Capriccio: una splendida serata ricordando Mary

Confesso che ero piuttosto emozionato all’idea di tornare, dopo qualche anno di assenza, dal Capriccio di Manerba (uno dei più blasonati ristoranti di sponda bresciana del Garda), sapendo che non avrei più trovato il sorriso e la dolcezza di Mary Veggio, che per molti anni, insieme alla figlia Giuliana, aveva guidato un’affiatata brigata di cucina di un locale che era cresciuto nel tempo sino a diventare uno dei migliori ristoranti di pesce di tutta la provincia di Brescia.

Persona deliziosa, sempre sorridente e positiva, aveva il raro pregio, oltre che di essere una grande cuoca (e di aver fatto crescere al suo fianco, facendola diventare brava quanto e forse più di lei Giuliana), di saper mettere assolutamente a proprio agio il cliente, che non poteva non diventare un amico, tanto cordialmente e simpaticamente veniva accolto in un locale elegante e stellato come il Capriccio.

Dopo la sua scomparsa, lo scorso dicembre, era questa la prima volta che tornavo in questo angolo delizioso dell’entroterra di Malerba, dove cenare è ancora più bello, con la bella stagione, grazie alla magnifica vista sulle colline e sul lago, in lontananza, che si gode dalla fresca, ampia terrazza (foto Giovanna Magri)

L’esperienza di ieri sera, in questo locale scelto per passare una serata rilassata e festeggiare, insieme a nostra figlia, il compleanno di mia moglie, mi (ci) ha insegnato che anche se Mary non c’è, volata in cielo oppure in quell’Africa che tanto amava e dove spesso passava i momenti di riposo, tra una corvée ai fornelli e l’altra, il suo spirito rimane – e non poteva essere altrimenti – e informa e regola lo stile di una cucina che forse è cresciuta, e crescerà ancora, con sua figlia Giuliana al timone, ma che conserva intatta l’impostazione che lei le ha dato, con il pesce (di mare) protagonista in tante preparazioni raffinate, originali, geniali, ma sempre all’insegna di un rispetto e di un ruolo di protagonista delle materie prime, scelte, utilizzate.

Non essendo un blogger di quelli, come l’amico Massimo De Marco o come Claudio Sacco che vanno quasi professionalmente – anche se dilettanti di gusto – nei ristoranti per testimoniare, con appunti, racconto e foto dei piatti, quello che hanno mangiato, ma semplicemente uno che va al ristorante per mangiare, possibilmente bene, e stare in pace qualche ora, non chiedetemi una cronaca, dettagliata, di quello che abbiamo gustato ieri sera, un giudizio “à la raspelli” o alla Vizzari, sulla sequenza di piatti provati.

Quel che mi preme piuttosto dirvi che bagnati da un ottimo Champagne di un piccolo récoltant manipulant selezionato da Giancarlo Tassi, co-patron e bravissimo sommelier (la sua carta per chi ama i vini austriaci e tedeschi, oltre che i francesi e ça va sans dire, gli italiani, è una vera miniera di suggestioni), e da uno splendido Riesling 1999 della Wachau di Knoll, fresco, incisivo, complesso, minerale come piace a me, abbiamo gustato una sequenza di piatti ben pensati, coerenti, mai banali, frutto di una precisa riflessione e di un lavoro non indifferente di messa a punto (in cucina è molto interessante, sui pesci soprattutto, il contributo di una serie di stagisti orientali), e soprattutto gustosissimi e di grande leggerezza e digeribilità.

Buonissima, un classico, la parmigiana di melanzane, squisiti gli scampi del mio antipasto e poi una sicurezza, scelti da mia figlia, i ravioli con il ripieno di bagoss, e stuzzicante il nostro inconsueto risotto con pere Decana e acciughe del mare Cantabrico, ottimo, di perfetta esecuzione, il nostro foie gras, ma da sballo, anzi, dirò di più da assoluta libidine, da bis, tris, quatris, il mio secondo, una composizione che presentava come base dei calamari in guazzetto di pomodoro, capperi e basilico, morbidi e dolcissimi, sormontati da una sorta di “tortino” con un ripieno di pan grattato, capperi, pinoli, formaggio e da una copertura di sarde croccanti il giusto, un piatto gustoso, equilibrato, profumato, con un giusto contrasto tra il gusto sapido e forte delle sarde e la dolcezza del ripieno e dei calamari e un’armonia davvero rara.

Inutile parlare poi dei dolci, che tra pre-dessert da sballo e dessert veri e propri, varrebbero sempre la pena del viaggio, tanto più se splendidamente accompagnati da un Pedro Ximénez come il PX Gran Reserva 1971 Toro Albala (importato da Ceretto) come quello che Giancarlo ha scelto per un paio dei nostri dessert che vedevano le chocolat protagonista…

Insomma una serata stupenda e la conferma, che mi fa un grandissimo piacere, che il Capriccio sia veramente uno dei locali su cui fare riferimento quando si vuole non solo mangiare splendidamente, ma godere della giusta cornice, ambiente, servizio, cura dei particolari, che denotano la professionalità e lo stile di un ristorante.
Chapeau !


Ristorante Capriccio
piazza San Bernardo 6 località Montinelle
Manerba del Garda BS
tel. 0365 551124 mail
sito Internet

0 pensieri su “Capriccio: una splendida serata ricordando Mary

  1. Non sapevo che tu conoscevi così bene il Capriccio.
    Un ristorante che ha saputo migliorarsi nell’ inevitabile trapasso generazionale grazie a una mgnifica coppia. In particolare Giuliana è da apprezzare: si è avvicinata tardi ai fornelli, lo ha fatto con grande umiltà e poi ha sfoderato capacità impreviste e imprevedibili, prima nei dessert (tra i migliori d’ Italia) poi a tutto tondo. Ho passato alcune sere piacevolissime su quel terrazzo così bello, ci manco da qualche mese, ma ci ritornerò molto presto.

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