Trevisani: un’azienda gardesana tutta da scoprire

Devo pubblicamente ringraziare l’amico Adriano Liloni, bravo oste-ristoratore, a Soprazocco di Gavardo vicino a Salò, organizzatore di eventi gastronomici e food blogger con il suo Lancillotto, se ho avuto occasione di conoscere – e apprezzare moltissimo, a tal punto che eccomi qua a scriverne – una piccola, ma agguerrita azienda agricola, Trevisani, che, sebbene le varie guide non sembrino essere d’accordo ignorandola, ma che ci posso fare…, è a mio avviso tra le migliori e più interessanti dell’area del Garda di sponda bresciana dove ha sede.

E’ per merito di Adriano, che questa azienda ben conosce, visto che dista pochi minuti dalla sua Trattoria Pegaso, che la scorsa settimana sono salito su fino ai 350-400 metri dove hanno sede la piccola cantina, i vigneti, che vennero piantati da Giuseppe Trevisani nel lontano 1961, ed un piccolo accogliente agriturismo dove è possibile mangiare, benissimo, cose genuine e ben curate dallo chef e norcino Roberto Crescini (ne parleremo ancora, anche a proposito di un mitico violino di capra), in una cornice spettacolare, una sorta di veranda naturale da cui si gode un magnifico panorama sulla sottostante Salò e sulla zona del basso Garda.

Quella che ho scoperto è la realtà di una piccola azienda che ha un solo difetto, il proporre una produzione ridotta e confidenziale che, cosa incredibile, parte quasi tutta alla volta degli Stati Uniti, dove anche per una piccola winery come questa si è creato un interessante mercato, mentre il resto viene venduto nell’agriturismo ed in pochi locali della zona (pochi gli stellati).

Una realtà sana, in ottima salute, attiva, dove Mauro e Giampietro Trevisani, che dal 1979 si occupano dell’azienda in seguito alla morte del padre, conducono con ogni attenzione i vigneti, dove purtroppo oggi non figura più il Riesling renano che ha dovuto essere spiantato causa un violento attacco di flavescenza dorata, ma dove, sorpresa, non figura il vitigno autoctono principe, il Groppello, perché i Trevisani non lo amano e non ritengono valga la pena coltivarlo.

In questi bei vigneti posti in splendida posizione su terreni morenici glaciali, con un’alta percentuale di sabbia e limo, e dislocati su tre comuni, Soprazocco di Gavardo, Salò e Puegnago, dove le uve possono maturare bene, hanno trovato perfetto ambientamento dei vitigni per i quali confesso di non diventare matto, il Cabernet Sauvignon innanzitutto, quindi Chardonnay e Sauvignon.

Fortunatamente, in ossequio ad una felice logica di biodiversità, e per ricordare che il Trentino in fondo non è molto lontano, in vigna, dal 1999, c’è anche il Rebo, varietà ottenuta intorno agli anni Venti presso l’Istituto di San Michele all’Adige dal professor Rebo Rigotti, incrociando Merlot x Marzemino. Questo anche se recenti indagini affermano che il genitore maschile non sarebbe il Marzemino, bensì il Teroldego, il cui gusto morbido ricorda quello del Rebo.

Tre, sostanzialmente, i vini prodotti dai Trevisani.
Si comincia con un sorprendente bianco, il Balì, (Chardonnay per l’80% e venti per cento Sauvignon, da vigneti piantati nel 1990), che vede una parte dello Chardonnay fermentato in tonneau, la cui annata 2005 é vino di grande piacevolezza e notevole equilibrio, colore paglierino dorato carico splendente molto luminoso, dotato di un corredo aromatico molto accattivante, fresco, citrino, con note agrumate e di cedro molto evidenti, piuttosto sapido, nervoso, scattante, incisivo in bocca, di bella ricchezza e salda costruzione, un vino che si fa bere molto piacevolmente e sembra pensato per accompagnare piatti a base di verdure e di pesce, soprattutto se di lago (possibilmente Garda vero e non pesce che arriva chissà da dove spacciato disinvoltamente come tale…).

Il secondo vino è il Due Querce, (toponimo che faceva riferimento a due maestose piante poste proprio di fronte alla cantina, delle quali oggi ne resta una sola), un Cabernet Sauvignon in purezza lungamente macerato sulle bucce (da 30 a 40 giorni) che in seguito all’edizione 1999 è stato riproposto solo in occasione dell’annata 2003, dopo che le annate 2000, 2001 e 2002 sono state sacrificate perché non giudicate all’altezza.
Assaggiato oggi il 1999 è in splendida forma ed è l’ideale tipo di Cabernet del nord est che riesce ad essere giustamente varietale e tipico senza essere caricaturale, senza avere nulla del verde, dell’aggressivo, dell’eccessivamente tannico, dell’acerbo come capita spesso ai Cabernet della Lombardia, del Veneto e del Trentino e in qualche caso dell’Alto Adige.
Il 1999 mostra un naso dolce maturo, carnoso, di ottima consistenza, con un bel peperone in evidenza temperato da accenni di liquirizia, di sottobosco e accenni minerali e in bocca è ben polputo, con una bellissima ciliegia succosa, un saldo sostegno tannico ed una presenza del legno (il vino ha trascorso ben 18 mesi in barrique e tonneau) che devi andarti letteralmente a cercare, tanto l’equilibrio é ottimale e la personalità notevole.
Il 2003, imbottigliato da poco e figlio di quella terribile annata calda che tutti ricordiamo, è ancora poco espresso e ha bisogno di tempo, e s’impone per dolcezza, rotondità, polpa, anche se non ha, per il momento, la complessità, la finezza, l’eleganza (che per certi versi mi ha ricordato un grandissimo vino, il San Leonardo) del 1999.

Infine, dulcis in fundo, è incavolatura assicurata, perché il vino praticamente non esiste più, restano circa 200 bottiglie, le altre sono andate negli States o sono state già vendute, è l’annata 2003, annata d’esordio, ma al momento anche l’unica annata prodotta (si spera nel 2006 per avere le stesse condizioni), è il Rebo in purezza chiamato Benacus (7000 ceppi per ettaro e qualcosa come 600 grammi per pianta, roba da Dal Forno o da Roberto Voerzio), che nonostante il suo lungo affinamento in barrique nuove protrattosi per 18 mesi, di legno non mostra assolutamente traccia.

Un vino sorprendente, intenso e fitto nel colore rubino profondo, ma vivo, intensamente selvatico, freschissimo, pimpante, pieno di energia negli aromi che richiamano la mora di gelso, il ribes, il mirtillo, ed il sorbo (aromi che mi hanno ricordato il Fumin valdostano o il Cornalin svizzero), e succoso, rotondo, “polpeggiante” (potrebbe dire Maroni), in bocca, con una carne e una materia stratiforme, densa, eppure freschissima, grazie ad una acidità ben calibrata, ad una spiccata mineralità, ad un nerbo e ad un carattere notevolissimo, che fanno concludere che il Rebo qui, in questo angolo di Garda bresciano, sia sicuramente una varietà da tenere d’occhio e su cui lavorare. E da cui tirare fuori, andamenti stagionali e vendemmie favorevoli permettendo, vini di grande personalità, originali, molto più appealing di taluni improbabili Groppello barricati che certa critica, piuttosto miope, spaccia per grandi vini… 

Azienda Agricola Fratelli TrevisaniGavardo (Bs) via Galuzzo, 2 – fraz. Soprazocco
Azienda Agricola tel 0365.373154 – Agriturismo tel 0365.651987
sito Internet  indirizzo e-mail

6 pensieri su “Trevisani: un’azienda gardesana tutta da scoprire

  1. Grande! I vini dei Trevisani sono ottimi e mi piace molto la tua recensione. Grazie ad Adriano (e gli altri “Sovversivi del Gusto”) ho assaggiato il Due Querce e il Bali’ a New York, prima di incontrare i fratelli da Adriano circa 2 settimane fa. Era una bellissima serata, Franco, con la mancanza solo di te!

    Comunque, anticipo l’arrivo di Mauro e Giampietro a NY (ottobre credo), con l’opportunita’ di riassaggiare i loro bei vini.

    Bello questo articolo…ma dopo questo spero che la produzione Trevisani continuera’ a essere spedita negli USA e non ridiretta per gli scaffali delle enoteche italiane!

  2. Ho visto nascere il pezzo ; abbiamo bevuto quei vini insieme, con crescente meraviglia, e tu appuntavi tutto, con apparente vaghezza, su un piccolo quaderno, poco più grande di un francobollo.

    Hai scritto un gran bel pezzo, hai reso giustizia a due belle persone e ai loro vini ; tutta la magia di quel pomeriggio l’hai restituita perfettamente al lettore.

  3. Finalmente, un gran bell’articolo, per una realta’ stupenda che merita!
    Conosco personalmente i fratelli Trevisani,e i loro vini, che bevo sempre molto volentieri!
    Mi auguro che l’impegno e la passione che hanno per la terra e per il vino possa dare loro i risultati che si meritano.
    I loro vini sono davvero l’espressione della loro passione, da provare!
    claudio.

  4. Pingback: TommasoFarina.com - Un diario di gusto e piacere » Blog Archive » Calamari, risotto e il bianco del Garda di Trevisani

  5. Ho stappato oggi l’unica/ultima bottiglia di SUER 2001
    Ho (ri)scoperto un grande Rebo, potente, persistente, grasso
    Non me lo ricordavo tanto interessante
    Complimenti

    • che peccato Gianpiero! Il buon Trevisani é italiano, anzi gardesano a 100 carati, e ha un’azienda agricola con vigneti vista lago da urlo, quindi non ne potrò scrivere. Magari se chiede l’annessione alla Svizzera o alla Francia o al Burundi potrò prendere in considerazione il suo eccellente lavoro…

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