Nuovi cloni di Sangiovese oppure Cabernet o Merlot ? Ponzio Pilato docet

Altro indovinello ad uso e consumo di quei poveri ingenui (quorum ego) che continuano a pensare che l’attuale disciplinare del Chianti Classico, che prevede sia Sangiovese in purezza sia la possibilità di utilizzare sino ad un venti per cento di altre uve a bacca rossa (il che per la stragrande maggioranza dei produttori significa Cabernet, Merlot, Syrah, non certo Canaiolo, Malvasia nera o Colorino…), sia un vero guazzabuglio.

E che non aver scelto di lavorare solo sul Sangiovese, magari restringendo la zona di produzione del Chianti Classico solo alle aree dove il Sangiovese matura bene e dà grandi risultati (posso citarne alcuni ? Pergole Torte, Cepparello, Flaccianello della Pieve, Fontalloro, Percarlo, ecc. ecc.), ma aver consentito attraverso massicce percentuali di uve foreste l’oggettivo imbastardimento del vino sia stato un errore clamoroso, che ha condotto all’attuale crisi d’identità del Chianti Classico, che è, pirandellianamente parlando, uno, nessuno e centomila.

La domanda è: chi è l’autore di queste dichiarazioni, in perfetto stile ponzio pilatesco, su Sangiovese, Chianti Classico e Brunello di Montalcino ?
Chi, richiamandosi all’esigenza di attenersi “a ciò che ufficialmente e legalmente viene dichiarato”, si rifiuta di negare una solare evidenza, ovverosia la pratica del taroccamento, che oggi é più agevole , basta chiamare in causa i nuovi cloni di Sangiovese utilizzati, diffusa a Montalcino e dintorni ?

Provate a buttare lì delle ipotesi individuare l’autore di queste dichiarazioni non è certo difficile…


“Che il Chianti Classico, e il Chianti in genere, non sia mai stato un vino da monovitigno c’è poco da non essere d’accordo. E’ un fatto, non un mio parere. Che l’attuale presidente del Consorzio Marco Pallanti, al Castello di Ama non abbia mai fatto un Chianti Classico da solo sangiovese è un fatto. Che tutti i migliori tecnici della zona, che alcuni fra i migliori produttori, abbiano sempre sostenuto che non sia praticabile in gran parte della Toscana utilizzare il sangiovese al 100% è un fatto. Allora lo vada anche a spiegare a Tachis, a D’Attoma, a D’Afflitto, che lei non è d’accordo, perché io cito pareri di altri, non necessariamente miei.

Dopodiché il progetto Chianti Classico 2000 lo seguo da quando è nato, per la cronaca lo ideò nei fatti Ferrini, cosa che nessuno vuole ricordare, ma che nessuno può contestare. I nuovi cloni di sangiovese, però, hanno più colore, hanno più corpo, e qualche bella mente in assaggio li confonde con merlot o cabernet. Concludo.
Io penso ed ho dichiarato pubblicamente molte volte, che chi mette illegalmente uve diverse dal sangiovese nel Brunello deve essere punito. Però la Doc Sant’Antimo non l’ho voluta io, ed attraverso quella denominazione possono essere coltivati in zona merlot, cabernet, syrah e quant’altro. Poi chi va a controllare se in cantina qualche secchiata di cabernet va a finire nella botte del Brunello? Magari per fare i rabocchi? Io devo regolarmi rispetto a ciò che ufficialmente e legalmente viene dichiarato.
Se c’è una fascetta della Docg, fascetta di Stato, non carta straccia, quello è Brunello e nessuno può dire il contrario. Se lo fa, se ne prende tutte le responsabilità anche penali. E per non essere massacrati in giudizio ci vogliono delle prove, che nessuno è in grado di avere per il momento, checché se ne dica in giro”.

p.s. Il grassetto di certi passaggi é opera mia e non del "misterioso" autore…

0 pensieri su “Nuovi cloni di Sangiovese oppure Cabernet o Merlot ? Ponzio Pilato docet

  1. …che il Signore preservi gente come Manetti, i fratelli Martini di Cigala, Ormanni ecc ecc e chi come essi continua la strada dura e impervia del 100% sangiovese, ma con risultati che mi fanno ringraziare che il sangiovese sia stato creato.
    Poi il fatto che da un vitigno così difficile e parco nella sua generica espressione, si ottengano vini a volte strordinari é un plus.
    p.s. spero di non aver fatto strafalcioni grammaticali stavolta

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