Tetra brik e Tavernello: il punto di vista della Caviro

A seguito della pubblicazione della mia nota sul recente spot pubblicitario del Tavernello, ho ricevuto questa richiesta di rettifica da parte del direttore generale Caviro Soc. Coop. Agricola Sergio Dagnino.
La pubblico molto volentieri, anche se non é una vera e propria rettifica. Questo perché non considero le mie affermazioni “decettive”, ovvero atte ad ingannare, oppure "denigratorie" nei confronti di Caviro e dei suoi prodotti, nonché dell’enologo Giordano Zinzani, di cui rispetto il lavoro ma mi sono limitato a criticare un’affermazione, ma semplicemente un esercizio del diritto di critica svolto da un giornalista, esercizio che reputo sacrosanto e doveroso in un Paese libero.
Ringrazio pertanto il direttore generale della Caviro per aver fornito ai lettori di Vino al Vino un interessante, utile contributo al dibattito aperto dal mio intervento e dai loro successivi commenti.
Accolgo anche l’invito a visitare Caviro, non avendo mai nutrito dubbi sulla "attenzione che la nostra azienda investe nella qualità e sicurezza dei suoi prodotti", ma essendomi limitato a criticare uno spot pubblicitario.

f.z.
Egregio Dott. Ziliani, scrivo per conto di Caviro Società Cooperativa Agricola (di seguito “Caviro”) in riferimento all’articolo intitolato “Il successo del Tavernello invita a riflettere: sulla correttezza dell’informazione pubblicitaria”, apparso sul sito Vino al Vino.
Al riguardo, mi corre l’obbligo di fare alcune osservazioni in merito al suddetto articolo che, oltre ad offendere la reputazione professionale del Sig. Zinzani, contiene dichiarazioni che, per loro natura o per il modo in cui sono presentate, appaiono decettive oltre che denigratorie della nostra azienda e dei suoi prodotti.
In primo luogo, è necessario segnalare che il format pubblicitario utilizzato da Caviro e menzionato nell’articolo in questione è stato oggetto di approfondito esame del Giurì della Pubblicità che lo ha dichiarato assolutamente legittimo e conforme alla norme del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria.
Faccio poi presente che, nello spot criticato, il Sig. Zinzani è sempre presentato solo e soltanto come “Enologo Viticoltori Tavernello” e che, in tale sede, non viene mai fatto riferimento all’incarico di presidente dell’Assoenologi – Sezione Romagna da quest’ultimo ricoperto e, per quanto a nostra conoscenza, egregiamente svolto.
Inoltre, per quanto riguarda le specifiche proprietà di conservazione dei contenitori in Tetrabrik, utilizzati anche per il prodotto “Tavernello”, esiste una nutrita letteratura scientifica a supporto delle tesi sostenute dal Sig. Zinzani nello spot di cui alleghiamo solo un estratto.
Ci preme infine evidenziare quanto segue:
il vino durante la conservazione può subire delle significative alterazioni causate dalla luce, che viene invece schermata dal TetraBrik proprio per le sue caratteristiche di non trasparenza;
il brik è un materiale multistrato (che comprende alluminio, polietilene e cartoncino) ed è provato scientificamente che non rilascia nel vino alcun componente;
il prodotto Tavernello, per mantenere intatte le caratteristiche della vinificazione, non viene pastorizzato ma, in fase di riempimento, subisce una microfiltrazione al pari delle più avanzate linee di imbottigliamento.

In occasione dell’imminente vendemmia invitiamo sin d’ora anche i suoi diffidenti blogger a verificare di persona i nostri sistemi di raccolta, vinificazione e confezionamento per rendersi conto in prima persona della cura e dell’attenzione che la nostra azienda investe nella qualità e sicurezza dei suoi prodotti.
Distinti saluti
Caviro Soc. Coop. Agricola
Il Direttore Generale
Sergio Dagnino

A supporto delle affermazioni: il vino nel tetrabrik si conserva come nella bottiglia e direi quasi meglio", dichiarate nello spot pubblicitario del Vino Tavernello, alleghiamo di seguito un estratto della Ricerca effettuata dalla Università degli Studi di Milano (2003/2005)

Il DiSTAM (Dipartimento Scienze e Tecnologie Alimentare e Microbiologiche) ha realizzato tra il 2003 ed il 2004 una ricerca approvata con Convenzione di ricerca dal Consiglio di Amministrazione dell’Università degli Studi di Milano, avente per oggetto:

VERIFICA E STUDIO DELLA SALVAGUARDIA NEL TEMPO DELLE CARATTERISTICHE CHIMICHE ED ORGANOLETTICHE DEL VINO CONFEZIONATO IN CONTENITORI DI DIVERSO MATERIALE

L’attività di ricerca era finalizzata alla verifica ed allo studio della salvaguardia nel tempo delle caratteristiche organolettiche del vino confezionato in contenitori di vari materiali tra i quali anche quelli di produzione TetraPak.

La ricerca prevedeva una durata di 18 mesi con presentazione di una relazione finale sui risultati raggiunti.

In data 30 luglio 2003 sono stati confezionati presso la Soc. Caviro un vino rosso ed un vino bianco da tavola in contenitori:

– in brik TetraPak da 0,25 L con pulltab
– in brik TetraPak da 1 L
– in bottiglie da 1,5 L in polietilentereftalato (PET)

– in Bag in Box, da 5 L
– in bottiglie da 0,75 L in vetro con tappi in sughero
– in bottiglie da 0,75 L in vetro con tappi in materiale plastico
– in bottiglie da 0,75 L in vetro con tappi a vite.

Ciascuna confezione è stata siglata da un delegato del DiSTAM e conservata a temperatura ambiente ed a ridotta illuminazione presso il magazzino della Caviro.

Una campionatura mensile di tre confezioni per tipo di vino, contenitore e sistema di chiusura veniva inviata a mezzo corriere presso i laboratori del DiSTAM per essere sottoposti a i controlli chimici stabiliti. Questa relazione rappresenta il rapporto finale e conclusivo della convenzione di ricerca.

Estratto dei risultati più significativi:
 
COMMENTO AI DATI DELLA SPERIMENTAZIONE
Valutazione dei dati chimici

Su queste basi scientifiche i dati ottenuti nel corso di oltre un anno di valutazioni mostrano l’ottimale comportamento del contenitore Tetra Brik da un litro che consente di mantenere più elevato il tenore in SO2 libera, oltre che totale, sia per le proprietà barriera del materiale poliaccoppiato che per il caratteristico sistema di sigillatura della confezione che limita la perdita di biossido di zolfo già al confezionamento. Anche il colore può essere considerato pressoché costante nel corso del primo anno di conservazione. (Ricordiamo che la persistenza del biossido di zolfo comporta una miglior conservazione delle caratteristiche del vino).                                                            

COMMENTO AI DATI DELLA SPERIMENTAZIONE

Valutazione dei dati analisi sensoriale

PROCEDURA
Assaggiatori

Per l’esecuzione del test sono stati reclutati 12 assaggiatori (sia uomini che donne). Il gruppo di assaggio era costituito da individui che hanno manifestato interesse e curiosità nei confronti dell’analisi sensoriale e che erano in grado di garantire una continuità di azione.

Sono state raccolte informazioni riguardanti i potenziali membri del panel mediante un questionario distribuito nel corso delle sedute preliminari.

Periodicamente sono state condotte prove di addestramento del panel presentando campioni di vino (sia rosso che bianco) in cui erano evidenti difetti olfattivi e gustativi, al fine di individuare gli attributi che meglio descrivessero il danno ossidativo.

CONCLUSIONI: dei dati analisi sensoriale

Gli altri tipi di contenitore hanno mostrato buone prestazioni per entrambi i vini ma non risultano differenziarsi significativamente fra loro per gli attributi valutati. È comunque interessante osservare come il contenitore Tetra Brik da 1L abbia prodotto punteggi mediamente migliori o analoghi a quelli delle bottiglie in vetro.

15 pensieri su “Tetra brik e Tavernello: il punto di vista della Caviro

  1. Molto interessante l’intervento del direttore generale. Da parte mia non avevo dubbi degli investimenti fatti da Caviro per la sicurezza e la qualità. Colossi alimentari del genere non possono permettersi passi falsi di nessun genere e, disponendo di liquidità (soldi, e non vino!!), possono investire in ricerche di mercato, ricerche scientifiche e quant’altro, per rassicurarci su tutto.

    Appare invece fuori luogo l’incipit della nota del succitato direttore. In effetti rileggendo il post di Ziliani non deduco niente di denigratorio, a differenza di quanto scritto da alcuni commentatori, come già ho avuto modo, magari senza il dovuto tatto, di scrivere ieri.

    Infine, si potrebbe organizzare un pulmann o comunque una gita per andare a visitare, tutti assieme, la Caviro e relativi vigneti!

    saluti,
    Roberto
    PS: ma ancora non mi sono convinto di voler comperare il Tavernello. 😉

  2. La risposta alla critica la fornisce proprio la Caviro
    (comunque ottima uscita di comunicazione al pubblico anche se non manca di un overkill di argomenti, molti e non tutti rilevanti, un po´da excusatio non petita) scrivendo:
    ” una durata di 18 mesi con presentazione di una relazione finale sui risultati raggiunti”.

    Allora significa che diciotto mesi é il tempo massimo (anche per ragioni commerciali, direi) di vita del Tavernello. Bene : bastava dirlo, bastava portare questo elemento a merito piuttosto che ingarellarsi in una confronto con la bottiglia di vetro. Argomenti ce ne sarebbero a iosa ed in certi paesi il consumo del vino in baginbox supera largamente il cinquanta per cento del vino quotidiano consumato. Visto che il Tavernello e´un vino da tavola di consumo quotidiano (su cui nessuno ha espresso critiche, per altro) il paragone con la bottiglia di vetro equivale ad un sommozzatore che sostenga che le sue pinne sono piu´adatte degli scarponi da alpino per andare in mare. Certo sempre di calzature si tratta: ma che c’entra ?

    C’entra solo se si prende in considerazione l’ariditá eno- ed agroculturale che
    anima questo spot che nasce giá stantio ed antivino.

    La pensata potrebbe essere stata una del genere: “Per guadagnare piu´clienti al Tavernello, tracciamo un parallelo tra bottiglia di vetro (vino nel senso classico) e brik (vino nel senso moderno). Rendiamo il brik appetibile non solo come contenitore di vino-alimento, ma addirittura sicuro concorrente della
    bottiglia di vetro”.

    Ho usato gia prima la parola “snob” e mi sembra che
    se questa é la via alla promozione del vino-alimento, alla popolarizzazione del vino, allora secondo me siamo sulla strada sbagliata. Contro gli interessi stessi della Caviro, sempre secondo me.

    Quindi bene scrive didi in altro post: non é l’oggetto (il vino) criticabile, ma la scelta di come presentarlo. Se il Garante della Pubblicitá ha valutato
    che non esistano gli estremi per la falsa o fuorviante dichiarazione, sará pure cosi´. Ma non tutte le cose che sono legalmente corrette sono giuste.

    Vi ricordate le pubblicitá dei dentifrici in cui compariva un signore dall’aspetto autorevole con occhiali ed in camice bianco ? Non era necessariamente un dottore, ma l’ impressione che si voleva dare era quella.

    Qualcuno, e non solo alla Caviro, penserá che “magari si potesse vendere tanto vino come i dentifrici e con lo stesso ricarico!”. Giusto. Ma allora partiamo dal vino-alimento per i suoi meriti e non di quelli del suo contenitore!

    Tanti soldi spesi per informarci di che ? che il brik é meglio della bottiglia ?
    ma che compriamo noi il contenuto o ci mastichiamo il brik ?

  3. Beh, almeno Caviro s’è fatta viva e mi pare che in questo settore, già questa è cosa rara. Lasciamo perdere ragione o torto, ma almeno c’è la presenza ed è un buon modo per iniziare.

    Sulla difesa del tetra da parte di Caviro, mi pare giusta la linea di azione. Non avendo sostanziali critiche al prodotto, dato che occupa una fascia di mercato precisa, anche per intenzione, il prodotto è quello che deve essere, in modo chiaro. Chi lo vuole, lo compra (ed io non sono tra questi), gli altri comprino altro.

    Dato che invece si incrimina proprio il contenitore, ovviamente la risposta è proprio su questo e le tesi che si tenta di dimostrare stanno lì apposta.

    Su alcuni punti, invece, non sono d’accordo sulla posizione di Caviro. In particolare, credo che il post di Franco non avesse nulla di denigratorio. Ha parlato di fatti, rivolto non al prodotto, ma alla forma della comunicazione.
    Se è vero che su un blog famoso come il suo, la sua posizione autorevole potrebbe essere malamente interpretata, peggio si può dire della televisione, dove la pubblicità in questione, che ovviamente ho visto, può dar luogo a molta incomprensione da parte dello spettatore.

    La pubblicità, è ovvio, non può prescindere da certe regole della comunicazione che vietano di evidenziare certi aspetti.
    Purtroppo il gioco delle parti, a volte conduce a queste situazioni di stallo, che però l’intelligenza di persone di alto profilo, quali sono quelle di molti dei frequentatori di questo forum, dovrebbero far rientrare a quello che è.

    Il Tavernello è un vino da tutti i giorni, fatto per un consumatore low-profile, che non deve durare cinque anni. Per questo tipo di vino, il tetra è una valida alternativa alla bottiglia. Poi si può anche discutere del punto in più o del punto in meno e si possono fare analisi e controanalisi, ma la sostanza non cambia.
    My 2 cents

  4. Spot per spot, è decisamente più simpatico quello del Castellino – sempre della Caviro –
    …peccato che, da un punto di vista astronautico, sia del tutto…fantascientifico!

    ;-))

    Lizzy

  5. In tutto questo, comunque, risulta antiscientifica e un po’ squallida (verrebbe da dire da “furbetti del bricchettino” 😛 ) l’affermazione “quasi meglio”. Come, “quasi”? O è meglio, o è equivalente, o è peggio. Se davvero la Caviro avesse dati incontrovertibili che dimostrano la superiorità del brik, si sarebbe sbilanciata un po’ di più; la formula vaga mi fa pensare a timore di sanzioni da parte del Garante.

  6. Concordo con Carlo su tutta la linea. Se i test della CAVIRO dimostrano che su 18 mesi è meglio il tetrabrik, si dica quello e non un concetto generale come “è quasi meglio del vetro”.

  7. L’intervento di Franco mi sembra corretto, utile e tutt’altro che denigratorio. Gli spot pubblicitari che abbiamo il “piacere” di vedere quotidianamente alla tv non rispecchiano quasi sempre la realtà. Ogni campagna pubblicitaria propone il proprio prodotto come il migliore di tutti evitando spesso qualsiasi forma di rispetto nei confronti dei consumatori. L’obiettivo degli spot è quello di convincere il consumatore all’acquisto, con qualsiasi mezzo, si parla di terre protette, di mondi genuini, di prodotti fatti come li faceva la nonna, ecc., ecc. La pubblicità spesso non è seria e mi rammarico del fatto che ci sia addirittura un Giurì che si esprime positivamente su spot come quello citato da Franco.
    Quanto agli studi portati a suffragio della tesi che il vino nei tetra brik si conserva quasi meglio che nelle bottiglie di vetro mi convincono poco in quanto incompleti e non molto significativi.

  8. L’azienda seria risponde sempre, e la Caviro l’ha fatto. Ma il tema non era ne’ la Caviro, ne’ il Tavernello, bensi l’affermazione di Zinzani, quel “quasi meglio” che non corrisponde al vero. Se fosse serio anche Zinzani, dovremmo aspettarci anche una sua personale risposta. Altrimenti, per dirla con Dante quando con Virgilio all’inferno incontrano gli ignavi: “non ti curar di lor, ma guarda e passa”.

  9. In effetti i punti 3 e 5 della lista di Sunset sono un po’ imbarazzanti se guardati da un’altra prospettiva.

    3) Un vino che puoi bere subito perché è fatto per essere consumato entro l’anno. Il che significa che il brik in questione dura al massimo un anno, al contrario del vetro.

    5) Hai una ragione per usare la tua caraffa: servire a tavola un cartone di vino sarebbe imbarazzante.

  10. La presenza della data di scadenza sulle confezioni del vino in questione fa decadere il discorso del “quasi meglio” così come esposto. Si sarebbe dovuto comunicare nella pubblicità, a mio avviso, che il prodotto in brik si conserva quasi meglio che nel vetro entro il periodo di scadenza del prodotto. Che è di 12 mesi dalla data di confezionamento. Il che mi fa considerare che il loro test, durato oltre un anno, o 18 mesi, è terminato con i prodotti in brik che erano oltre la data di scadenza.

  11. bè, tutto bene:
    bravi quelli della Caviro che hanno risposto all’articolo,
    bene il vino in cartone che (per quella tipologia di consumo, entro l’anno, per mille altri bei motivi) “è (quasi, praticamente, in sostanza, al limite) meglio del vetro”
    però …

    … però il tavernello non è un vino (e questo lo dico io!).
    sicuramente ci sarà qualche comitato scientifico pronto a smentirmi prove alla mano, c’è una cantina, ci sono delle vigne, ma il prodotto industriale con scadenza diciotto mesi, bianco o rosso, contenuto in tetrapack e prodotto dalla fermentazione di uva da vitis vinifera di cui parliamo è (per me) quanto di più distante dal (mio modo di vedere il) vino possa esistere!
    siccome il vino comunque fa un po’ male, non vale mai la pena di bere un vino insignificante: io non trovo alcun motivo per bere il tavernello: meglio l’acqua o, a quel punto, una cocacola (anche quella è un prodotto di origine naturale, in massima parte è acqua e zucchero)!

  12. Personalmente NON mi interessa se il vino si conserva meglio o peggio.
    Potrebbe anche conservarsi meglio, continua a non interessarmi.

    Il fatto è che il tetrapack finisce all’inceneritore, la bottiglia di vetro no.

    Tetrapack riciclabile? E a quale prezzo?
    Serve una apposita raccolta differenziata, apposite strutture appositi procedimenti, notevole energia.

    Potrei dire che anche l’uranio a queste condizioni è riciclabilissimo, servono solo le apposite strutture.

    bah…

    BOICOTTARE TAVERNELLO.

  13. Questa sera io ed amici del settore pensavamo di pasteggiare con una bella bottiglia di ROCCE ROSSE, ma…vista la risposta convincente della CAVIRO, eravamo in dubbio sul da farsi….Caro Dott. ZILIANI cosa ci consiglia di fare?!!! Considerato che nn vorremmo intossicarci di vetro e il tetrabrik, a questo punto, ci da parecchie garanzie……..Grazie e buona serata

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