Il Barolo l’hanno salvato “Gaja e i Barolo boys” : chi é l’autore di queste parole ?

Piccolo indovinello: chi è l’autore di questa affermazione riguardante il Barolo ? Provate a fare delle ipotesi, a buttare lì dei nomi su chi possa essere l’autorevole autore di questo sorprendente giudizio. La risposta tra un paio di giorni…

“Il vino non è solo un fatto estetico, ci sono di mezzo anche considerazioni di ordine economico ed ecologico. Faccio un esempio per tutti. Per tutti gli anni Ottanta di Barolo e di Barbaresco non ne voleva sentir parlare quasi nessuno. L’estetica di allora non li prevedeva. A salvare la baracca non sono stati tanto Bruno Giacosa o Bartolo Mascarello. Sono stati Gaja e i Barolo Boys, innovando, in qualche caso esagerando, ma rimettendo al centro dell’attenzione generale e delle discussioni i loro vini e conquistando nuovi mercati, oltretutto smarcandosi dai commercianti di uve e di vini che prendevano per il collo quei viticoltori che non vinificavano e vendevano soltanto le uve. Queste sono considerazioni irrinunciabili per quanto mi riguarda e non è scusabile il fatto che certi argomenti, per questioni anche di età, non siano conosciuti”.

A voi la risposta: al vincitore in premio una bottiglia, a scelta, di Barolo dei "Barolo Boys"…
Ma voi cosa ne dite, che il misterioso autore ha ragione o che ha preso una solenne cantonata ?

p.s. pronta soluzione e commento

6 pensieri su “Il Barolo l’hanno salvato “Gaja e i Barolo boys” : chi é l’autore di queste parole ?

  1. Allora: chi ha scritto dei “salvatori” del Barolo, ha lasciato nel computer perlomeno la metá del testo che doveva scrivere. Il Barolo
    comincio´a farsi apprezzare, in Germania e nei paesi Scandinavi, prima che in Italia ed USA, negli anni ottanta in quanto giravano a prezzi
    competitivi, perché alte le giacenze e non richiesto il vino – questo si´- annate d’oro : il 1971 il 1974 il 1978 il mai troppo apprezzato 1979. Ed inoltre si trovavano ancora nel distretto riserve di annate altrettanto auree come il 1967
    e addirittura 1964 e 1961.

    Nello stesso periodo i Borgogna erano arrivati a prezzi inavvicinabili ed una serie di scrittori di vino e aficionados comincio´a proporre il Barolo come validissima alternativa ai Borgogna. In questa luce non sará mai riconosciuta abbastanza l’ opera di Sheldon Wassermann buonanima, Jens Priewes, Jørgen Aldrich, Arne Ronold, Per Mæleng e quanti altri scrivendo di vino esaltavano le caratteristiche del Barolo.

    Annate che i Barolo Boys, chiunque essi siano, Gaja e l’ ottimo contadino vignaiuolo Elio Altare, non avevano. Ne deriva senza altra possibilitá di
    discussione che la rinascita del Barolo rimbalzó – dall’estero – e fu dovuta a quelle magiche annate di Bruno Giacosa, di Cavallotto, dei Fratelli Borgogno, di Bartolo Mascarello requiescat, di Mauro Mascarello, di Oddero, di Francesco Rinaldi e di Beppe Rinaldi e – udite udite – dei Marchesi di Barolo che spedivano in tutto il mondo annate oggi irrepetibili. Come pure faceva Fontanafredda con i suoi cru. Per non parlare di Conterno Giovanni, del fratello Aldo, di Marcarini, dei primi Ceretto, di Colla e Filiberti, di Sobrero Filippo e qualcun altro come sicuramente Pio Cesare, Barale e i primi Cordero di Montezemolo e il tranquillissimo Baldo Cappellano

    Non credo di sbagliare scrivendo che non tutto il Barolo che usciva dall’ Italia era oro colato, ma quei nomi , e qualcun altro che ora non mi viene in mente, diedero il lá ad una rinnovato interesse per questo nostro grande vino.

    Su questo interesse si innestarono con tecnica, maestria e lungimiranza commerciale quelli che tu chiami Barolo-boys, portando nuove idee, nuove
    pratiche enologiche ed una “nouvelle vague” di gusti e di stile. Hanno pagato
    lo scotto della sperimentazione e sopportato il fastidio delle diatribe sceme tra modernisti e tradizionalisti. Hanno peró attirato un nuovo pubblico al Barolo e valanghe di interesse mediatico e non solo mediatico. Il benessere di cui oggi
    gode la zona é merito anche loro e comunque merito di una terra che ha saputo generare persone e personaggi sempre vitali e sempre appassionati.

    Quindi: nessuno ha salvato nessuno. E´la zona che ha trovato in se e nella sua grande tradizione le risorse e le energie per dissetare il suo tempo, come giá successe a metá ottocento quando il Barolo passo´da passito semidolce a vino secco. Ed infatti i langaroli sono di solito tradizionalisti, magari cauti, ma non beceramente conservatori

    Non so chi abbia scritto quanto tu citi ma é un testo incompleto, una versione
    dei fatti monca, se non adirittura ingenerosa e comunque disinformata e disinformante.

  2. Visto che ricorre la parola “estetica”, potei pensare a Luca Maroni, peraltro se non ricordo male premiato quest’anno proprio per il lavoro fatto per favorire il Barolo.
    saluti

  3. Visto che non si tratta di Maroni, allora punto (per l’ultima volta) su Bonilli, non il santo, ma il gourmet della città del gusto!
    saluti

  4. Pingback: Già incazzato prima di vedere Barolo boys. Storia di una rivoluzione: come sarò dopo? | Blog di Vino al Vino

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