Contro “il carosello del vino”. Un editoriale di Franco Ricci

Sull’ultimo numero, agosto – settembre, della splendida rivista Bibenda, Franco M. Ricci ha dedicato il suo editoriale ad un tema quanto mai attuale, l’assurda proliferazione di “eventi” (o piuttosto aspiranti o presunti tali) sul vino, kermesse, degustazioni, banchi d’assaggio, presentazioni, feste, sagre, fiere, ecc sul tema vino che si ripetono, anche d’estate, in ogni angolo d’Italia.

Il rischio inflazione, ovvero perdita di significato e di valore, è dietro l’angolo, e la banalizzazione, con il pretesto della divulgazione, del discorso sul vino, che richiede comunque serietà, competenza, preparazione, in altre parole, cultura, è uno spettacolo davanti agli occhi di tutti.
I produttori sono “aggrediti” da mille proposte, richieste, offerte di partecipazione, sponsorizzazione, sostegno e fanno sempre più fatica, tale è la messe di parole (spesso in libertà) spese sul vino e di manifestazioni che con il vino e sul vino pensano di campare, a distinguere il grano dal loglio, le cose serie da quelle che.. meglio tenersi alla larga e lasciar perdere…

Franco Ricci ha toccato un tema centrale di discussione, ecco perché, ringraziandolo per l’autorizzazione, ripubblico, pari pari, condividendolo in toto, il suo intervento.
Si badi, non un intervento qualsiasi, ma il punto di vista di una persona che la comunicazione e la promozione, seria, sul vino, ha dimostrato davvero di saperle fare, con A.I.S. Roma Bibenda, a Roma…E credetemi, riconoscerlo, da milanese come sono, quanto mi costa…

f.z.

Diario d’estate

Quando Nicolini, famoso assessore al Comune, inventò l’Estate Romana alla fine degli anni ’70, sembrava che a Roma fosse festa tutti i giorni. Eventi su eventi, gente, persone interessate e meno, ma presenti.
Immediatamente questa coreografia fece il giro d’Italia e milioni di giovani e meno giovani affollarono le varie programmazioni: film, teatro, mostre e fiere. Si esponeva di tutto, dalle cose al cibo e al vino.
Oggi, quel tipo di estate così come l’aveva concepita l’assessore architetto, è finita.

Ma sembra che il vino abbia in parte sostituito quel contagio dell’iperpresenza: dalla Piazzetta di Capri ai quartieri delle grandi Città, dappertutto trovi un banchetto, una capannina di plastica, un tavolo che offre vino. Sotto il sole, al caldo o al crepuscolo, puoi assaggiare etichette note, meno note, a volte insolite. Insomma, un vero carosello del vino. Bene! È il suo momento di gloria, il successo del successo del vino, l’attenzione che la gente presta a quest’idea d’arte e cultura.

Però, l’arte e la cultura meritano attenzioni speciali per essere presentate e capite. La trasmissione della storia senza eguali che il vino possiede ha bisogno di cuore e di amore. Le sensazioni e le emozioni che provoca hanno necessità di attenzione e concentrazione. E tutto questo è molto difficile trovarlo in piazza. Ci fa pensare a quel tale che per tenere in piedi la famiglia pensò di togliere le sedie dal salotto…

I produttori sanno trovare le migliori opportunità, sanno fare delle scelte, conoscono sistemi idonei e di immagine seri. Non si facciano prendere dalla sindrome da presenzialismo. Non paga. Anzi.
Gli appassionati del vino distinguono e sanno bene che in piazza o sui campi è meglio pane e salame.
Del resto, così finì quell’Estate Romana.

Franco M. Ricci

0 pensieri su “Contro “il carosello del vino”. Un editoriale di Franco Ricci

  1. mi rendo conto che essere in disaccordo con Franco Ricci è bel oltre i limiti dell’autolesionismo, però io non sono del tutto d’accordo con lui.

    I due titolari di Autoctono, società milanese di organizzazione di eventi enologici con cui collaboro da 4 anni, portano con professionalità trasparente il vino in tutte le piazze d’Italia, riuscendo nell’intento più arduo: accrescere il numero di appassionati.

    Piuttosto, il tempo (spero molto alla svelta) lascerà alla deriva gli improvvisati, che lasceranno tappi e cavatappi sul campo.

  2. Ottimo editoriale.
    Da incorniciare e tirar fuori quando si “celebra” la cerimonia degli Oscar del Vino.
    O forse l’amico Ricci vuol sottintendere che
    “la trasmissione della storia senza eguali che il vino possiede” è appannaggio solo di pochi eletti par suo??
    Non voglio dire che tutto quello che si fa o si dice in nome e per conto del vino sia degno di attenzione, nota, cronaca eccetera eccetera. Anzi. Ma questo signore che, più o meno velatamente, un giorno sì e l’altro pure spara a zero su chi-non-è-lui comincia veramente a stancarmi…
    Prima le guide – “non avrai altra guida fuori di Duemilavini” – adesso eventi e feste del vino – “ricordati di celebrare gli Oscar del Vino”, “l’evento più emozionante dell’anno (così si legge sul loro sito)”…
    Con chi se la prenderà la prossima volta? …
    Liz

  3. Francesco, non si compie nessun delitto di lesa maestà dichiarando di non essere d’accordo con quanto Franco Ricci sostiene e io condivido. Questo si chiama libero esercizio della critica…
    ciao
    Franco

  4. Tutto vero. Il problema per i produttori, che ormai sanno bene che la tal cosa organizzata in un certo modo a nulla servirà, è quello di dire di no.
    Non è facile infatti dire sempre no quando l’organizzatore è il sindaco della tua zona, oppure l’ente locale, oppure il consorzio e le strade del vino, oppure il ristoratore amico, o il giornalista, oppure il rappresentante o distributore. Si starebbe più volentieri a casa qualche volta, ma alla fine ci si autoconvince che il tutto fa parte del gioco.
    Si vorrebbe, quello sì, che gli eventi fossero organizzati con un po più di criterio, come ad es. fornire i bicchieri e i frigoriferi, evitare di fare assaggi di vini di oltre 14 % d’alcol a temperature maggiori di 35 gradi, ed altre amenità simili. Ma poi, dopo essersi sgolati e passati da “fanatici” per qualche anno, rassegnati si partecipa all’evento, magari mandando il giovane della cantina che è più entusiasta di te di partecipare per 4 sere di fila, dopo la giornata di lavoro, ad un evento “prezioso” (sopratutto per chi lo organizza, o comunque cosi’ crede).
    Certo, un minimo di coordinamento nell’organizzare a livello locale gli eventi, non guasterebbe. Ma in fondo siamo in Italia (e nel caso mio specifico, addirittura in Toscana), siam tutti Guelfi e Ghibellini, e non sia mai che si riesca a metterci d’accordo per qualcosa (neanche, come dice mia moglie, “to organise a piss-up in a brewery” http://idioms.thefreedictionary.com/couldn't+organize+a+piss-up+in+a+brewery)
    Ciao a tutti.

  5. Scusate, ma avete mai visto Michael Broadbent fare dei commenti simili?

    Ma vi rendete conto? Allora togliamo di mezzo tutti i film di Steven Seagal perchè non rispettano un alto ideale del cinema.

    Ma ci saranno pure persone per le quali il vino non deve essere un evento di concentrazione, bensì una bevanda. Signori, esistono diverse occasioni di consumo. Se non esistessero le feste, non avremmo i grandi Champagne.

    Tra l’altro vi posso assicurare che tanti tra i cosidetti “esperti” che si concentrano tra una degustazione ed un’altra non riescono a riconoscere alla cieca tra un Romenée Conti ed un Chianti. E questi pensate siano meglio di un avventore della domenica? E il signor Ricci e il signor Ziliani sanno bene quanti ce ne sono anche all’interno delle assciazioni più blasonate di questi personaggi.

    Ripeto il mio consiglio, datevi una letta a quello che scrive Broadbent, può essere istruttivo. Oppure guardate come ha creato un mercato del vino quando qui in Italia ancora non esistevano tutte queste etichette tante volte decantate da tanti “esperti” e che non sono altro che una spremuta di botte.

    Ma a parte qualche Barolo, avete mai assaggiato un vino elegante con 14,5 o 15 gradi alcolici? Eppure su Bibenda e compagnia hanno sempre punteggi di 95 punti. Ma forse l’eleganza dei commenti è uguale a quella che percepite nel vino.

    Saluti

  6. Eliseo, rispetto il suo punto di vista ed il suo curriculum vitae e professionale che ho trovato in Rete e che attesta che di vino lei ne sa, ma pur essendo persuaso (l’ho scritto un sacco di volte) che il vino sia e debba essere “una bevanda”, un qualcosa che dà piacevolezza quando la si beve, resto dell’idea che tutta questa congerie di iniziative, spesso disordinate, sul vino, siano dannose e creino un effetto inflattivo che finisce con il banalizzare il discorso, che richiede attenzione e competenza, sul vino.
    Quanto all’eleganza dei miei commenti, lascio agli altri giudicare, non tocca a me difendere il mio stile…
    cordialità

  7. Riprendo le parole citate di FMR “I produttori sanno trovare le migliori opportunità, sanno fare delle scelte, (…)Gli appassionati del vino distinguono e sanno bene che in piazza o sui campi è meglio pane e salame” perchè qui risiede il motivo di un sopracciglio alzato e quello di una speranza.
    Il sopracciglio alzato è evidente: l’interesse a sminuire, se non di più, qualsiasi manifestazione fuori dal “coro degli iscritti” mi sembra evidente. Anche laddove i personaggi vignaioli sono il gotha dell’enologia italiana.
    La speranza è che davvero i produttori e gli appassionati sappiano fare delle scelte, mirate, oculate ed autonome nella perfetta autonomia della libera conoscenza.
    Io ho ‘conosciuto’ il Barolo di Bartolo Mascarello al Critical Wine di Milano (ingresso 6 euro) mentre alla prima edizione del MiWine … qualcuno si ricorda il prezzo? Se il prezzo è quello, massì w il pane e salame, soprattutto se poi potremo conoscere vini come questi:

    http://www.vinoalvino.org/2006/08/alla_scoperta_del_salame_nobil.html

  8. Chiedo scusa per la questione dell’eleganza dei commenti.
    Volevo solo dire che non mi piace, in questo caso, che il signor Ricci attacchi delle persone perchè non competenti. Non mi sembra che solo coloro che lo sono possano godere di una cosa. Credo sia un dovere di Ricci, ma non dei consumatori. Per questo facevo critica a certi vini che prendono voti alti e che secondo me non hanno classe.
    Altimenti i non musicisti non dovrebbero andare ai concerti ecc.
    Lei potrebbe dirmi che coloro che organizzano queste manifestazioni non lo sono.
    Ma sono tutti competenti quelli dell’AIS? Oppure, per essere più vaghi, ha idea di quanti professori insegnano nelle università senza fare ricerche e pubblicare nulla di valido?
    Riguardo all’inflazione è vero. Ma penso che faccia molto più male la maggior parte degli obrobri oggi in commercio a 50 euro senza terroir e utilizzo spregiudicato di prodotti enologici, tante volte usati male.
    Purtroppo questa è la polemica senza fine sul vino…
    La ringrazio dell’attenzione
    Saluti

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