Wines of Italy: Michèle Shah presenta in pocket guide la nuova Italia del vino

I molti appassionati di vino italiano, o meglio della nuova realtà del vino italiano di oggi, ben diversa dall’immagine di patria di cheap wines senza pretese a basso prezzo che ha costituito per decenni un’immagine stereotipata, presenti nel Regno Unito, possono oggi contare su un nuovo, utilissimo, dettagliato strumento che consentirà loro di orientarsi tra Doc, Docg, Igt, vitigni autoctoni e vecchie e nuove regioni vinicole.

Questo strumento è la nuova edizione rivista di Wines of Italy, pubblicato da Mitchell Beazley nella collana della “wine guides” e curato dalla wine writer britannica, ma residente in Toscana, Michèle Shah (225 pagine 9,99 sterline).

Una collana dedicata alle guide (Vini della California, di Bordeaux, Borgogna, Australia, Spagna), la collocazione di questo agile volume, ma una guida decisamente sui generis rispetto alle classiche guide dei vini come siamo abituati a pensarle in Italia. Questo innanzitutto perché l’aspetto relativo al punteggio e al giudizio dei vini, che nelle guide nostrane rischia spesso di “cannibalizzare” tutto il resto e di costituire il solo, o quasi, motivo d’interesse, nel lavoro di Michèle Shah costituisce solo un elemento accessorio delle brevi schede dedicate alle oltre 700 aziende selezionate, alla luce di una classificazione, da un minimo di una ad un massimo di quattro stelle, che rappresenta un’informazione pratica sul tipo di vini prodotti, considerato che con una stella si designano “vini da tutti i giorni”, con due quelli “sopra alla media”, con tre quelli “superiori nella loro categoria” e con il vertice dei quattro gli “outstanding” wines, ovvero quelli straordinari.

Certo, poi occorre orientarsi e saper leggere le schede e capire, visto che nella scheda di un’azienda si può trovare più di un’indicazione stellata ad esempio ** — ***, il che vorrebbe dire che l’azienda produce vini di un livello che si colloca tra una qualità sopra alla media e il superiore nella propria categoria, quali vini indicati nel testo siano da due stelle e quali da tre, ma questo del giudizio non proprio di limpidissima decifrazione è solo il piccolo limite (o piuttosto il pregio ?) di un testo che integralmente, dall’introduzione che narra della “rivoluzione del vino italiano” sino alla “anatomia del vino italiano”, ovvero chiavi di lettura per capire la particolarità dello scenario della produzione di vino in Italia, e poi da brevi note di presentazione delle più note varietà di uva sino al glossario vinicolo e al capitolo su leggi e criteri di lettura delle etichette dei vini, intende mettere il lettore di lingua inglese in condizione di addentrarsi nel mare magnum dei Wines of Italy. Di coglierne le regole, le particolarità, di apprezzarne la vivacità d’espressione ed i pregi, e quindi, forte di queste istruzioni d’uso, di poterne diventare consapevole fruitore.

Corredato da un ricco indice alfabetico dei lemmi, nel quale sono compresi il nome dei produttori, i nomi delle Doc, di qualche vino, vedi Sassicaia, particolarmente famoso, il libro, procedendo dalla Valle d’Aosta sino alla Sicilia, presenta, regione per regione, venti macro aree vinicole di produzione italiane. Per ognuna una breve introduzione che fa entrare in media res, una cartina che posizione la regione sul territorio italiano, un’altra cartina che serve ad individuare e localizzare le varie denominazioni, quindi, in presenza di denominazioni importanti, ad esempio i grandi rossi della zona albese, una valutazione sintetica delle annate, dal 2004 sino ad andare a ritroso nel tempo, e poi, in ordine alfabetico, una presentazione in pillole delle diverse Docg e Doc, con l’indicazione delle uve utilizzate, e l’elencazione delle annate particolarmente importanti.

Questo fatto si passa, sempre procedendo in ordine alfabetico ad una selezione, che come tutte le indicazioni non può essere che discutibile sia per le presenze che per le assenze dei produttori più significativi (un’elencazione dei quali, regione per regione, da Cavallotto ad Arpepe,a Soldera Case Basse, ci porterebbe lontano…) per ognuno dei quali vengono indicati la località dove ha sede la cantina, gli ettari vitati, le bottiglie mediamente prodotte e poi presentate, in pillole, lo stile, la filosofia dell’azienda, i principali vini prodotti, quelli più rappresentativi.

Con una scelta molto valida, quindi, per ogni singola regione compare un capitolo, denominato “Wine and food”, dove vengono illustrati i pregi, le caratteristiche e indicati i piatti principali, quelli che nel corso di un itinerario enogastronomico in loco sono assolutamente da non perdere. Indicazioni completate da una selezione di alberghi e ristoranti soprattutto situati in località vinicole, che consente al viaggiatore di programmare e orientare il proprio itinerario e decidere, trovandosi nelle Langhe piuttosto che a Montalcino, in Chianti Classico, oppure in Valpolicella o a Orvieto, dove fare tappa, cosa mangiare e cosa spendere, visto che per ogni locale viene indicato, utilizzando come simbolo l’euro (in questo caso da un minimo di un € ad un massimo di tre) quale sia la spesa media.

Informazione in sintesi, come nello spirito di ogni “comprehensive pocket guide” che si rispetti, ma con una guida dettagliata, attenta, ricca di notizie e di curiosità del genere, sarà davvero difficile, d’ora in poi, per il wine entusiast britannico continuare a considerare l’Italia del vino come la terra del Chianti in fiasco, del Bardolino e del Valpolicella da battaglia o dei vini del sud alcolici, pesanti e ossidati.

Oggi l’Enotria tellus è tutt’altra cosa e Wines of Italy ne rende puntuale testimonianza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *