Il successo del Tavernello invita a riflettere: sulla correttezza dell’informazione pubblicitaria…

Lo sappiamo bene, ce l’hanno insegnato gli americani, che “business is business”, e come diceva il buon Machiavelli “il fine giustifica i mezzi”, ma insomma, e sono alla terza citazione, anche se “la pubblicità è l’anima del commercio” e quindi ogni espediente, trucco, trovata è buono se contribuisce a far vendere, sono persuaso che quando si fa pubblicità, soprattutto attraverso un mezzo di comunicazione potentissimo come la televisione, bisognerebbe rispettare l’obbligo morale di dire la verità, solo la verità, nient’altro che la verità. E basta.

Accade invece che nella nuova serie di spot pubblicitari tv del Tavernello, “Il vino genuino ben protetto e per tutti i giorni”, congegnati in forma di pseudo tavole rotonde e dibattiti dove i consumatori incontrano i vari addetti ai lavori della Caviro, la potentissima azienda romagnola produttrice di vino in cartone, accanto a belle parole sulla rintracciabilità di filiera del prodotto, parole che ritroviamo sul sito Internet – “ci sentiamo quindi di tranquillizzare nel modo più assoluto i nostri Consumatori e di garantire sulla genuinità del prodotto” – venga affermato qualcosa che invece incontrovertibile non è.
E accade che ad affermarlo non sia un pinco pallo qualsiasi, e non solo l’enologo della Viticoltori Tavernello, Caviro, ma (e a questo proposito mi piacerebbe conoscere il punto di vista di Giuseppe Martelli, presidente dell’AEI, Associazione Enologi Enotecnici Italiani, l’Organizzazione nazionale di categoria dei tecnici del settore vitivinicolo) una persona che nell’associazione ricopre un incarico importante, visto che è presidente dell’Assoenologi sezione Romagna.

Cosa sostiene difatti nello spot tv, che potete riascoltare sul sito Internet, Giordano Zinzani, l’enologo romagnolo che sovrintende alla produzione del Tavernello ?

Sostiene, in risposta alla domanda sussiegosa di un Federico Fazzuoli (ormai calatissimo nella parte del testimonial aziendale e lontano anni luce dallo stile e dalla professionalità del conduttore per anni di Linea Verde), che gli chiede “che differenza c’è tra bottiglia e TetraBrik ?”, che, e sono le sue testuali parole, “il vino si conserva in condizione ottimale nel TetraBrik come nella bottiglia e direi quasi meglio”.

Bene, siamo disposti a capire la domanda, falso ingenua, dello studente che nel corso dello spot chiede se la confezione “è un pregio o un difetto”, e ci sta benissimo che sul sito Internet si diano ai consumatori tutte le rassicurazioni del caso sui criteri di fabbricazione del tetrabrik seguiti e sulle ampie garanzie che offrono, ma sentire un enologo, per di più il presidente degli enologi romagnoli, buttar lì che il tetrabrik sarebbe “quasi meglio” del vetro, affermazione che, ho consultato parecchi enologi (di cui sono disposto nel caso a fare i nomi) e nessuno è stato di questa opinione, questo no, non è davvero concepibile.

Sarebbe già assurdo se questa affermazione fosse stata fatta da Zinzani nel corso di un dibattito vero tra addetti ai lavori, tra gente dotata di conoscenze tecniche e di informazioni precise sul vino, i suoi contenitori, la sua conservabilità ottimale, ma diventa ancora più assurdo, anzi intollerabile, quando affermazioni del genere vengono proposte, mediante il mezzo televisivo ed uno spot pubblicitario, ad una larga maggioranza di persone che tecnici non sono, che conoscenze tecniche specifiche non hanno e che quindi potrebbero anche prendere per vera, perché no ?, l’affermazione di Zinzani secondo la quale “il vino si conserva in condizione ottimale nel TetraBrik come nella bottiglia e direi quasi meglio”.

Come viene detto nello spot, è proprio vero che “il successo del Tavernello invita a riflettere”, soprattutto sulla correttezza dell’informazione pubblicitaria, sulla deontologia professionale di chi arriva ad affermare cose discutibili e che larga parte dei tecnici, colleghi enologi come Giordano Zinzani, non avrebbero mai sostenuto.
Nemmeno nell’ambito di una comunicazione tanto particolare com’è lo spot pubblicitario dell’azienda vinicola di cui sono dipendenti o collaboratori

34 pensieri su “Il successo del Tavernello invita a riflettere: sulla correttezza dell’informazione pubblicitaria…

  1. Perfettamente d’accordo, caro Franco. Sebbene ritengo che, ovviamente sotto un altro aspetto, una forma ancora fin troppo presente di disinteresse sui rischi o meno che si corrono con certi alimenti favorisca pubblicità del genere.
    Io stesso, quando, trovandomi sulla tavola di un ristorante, magari anche di qualità, una confezione di grissini di una nota marca, che cita fra gli ingredienti la presenza di “oli vegetali”, senza specificare altro, senza fare cenno sulla varietà di oli, sulla provenienza, sul procedimento per ottenerli ecc., pur avendo sconsigliato i commensali di mangiarne, ho visto che di fronte alla fame quei grissini non preoccupavano nessuno.
    Anzi, ero io che apparivo il solito allarmista.
    Quindi, è giusto sottolineare ogni volta la poca correttezza di chi fa pubblicità, ma sarebbe bene che ciascuno di noi diventasse più consapevole e responsabile, invece di accettare con indifferenza qualsiasi prodotto ci viene propinato per sano e genuino.

  2. Buongiorno Signor Ziliani, sono un medio consumatore di vino e sul suo blog ho trovato le risposte riguardo a due questioni che mi frullavano dalla testa da parecchio: La qualità del vino Tavernello e la televendita dell’Agricola Boschi. in quest’ultimo caso mi sono accorto già da tempo da solo e dopo ulteriori conferme della scarsità della qualità del vino, prodotto con scarti di cantina e venduto a prezzi stracciati. Nello stesso tempo però sul sito vengono vendute bottiglie a quasi 5 Euro. Si capisce dunque che per le televendite Metelli si rivolge al cosidetto “popolo bue” che vuole avere del vino in casa, ricevendo però un prodotto scarso. Nel caso del Tavernello, Fazzuoli ha venduto poi la sua professionalità per soldi e questo mi ha dato fastidio. L’ultima campagna Talk Show è stata comunque una buona mossa di maketing per tirare su le sorti del vino cartonato: sappiamo che non tutti possono permettersi certe bottiglie ma affermare che il tetrabrick, dopo anche lo scandalo del ITX sia meglio del vetro è quasi una bestemmia: Il tavernello comunque è buono visto che non l’ho mai bevuto?

  3. All’estero sui vini in tertrabrik, anche della Caviro (che non fa solo Tavernello ma anche Botte d’Oro e altri) e’ obbligatoria la data di scadenza, non superiore ai sei mesi dalla data di confezione. Questo sarebbe il “conservarsi quasi meglio”?

  4. Pure in italia il brick ha su il “consumare preferibilmente entro”; normalmente, un annetto. E’ un dettaglio che e’ sfuggito al giulivo Zinzani. Cose che capitano.

  5. Grazie, Fiorenzo, adesso sono più tranquillo. La legge dunque dice esattamente l’opposto di quello che si sostiene nella pubblicità in questione. Ci sarebbero dunque gli estremi per togliere di mezzo quello spot in quanto diffonde notizie false e tendenziose. Ma come faranno adesso gli enologi romagnoli a sopportare più alla presidenza della loro associazione regionale un personaggio che fa affermazioni del genere?

  6. Beh…il successo del TaVERNELLO……ci mancherebbe che questi pagassero fior di soldoni per reclamizzare l’insuccesso del tavernello.
    Con quello che costa,poi…..In Veneto è un piu’ difficile.A contrastarlo ci sono,tra i vari,anche quei bottiglioni giganti da tre litri,di Zonin a 2 euro o giu’ di li’……..una bella gara……

  7. Caro Arnaldo,
    ben detto! Però forzare un successo per svuotare decine di enormi serbatoi di acciaio inox ancora pericolosamente colmi a poche settimane dalla prossima vendemmia con delle affermazioni che non corrispondono a verità non è serietà professionale. Perchè la particolare conformazione delle cantine Caviro non è come quella delle cantine veronesi. I veronesi possono riempire i bottiglioni e lasciarli anche qualche mese in stockaggio (non hanno una data di scadenza per legge), mentre la Caviro deve svuotare i tanks in fretta e non può tenere in stockaggio i tetrabrik perchè deve scriverci una data di confezione ed una di scadenza. Ecco il perchè di una pubblicità del genere in questo periodo. O vendono subito o distillano…

  8. il punto su cui getta la luce Franco è FONDAMENTALE, dare un informazione, e darla corretta è un dovere di chi la dà ( e stiamo parlando di un Giornalista del calibro di Fazzuoli e del Presidente dell’Assoenologi sezione Romagna ) ed è un diritto di chi la riceve, in altri termini si può parlare di atteggiamento scorretto qualora ciò che si è dichiarato non corrisponde a verità.
    Nel nodo Vetro – Tetrabrick non credo che vi sia dubbio alcuno il vantaggio del primo sul secondo, in quanto il vetro è materia INERTE che non cede nulla all’alimento in esso contenuto, questo vale per il vino, l’acqua, il latte, il pomodoro passato ecc…
    Cosa che non si può dire sul Tetrabrick che, prodotto derivato dalla lavorazione delle plastiche e compagnia cantante, con il tempo cede un qualcosa agli alimenti, e questa è ormai nozione di dominio pubblico.
    Putroppo si conferma ancora tristemente che la televisione elargisce sempre meno cultura ed informazione a discapito del guadagno a tutti i costi.

  9. ‘azz Fra’ : in un paese anche meno ideale i chiamati in causa correrebbero a
    difendere le proprie affermazioni vuoi su questo blog vuoi in altra sede, ovemai ci fossero chiamati. Ovemai.

    A parte ogni altra – giustissima considerazione- a me sembra si tratti di una falsa dichiarazione e che il garante della pubblicitá debba intervenire di ufficio.

    Il successo del Tavernello fa riflettere. Certo. Tutto il ramo vino. Ma qui non é il Tavernello che viene attaccato ma quei quattro snob cosiddetti creativi dell’ agenzia di pubblicitá che hanno fatto questa bella pensata: il “torksciov”!

    Ma dico io: se il Tavernello é un successo e magari e´anche buono (non lo ho mai assaggiato ma prima o poi lo faccio) che bisogno ha di farsi reclame in modo cosi´scemo. Si poteva fare leva su sette otto elementi di produzione agricola, di successo, illustrare il vero processo di produzione, spiegare il perché della confezione, dei suoi vantaggi e del vino sempre fresco etc. etc. senza vergognarsi dell’ origine del vino e dei suoi consumatori.

    Quindi doppio autogol: sia legale che ideologico. La crisi del vino e´anche questo: mancanza di autocoscienza, di decenza e di vera cultura agricola.

    E poi mi sa anche che Mario ha messo penso il dito sulla piaga.

  10. Posso essere d’accordo con lei da un punto di vista “vinicolo”. Invece, da un punto di vista sostanziale, credo che l’affermazione sia inattacabile e che lei (e io che avrei detto lo stesso) forse abbiamo torto.
    Mi sono confrontato con qualche amico un po’ piu’ esperto di me che mi ha fatto notare quanto segue: il tetrabrik a differenza del vetro non lascia passare la luce, il che significa che da un punto di vista fisico, la “protezione” di un liquido al suo interno e’ “superiore” a quella all’interno del vetro.
    Se poi vogliamo ragionare sul messaggio implicito nel “tetrabrik” siamo d’accordo: come diceva un negoziante qualche tempo fa, “se il vino era buono e se lo potevano fare pagare di piu’, mica lo mettevano nel cartone”.

    bacca

  11. Caro Bacca,
    hai fatto benissimo a riportare la giusta osservazione scientifica del tuo amico. Ma Zinzani non ha parlato della protezione dalla luce, bensi ha detto testualmente ““il vino si conserva in condizione ottimale nel TetraBrik come nella bottiglia e direi quasi meglio”. Il che non e’ assolutamente vero. Da qui l’obbligo vigente di indicare sulla confezione la data di scadenza. Il fatto grave e’ che quell’affermazione proviene dal presidente degli enologi emiliani. Che razza di onesta’ intellettuale e professionalita’ possiamo pensare che esistano in quell’associazione? Mi stupisce (anche se siamo in un periodo di ferie) che ancora nessun enologo emiliano intervenga a prendere perlomeno le distanze. Io ho scritto una mail a Martelli, invitandolo ad una presa di posizione, chissa’ se avra’ la gentilezza di rispondermi.
    In quanto alla bonta’ del prodotto io non la discuterei proprio. Tre anni fa sono stato due volte alla Caviro, che e’ una ditta seria e non una banda, sono convinto che il prodotto e’ certamente ben fatto, sano, in modo competente, secondo la miglior tecnologia esistente in quel tipo di produzione, ma nei limiti fissati dalla legge che per fortuna esiste e da’ torto appunto al comportamento disinvolto di Zinzani.
    Ha ragione Merolli. La pubblicita’ va fatta seriamente, e questo spot che porta confusione in una materia delicata del mondo del vino non rende un buon servizio ne’ al vino, ne’ al Tavernello, ne’ alla Caviro.

  12. Non sono un esperto di vini, acquisto bottiglie di fascia ‘bassa’ (4 o 5 euro), e non ho mai assaggiato il Tavernello, ne ho acquistato in passato per usi di cucina, ma senza berlo, quindi non posso giudicare com’è.
    Mi chiedo e vi chiedo: il vino Tavernello, preso dai tini in acciaio e confezionato non nel tetrabrik ma in normali bottiglie di vetro, avrebbe senso? Quanto potrebbe costare in più un litro di Tavernello messo in bottiglia?

  13. il Tavernello va benissimo in tetrabrik e nessuno pensa di metterlo in normali bottiglie di vetro, quello che non va bene é una pubblicità che fa concludere che il tetrabrik é il contenitore ideale per la conservazione del vino e che é addirittura meglio del vetro…

    • Caro Franco Ziliani,

      com’è vero che mi chiamo Luciano, è altrettanto vero che il Tavernello oggi (agosto 2014) è solo in bottiglie di vetro, perciò questo la smentisce.
      E’ la dimostrazione dell’intelligenza di un produttore che ha capito di avere sbagliato ad andare contro corrente e oggi si è redento.
      Speriamo che il suo vino sia buono…

  14. Il vero problema del tetra è che non si può dire qual’è il vero motivo per cui si usa. Non potendolo dire, si deve per forza trovare una giustificazione che piaccia ai milioni di spettatori.

    Dire che l’azienda usa il tetra perché così il vino costa meno, si tiene meglio in magazzino, si spedisce meglio in tutto il mondo, non sarebbe romantico…

  15. Mi sorge una domanda cattiva.
    Cosa succederebbe se, invece di una catena di cooperative, una societa’ di Silvio Berlusconi producesse Tavernello e lo pubblicizzasse allo stesso modo?

    Espongo i pensieri di un malpensante :

    A)Le associazioni consumatori insorgerebbero contro il monopolista avvelenatore dei ceti popolari che non possono permettersi d’acquistare vini in bottiglia.
    B) I nuclei antisofisticazioni s’installerebbero in pianta stabile presso gli stabilimenti d’imbottigliamento: i Tetrabrick sarebbero analizzati in ogni loro componente (recentemente le sostanze dannose sono state trasmesse solo nel latte della Nestle’ mentre tutti gli altri prodotti che utilizzavano contenitori fabbricati con lo stesso procedimento
    sono rimasti immuni : ha sbagliato solo la multinazionale svizzera ??)
    C)Il ministro Pecoraro Scanio inviterebbe a controllare i vigneti dei conferenti onde accertare che non vi siano viti che abbiano subito manipolazioni genetiche.
    D) Federico Fazzuoli sarebbe accusato di essere un servo dell’uomo di Arcore perche’, dopo il divorzio con la Rai
    ed il fallimento della sua trasmissione su La 7, ridotto alla canna del Gas, avrebbe accettato di fare da testimonial in cambio di una promessa di conduzione di una nuova trasmissione su Canale 5
    E)L’enologo Zinzani sarebbe equiparato ad Emilio Fede quando parla del Telegiornale di ReteQuattro.
    F)Il Giuri’ della Pubblicita’ bollerebbe immediatamente lo spot ritenendolo non veritiero.

    Ma, poiche’ la produzione di Tavernello, e’ effettuata da parte dei “giusti” tutto va ben Madama la Marchesa
    Si puo’ sorvolare sul fatto che i vigneti pianeggianti hanno produzioni tratosferiche e sono sottoposti a sistematiche irrigazioni (non di soccorso) mediante il sistema a scorrimento,sulla pastorizzazione del vino etc..
    Tutto questo non ha importanza.

    Grazie al “lavoro” dei soci ognuno puo’ avere una bottiglia, meglio, un tetrabrick sulla propria tavola.
    L’intellighenzia invece si rivolgera’ ai guru di Via Mendicita’ Istruita, alias Gambero Rosso, per accompagnare i piatti cucinati dal cuoco di regime Gianfranco Vissani il quale, nel suo locale , non mi risulta consigli non dico Tavernello, ma nemmeno il Top delle cantine cooperative emiliane.
    Poiche’ Pecunia non olet, consiglio i produttori di Tavernello di attuare un accordo con una nota catena di fast food: sostituendo alla Coca Cola ed alla Pepsi Cola un bicchiere del loro vino si potra’ realizzare il piu’ bel matrimonio gastronomico bipartisan . Il presidente della nota catena di Fast Food era stato indicato dal Silvio nazionale come ministro degli esteri e solo il “momento particolare” dell’azienda gli aveva impedito di accettare.(vedi Intervista sul “Giornale” nella rubrica “tipi italiani” di non so piu’ quale giorno).
    I danni di uno schifosissimo panino capitalista potranno essere annullati da una bevanda altrettanto ignobile ma “politically correct”. In questo modo le cooperative emiliano-romagnole continueranno a privatizzare gli
    utili ed a pubblicizzare le perdite,le cantine sociali delle zone collinari che non potranno produrre le stesse quantita’ della pianura vivranno le solite difficolta’, la nota catena multinazionale del fast food potra’ aprire nuovi punti di vendita, rovinare piazze e vie, aumentare livelli di colesterolo e diseducare alimentarmente gli abitanti del bel Paese.

  16. Incredibile come una semplice e giusta osservazione su una pubblicità platealmente ingannevole, che coinvolge anche professionisti del mondo del vino, venga trasformata, o mneglio distorta, in un dibattito sulla qualità del tavernello o addirittura, e peggio, sulla politica!!!

    Giorni fa scrissi che i giornalisti travisavano spesso e volentieri la relatà per i propri comodi e sono stato giustamente “cazziato” dal sig.Ziliani. Oggi capisco ancor di più, che sono per lo più i lettori a travisare quello che un giornalista scrive.

    Mi viene il dubbio, con riferimento ad un altro post di Ziliani, che forse la nostra civiltà sia veramente alla frutta, con o senza interventi di mussulmani e compagnia bella!

    saluti.
    Roberto

  17. Ma no, dai, Roberto, se la civilta’ occidentale andasse a fondo ad ogni sproloquio, saremmo tutti sott’acqua da tempo.
    A proposito di sproloqui: cantabruna, io sparlo dei Kompagni di Caviro da anni e annorum, eppure sono a sinistra dei punkabestia; come la mettiamo?

  18. Caro Fiorenzo,

    non e’ questione di essere a sinistra o a destra. Onde evitarti un altro
    sproloquio chiedo semplicemente questo : perche’ i vini della Vinicola Caldirola
    e quelli di gamma bassa della Zonin che, tra l’altro, opera in modo strettissimo
    con le cantine sociali (al Vinitaly nello stand della cantina sociale di
    Ponte di Piave-Villorba mi e’ stato detto che il 70% della produzione e’
    imbottigliato direttamente per la Zonin) sono additati al ludibrio pubblico
    mentre i prodotti della Caviro non subiscono lo stesso trattamento ?
    Perche’ i vari Big Mac sono schifosi mentre un bicchiere di Tavernello
    (prova a farlo analizzare da un competente e ti dira’ la percentuale di
    solforosa che contiene) deve essere salutare oltre che buono ?
    Non so quale sia la tua risposta, la mia, sono sempre disposto a cambiare
    idea se qualcuno mi dimostra il contrario, e’ una : Mac Donald, Zonin, Caldirola
    sono dei padroni mentre Caviro rappresenta i “lavoratori” i cui capi ben si guardano
    dal consumare i prodotti che propinano agli altri.
    Grazie di tutto

  19. cantabruna non capisco perche vedi i komunisti ovunque.

    non credo che il tavernello contenga molta piu’ solforosa di molti altri (ps. anshe se infmoratico sono un chimico per studi) vini famosi e non famosi, e non mi sembra che Caviro venga trattata diversamente da altri, io quello che penso al dila’ della disquisizione su vino o non vino. e’ che il messaggio sbagliato e’ “il vino si conserva meglio”. Su questo punto meglio bisognerebbe soffermarsi di piu’: quale e’ il messagio che vogliono lanciare? e’ un messaggio corretto, io credo di no e e per questo la giudico una pubblicita’ non correttta.

    ciao
    max

    http://lapiccolacasa.blogspot.com

  20. credo sia giusto precisare alcune cose in base alle mie conoscenze per dovere di cronaca e per dovere informativo
    e soprattutto perchè tutto quello che avete scritto mi ha stimolato alcune riflessioni:

    -qui si parla di “vino da tavola” non di grandi vini da affinamento quindi, secondo me, il brik non toglie nulla e non da’ nulla ad un vino da bersi giovane, così come la bottiglia non da valore aggiunto, ne’ il tappo di sughero (all’estero per i vini da bersi giovani viene utilizzato il tappo a vite. sono d’accordo: risparmiamo le poche riserve di sughero per i grandi vini che ne hanno veramente bisogno…e non crediamo che perchè un vino ha la bottiglia ed il tappo di sughero sia più buono…) seppur senza data scadenza provate a bervi un Zonin dopo 1 anno…quindi è quasi un plus che l’azienda dica entro quando berlo…almeno il “supermercato” non lo può tener li anni e propinartelo (perchè non c’e’ data di scadenza) anche quando di fatto questo è già “passato” (orrore!!!)
    -la data di scadenza, almeno cosi’ mi risulta, non è più obbligatoria pertanto, se volessero potrebbero toglierla..(era un obbligo de legge appena uscito il tetrabrik perchè non lo si conosceva come contenitore)
    -c’è della roba in giro, seppur in bottiglia, da piangere magari anche con pretesa di “superiorità”…e forse è proprio questa la “sicerità” di T. non ti promette nulla di più di quel che è …
    -inoltre: ITX è stato un problema della tecnologia di stampa del formato prisma non dello square,le tecnologie sono diverse ed in ogni caso non riguardano la confezione in se ma la stampa, qui non gli si può dir nulla…sul Tavernello, al massimo gli si può dire sul Castellino (che è sempre loro) ma TetraBrik ha già cambiato tecnologia.
    -dal punto di vista economico: una genialata creare un polo di raccolta della produzione di bassa qualità dei viticoltori romagnoli (le produzioni “superiori” se le vendono le singole cantine) e venderla con un unico marchio, publicizzarlo etc..
    economie di scala: di imbottigliamento, rete commerciale di vendita, promozione pubblicitaria.
    -la pubblicità: veramente orribile (grazie a Testa che si vanta pure di essere prima agenzia pubblicitaria in Italia)del resto come dire al pubblico che è anche buono da bere? effettivamente ci vuole fantasia…
    -pubblicità ora, prima della nuova produzione: secondo me la questione è: quanto costa il pacchetto pubblicitario ora? la fanno sempre a Gennaio e Agosto (se ci fate caso) che sono i periodi di minor costo (uno degli indici di costo …si parla comunque sempre di miliardi) i periodi di maggior costo sono: il pre natalizio (che per questa tipologia di prodotto oltre ad essere costosissimo sarebbe strategicamente sbagliato..regno di liquori, panettoni, spumanti etc..è quasi offensivo sottolinerlo…scusate..) e il periodo istituzionale ferie (agosto appunto) entrambe le scelte sono azzeccate, chi è in Polinesia in agosto sicuramente non beve T. chi è a casa non si sa, ma magari è più probabile…
    -la correttezza della pubblicità:
    “mezzi e tecniche per presentare raccomandare un prodotto”
    ma cosa dovrebbe dire la pubblictà se non “decantare” le virtù del prodotto? chi può dimostrare che non ci sia veramente “più gusto” ad andare “da Mc Donald” visto che è soggettivo? chi può dire a questo punto che non ci convenga il brik con la sua aria semplice e la sua data di scadenza per un vino di questa tipologia? (almeno ce lo dicono “sinceramente”)
    -è triste che ci siano prodotti così: si, può essere triste ma è anche il bello del mondo…vario,complesso e soprattutto per tutti i gusti!

    loving mktg&wine forever!!!
    🙂

  21. Caro Max,

    non vedo i Komunisti dappertutto sono i Comunisti affaristi che sono dappertutto.
    L’ultimo esempio :
    Qual’e’ il supermercato che per primo ha iniziato a vendere i farmaci da Banco a seguito decreto Bersani ?
    Non ci sono dubbi : le Coop di Carpi e Bari.

    Sono state le Coop veramente piu’ brave e veloci d’Auchan, Esselunga etc. o qualcuno le aveva avvertite molto prima che nel caso di vittoria dell’Unione il decreto riguardante la liberalizzazione dei farmaci da Banco sarebbe stato emanato ?
    Come ci sono i cardinali in pectore ci sono i decreti in pectore che pero’ si confidano agli amici fidati?

    Non difendo affatto la lobby dei farmacisti e ritengo piu’ che giusto vendere l’aspirina al supermercato ma su questa istantanea partenza mantengo i miei dubbi di malpensante.

  22. Pingback: Vino al vino

  23. piccolo Post per i tormenti di Cantabruna:

    a volte anzichè “dubbi di malpensante” sarebbe opportuna un po’ di informazione in più, sopratutto priva di pregiudizi!
    in particolare:
    da tempo (ovvero dai tempi del precedente governo)presso le Coop era attiva una campagna pubblica e trasparente di raccolta firme per una petizione per favorire l’accesso e la commercializzazione dei farmaci da banco nei supermercati, presso TUTTI i supermercati.
    Tradotto: le Coop sono state parte attiva nel processo di stimolo e pressione, per uno scopo ritenuto giusto, per consentire al cittadino (magari alle fasce più deboli) risparmi sui farmaci più di uso frequente e comune, e certo anche per esigenze commerciali (credo legittime, occupandosi di commercio!).
    saluti,

  24. Caro Dario,

    a)la campagna di sensibilizzazione, gli stimoli e le pressioni non c’azzeccano niente (direbbe Di Pietro) con la logistica, le attrezzature, scaffalature, personale, scelta dei prodotti, trattative e successivi ordini ai fornitori, immagazzinamento e distribuzione dei farmaci ai supermercati.Solo facendo queste cose si puo’ iniziare la vendita .
    La Coop e’ stata prontissima, le altre catene no e poiche’, secondo Lei,non c’e’ handicap ne’ trucco la conclusione non puo’ essere che una : i dirigenti Coop sono dei fulmini di guerra e quelli delle altre catene di distribuzione sono dei posapiano e degli incapaci.

    b) e’ molto facile organizzare campagne per richiedere la diminuzione del prezzo dei farmaci : nessuno firmerebbe mai
    per il loro aumento. Tutelando le fasce “deboli” e poi guadagnando vendendo loro i farmaci si unisce l’utile al dilettevole. Conoscevo un imprenditore che, alla notizia del terremoto in Friuli si era precipitato la’ offrendo alloggio ad alcuni senzatetto in cambio della loro opera nella sua azienda.Tutelava la “fascia debole” dei terremotati o faceva quella che, dalle mie parti e’ chiamata Carita’ Pelosa ?
    b) ci sarebbe mancato anche che solo Le Coop potessero vendere i farmaci da Banco !!! In nome di che e di che cosa ?
    Le altre catene di supermercati pagano imposte come societa’ per azioni, le cui aliquote sono molto piu’ alte di quelle delle societa’ cooperative. E’ sempre comodo operare a tutti gli effetti come societa’ di capitali ed usufruire della tassazione delle societa’ di persone e per di piu’ cooperative.
    Il decreto Bersani s’e’ ben guardato dal porre rimedio a questa stortura .

    La sua “informazione” ha rafforzato i miei “dubbi di malpensante” e resto con i miei “tormenti” e con quelli che Lei chiama pregiudizi.
    Forse ai Furbetti dell’Aspirina si puo’ applicare il vecchio proverbio milanese che italianizzato suona cosi’ :
    Pensare male si fa peccato ma s’indovina.

  25. Che vuol dire che il Tavernello sia il vino (forse) più venduto? Anche Costanzo fa i (bruttissimi) programmmi più visti in TV…
    Certo, se alcuni vini costassero un po’ meno non sarebbe male: non tutti hanno veramente il costo di produzione che giustifica il prezzo finale. Meditiamo un po’ tutti.

  26. Ma io dico, possibile che nessuno prende in considerazione un aspetto ormai FONDAMENTALE al giorno d’oggi?

    Il tetrapack è scarsamente riciclabile e come tale se ne va dritto dritto in discarica o ancora peggio all’inceneritore.

    E per quanti credono che all’inceneritore i rifiuti spariscono magicamente consiglierei vivamente di cercara su Google video le parole “montanari” “nanopatologie” e di farsi una cultura su quello che ci stanno nascondendo.

    Che senso ha che il vino si conserva meglio se a discapito ogni bottiglia di tavernello si trasforma in un rifiuto???

    Non capisco, non capisco come mai nel 2006 quando tutti siamo finalmente d’accordo che bisogna trovare energie alternative, che non si puo continuare a inquinare l’ambiente, che bisogna limitare gli sprechi… ecco salta fuori il successo di tavernello!!!

    Io direi che il successo di tavernello coincide con l’insuccesso della cultura e del rispetto per l’ambiente.

    Parola d’ordine: BOICOTTARE TAVERNELLO.

  27. Bravo professore,sono pienamente d’accordo,anche perche avete mai provato a bere il tavernello?sembra piu aceto che vino!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  28. In alcuni Paesi europei e’ d’obbligo, in altri e’ d’obbligo solo quella di confezione, in pochi sono d’obbligo entrambe.

  29. scusa, lotta, avevo dimenticato di aggiungere che in Italia il decreto che autorizzo’ l’uso di questi contenitori alternativi (poi convertito in legge)prevede una scadenza a partire dal confezionamento (cosa che non esiste per le bottiglie) che è di nove mesi prorogabili a dodici per il tipo “brik”, di sei mesi per il tipo “bag in box” (che non può essere utilizzato per quantità di vino inferiore ai 3 litri) e di sei mesi per il tipo “pet”, prorogabili a nove. Quando si ordina, come feci io dall’estero, ti chiedonosempre cosa preferisci che venga stampato a seconda della legge in vigore nel Paese che importa, che ogni Paese ha alla sua maniera come ho gia’ scritto piu’ su.

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