Ancora sulla Fijev: domande in attesa di risposta

La recente pubblicazione di un mio recente post sulla Fijev, ovvero la Fédération Internationale des Journalistes et Ecrivains des Vins et Spiritueux, Federazione internazionale dei giornalisti e scrittori del vino e delle acquaviti e l’annuncio della mia adesione alla Federazione internazionale, con l’invito a fare altrettanto rivolto a giornalisti e scrittori del vino (compresi curatori di siti Internet e blog sul vino) ha, come prevedibile, suscitato vivaci discussioni.

C’è chi mi ha scritto chiedendomi perché io inviti ad aderire direttamente alla Federazione Internazionale, anche se esiste una “delegazione italiana”, Fijev Italia, e c’è chi invece mi ha fatto semplicemente e credo in maniera del tutto legittima, notare una cosa strana, ovvero che mentre l’adesione alla Federazione internazionale presenta il costo di 25 euro, l’adesione a Fijev Italia costa (mi sono informato e la cosa è stata confermata) il doppio, ovvero 50 euro. Download file

Una spiegazione potrebbe essere data dal fatto che poiché Fijev Italia è attivissima e sta realizzando un sacco di cose interessanti, valide e utili, di cui tutti parlano, i costi di gestione e organizzazione sono giocoforza superiori, ma resta comunque difficilmente comprensibile capire perché l’adesione ad una delegazione locale di un’associazione internazionale debba costare il doppio.

Resta una situazione paradossale e di difficile (impossibile ?) comprensione: una dozzina (presto saranno di più) di giornalisti e comunicatori del vino che hanno aderito direttamente alla Fijev internazionale e non a Fijev Italia, “contro” una ventina di membri di Fijev Italia.
Com’è possibile che la rappresentanza italiana debba essere divisa in due tronconi tra loro, a quanto pare, non comunicanti ?
Perché un gruppo di italiani preferiscono aderire alla Federazione Internazionale e non vogliono avere a che fare con Fijev Italia ?
Cosa si può fare, infine, perché tutti i giornalisti e comunicatori del vino italiani facciano riferimento ad una sola, unica realtà e perché la realtà associativa della Fijev conti in Italia un maggior numero di aderenti, il più possibile qualificati, rappresentativi, attivi ?

Il dibattito è aperto, anche se personalmente qualche risposta a tutte queste domande l’avrei anche…

0 pensieri su “Ancora sulla Fijev: domande in attesa di risposta

  1. Sono d’accordo con te, anch’io sono associato alla Fijev internazionale e non a quella italiana, di cui non capisco bene la funzione, nè la doppia quota associativa. Mi pare, quella italiana, un inutile doppione, che finora non ha dato segnali di luce, nè di fumo… Cui prodest?
    Giuseppe

  2. Carissimo Franco e stimatissimi colleghi, anche se i blogs non riscuotono la mia simpatia, cercherò di rispondere qui alle domande sollevate dai post di Franco, dato che rivesto una carica all’interno di Fijev Italia, dopo circa 6 anni e forse qualcuno in più di adesione alla Fijev internazionale, alla quale ho aderito al momento della sua costituzione. Premetto che la questione del doppio della quota associativa rispetto a Fijev Int. è una misura che è stata democraticamente deliberata a maggioranza assoluta durante la prima riunione del consiglio, a seguito della costituzione di Fijev Italia, in una assemblea regolare, per quanto mi risulta dall’avervi presenziato. Al consiglio Fijev partecipano, oltre al sottoscritto, Luigi Odello, Mario Fregoni, Costanza Fregoni, e Marzia Morganti, ai quali si aggiungono i giovanissimi Carlo Odello e Manuela Violoni con funzioni di coordinamento. Sulle ragioni di tale richiesta mi sembra lana caprina trattarne, in quanto 50 euro sono veramente una cifra irrisoria e se la federazione internazionale conta 760 membri e dunque riceve un montante annuale di 19mila euro, con i quali gestire il minimo indispensabile, noi italiani tenendo per buona la cifra di 20 iscritti (ma sono qualcuno di più), riceviamo 1000 euro all’anno con i quali gestire l’associazione. Pertanto si dovrebbe pensare addirittura ad aumentare la quota per offrire un minimo di servizio, poiché la segreteria lavora spesso per la gloria e ciò è pericoloso in quanto può essere giustificata a fare quello che gli pare bypassando il consiglio, come purtroppo a volte accade. Insomma pura lana vergine caprina. Le ragioni delle ostilità manifestate contro la Fijev Italia non sono sostenibili con la questione della quota; vanno ricercate nel vezzo italiano di leticare e di fare polemiche personali con chiunque non ci piaccia. Orbene questa querelle fa apparire la nostra categoria nazionale tale e quale ad un branco di deficienti che si scannano per un pugno di mosche, rendendo difficili i rapporti anche individuali con i colleghi delle altre realtà transnazionali. In questo caso si può giustificare la richiesta d’iscrizione all’internazionale senza passare dall’Italia, ma da parte mia intendo davvero far sì che l’associazione si muova su binari di maggior concretezza , bollando le liti da pollaio per quello che realmente sono: una vergogna alla quale non intendo sottostare. Benvenuti dunque in Fijev Italia. Date una mano affinché questa associazione si muova di più e meglio di quella internazionale, che fino ad oggi ha rappresentato solo un bel fiore all’occhiello e niente di più.
    Carissimi saluti a tutti
    Guelfo Magrini
    vicepresidente Fijev Italia

  3. Caro Guelfo, ringrazio per la cortese risposta, ma il sottoscritto e credo parecchi altri, preferiscono continuare ad associarsi direttamente alla Fijev internazionale e non per risparmiare o per sfiducia nei tuoi confronti (sai quanto ti stimi), ma per altri motivi, facili da capire, che puoi facilmente immaginare. E che non sono, come dici tu, “liti da pollaio”…

  4. Forse allora sarebbe il caso di esplicitarli questi motivi, in quanto io non li conosco, non ne ho davvero la più pallida idea, lo giuro. Forse se li conoscessi anche io potrei pensarla allo stesso modo tuo.
    Facciamo chiarezza, credo sia importante.
    Salutissimi
    Guelfo

  5. Egregi colleghi Ziliani, Cimmino, Poli e Macchi,
    il vostro atteggiamento nei confronti di Fijev Italia, organismo associativo autorizzato da Fijev Internazionale, è provocatorio e offensivo e non ha alcun senso se non l’astio verso tentativi di coordinamento e proposte innovative per la crescita dell’autorevolezza e dell’indipendenza della categoria alla quale voi stessi appartenete, a meno che non vi sentiate gli unici membri di qualcos’altro. L’offesa si estende anche alla Fijev internazionale, da Voi usata come uno strumento di potere contrattuale vuoto di contenuti e delegittimata nel momento che conserva nel suo seno anche noi federati italiani. Pertanto, credo d’interpretare il sentimento di tutto il consiglio Fijev Italia e di tutti gli associati per invitarVi a dimostrare un comportamento meno disfascista e più utile alla crescita della serietà dell’informazione e della comunicazione giornalistica, in quanto, perdurando atteggiamenti incomprensibli e strumentali a qualcosa di molto poco definito, non sarete graditi.
    Cordiali saluti
    Guelfo Magrini
    Fijev Italia

  6. Non sarebbe questa, Guelfo, la sede per dibattere dei motivi della nostra adesione alla Fijev internazionale e non a quella italiana, ma tant’é. Lascio il tuo commento, che si commenta da solo, con quel tono offensivo e ultimativo (che non pensavo proprio tu, Guelfo, potessi avere…) che fa chiaramente capire i motivi delle nostre scelte, del resto consentite da uno statuto vigente. Penso che anche la Fijev internazionale, di fronte ad uscite del genere, che mi dispiacciono perché arrivano da te, persona che conosco da anni e stimavo, trarrà le debite conseguenze…

  7. Pingback: Vino al vino

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