A Barbaresco vogliono modificare il disciplinare: cosa bolle in pentola ?

Apprendo solo per caso, sfogliando il numero del 10 ottobre del settimanale Bra Oggi, che per domani, giovedì 12 ottobre, alle 10.30, presso la Sala Consiliare del Municipio di Barbaresco (via Torino 5), è prevista una Pubblica Audizione per la richiesta di modifica della Denominazione di origine controllata e garantita Barbaresco.

Il Bando precisa che “nel corso dell’incontro verrà presentata la proposta di modifica al disciplinare di produzione della D.O.C.G. Barbaresco” e la Commissione delegata ascolterà le osservazioni di tutti coloro che sono interessati alla Denominazione”

Avendo avuto solo oggi la notizia di questa pubblica audizione, libera a chiunque sia interessato a seguire le vicende, presenti e future, di questo grande vino albese, non so se ce la farò ad essere domani a Barbaresco a seguire il dibattito, le indicazioni dei produttori, le linee guida di questa proposta di modifica al disciplinare di produzione.

Mi ricordo però che l’ultima volta che si parlò, in Langa, e parlo in maniera esplicita e non di pour parler fatti in alcune influenti cantine di Barbaresco, di modificare il disciplinare di produzione del Barbaresco, fu sei anni fa circa, se ricordo bene, mediante un referendum per la modifica del disciplinare che prevedeva, tra l’altro, che fossero ammesse altre uve, oltre al Nebbiolo.

Grande ispiratore di questo disciplinare fu nientemeno che Angelo Gaja, il quale, uscita la parte favorevole alle modifiche letteralmente con le ossa rotte dal referendum, visto che la stragrande maggioranza dei produttori votanti si pronunciò chiaramente perché il Barbaresco fosse prodotto solo con Nebbiolo (e non con altre uve), qualche mese dopo cosa fece ? Prese la decisione assolutamente stravagante e del tutto inspiegabile di declassare i suoi prestigiosissimi cru di Barbaresco, Sorì Tildin, Costa Russi e Sorì San Lorenzo, nonché l’ex Barolo Sperss a Langhe Nebbiolo (Doc che ammette l’utilizzo sino ad un 15% di altre uve a bacca rossa: provate ad immaginare quali…).

Di fronte a questo improvviso annuncio di pubblica audizione che si svolgerà domani viene lecito chiedersi: cosa bolle in pentola ? Che tipo di modifiche prevede la proposta che verrà presentata domani ? Cose importanti e sostanziali legate magari alla riduzione delle rese per ettaro o per ceppo, allo studio e definizione delle sottozone del Barbaresco che Barbaresco ha realizzato in maniera esemplare, oppure, magari sfruttando l’effetto sorpresa, la vecchia idea, cara a Gaja e a pochi altri, di consentire la produzione di un Barbaresco Docg dove a fare compagnia al caro vecchio Nebbiolo intervengano anche altre uve ?

Per quanto mi riguarda, che io possa partecipare o no domani all’audizione, assicuro la massima vigilanza perché non vengano fatti pasticci. Sono pronto a far “casino”, a mobilitarmi come feci anni fa, in compagnia del collega svizzero Andreas März, e di pochissimi altri colleghi italiani (si trattava di schierarsi contro Monsù Gaja…), in difesa del Barbaresco, del rispetto della sua identità e della sua storia.

p.s. con grande ed encomiabile sollecitudine, dopo la pubblicazione di queste riflessioni, il presidente del Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero Giovanni Minetti così mi ha risposto, rassicurando me e, credo, tutti coloro che hanno a cuore le sorti del Barbaresco: "Caro Franco, ho letto il tuo blog. Le modifiche di cui discuteremo domani non riguardano la base ampelografica del vino, ma un argomento molto delicato come quello delle "menzioni geografiche aggiuntive", quelle che, per intenderci, abbiamo sempre chiamato impropriamente "sottozone".

Previsto da un decreto – dimenticato da tutti – in appendice alla legge 164, l’abbiamo riesumato noi del Consorzio: si tratta della prima volta che questo decreto viene applicato per un vino italiano e potrà rappresentare un precedente importante già da subito, ad esempio, per il Barolo.

Abbiamo fatto le cose per bene, senza proclami, lavorando con il contributo di tutti, con la dovuta calma e nelle dovute sedi: sul territorio, a Torino e a Roma, non facendo altro che trasferire i dati dalla cartina dell’Enoteca al disciplinare. Facile a dirsi, molto complicato a farsi, anche perché abbiamo trovato qualche "piccolo" ostacolo da superare lungo il cammino. Domani mattina il lavoro verrà ufficializzato e io ne sono davvero orgoglioso: posso dire che lo vedo come il coronamento della mia presidenza, ormai agli sgoccioli e un lascito importante a chi mi succederà. Spero che domani vada tutto in porto così come l’abbiamo voluto. Grazie per la consueta attenzione alle "cose di Langa.

0 pensieri su “A Barbaresco vogliono modificare il disciplinare: cosa bolle in pentola ?

  1. Che tempismo, ragazzi! Il nostro Gaja sul tuo blog, caro Franco, di occhi aperti ne ha almeno quattro! E poi non dire che non ti (ci) fa piacere! Una precisazione velocissima, ma anche benvenuta. Le sottozone in etichetta… e per la prima volta si sono demoliti anche dei piccoli (ma credo molto fastidiosi) ostacoli. Ha ragione monsù, la prossima volta ben venga per il Barolo. Ma personalmente sono fiero che ci sia arrivato prima il Barbaresco. E con Angelo alla presidenza. Se io ho, e ne sono fiero, il “virus” del vino, ce l’ho proprio del Barbaresco.

  2. Mario, chi é intervenuto non é Monsù Gaja, bensì il presidente del Consorzio del Barolo Barbaresco Alba Langhe Roero Giovanni Minetti!

  3. Ooooops…!!! (buccia di Banana). Ma fa piacere che il Presidente vero abbia quattro occhi aperti sul tuo blog. E tu, come sempre, ne hai otto.

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