In ricordo di Elisabeth Schwarzkopf, soprano voce dell’anima

Forse sarà una notizia che riguarderà pochi o che cadrà nel dimenticatoio in cui sprofondano gli eventi che si verificano in agosto, quando la maggior parte delle persone si trova in vacanza, ma per quelli come me, che amano la musica, la musica classica ovviamente e la sua irripetibile stagione eroica del Novecento dovuta ad una serie di memorabili interpreti, la notizia della morte in Austria, a 90 anni, di Elisabeth Schwarzkopf non può di certo passare in silenzio.

Troppi ricordi, troppe emozioni devo alla voce, unica ed inimitabile di questa soprano che ebbe la ventura di cantare con i più grandi e ispirati direttori del suo tempo, da Bruno Walter a Karl Böhm, da Victor de Sabata a Wilhelm Furtwängler a Herbert von Karajan, che ebbe a definirla “forse la migliore cantante in Europa” (e quindi nel mondo), per non esprimere, in questa triste occasione, la mia tristezza ed il mio personale lutto.

Per chiunque abbia avuto modo di ascoltarla anche per una sola volta, quella di Elisabeth Schwarzkopf, indimenticabile Contessa Maddalena nel Capriccio, e Marescialla per antonomasia nel Rosenkavalier di Strauss, resterà sempre nella memoria, anche grazie alle molte registrazioni discografiche disponibili, la voce della purezza e dell’assoluto. L’espressione di una sottile malinconia di quella “sehnsucht”, misto di malinconia e nostalgia, uno stato d’animo “perennemente inquieto e scontento della realtà, proteso alla vita del sentimento, della fantasia, del sogno”, che costituì una particolare sensibilità della psicologia romantica e di cui la Schwarzkopf fece un po’ la cifra distintiva del proprio stile.

E non solo nell’approccio ai quei romantici, Schubert, Schumann, Hugo Wolf, e poi Richard Strauss i cui Lieder interpretò in maniera insuperabile, ma anche nelle sue grandiose interpretazioni mozartiane di Donna Elvira nel Don Giovanni, della Contessa nelle Nozze di Figarò, di Fiordiligi in Così fan tutte, e persino nella memorabile incisione della Nona Sinfonia di Beethoven, diretta da Furtwängler a Bayreuth nel 1951 cui conferì, insieme ad Elisabeth Höngen, Hans Hopf ed il basso Otto Edelmann, il timbro della classicità assoluta, della perfezione. Timbro che si ritrova anche in alcune Cantate di Bach, come la BWV 199 Mein Herze Schwimmt im blut o nella Messa in si minore BWV 232.

Tantissime le interpretazioni memorabili, le testimonianze di una sensibilità superiore, di un modo trasognato, sottile ed evocativo di intendere, in ogni frangente, il proprio ruolo di soprano, ma superiori a tutti, forse, segnate da un pathos drammatico dall’intensità immensa, da una profondità e varietà d’accenti incredibile, da un timbro cristallino e vellutato, da una capacità di andare con la voce nel cuore dell’ascoltatore, le sue letture degli strazianti Vier Letze Lieder di Richard Strauss (Frühling, Beim Schlafengehen, Im Abendrot e September, tratti da poesie di Hermann Hesse e di Joseph von Eichendorff) di cui ho particolarmente cara un’incisione, effettuata dal vivo alla Royal Festival Hall di Londra giusto cinquant’anni fa, con la Philarmonia Orchestra diretta da Herbert von Karajan.

E’ a questa musica sublime che esprime il senso di un’addio, di un congedo alla vita, ad una civiltà, ad una cultura, ad un tempo irripetibile e unico, permeata di malinconia e gratitudine, di dolore e speranza, chiaroscurale estrema propaggine del romanticismo tedesco in pieno Novecento, che la Schwarzkopf diede forse il più alto suggello di una superiore, aristocratica, elegantissima sensibilità, di un’interpretazione profonda e sconvolgente, leggera, intensa, senza forzature.

Ed è proprio intenta a cantare i Vier Letze Lieder che mi piace immaginarla mentre con le parole di von Eichendorff prende congedo dalla sua esperienza terrena “Lange noch bei den Rosen – bleibt er stehen, sehnt sich nach Ruh – Langsam tute er die grossen – müdgewordenen Augen zu” (Presso le rose indugia ancora a lungo, sospirando il riposo. Poi lentamente chiude i suoi grandi occhi stanchi). Oppure con le parole di Hesse, in Im Abendrot “O weiter, stiller Friede – so tief im Abendrot – Wie sind wir wandermüde – ist dies etwa der Tod ?” (O pace vasta e silenziosa, pace profonda del tramonto. Siamo così stanchi del cammino, è così, forse, che si muore ?).

Grazie Elisabeth e che la terra ti sia lieve !

0 pensieri su “In ricordo di Elisabeth Schwarzkopf, soprano voce dell’anima

  1. Non posso che associarmi. Ascoltare la splendida Fiordiligi con la quale sotto la direzione del mai sufficientemente compianto e rimpianto Guido Cantelli la grande cantante ha inaugurato l’ormai chiusa Piccola Scala.

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