associazione golosa di Bra, voglio che siano alcuni passi, letteralmente estratti dal testo di Archimede, a testimoniare, meglio di ogni commento, l’eccesso di zelo profuso e la totale assenza di quello spirito critico, di quella sana presa di distanza dal soggetto di cui si tratta, che dovrebbero essere gli ingredienti fondamentali di ogni articolo degno di questo nome.

Ma leggiamo l’articolo. L’esordio è abbastanza soft e riferendosi al recente passaggio di consegne dalle mani del fondatore Carlo Petrini a quelle di Roberto Burdese come nuovo presidente di Slow Food Italia, il pitagorico giornalista astigiano si limita ad osservare che “sono stati anni di gloria continua”.

Subito dopo, però, ecco partire il processo di beatificazione, la celebrazione acritica e zelante, quanto mai zelante, del Carlin di Bra e della sua associazione nata come Arcigola e dopo qualche anno ribattezzata, con abile accorgimento di marketing e grande attenzione all’esportabilità del nome e del prodotto, come Slow Food.


Dice Archimede ed il tono sembra quasi quello di un cinegiornale dell’Istituto Luce anni Trenta: “occorre dire innanzitutto che Carlin in questi anni non ha sbagliato neppure una mossa, come compete ad un autentico capo”.
Il direttore di Barolo & Co. sostiene che “senza lasciarci deviare dalla tendenza alla personalizzazione tipica della società contemporanea che inneggia soltanto al centravanti, occorre tener conto che molto del successo di chi fa gol dipende dai mediani e dai gregari, fedeli ma soprattutto lavoratori”, ma se non è dimostrazione di un autentico culto della personalità, l’affermare che “il duce”, pardon, Petrini, ha sempre ragione, poco ci manca. Tanto più che proseguendo il pitagorico sostiene, sempre parlando del lider maximo, che “non ne ha sbagliata una, anche nel momento in cui passa la mano, smentendo quella battuta ricorrente sulla monarchia di Slow Food o sul governo rigorosamente mantenuto dai viceparroci in tutti gli oratori del mondo. Smentisce e rilancia quello che il suo forte fiuto politico gli suggerisce”.

Cosa gli suggerisca non è ben chiaro, almeno dalla spiegazione di Archimede, il quale tutto preso dal proprio zelo preferisce rimanere nel vago, assicurando che “Carlin capisce ora che il movimento del gusto lento e riflessivo ha dato (e io suggerirei anche avuto… ndr) tutto quanto poteva dare, ed è già stata una fortuna che questi vent’anni non abbiano prodotto alternative”, confermando, con questa sottolineatura, la propria fede incrollabile in quello che una volta si sarebbe definito il “centralismo democratico” del Partito (quale sia è facilissimo capirlo…) e nel controllo degli apparati assicurato dal “Politburo”…

Ma non è ancora finita, perché dopo una tirata in stile veltroneggiante, ricca di pathos e dedicata alla “parte più vera delle tante società umane, i contadini produttori di cibo e di cultura essenziale”, dopo una filippica contro la “parte più degenerante e inquinante delle società multinazionali e globalizzanti finalizzate soltanto agli affari economici, insensibili se questi affari sono letali per la comunità originarie dei vari paesi” e dopo l’affermazione che “Terra madre sarà il grido di dolore del mondo dei non vinti, un grido oggi può diventare messaggio di rivolta e di reazione pacifica e quindi vincente, col consenso dei buoni, dei capi religiosi e di qualche istituzione umanitaria a livello mondiale”, Archimede ci regala, come in ogni spettacolo pirotecnico che si rispetti, i botti ad effetto.

Dapprima definendo, come aveva già fatto in dicembre, il libro di Petrini Buono, pulito e giusto come “un eccellente documento politico, un manifesto che insegna le buone pratiche di gestione della catena alimentare e insieme il rispetto della terra, con annesse virtù culturali”, poi sostenendo che “il nuovo governo”, ovviamente molto vicino, politicamente, sia ad Archimede che a Carlin (che però è stato abilssimo anche nell’incantare gli ingenui del centro destra sia in Piemonte che a livello nazionale…), “avrebbe dovuto offrire un posto a Carlin; è stato fatto e ne siamo contenti. Giusto e opportuno anche che lui (e qui ci sarebbe voluta una L maiuscola, accidenti !) non abbia accettato”. E perché Carlin non avrebbe accettato ? Tenetevi forte, perché, parola di Archimede, “il suo destino ormai è ad un livello superiore, più libero e più creativo”.

E qui se fossi Papa Benedetto XVI, oppure Giorgio Napolitano, oppure il segreterio dell’Onu, toccherei, elegantemente, ferro (o altro…), perché non vorrei che Archimede preso dal proprio slancio celebrativo e dall’uso del turibolo pensasse alle cariche attualmente rivestite da questi personaggi per il destino, ovviamente “buono, pulito, giusto” e ovviamente superiore del capataz di Bra. O magari, ultima notizia, potrebbe pensare a Carlin come successore di Fidel Castro
Questo perché, prosegue ancora, ormai in preda a voli pindarici e ad antichi entusiasmi barricadieri post sessantotteschi, “Che Guevara è rimasto immortale per un’idea romantica ma improbabile di liberazione armata dei popoli schiavizzati dal potere militarizzato” ma oggi “la rivoluzione più efficace è negare campo libero ai globalizzatori e soprattutto liberando gli schiavi non con le armi ma con le idee e i sentimenti, unendo cuore e cervelli, più efficaci delle armi. E senza perdere tempo nelle modeste beghe della politica. Bravo Carlin”.
E bravo Archimede, il primo trofeo “Troppo zelo Sant’Antonio !” te lo sei proprio meritato!

0 pensieri su “A Elio Archimede la prima edizione del trofeo “Troppo zelo Sant’Antonio !”

  1. E lo “zelo” non e’ solo per Carlin Petrini!!!.
    Nello stesso numero di Barolo e Co. il nostro “vincitore” mi pare compaia, a sinistra in basso a pag. 56, paludato con piviale cardinalizio in qualita’ di componente la Corporazione degli Acquavitieri Italiani. Al centro della foto spicca, con tanto di spada, il Gran Maestro di detta confraternita.
    E’ veramente una notizia importante sapere che Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto non hanno potuto presenziare al Convivio e che la loro intronizzazione nella corporazione e’ stata rinviata.
    A pag. 26 si restituisce il favore con un bell’articolo (si fa per dire) sulla nuova struttura, sui prodotti e sulle barriques,ovviamente pregiate, accatastate a migliaia (sic) nella cantina del Gran Maestro.
    Ma il conflitto d’interesse esiste solo tra Berlusconi e Fede e sparisce immediatamente quando si sta da un’altra parte politica?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *