Brunello di Montalcino 2001 de gustibus non disputandum est

Individualista come sono non sarò di certo io a lamentarmi che sul vino e tanto più su un vino importante ed interlocutorio e complesso e sfaccettato come il Brunello di Montalcino la gente, meglio, giornalisti specializzati e wine writer, la possano pensare diversamente, visto che questa diversificazione, questo diverso sentire è, deo gratias, nella logica delle cose.

Certo gli é che leggendo una serie di articoli apparsi recentemente su importanti testate, nati da degustazioni di un campione più o meno vasto di Brunello dell’annata 2001, grandissima per alcuni, deludente per altri, e soprattutto giudicando, per quello che possono dire, i punteggi attribuiti ai vari vini, emergono responsi sostanzialmente diversi.
E taluni vini che sono piaciuti e hanno convinto senza esitazioni il degustatore X finiscono, sempre per la legge dei numeri, per apparire decisamente molto meno appealing, quando non deludenti o minori per i degustatori Y o Z.

Steven Tanzer sull’International Wine Access (vedi anche questo articolo) ha fornito questa graduatoria dei suoi Brunello 2001 preferiti. I punteggi, ovviamente, sono in centesimi.

Cerbaiona  96
Pieve di Santa Restituta 95
Costanti 94
Fuligni 94
Pertimali (Livio Sassetti) 94
Salicutti Piaggiane 94
Lazzeretti 94
Argiano 93
La Fuga
93
Gorelli Le Potazzine 93
Siro Pacenti 93
Caprili 93
Canalicchio di Sopra 92
Ciacci Piccolomini 92
La Poderina
92
Tornesi 92
Scopone 92
Talenti 92
Poggio Antico Altero 92
Banfi Poggio alle Mura 92

91/100
Valdicava, Uccelliera, Lisini, Valdisuga, Nardi Manachiara, Casanova di Neri, Collelceto, La Fortuna, Canalicchio, Vitanza, La Velona, Poggio di Sotto, Mocali


L’autorevole rivista britannica Decanter, in un wine tasting pubblicato nel numero di luglio, ha elaborato questa sorprendente scala di valori (5 stelle è il punteggio massimo):
5 stelle
Cantina di Montalcino

Tornesi
4 stelle
Piancornello, Cupano, Pietroso, San Filippo, Roberto Cosimi, Lisini, Camigliano, Fattoria La Lecciaia, Mastrojanni, Sesta di Sopra, La Fuga, Podere Il Poggiolo, Poggio il Castellare, S. Lucia, Terra al Sole, Tizzi, Col d’Orcia, La Torraccia, Conti Costanti, La Fornace, La Poverina, Lazzeretti, Villa Poggio Salvi, Banfi Poggio alle Mura, Innocenti, Poggio Antico Altero, Sasso di Sole, Citille di Sopra

In questa rassegna a volo d’uccello relativa al punto di vista della rivista specializzate internazionali sul Brunello 2001 non poteva mancare Wine Spectator, con i punteggi, come sempre stravaganti/sorprendenti, su base 100, assegnati dal responsabile dell’ufficio europeo della rivista, l’impagabile, imprevedibile esperto (sic !) James Suckling

Valdicava  98
Casanova di Neri Tenuta Nuova  97
Siro Pacenti 97
Fanti 96
La Rasina Il Divasco 96
Fuligni 95
Nardi Manachiara 95
La Poderina Poggio Banale 95
Podere Salicutti 95
Sesta di Sopra 95
Banfi Poggio alle Mura 95
Frescobaldi Castelgiocondo 94
La Rasina 94
Castello Banfi 93
Costanti 93
Gorelli Le Potazzine 93
Mocali Le Raunate 93
La Poderina 93
Uccelliera 93
Vitanza 93
Marchesato degli Aleramici 92
Argiano 92
Campogiovanni 92
Caprili 92
Casisano Colombaio 92
Cerbaia 92
Ciacci Piccolomini 92
Cosimi 91

Infine la celebre wine writer britannica Jancis Robinson, la quale dopo una degustazione di 66 Brunello 2001 ha osservato sul Financial Times che "un buon terzo dei Brunello di Montalcino 2001 degustati mi sono sembrati più vicini ad un archetipo di vino rosso moderno che a qualcosa di tipicamente toscano e questo é un vero peccato".
I vini che l’hanno maggiormente colpita, in tal senso, in termini di abbondanza di legno, estrazione e maturità, sono stati i vini di Corte Pavone, La Fornace, La Mannella, Mocali, Pietranera, Podere Bellarina e Santa Lucia.
Jancis Robinson giudica pericolosa la "ricorrente tendenza globale a produrre vini simili tra loro in tutto il mondo, anche se a Montalcino, come a Bordeaux, esistono validi esempi di vini "moderni" che sono prodotti con competenza, che sono piacevoli da bere e possono apparire molto appealing a tutti coloro i cui palati e la cui cultura del vino sarebbero inconciliabili con i canoni e gli archetipi dei grandi vini di stile tradizionale". Tra questi vini di stile moderno la Robinson include i vini di Frescobaldi – Castelgiocondo, Cupano, Fanti e Siro Pacenti.
I vini invece di stile più classico le sono apparsi invece i vini di Agostina Pieri, Fattoria Barbi, Capanna, Caparzo, Ciacci Piccolimini d’Aragona, Collemattoni, La Fortuna, Fuligni, Il Poggione, Poggio di Sotto, Salvioni, Tenuta di Sesta, Sesti, Silvio Nardi (Manachiara), Talenti, Tornesi, Uccelliera e Villa Le Prata.

Di fronte a questi colleghi importanti e titolati, in ossequio al detto latino “ubi maior, minor cessat”, dovrei tacere, ma per curiosità, estrapolo quello che avevo scritto, in marzo, dopo Benvenuto Brunello 2006, su questo blog.
Tra i Brunello 2001 pienamente convincenti e senza riserve segnalo innanzitutto Gorelli Le Potazzine, Salicutti, Il Colle di Carli, Poggio di Sotto, Capanna, Col d’Orcia, Gianni Brunelli, Fuligni, Il Marroneto, Tenuta di Sesta, Silvio Nardi, Uccelliera, Altesino, Il Poggione, Il Poggiolo, Le Macioche, Tenuta Caparzo (la selezione La Casa), Siro Pacenti, dallo stile personalissimo, elegante, molto “bordolese” come ispirazione.
Quindi Argiano, La Palazzetta, La Lecciaia, Pietrafocaia, Villa I Cipressi, Tenuta San Giorgio, Tiezzi.

Abbastanza bene, ma senza vertici d’eccellenza, Canalicchio, Celestino Pecci (nome nuovo), Livio Sassetti Pertimali, Pian dell’Orino, Tenuta Vitanza, Tenuta Oliveto, Belpoggio, Casisano Colombaio, Casanova delle Cerbaie, Ciacci Piccolimini d’Aragona, Crocedimezzo, Ferrero, Fornacina, Lombardi, Mastrojanni.
Tra i nomi molto noti Banfi, soprattutto il cru Poggio alle Mura, ha mostrato una maggiore e felice adesione, rispetto al recente passato, alle caratteristiche più autentiche del Brunello, mentre Lisini, normalmente una delle aziende di riferimento, è stato meno esaltante del solito, con un 2001 in una fase di assoluta chiusura e poca espressione dovuta ad un imbottigliamento fatto solo di recente.
Quanto a Valdicava, il vino impressiona, e come non potrebbe, per compattezza e profondità, anche se il colore, molto fitto, dovuto, secondo questo produttore, ai nuovi cloni di Sangiovese utilizzati e alle basse rese, lascia stupefatti. Discorso valido anche per Giulio Salvioni, ovvero la piccola azienda agricola La Cerbaiola, che non era presente a Benvenuto Brunello, ma ad un assaggio in cantina ha mostrato, il 2001, una rottura con il consueto stile Salvioni (molto più colore ed una freschezza di frutto, una vivacità, una dolcezza, una giovinezza inusuali). 

Cosa concludere infine se non affermare che per il Brunello di Montalcino, de gustibus non disputandum est ?

0 pensieri su “Brunello di Montalcino 2001 de gustibus non disputandum est

  1. In una manifestazione sul Brunello, tra i produttori presenti, mi aveva molto colpito (anche per il rapporto q/p) “Scopone”.

    Che vedo che è stato assaggiato e giudicato molto bene solo da Steven Tanzer.

    I miei assaggi sono di semplice appassionato e peraltro fatti su un numero di campioni non certo significativo cmq…

    Qualcuno sa di più su questa azienda?

  2. Beh da una grande annata 2001 per il Brunello è difficile dire il migliore…sono buoni quasi tutti…….bisogna solo comprarli e metterli via…..
    Unico appunto mi sembrano un po’ bassini i voti di Poggio di Sotto,Valdicava e Manachiara di Nardi

  3. Ne approfitto per dichiarare coram populo quelli che solitamente sono i miei preferiti: Le Macioche, Poggio di Sotto, certe riserve del Poggione, nonché un nome che mi stupisce non venga citato: Maurizio Lambardi.
    Fenomenale oggi, se si vuole cercare qualcosa di diverso, il Campogiovanni del 1990, che ai suoi tempi (e la cosa francamente stupisce) si beccò punteggi stratosferici in America benché non vedesse barriques neanche col cannocchiale.

  4. Inserite i vari 92-91 su wine spectetor,e non inserite il 93 della Azienda La Velona.
    Continuiamo ad esaltere i grandi nomi come Banfi Frescobaldi etc,,,BRAVI

  5. Alla degustazione del Benvenuto Brunello, ho trovato senza ombra di dubbio, La Fornace e Tenuta la Torraccia veramente all’altezza della manifestazione e non capisco come si possa parlare ancora di Banfi, Frescobaldi ed altre icone di Montalcino(non tutte),quando ci sono delle piccole o medie aziende molto al di sopra delle suddette.
    grazie

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