Bolgheri rosato 2005 Patrimonio Tringali Casanova

Non datemi del provocatore se in tutta coscienza, e senza volermi atteggiare a snob o stravagante ad ogni costo, mi sento di affermare senza esitazioni che a tanti rossi noiosi e tutti uguali e massacrati dall’eccesso di legno che si producono in quel magnifico angolo di Toscana chiamato Bolgheri, sacrificandoli sull’altare della ricerca non del Sacro Graal ma dell’imitazione dell’inimitabile modello Sassicaia, io preferisco senza alcun dubbio un Bolgheri rosato fatto bene e beverino.

Rivendicando il mio italico, autarchico “provincialismo” da tardo Strapaese, che contrappongo alle pretese internazionaliste e cosmopolite di chi questo scorcio di Costa Toscana vede più come un’appendice in terra europea della California, come nuova frontiera, che come espressione di questo peculiare terroir toscano dalle tradizioni recentissime, continuando a non capire – non mi sanno parlare o io non riesco a cogliere la loro voce – gran parte dei celebratissimi rossi muscolosi, concentrati e redolenti di legno francese, che nell’area dei “cipressi alti e schietti” vengono prodotti, preferisco trovare “consolazione” in questo “vinello” che tutti si ostinano a considerare solo come una risorsa minore del territorio.

Da rosatista ante marcia quale mi considero, non posso che salutare come una felicissima trouvaille (merito di Silvano Formigli di Selezione Fattorie che conoscendo i miei gusti me l’ha proposto) l’incontro con l’originale, stravagante per certi versi, Bolgheri rosato 2005 prodotto dall’azienda condotta da Antonino Tringali-Casanuova a Castagneto Carducci. Azienda che una volta informatomi ho appreso (non dalle guide che chissà perché non se la filano molto) avere un’estensione di circa 40 ettari tra i Poderi della Casa al Piano e del Casino, dei quali sette di vigneto e 19 ettari di oliveti di varietà Frantoio, Moraiolo e Leccino, e aver affidato la conduzione enologica alla giovane, intraprendente, capace Barbara Tamburini.

Perché mi ha intrigato questo rosato, proveniente da un uvaggio del tutto anomalo (questa è Bolgheri, signori miei, la nuova frontiera del vino toscano dove tutto o quasi tutto è concesso !) comprendente un 30 per cento di Sangiovese, un 30% di Merlot e un 30% di Cabernet Sauvignon e parti minori, un cinque per cento ognuna, di Syrah e del trentino Tiroler gold alias Teroldego, provenienti da un vigneto di 3 ettari e mezzo piantato nel 1993 e condotto in regime di agricoltura integrata ?

Perché il vino, espressione di una vendemmia interlocutoria come quella 2005 (resa di 70 quintali ettaro, poco meno di un chilo e mezzo per ceppo, vinificazione classica con breve contatto con le bucce e quindi fermentazione e maturazione in acciaio per cinque mesi), anche se proveniente da Bolgheri non presenta quasi nessuno dei limiti che, a mio modesto avviso, affliggono larga parte della produzione bolgherese, ovvero lo spandere tanto fumo, che molti sono abili a vendere, anche avvalendosi di effetti speciali e di grande abilità nelle pubbliche relazioni, e alla fine regalare ben poco arrosto e sostanza.

Questo Bolgheri rosato, cui fa unicamente difetto il giocare più sulla struttura che sulla dolcezza, l’essere massiccio e saldo (e come non poteva esserlo con un 60% tra Merlot e Cabernet ?), mi ha divertito, intrigato, convinto innanzitutto, il che è un grandissimo pregio trattandosi di un vino di Bolgheri, facendosi bere (proprio come mi accade forse solo con i vini di Michele Satta), e poi mostrando uno spirito sbarazzino, ludico, divertito e non impettito e tutto compreso in sé come invece ostenta gran parte della blasonata produzione locale.

Come in pochi altri rosati non solo di Bolgheri, ma dell’Italia tutta, il colore rallegra, bene dispone, invita a bere, stuzzica, grazie a quel magnifico cerasuolo intenso, anzi ciclamino, rubino violaceo profondo che suona come una celebrazione della frutta e del sole.
Poi è l’aroma, denso, carnoso, di grande presa ed intensità a colpirti, a saturarti le nari, a solleticarti la fantasia, quei profumi di fragola, lampone, ciliegia, fragranti, ricchi di polpa, croccanti, vibranti quasi, che si arricchiscono via via di sfumature di liquirizia, menta, eucalipto, cuoio, di accenni e ricordi di spezie e soprattutto pepe fino a comporre un’odorosa tavolozza variopinta, sorprendente per vivacità, pulizia, intensità, pluridimensionalità.

La bocca, come ho già detto, concede qualcosa alla bolgherese obbligatoria ricerca di potenza, a quel voler essere sostanziosi e strutturati innanzitutto (ma alla resa dei conti esclusivamente) che condanna al mutismo – nei confronti del mio enoico orecchio e del mio gusto provinciale – tanti vini nati tra Bolgheri, Castagneto Carducci e dintorni. Una bocca ampia, calda, consistente, innegabilmente piena, scandita da un’esuberanza tannica mordente e ben sostenuta, che non ha la stessa articolazione bellissima che mostravano i profumi e tende ad essere un po’ più monodimensionale e asciutta, meno variegata, affabile e friabile di quel che avrei desiderato, nel modo di proporsi.
Manca un filo di dolcezza, di souplesse, di morbidezza e forse un pelo di acidità in più avrebbe garantito maggiore piacevolezza, nerbo e freschezza, ma signori miei, se state cercato un rosato toscano con gli attributi e se volete abbinarlo non solo ad antipasti freddi, pizze e parmigiane di melanzane, ma volete giocarvelo su una zuppa di pesce, pardon, su un caciucco, un brodetto, su carni saporite in umido, magari su cappelle di porcini alla griglia, allora avete davvero trovato il vino che fa al caso vostro.

Con i suoi otto euro di costo è uno straordinario, raro esempio di Bolgheri Doc dal rapporto prezzo – qualità vantaggioso, e scusate se è poco…

Azienda agricola Tringali – Casanova
Località Casa al Piano 68
Castagneto Carducci LI
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0 pensieri su “Bolgheri rosato 2005 Patrimonio Tringali Casanova

  1. Bah, non so che dire, quando l’ho assaggiato io ad aprile non mi aveva impressionato particolarmente, tanto che gli avevo dato 79-80 punti. Può darsi che nei mesi successivi abbia trovato un maggiore equilibrio…

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