Le meraviglie di un grande bianco italiano: Vignamare 2001 Lupi

Ma chi ha detto che in Italia non si producono grandi vini bianchi, non solo i piccoli deliziosi vinelli (e ce ne sono tanti, dall’Arneis sino alla Falanghina, dalla Nosiola al Grechetto) deliziosamente “provinciali” (in senso buono) e perfetti per un palato locale, ma vini di grande caratura in grado di misurarsi alla pari, senza complessi d’inferiorità, con i grandi bianchi francesi, tedeschi, spagnoli o (ce n’è qualcuno) del Nuovo Mondo ?

Qualche sera fa, per festeggiare l’arrivo di agosto e soprattutto il passaggio dalle feroci temperature tropicali di luglio ad un clima più vivibile e più umano, ho stappato uno dei migliori bianchi italiani.

Un vino friulano ? Niente affatto. Un altoatesino ? Acqua. Non un veneto, un Verdicchio (che pure amo molto) oppure un Fiano, un Greco di Tufo o un bianco dell’Etna, ma, molto più semplicemente, un bianco ligure, un vino strepitoso che ogni volta che lo bevo mi entusiasma.

Sto parlando dell’IGT Colline Savonesi bianco Vignamare dell’azienda Lupi di Pieve di Teco, un vino nato nel 1988 dal confronto tra le esperienze maturate in vigna da Tommaso Lupi e la scienza enologica di Donato Lanati, che di Lupi è consulente.
Un vino nato con il preciso intento “di creare un vino importante che desse prestigio alla Liguria, in cui tradizione e innovazione si congiungessero armoniosamente”.

Assemblaggio di Pigato (solitamente una quota del 70%) e di Vermentino (30%), i due grandi vitigni bianchi simbolo della Riviera Ligure di Ponente, il vino prevede “due vinificazioni differenti: una macerazione che consente di estrarre dall’uva più corpo e una fermentazione a basse temperature per salvaguardare i profumi. L’affinamento avviene con una lunga permanenza sui lieviti in botti d’acciaio e in barrique (una percentuale del 10-13% sin dalla fermentazione) per 9 mesi e la maturazione in bottiglia per 7 mesi.

Un grande vino “di caratura internazionale”, come l’ha definito il grande giornalista (amico e maestro) Cesare Pillon, un bianco che rimane intimamente mediterraneo, con un bouquet unico ed inconfondibile, ma che tira fuori, soprattutto dopo alcuni anni di permanenza in bottiglia, un carattere, un’eleganza, una personalità che lasciano stupefatti.

Cosa rende difatti grande un vino, anche un bianco, oltre alla sua complessità e alla sua finezza aromatica ? Io direi la sua tenuta nel tempo, la sua armoniosa capacità di “complessizzarsi” e di aggiungere sfumature alla propria tavolozza espressiva, di tirare fuori colori, mezzetinte, chiaroscuri, note sussurrate che in giovane età erano ancora nascoste e che avevano bisogno di tempo per emergere.

Sottratta da alcuni anni di permanenza in cantina, portata a giusta temperatura e poi stappata, la mia bottiglia di Vignamare 2001 mi ha regalato una delle più belle esperienze d’assaggio, in tema vini bianchi, degli ultimi anni.
Colore paglierino acceso, tendente al dorato, brillante, multiriflesso, vivacissimo, appena versato nel bicchiere il vino si è proposto con un naso straordinariamente elegante, suadente, fresco, vivo, con una gamma di profumi nitidi che dalle note di garrigue (come la definirebbero in Francia) o di macchia mediterranea, con salvia, basilico, agrumi, fiori bianchi, ricordi di anice e finocchio selvatico a rincorrersi, procedeva verso un fruttato maturo, giocato più sull’albicocca che sulla pesca, per richiamare ricordi di mandorle, crema pasticciera, nocciole tostate, crosta di pane, e chiudere su una nota intensamente salina e minerale, a metà tra accenni “rieslingeggianti” e di pietra focaia.
Altrettanta complessità, ma immediatezza, freschezza, nerbo, anche in bocca dove il vino si disponeva ricco, saldo, sinuoso, con un andamento ampio, a coda di pavone, sul palato, multidimensionale, articolato, avvolgente, cremoso, eppure sapido, nervoso, minerale, scandito da un’acidità calibrata, per poi chiudersi lungo, persistente, goloso, ancora pieno di energia e destinato a durare chissà quanti altri anni, se non avessi resistito alla tentazione di stappare la mia bottiglia…

Un vino strepitoso, in grado di reggere la più ampia gamma di abbinamenti, alla cucina di pesce, è ovvio, a preparazioni anche le più importanti, saporite e salsate, (mi sarebbe piaciuto sperimentarlo su un branzino all’amo preparato a dovere, su un dentice oppure su un sarago), ma tutto da verificare anche su primi piatti a base di verdure e pesce e, perché no?, anche su carni bianche.

Un grandissimo vino bianco italiano, la migliore dimostrazione, come ha scritto Cesare Pillon, “che anche senza i vitigni nobili francesi è possibile fare un grande vino che esprima le caratteristiche del proprio territorio”. Chapeau !

9 pensieri su “Le meraviglie di un grande bianco italiano: Vignamare 2001 Lupi

  1. Caro Franco, questo tuo articolo mi ha entusiasmata! Io adoro i vini liguri ma questa cantina “Vini Lupi” proprio non la conoscevo…Ho visto nel loro sito che producono anche il “Dolceacqua”, altro vino che apprezzo molto. Credo proprio che farò un salto dalle parti di Imperia, non posso perdermi questo “Vignamare”! Grazie Franco per queste note di degustazioni, davvero stimolanti. Un caro saluto, Barbara.

  2. Conosco i fratelli Lupi (hanno un’enoteca anche nel centro di Imperia Oneglia, dove ovviamente vendono anche i vini di loro produzione).
    Il Vignamare, che da parecchi anni è il loro vino di punta, non è mai stato entusmiante: pur avendo una buona struttura è sempre stato troppo “soffocato” dal legno. Parlo naturalmente di annate anteriori a quella assaggiata da Franco.
    Sino al 2000 si facevano preferire i vini base (Vermentino e Pigato) più freschi e ben eseguiti.
    Mi vedo costretto a procurarmi una o due bottiglie del 2001 perchè, sinceramente, accostare il Vignamare ai grandi friulani e altoatesini o addirittura ai francesi mi sembra esagerato.
    Luciano

  3. Carissimo Luciano, nessuna “esagerazione” da parte mia nell’esaltare, come meritava, la splendida bottiglia di Vignamare 2001. Un vino assolutamente degno dei più grandi bianchi italiani ed in grado di misurarsi senza complessi d’inferiorità con tanti grandi francesi. Provare per credere…
    Certo, é un vino che ha bisogno di un lungo affinamento in bottiglia, ma ricordo bene addirittura un magnum di 1997 (mi sembra di averne scritto su WineReport, vedi: http://www.winereport.com/winenews/vino_settimana/scheda.asp?IDCategoria=-1&IDNews=245 ) di livello stre-pi-to-so…

  4. Che bella sorpresa trovare il “Vignamare” sul tuo sito.
    L’ho degistato anche io qualche mese fa a roma, in occasione di un evento AIS dove era presente tutta la produzione del Winemaker Donato Lanati.
    Ho trovato questo vino veramente buono sotto ogni punto di vista, ottima anche il resto della produzione della famiglia Lupi.

  5. Ottimo. Probabilmente i Vignamare da me bevuti erano troppo giovani. Sarà mia cura cercare qualche bottiglia di annate “vecchie”.
    Luciano

  6. Gentilissimo Ziliani,
    proprio sabato, con alcuni amici, abbiamo stappato le annate 2001/2002/2003.
    Buoni vini, non c’è che dire, che ben rispecchiano l’annata.
    Mi ritovo abbastanza nelle note del “suo” 2001 che però, proprio per il suo aprirsi nel tempo su note di albicocca e pasticceria non credo possa migliorare ancora molto.
    Bottiglie diverse, storie diverse; possibile se non probabile.
    Ringraziandola per aver posto l’attenzione su un vino della mia terra la invito ad assaggiare alcuni vini liguri in purezza, quali: Pigato Rocche del Gatto Spigau Crociata (in azienda hanno ancora annatefino al 1998 e le consiglio previa apertura anticipata il 2001); Pigato U Baccan di Bruna e il Vermentino Sarticola di Lambruschi.

    Saluti Aldo Alboreo

  7. Ho assaggiato le annate 2002 e 2003. Ottimo vino che però non raggiunge il giudizio espresso da Franco per il 2001. Dovrò provvedere per quell’annata meno giovane di quelle da me assaggiate. Domanda per Franco: E’ vero che il nome di questo vino evoca la sofferenza e l’amarezza del vignaolo che coltiva la terra con dedizione e ne ottiene poca soddisfazione ? Da lì il termine “vignamare” .. amore per la vigna ? Grazie.

  8. Pingback: Riviera Ligure di Ponente Pigato Petraie e Vermentino Serre 2012 Lupi: buoni… ma non è scattata la scintilla… | Blog di Vino al Vino

  9. Ho avuto la fortuna tanti anni fa e molto giovane, da assaggiatore di olio con il compianto amico segretario generale della camera di commercio di Imperia Dr Orazio Sappa persona sagace, di mente fine di provare nella sua casa dell’albareto ad Ormea questo vino e l’entusiasmo mi ha pervaso, potente, al contempo fine, elegante, austero, buona acidità massimo lupi continua con questa meraviglia a farci godere lontano dalle mode fatue ed inconsistenti che drogano il settore
    Fabrizio Vugnolini
    Mangiatore eBevitore impenitente

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